La Federazione emiliana del P. CARC aderisce e invita a partecipare al presidio popolare indetto dal Comitato verità e giustizia per la strage al carcere S. Anna di Modena “7 Marzo al Carcere – ad un anno dalla strage”, domenica 7 marzo ore 10:30 nel piazzale antistante il carcere modenese.

La verità e la giustizia per la strage, gli abusi e le violazioni commessi un anno fa in diverse carceri italiane va imposta costruendo un ampio fronte solidale, costruendo qui e ora nuove autorità pubbliche che governino e gestiscano i territori sulla base degli interessi delle masse popolari!

Ad un anno dall’eccidio, la vita nelle carceri è ancora drammatica: sovraffollamenti, carenze di ogni genere e grado, focolai e contagi e limitazioni quotidiane. Questa la realtà dei fatti, testimonianza (al di là delle opinioni) della mancanza di volontà politica di mettere mano alla situazione carceraria, aggravata dall’emergenza sanitaria in corso. Il risultato è l’abbandono “al proprio destino” di quegli uomini e quelle donne che formalmente lo Stato ha in consegna “per rieducare” e “riconsegnare alla società”. Non c’è alcun interesse a tutelare salute, dignità e diritti né tanto meno di prendere misure realmente efficaci quali l’indulto e l’amnistia perché l’unico interesse della classe dominante è quello di garantire i profitti sulle spalle dei lavoratori e delle masse popolari.

Il carcere, nonostante le sue specificità, non è un compartimento stagno: è parte integrante della società nel suo complesso e come tale risponde alle logiche della lotta di classe in corso. Gli infami tentativi di ricondurre a qualche ipotetica regia mafiosa le rivolte di un anno fa sono la dimostrazione della crescente difficoltà nel dirigere una situazione che si aggrava di giorno in giorno e che travolge ogni strumentale tentativo di annacquare le acque e i maldestri tentativi di scaricare le responsabilità sulle masse. L’emergenza Covid-19 è stata la fatidica “goccia che ha fatto traboccare il vaso” stanti le deficienze strutturali e tutti i problemi sanitari storici delle nostre patrie galere. Le rivolte sono state espressione della lotta di classe in corso (e della lotta per la dignità e la sicurezza sanitaria), in quanto nessun ambito della società ne è esente.

Non ci pieghiamo alle veline della stampa di regime, ai tentativi di condannare “sempre e comunque ogni forma di violenza”, alla logica della “mela marcia” e per questo contribuiamo convintamente all’operato del Comitato verità e giustizia per la strage al carcere S. Anna che da ormai due mesi lavora per smascherare queste menzogne (attraverso un Dossier di contro informazione che verrà reso pubblico il 7 marzo e poi liberamente consultabile:l’Introduzione è già consultabile su Carmillaonline) e per la costruzione di un ampio fronte tra detenuti, avvocati, familiari, realtà associative, sindacali e politiche.

L’obiettivo è chiaro: fare luce sui fatti del S. Anna e dare giustizia ai detenuti assassinati. La fretta con cui Magistratura, DAP, stampa di regime hanno sentenziato “che sono tutti morti di overdose da metadone e benzodiazepina” è già di per sé un elemento che ci fa fortemente dubitare: le botte, gli spari, l’uso dei lacrimogeni in spazi senza circolo d’aria, il non accesso alle cure mediche sono stati la realtà dei fatti. Ecco le cause di quelle morti.

Il silenzio assordante e complice dell’Amministrazione Comunale (e anche di quella Regionale) è ulteriore conferma della necessità dell’attività di un Comitato simile: è necessario intervenire sull’Amministrazione Comunale a partire da quei Consiglieri del M5S, come il capogruppo G. Silingardi che in passato ha preso posizioni utili NO TAV e NO MES, che oggi devono lottare contro la sottomissione alle Larghe Intese a livello nazionale: questa, se non combattuta, inevitabilmente comporta la sottomissione al sistema Modena a livello locale. Serve creare pressioni politiche e costringere il Comune a dedicare un Consiglio Comunale aperto che tratti della strage. Se non lo farà, aggraverà la sua responsabilità politica e renderà ancora più manifesto il suo vero volto!

In quest’ottica, è bene ricordare che il primo promotore del Comitato è il Consiglio Popolare, embrione di quella nuova e necessaria governabilità popolare dal basso che rappresenta la vera chiave di volta nel poter farla finita con questa rete di connivenze, malaffare e devastazione (umana, ambientale, psicologica) che si ripercuote anche nella gestione del S. Anna e delle altre carceri, al cui interno ci stanno soprattutto proletari (spesso e volentieri in attesa di giudizio) e i pochi Verdini di turno alla prima occasione accedono a soluzioni che per molti rimangono sulla carta.

Non solo, ma il Comitato rappresenta un’importante strumento di promozione della solidarietà di classe e del sostegno all’interno del carcere: si sta facendo promotore di una rete per supportare i cinque detenuti che hanno inoltrato un esposto sulla strage e che ancora oggi sono oggetto di vessazioni (in particolare, a uno di loro sono negate le visite mediche!). A tutti loro è possibile scrivere e tramite il Comitato sostenere l’invio di “pacchi” alimentari. La solidarietà è un’arma, usiamola!

Gli indirizzi dei cinque detenuti a cui è possibile far avere lettere di sostegno.

Per queste ragioni ribadiamo la necessità di:

  1. Esprimere solidarietà, senza se e senza ma, alla popolazione carceraria colpita dalle misure repressive che si mobilita per i propri diritti.
  2. Sostenere le lotte dei detenuti e delle famiglie dei detenuti, per impedire l’attuazione delle misure restrittive e sostenere le lotte per l’indulto e la scarcerazione delle pene minori per ridurre il sovraffollamento delle carceri, legando questa lotta alla battaglia per una sanità pubblica ed efficiente.
  3. Vigilare sull’operato delle forze dell’ordine seguendo l’esempio di Vigilanza Democratica: vigilare sulla condotta dei “servitori” dello Stato è un dovere e un diritto, è una questione di interessi di classe.

Il 7 marzo mattina saremo di fronte al carcere al fianco degli operai e delegati del SI Cobas, del comparto FCA-CNHi, dei familiari dei detenuti: invitiamo tutte e tutti a partecipare perché nessuno di noi si salva da solo e questo, in una fase in cui la repressione è sempre più estesa, è ancora più importante.

Niente sarà più come prima perché niente deve essere come prima. Costruiamo in ogni quartiere e città organismi popolari di controllo e iniziativa popolare!

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