Dopo l’occupazione dell’università di Genova di cui abbiamo scritto sullo scorso numero di Resistenza e che è durata quasi un mese, anche in altre città italiane gli studenti si sono mobilitati. Lo scorso 11 maggio i compagni di Studenti in Lotta per il Diritto allo Studio hanno occupato la Facoltà di Lettere a Firenze e nei giorni successivi hanno riaperto due aule studio nel plesso universitario di Novoli.
A Milano, invece, il 17 maggio gli universitari del collettivo Eco Lab hanno occupato una parte del Dipartimento di Storia della Statale.

In entrambi i casi le motivazioni sono le stesse: nonostante l’istituzione della zona gialla i locali delle università sono ancora sostanzialmente chiusi, le lezioni in presenza sono poche, gli orari di apertura delle aule studio e biblioteche ridotti.

Questo perché mancano spazi adeguati ma anche personale, dato che in un anno e mezzo di pandemia non è stata presa nessuna misura per far fronte all’emergenza e alle sue conseguenze. Per non parlare poi delle tasse universitarie: con un servizio pubblico che di fatto non è garantito, perché gli studenti non hanno potuto usufruire degli spazi universitari per mesi, le tasse sono addirittura aumentate (l’ateneo fiorentino ha chiuso il suo bilancio annuale con 16 milioni di euro di utili!).
Quindi bene hanno fatto gli studenti a riappropriarsi autonomamente di spazi, all’interno dei quali non solo studiare, ma anche discutere e formarsi rispetto a quella che è la situazione attuale, organizzandosi per farvi fronte.

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