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Ferrovie dello Stato. Il vincolo di fedeltà aziendale è un’arma contro lavoratori e passeggeri

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Giugno 2, 2021
in Resistenza n. 6/2021
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APPELLO
Cassa di solidarietà per i lavoratori condannati per la strage di Viareggio
Strage di Viareggio: dalla Cassazione una sentenza politica, anche contro i lavoratori. La sicurezza si paga: per noi semplici RLS quasi 80.000 euro di spese legali
Per la sottoscrizione abbiamo aperto un apposito conto corrente.
IBAN: IT96V0760103200001053269260
intestato a Dante De Angelis.
Per i versamenti la causale è:
“Contributo di solidarietà per spese legali e processuali RLS Processo Viareggio”.
per approfondire: www.inmarcia.org

Intervista – Firenze

Pubblichiamo l’intervista a un lavoratore del personale viaggiante delle Ferrovie di Stato (FS) che ci ha segnalato come all’interno di un’azienda, teoricamente pubblica, stiano prendendo piede pratiche intimidatorie e repressive per non far emergere le problematiche interne e le condizioni di lavoro. Questioni che non riguardano solo i dipendenti ma anche la sicurezza degli utenti, come dimostra la strage di Viareggio del 2009 o, più recentemente, la propagazione del Covid-19 sui mezzi di trasporto.

Ci hai segnalato come FS stia cercando di mettere il bavaglio ai lavoratori, puoi spiegare cosa sta accadendo?

Si tratta del ricorso da parte dei datori di lavoro alle norme contrattuali che prevedono il vincolo di fedeltà aziendale e sanzioni, tra cui persino il licenziamento, per i lavoratori che danneggiano “l’immagine dell’azienda”. Stiamo parlando di clausole ormai presenti in tutti i contratti di lavoro, avvalorate dalla concertazione sindacale e incluse quindi negli stessi CCNL; tali clausole vengono rimarcate anche nei vari corsi di aggiornamento professionale.
Di fatto si approfitta di queste norme per impedire ogni forma di dissenso dei dipendenti, con particolare attenzione a tutto ciò che viene pubblicato o anche semplicemente condiviso sui social al cui controllo l’azienda dedica risorse specifiche, ma a cui si prestano purtroppo anche altri lavoratori, nel ruolo di delatori.
Tale pratica è ancora più grave in un’azienda come la nostra dove il sindacato confederale esprime gran parte della dirigenza aziendale e gode di immensi privilegi, tanto che spesso la delazione diviene un mezzo per colpire avversari sindacali non allineati o ostili.

Perché questo avviene anche in un’azienda pubblica come FS?

In verità FS si proclama da anni azienda privata e nella pratica agisce a tutti gli effetti così, sia nei rapporti interni che esterni. Infatti è gestita da un Consiglio di Amministrazione, da un Amministratore Delegato e da una miriade di dirigenti tra i più pagati d’Italia. L’azienda è suddivisa in varie holding, sancisce con i dipendenti contratti di diritto privato ed è libera di muoversi sul mercato. Inoltre, una parte rilevante delle lavorazioni viene gestita con personale in appalto, spesso tramite cooperative, con stipendi dimezzati e scarse tutele. L’azienda FS peraltro è rappresentata in sede sindacale da Agens, l’associazione di rappresentanza di Confindustria nei trasporti.
Tutto ciò nonostante la proprietà sia di fatto pubblica e in mano al governo, che chiaramente consente tale situazione ibrida in funzione e a vantaggio di Confindustria, ma anche dei grandi sindacati confederali che in questa situazione collezionano vantaggi, in termine di distaccati (nessuna altra azienda italiana ne ha così tanti), di carriere pilotate, di accordi economici proficui come il welfare aziendale e i fondi pensione, misure che assorbono sempre più risorse (sottraendole alla comunità) e che di fatto gestiscono direttamente i sindacati di regime.

Quali misure sono state prese da FS per limitare i contagi da Covid-19?

Misure tardive… ma questo vale per tutte le aziende italiane. I DPI sono arrivati in ritardo e la formazione specifica anche. Ritardi ancora maggiori ci sono stati nelle ditte in appalto.
Attualmente, le misure di prevenzione e sicurezza sono comunque tutte presenti, con la speranza che regga ancora il distanziamento a scacchiera previsto dalle norme, che tra l’altro sarebbe bene mantenere anche a regime ordinario, visto che non esiste solo il Covid-19 come malattia.
Va aggiunto che i ferrovieri, mentre sono stati da subito considerati lavoratori essenziali e spediti in ogni parte d’Italia indipendentemente dalla colorazione delle zone, non hanno avuto, al contrario, alcun trattamento prioritario rispetto a controlli e vaccinazioni.

Sono ripetuti gli attacchi repressivi contro i lavoratori FS che denunciano problemi e magagne: cosa pensi debbano fare i lavoratori per farla finita con il vincolo di fedeltà aziendale?

Da un punto di vista sindacale, i lavoratori devono imparare a far valere i propri diritti e le proprie aspettative nelle maglie delle regole padronali e istituzionali. Possono farlo, ad esempio, utilizzando le sigle sindacali non colluse con l’azienda, oggi rappresentate dal sindacalismo di base, per raccogliere istanze e organizzare battaglie evitando di esporsi solo o principalmente a livello individuale.
Va detto che purtroppo regna un clima di timore e opportunismo tra i lavoratori. Bisogna sempre ricordare l’importanza della lotta come mezzo per ottenere diritti, superando la pratica della concertazione e dell’accordo con l’azienda che favorisce prima le strutture sindacali e poi distribuisce misure di lacrime e sangue tra chi lavora.
D’altro lato le azioni sindacali devono essere costruite, mirate e ben congegnate, non è tempo di spontaneismi, serve invece costruzione e prospettiva.

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