Dopo quasi 12 anni dalla strage del disastro ferroviario di Viareggio, non ci sono ancora condanne dei responsabili di quell’evento. Anzi, con la sentenza della Cassazione dello scorso 8 gennaio è stato introdotto di fatto il “disastro ferroviario”: nessun responsabile tra gli Amministratori Delegati, tra coloro che mettono avanti il profitto alla sicurezza, come se gli incidenti sul lavoro piovessero dal cielo. Così a farne le spese sono solo i lavoratori e le masse popolari!

Chi ha pagato finora e a che prezzo? Le 32 vittime e i 25 feriti al momento dell’incidente; i familiari che chiedono giustizia e invece hanno solo visto ricostruzioni false e fantasiose sulla vicenda per annacquare i reati fatti, lungaggini burocratiche per arrivare alla prescrizione; infine, i lavoratori, tra cui Antonini Riccardo, dipendente di RFI, licenziato immediatamente “grazie” agli infami obblighi di fedeltà aziendale. Riccardo ha infatti messo subito a disposizione le sue competenze per le associazioni dei familiari per far luce sulle dinamiche e sulle responsabilità nella vicenda.

Nel frattempo la recente sentenza della Cassazione ha addirittura allungato il brodo: non ha riconosciuto l’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, che fino ad ora aveva evitato la cancellazione del reato per prescrizione, aprendo la strada a un’assoluzione generale di fatto o la riduzione della specifica dei reati per Moretti e gli altri complici. E a questo si aggiungono le rappresaglie nei confronti di chi ha osato sfidare la potente lobby capitalistica ferroviaria: ai vari Responsabili dei Lavoratori sulla Sicurezza e associazioni che hanno agito come parti civili sui reati prescritti su richiesta dei colleghi è stato chiesto il pagamento di almeno 80.000 € a rimborso delle spese giudiziarie da parte di FS.

Come detto dai familiari delle vittime, si è aperta la via della minaccia verso le masse popolari e i lavoratori a non pensare di sfidare il potere: è uno scenario che abbiamo già ampiamente visto in varie situazioni (vertenze Amianto, Moby Prince, ponte Morandi, ThyssenKrupp e le tante stragi e incidenti ferroviari come Pioltello, Andria e Crevalcore, per citare i più conosciuti).

Sempre più spesso viene utilizzata dalla classe al potere la sanzione economica verso le masse popolari che si ribellano alle sue angherie, ai suoi abusi, alla sua repressione. I vari codici e regolamenti vengono costruiti e utilizzati per fiaccare e reprimere le mobilitazioni popolari e operaie contro lo sviluppo degli effetti della crisi nascondendo la caratteristica di classe dello scontro in atto. Questo è un fronte di lotta in cui le masse popolari organizzate stanno facendo un’importante esperienza pratica per difendere i diritti di manifestazione, di libertà di espressione, di organizzazione e, in questo caso, sono già numerosissime le sottoscrizioni ai sei RLS e operai sanzionati: una dimostrazione della enorme solidarietà di classe. in più si sta sviluppando il dibattito su come far fronte a questo attacco, anche per non pagare le sanzioni perché nel lungo periodo è impossibile “tenere botta” a suon di collette e che a pagare non devono essere gli attivisti e i lavoratori. Dal movimento NO TAV, proseguendo con le battaglie contro gli abusi di polizia (come sta facendo Rosalba Romano e il collettivo del sito Vigilanza Democratica o i familiari delle vittime delle Forze dell’ordine), alla disobbedienza contro le multe irrogate in questa pandemia (Multati Organizzati), fino alle centinaia di sanzioni disciplinari a operatori sanitari puniti per aver denunciato le falle nella gestione della pandemia del COVID (esemplari i casi di Marco Lenzoni e Francesco Scorzelli). E nell’ultimo periodo gli attacchi ai sindaclisti del Si Cobas di Piacenza, le condanne ai NO TAP, le cariche agli operai della Texprint di Prato, le cariche e gli sgomberi in Val Susa, il licenziamento dell’operaio dell’ex ILVA a Taranto per aver rilanciato su FB la fiction sui disastri sanitari delle acciaierie. Gli attacchi a livello economico si sono moltiplicati da quando si è insediato il governo Draghi. Contemporaneamente si moltiplica anche la resistenza, la solidarietà e il fronte della lotta!

Rispondiamo alla repressione con la solidarietà e l’unità contro il nemico comune, utilizziamo le casse di resistenza per alimentare la lotta di classe: non un euro a chi difende i padroni, a questi assassini in giacca e cravatta!

La solidarietà è un’arma: usiamola! Esprimiamo la nostra solidarietà alle associazioni e alle RSU e agli RLS che stanno subendo questa forma di angheria e ci uniamo alla lotta per far fronte agli attacchi subiti e alla repressione dentro e fuori le aziende.

Facciamo appello a tutti gli esponenti della società civile, del mondo politico e sindacale a mettere a completa disposizione le loro risorse, conoscenze e mezzi, per

– promuovere la nascita di comitati, associazioni e coordinamenti composti da lavoratori delle FS e pendolari perché sostengano concretamente la lotta dei 6 RLS e per il diritto a un Trasporto Pubblico efficiente e sicuro che oggi evidentemente non è garantito a nessun livello, che si leghino ai (tanti) comitati già esistenti, ai sindacati e singoli lavoratori che intendono dare battaglia contro questa deriva;

– opporsi ai processi-farsa come quello di Viareggio e per l’abolizione degli obblighi di fedeltà aziendale che colpiscono i lavoratori che hanno a cuore la sicurezza nelle aziende;

– promuovere la rete tra tutte quelle organizzazioni che già si mobilitano per contrastare gli effetti di questa crisi economica, sociale, ambientale e sanitaria che minano la salute e la vita stessa dei proletari, a partire dai comitati di salute pubblica, quelli di parenti e familiari delle vittime, i comitati ambientalisti e di tutela dei territori.

Abbiamo una sanità da rifondare e un’emergenza sanitaria ancora da superare; una rete ferroviaria da potenziare e mettere in sicurezza, soprattutto sui brevi e medi tragitti (in Italia la metà delle ferrovie è a binario unico!); scuola e istruzione da rinnovare; aziende e produzioni da difendere, mettere in sicurezza o riconvertire qualora producessero beni nocivi: non sarà certo il governo Draghi a fare tutto ciò che serve realmente alla collettività.

I lavoratori autorganizzati o organizzati con i loro sindacati e RSU che vigilano sulla sicurezza per loro stessi e per gli utenti (ovvio, con i mezzi a disposizione che hanno!); gli infermieri che in piena emergenza Covid hanno denunciato la mancanza di misure di sicurezza e DPI negli ospedali e nelle RSA a danno di pazienti e anziani e che spesso si sono autorganizzati per far fronte alla situazione; le brigate per l’emergenza e le brigate sanitarie che stanno tutt’ora supportando le famiglie indigenti con i pacchi alimentari e con la pratica del “tampone sospeso”; le insegnanti, i genitori e gli studenti organizzati che hanno imposto la riapertura delle scuole facendo proposte per riaprire in sicurezza. È tramite queste esperienze, il loro sviluppo e coordinamento che le masse popolari del nostro paese imparano a gestire sempre meglio parti crescenti della loro vita. Da queste esperienze dal basso trae linfa la battaglia per cacciare i capitalisti dalla direzione del paese che ci portano alla rovina. Serve una nuova Liberazione nazionale del paese dai padroni, dagli strozzini della finanza, dalle organizzazioni criminali e dai loro governi, e costruire un governo di emergenza delle masse popolari organizzate e aprire così la strada al socialismo.

Costruiamo in ogni piazza e strada dei nostri quartieri e delle nostre città la Settimana Rossa: che il 25 Aprile e il I Maggio siano tappe per una nuova riscossa popolare!

Al fianco di Alessandro, Dante, Filippo, Giuseppe, Maurizio e Vincenzo, i sei RLS sanzionati: non un soldo ai padroni assassini e ai loro azzeccagarbugli!

Osare sognare, osare lottare, osare vincere!

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