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Ci vogliono coraggio e spirito rivoluzionario

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Giugno 3, 2021
in In evidenza, Resistenza n. 6/2021
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Editoriale

Le condizioni di vita delle masse popolari sono peggiorate sotto tutti i punti di vista. Mentre continua a crescere il divario fra i pochi che continuano ad arricchirsi e la maggioranza della popolazione che al contrario si impoverisce, tutti i settori delle masse popolari stanno, in generale, molto peggio di 10 o 20 anni fa.
La produzione di beni e servizi è aumentata rispetto a 30 anni fa, come anche la loro potenziale qualità, ma un numero crescente di persone è impoverito, la vita è più instabile e precaria, alla mercé dell’andamento dei mercati, delle decisioni di governi e istituzioni che operano solo sulla base del profitto dei capitalisti vessando sempre più chi per vivere deve lavorare.
Che le cose vanno male lo sanno tutti e anzi, nonostante la costante opera di diversione dalla realtà e intossicazione delle coscienze da parte della classe dominante, milioni di persone intuiscono anche le cause e i responsabili di questo andazzo.

Ciò che scriviamo trova ampio riscontro nelle riflessioni e nelle esperienze che si raccolgono di fronte ai cancelli delle aziende e nelle manifestazioni dei commercianti, ristoratori e P.IVA.
Nella situazione attuale, il compito dei comunisti – e più in generale di chi vuole cambiare la società – non può limitarsi alla semplice denuncia.

A fronte del corso disastroso delle cose sorge spontaneo un movimento di resistenza delle ampie masse che, autonomamente, in modo individuale e/o collettivo, adottano determinati comportamenti per contrastare e limitare gli effetti della crisi.
Tale resistenza è un fenomeno articolato e contraddittorio perché inevitabilmente, in mancanza di un partito comunista adeguato, “ognuno fa per se”, nel modo che ritiene più giusto, come gli sembra più conveniente ed efficace sulla base del senso comune corrente. Le manifestazioni della resistenza spontanea alla crisi sono molte, il crescente distacco delle ampie masse dalle istituzioni e dalle autorità della classe dominante (partiti, sindacati, grandi associazioni, ecc.) è certamente una di queste. Le masse popolari hanno sempre meno fiducia nella classe dominante e anzi iniziano a mettere a fuoco che essa è causa dei loro problemi.

Stante il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone, si moltiplicano anche le lotte rivendicative, quelle con cui lavoratori e masse popolari si rivolgono alle autorità e istituzioni perché attuino una misura piuttosto che un’altra. Esemplari sono le mobilitazioni dei lavoratori di Alitalia, della ex-ILVA, della ex-Lucchini di Piombino, della Whirlpool di Napoli, come le lotte per una scuola o una sanità pubbliche ed efficienti.

La combinazione della crescente sfiducia verso le autorità e istituzioni della classe dominante con la necessità di misure urgenti per salvare posti di lavoro, produrre in modo compatibile con l’ambiente, garantire servizi universali come istruzione e sanità crea un enorme spazio vuoto nella vita politica, economica e sociale del paese. Uno spazio che le istituzioni e autorità borghesi non possono riempire poiché operano per il profitto dei capitalisti anziché per soddisfare i bisogni delle masse popolari. Solo un governo di tipo nuovo può farlo.

La questione all’ordine del giorno è pertanto la costituzione di un governo di emergenza delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare.

Da quanto detto deriva che, se non ha alcun senso limitarsi alla denuncia del cattivo presente, le mobilitazioni rivendicative non risolvono il problema: autorità e istituzioni della classe dominante non attueranno mai le misure necessarie a fare fronte alla crisi. Se anche fossero costrette a farlo, tornerebbero ben presto sui loro passi: si riprenderebbero tutto e con gli interessi!

La strada che abbiamo di fronte è alimentare il processo attraverso cui la resistenza spontanea delle masse popolari è incanalata verso la costruzione di nuove autorità pubbliche, autorità operaie e popolari. Autorità che agiscono non solo rivendicando alla classe dominante misure per fare fronte alla situazione, ma che le attuano autonomamente, nelle forme e nei modi in cui riescono a farlo fin da subito.
In questo modo le masse popolari organizzate, man mano che prendono il posto delle autorità e istituzioni della classe dominante, costituiscono il loro governo di emergenza.

Ci sono due questioni da chiarire per toccare con mano che non stiamo parlando “di fantasie”.
La prima, con tono un po’ provocatorio, la presentiamo sotto forma di domande.
Davvero portare gli organismi operai e popolari ad agire da nuove autorità pubbliche per affermare gli interessi di tutte le masse popolari è più fantasioso del cercare di convincere le autorità e le istituzioni della classe dominante a fare gli interessi delle masse popolari?

Davvero è più realistico presentarsi alle elezioni (quali, quando, con che legge elettorale), pensando di poter condizionare con un numero sufficiente di eletti, un governo dei banchieri e dei capitalisti?
Davvero il corso del paese si può cambiare a suon di rivendicazioni?
Parlando di fantasie, l’esperienza di tutta la storia della lotta di classe, di tutto il movimento comunista e in particolare la parabola della sinistra borghese negli ultimi 30 anni, dimostra che queste sono solo fantasie, illusioni!

La seconda questione riguarda la capacità di pensare in modo alternativo al senso comune corrente. Le cose vanno sempre peggio, ma c’è qualcuno che ancora crede che si possa “tornare a stare come prima, quando si stava meglio”. Ma tornare a prima della pandemia, a prima della crisi del 2008, a prima dell’inizio della crisi generale, a quando il movimento comunista era forte nel mondo e in Italia non è possibile. Indietro non si torna, bisogna guardare avanti e costruire il futuro.
È certamente difficile, è un’opera enorme, e ogni passo in avanti poggia sulla concezione che per ogni difficoltà e problema dobbiamo trovare una soluzione, che ciò che è difficile oggi – e sembra impossibile – diventa possibile man mano che facciamo esperienza e avanziamo.
Se il paese rimane in mano ai capitalisti, agli speculatori, ai vescovi e ai malavitosi, il futuro è nero. Dobbiamo e possiamo farlo diventare rosso, se perseguiamo un piano di azione, un piano “di guerra”.

Ci vogliono scienza, fiducia e amore per le masse popolari per promuovere la loro organizzazione in ogni posto di lavoro, in ogni luogo di aggregazione civile e sociale e in ogni territorio. Ai comunisti il compito di promuovere la nascita di 10, 100, 1000 organizzazioni operaie e popolari e incentivare il loro coordinamento.

Ci vogliono lungimiranza e generosità per mettere da parte ogni logica di concorrenza elettorale o sindacale, per dare al già esistente e ampio campo di forze, organizzazioni e partiti schierati contro Draghi, la forma e la sostanza di un fronte comune contro la UE, la NATO, i sionisti, il Vaticano e il loro sistema di potere.

Ci vogliono coraggio e spirito rivoluzionario per fare – e guidare altri a fare – i passi necessari affinché la rete di organismi operai e popolari che andiamo promuovendo e il fronte comune contro le Larghe Intese agiscano come un nuovo sistema di governo del paese fino a imporre il Governo di Blocco Popolare.
Questo è l’obiettivo immediato che dobbiamo perseguire e anche la strada attraverso cui il movimento comunista può rinascere e diventare forte. Non ci sono altre vie.

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