Nell’ambito della Festa nazionale della Riscossa Popolare 2021 abbiamo deciso di trattare una tematica specifica: il modo in cui paesi socialisti come Cuba, Repubblica Popolare Cinese, Repubblica Socialista del Vietnam, Repubblica Democratica Popolare del Laos, Repubblica Popolare Democratica di Corea hanno affrontato la pandemia da Covid-19 che affligge le masse popolari di tutto il mondo da un anno e mezzo circa.

In questi paesi, in misura più o meno ampia, vigono istituzioni e altri aspetti del sistema sociale creato nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria. È sulla base di tale lascito che paesi come la Repubblica Popolare Cinese hanno affrontato la pandemia. In particolare adottando misure diverse da quelle dei governi dei paesi imperialisti o soggetti al sistema imperialista mondiale, ottenendo migliori risultati economici, politici e sanitari. Per comprendere bene di cosa stiamo parlando è utile partire dai numeri.

Negli Stati Uniti dall’inizio della pandemia ad oggi (dati aggiornati al 7 agosto 2021) si contano 35 milioni e mezzo di contagiati e 616mila morti su una popolazione di 330 milioni di abitanti. In Francia si contano, invece, 6 milioni e 300mila contagiati e 112mila morti su una popolazione di 68 milioni di abitanti. In Germania per una popolazione di 84 milioni di abitanti i contagi sono stati 3 milioni 700mila, 92mila i morti. In Italia sono 4 milioni 400mila contagiati e 128mila morti su una popolazione di 60 milioni di abitanti.

Per quanto riguarda i paesi socialisti i numeri sono i seguenti. In Cina per un miliardo e mezzo di abitanti si contano 105mila contagi e poco meno di 5mila morti. A Cuba per una popolazione di 11milioni di abitanti si contano 448mila contagi e 3mila trecento morti. In Vietnam per una popolazione di 98 milioni di abitanti si contano 197mila contagi e 3mila morti. In Laos per una popolazione di 7milioni e mezzo di abitanti, 8mila contagiati e 8 morti. La Repubblica Popolare Democratica di Corea è annoverata tra i paesi Covid-19.

In termini generali, i risultati che questi paesi hanno ottenuto sono dovuti:

– all’unità di interessi che lega le autorità pubbliche (statali e locali) e le masse popolari;

– al capillare sistema di organizzazioni di massa che raccoglie una larga parte della popolazione e fa capo al partito comunista;

– alla forte direzione pubblica di gran parte dell’attività economica del paese: settore pubblico dell’economia e pianificazione non solo orientativa (cioè tramite incentivi finanziari, fiscali e affini) ma anche amministrativa (tramite assegnazione di compiti e prescrizioni);

– a un sistema sanitario volto alla tutela della salute della popolazione.

Questi termini generali che abbiamo approfondito con Francesco Barchi, esperto di Cina, e che riproponiamo attraverso la nostra Agenzia Stampa “la Staffetta Rossa”. Buona lettura!

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Questa pandemia ha mostrato come quei paesi che vengono dalla prima ondata delle rivoluzioni socialiste in tutto il mondo, in virtù degli elementi di socialismo di cui ancora godono, ad esempio la gestione pubblica del SSN e della ricerca, abbiano affrontato meglio dei paesi imperialisti e capitalisti la pandemia. Come funziona il sistema sanitario nazionale della RPC?

In termini generali quello della gestione del sistema sanitario è uno degli elementi critici della società cinese. A partire dalle riforme del ’78 si è passati dalla copertura sanitaria universale di stampo socialista a un servizio sanitario fondato su un sistema assicurativo. Questo non è paragonabile a quello americano, ovviamente, ma è un sistema che copre la maggior parte della popolazione, per oltre il 90%, con una copertura sanitaria di base che permette l’accesso alle cure basilari. Si tratta di un campo che negli ultimi anni il Partito Comunista Cinese ha cercato di migliorare estendendo il più possibile la copertura sanitaria.

Nonostante ciò si tratta comunque di un sistema di assicurazioni, ciò significa che chi se lo può permettere ha una copertura sanitaria migliore. Altro aspetto che fa la differenza è quello dell’unità produttiva di appartenenza, in quanto i lavoratori di aziende pubbliche hanno tendenzialmente una copertura sanitaria migliore. In definitiva la copertura sanitaria di base è concessa a tutti ma in casi di malattie più gravi, come un cancro, seppur non sono costrette a indebitarsi, ed esporsi per centinaia di migliaia di euro come accade ad esempio negli USA, le masse popolari cinesi si trovano certamente in difficoltà. Di questo limite è consapevole il Partito Comunista Cinese e negli ultimi anni, con una serie di misure specifiche, sta provando a porvi rimedio.

Un aspetto interessante della pandemia da Covid-19 è che tutte le cure e i controlli sanitari erano finanziati completamente dal SSN. Chi si ammalava di Covid in Cina non si trovava a dover spendere e spandere proprie risorse per curarsi come invece è stato in paesi come il nostro, l’Italia, ma soprattutto negli USA, dove intere fasce della popolazione sono finite sul lastrico.

Quali sono state le misure attuate dal governo della RPC dal punto di vista sanitario? Come si sono svolte attività quali lockdown, cure territoriali, ospedalizzazione, vaccini, sanificazione di strade ed edifici, informazione sanitaria o altro?

Il primo punto da tenere in considerazione è che l’Asia estremo orientale era già pronta, in un certo modo, a fronteggiare questo tipo di epidemie, già a partire dall’epidemia della SARS che ricorderete. Quindi erano certamente più preparati di noi a fronteggiare questo tipo di situazioni. Se volessimo riassumere le misure sanitarie messe in campo dalla RPC in questa pandemia dire che la principale misura adottata, quella più efficace, è stata quella del distanziamento sociale, raggiunta attraverso la chiusura totale di regioni e città con i più alti tassi di contagi. Attraverso queste chiusure selettive ma rigorose si è potuto tenere sotto controllo la diffusione dei contagi molto agevolmente.

A questa misura si sono affiancate altri interventi che hanno previsto un grosso dispiegamento di forze per la costruzione di ospedali nell’arco di pochi giorni, un immenso servizio di sanificazione di tutti gli spazi pubblici, formazione di uffici e brigate sanitarie (composte da personale sanitario e personale medico-militare) per fare informazione circa la pandemia, per portare cure domiciliari ai malati e istruire la popolazione sui comportamenti da adottare.

I punti chiave sono stati questi. Il vaccino è arrivato relativamente dopo ed è stato messo a pieno regime in tempi brevi, seppur non è stata una delle misure principali che il PCC ha scelto di mettere in campo e solo negli ultimi mesi è stato implementato con pratiche di vaccinazione di massa, che comunque sono su base volontaria, ad eccezione delle categorie più sensibili come il personale medico o lavoratori impiegati in produzioni che non consentono distanziamento e altre misure di sicurezza.

L’informazione sanitaria è stata organizzata e promossa dal PCC e dalle tantissime organizzazioni di massa organizzate attorno ad esso. Essa è stata promossa attraverso l’affissione del maggior numero possibile di manifesti che davano indicazioni e spiegazioni alla popolazione su quanto stava accadendo ma soprattutto facendo una campagna generale di informazione che teneva conto anche degli aspetti concreti e di vita della popolazione.

Bisogna tenere presente che in Cina non si è mai arrivati ai livelli di crisi sanitaria che abbiamo visto in Europa, eccezion fatta per Huan il resto del paese ha adottato principalmente misure cautelative e preventive senza la necessità di ricorrere, ad esempio, alle brigate mediche perché non si è proprio arrivati a un tale livello di crisi pandemica. Non ci sono state situazioni come a Bergamo e i cortei di camion con i morti, o come negli USA.

Ci sono state conseguenze in termini occupazionali, chiusura attività produttive o commerciali come da noi? Quali misure ha attuato il governo per farvi fronte?

Fortunatamente la crisi pandemica si è sviluppata durante il capodanno lunare, quando il resto del paese era già in vacanza. Ad eccezione di Huan il resto del paese non si è mai bloccato del tutto in termini produttivi, è proprio questo che ha permesso, ad esempio, di non far mancare risorse, derrate e altri servizi per le città e regioni invece colpite pesantemente dal Covid-19.

Quindi consideriamo che il paese è stato completamente bloccato solo per circa un mese, come da prassi quando si celebra il capodanno lunare. Solo nella regione dove si trova Huan il blocco delle attività produttive è stato proseguito fino a quando i parametri sanitari ed epidemiologici erano rientrati entro una certa soglia.

La riapertura ha previsto, però, in tutto il paese, l’inserimento di una serie di misure di sicurezza. Scuole e università, ad esempio, sono state riaperte a pieno regime ma in una fase iniziale principalmente attraverso la didattica a distanza. Nelle aziende sono state, invece, attuate misure di sicurezza più stringenti.

È stato necessario, ad esempio, convertire aziende per la produzione di mascherine, farmaci e quanto necessario? O sono stati stretti accordi con altri paesi per la loro fornitura?

Anche qui dobbiamo considerare che la Cina era già preparata per la SARS a questo tipo di emergenze, così come anche i coreani, i giapponesi e altre popolazioni di quell’area. Sono popolazioni che abitualmente usano mascherine per prevenzione sanitaria, ovviamente non sempre ma se uno ha un raffreddore è buon costume portare la mascherina negli spazi pubblici. La produzione di mascherine quindi in un certo modo era pronta.

Nonostante ciò sono state convertite alcune attività produttive. A fronte della richiesta di mascherine che cresceva alcune aziende, anche di quelle non legate al campo tessile, si sono dedicate a questo tipo di produzione. Sotto la direzione centrale e in parte per iniziativa privata si è giunti a un balzo del 450% in più della produzione nel giro di un mese, coprendo i numeri della produzione di tutto il 2019 tra febbraio e aprile 2020. Questo ha permesso alla Cina anche di mandare mascherine in altri paesi come il nostro, che in quel momento annaspava per carenze e si industriava alla bene meglio per il loro reperimento. Sono stati diversi i carichi di mascherine inviati dalla Cina in Italia.

Che ruolo ha avuto la popolazione nella gestione della pandemia in termini di partecipazione e coinvolgimento nella battaglia per farvi fronte?

Questo è sicuramente l’aspetto più interessante di questa discussione. Negli ultimi anni il PCC ha sviluppato un concetto, che esisteva già nella sua storia, che è quello della mobilitazione. Tale concetto è stato ribadito e ricodificato da Xi Jin Ping distinguendo due tipi di situazioni critiche emergenziali e di mobilitazione che vengono espresse con due immagini simboliche: i cigni neri e rinoceronti bianchi. Rappresentano due tipi diversi di situazioni emergenziali che il Partito può trovarsi a gestire. Quella dei rinoceronti bianchi è dovuta a una cattiva gestione del partito, qualcosa che poteva essere previsto ed evitato con la giusta linea politica e organizzativa. Per questo al rinoceronte bianco di solito segue l’individuazione della soluzione e il taglio di teste, metaforico, dei quadri responsabili. Quella dei cigni neri riguarda quelle emergenze ed eventi disastrosi che non possono essere previsti ed evitati, come i terremoti, la SARS e ora l’epidemia da Covid-19. Quest’ultima è stata la principale emergenza in cui sperimentare il concetto di mobilitazione.

In Cina mobilitazione significa mobilitazione delle masse, per cui tutto il paese è chiamato a mobilitarsi e dare il proprio contributo per fronteggiare l’emergenza. Tale mobilitazione avviene di solito attraverso le centinaia di organismi di massa che il PCC ha e principalmente composti delle unità di partito presenti in tutte le unità produttive, mobilitando queste il partito riesce a mobilitare il resto della popolazione. Mobilitarsi nel caso del Covid-19, ad esempio, voleva dire supportare il personale medico, portare derrate alimentari e presidi sanitari a chi era chiuso in casa, ecc.

Facciamo un esempio, questa estate ci sono sene apocalittiche per gli agenti atmosferici in tutto il mondo e anche in Cina. In quel caso tutta la popolazione delle città coinvolte erano mobilitate a ergere argini di sabbia per evitare che il fiume giallo esondasse, oppure a togliere il fango dalle strade. Questo è quindi un dato interessante. Mentre nei paesi imperialisti la mobilitazione delle masse è affidata principalmente ai comunisti e alle avanguardie, in Cina è il PCC, quindi lo Stato, che dirige questo aspetto e lo utilizza per far fronti ad eventi catastrofici e di crisi.

Dal punto di vista sanitario abbiamo letto che le misure adottate dalla RPC sono state le seguenti: a) misure anticontagio come mascherine, distanziamento, ecc. b) campagna vaccinale che ha dato priorità alle fasce più deboli, ai lavoratori e tutti quelli che per motivi lavorativi e di altro genere si spostano per il paese fino a vaccinare via via la maggioranza dei cinesi; c) monitoraggio degli spostamenti e dei focolai contagio accompagnati da un rafforzamento delle strutture ospedaliere e della sanità territoriale e domiciliare. Confermi? Ce ne sono altre?

È assolutamente corretto, sono quelli che ho illustrato nelle precedenti risposte. Uno dei vari punti che non ho menzionato prima è quello del controllo degli spostamenti che durante il periodo di crisi principale in tutto il paese, a partire da ogni condominio, veniva misurata la temperatura e annotata, anche lì mobilitando il personale che lavora nei vari centri e reclutato negli organismi di massa.

Sulla base degli esempi rappresentati da paesi socialisti come la RPC il Partito dei CARC sta conducendo la campagna “il socialismo è la cura”. Sulla base della tua esperienza nella RPC, il socialismo è la cura perchè…

Il socialismo è la cura perché la realtà ci pone di fronte, al di là del fatto che l’ordinamento capitalista non è sostenibile, a nuove sfide e conquiste e il socialismo è il modello di gestione pianificata e complessiva delle attività che mette al cento l’interesse delle masse popolari anziché i profitti di pochi. È l’unica cura cui possiamo fare riferimento difronte a situazioni catastrofiche come queste e la RPC ha certamente indicato che questo tipo di ordinamento sociale sia il principale aspetto per curare l’umanità.

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