Davanti all’urgente bisogno di denaro presentatosi in tutti i paesi dell’UE con l’emergenza economica e sanitaria, le autorità finanziarie europee hanno sospeso il Patto di Stabilità e Crescita (i cui contorni sono definiti dal Trattato di Maastricht sottoscritto dall’Italia nel 1992) che fino a poco tempo fa rappresentava il caposaldo della politica economica della UE e hanno cercato di trarre vantaggio dalla situazione, tramite la creazione di istituti e procedure che andranno ad aumentare il debito pubblico dei vari paesi e di conseguenza la loro sottomissione al circuito della speculazione finanziaria.

In particolare, con il Recovery Fund, l’UE ha promesso lo stanziamento di 750 miliardi (390 a “fondo perduto” e 350 di prestiti), di cui una parte consistente dovrebbe andare all’Italia (209 miliardi: 127 di prestiti e 82 a “fondo perduto”). L’arrivo di questa “pioggia di danaro”, che in realtà è ancora tutto da verificare, viene presentato dalla propaganda borghese come una grande opportunità di uscire dall’emergenza (“il nuovo Piano Marshall”).

In realtà ogni singolo centesimo di quelli che verranno erogati, compresi quelli a fondo perduto, è sottoposto a condizioni che determinano un’ulteriore perdita di sovranità nazionale, a fronte peraltro di una quantità effettiva di risorse che, a conti fatti, è risibile.

Di seguito una rapida spiegazione del funzionamento e dei numeri reali del Recovery Fund.

Come funziona il Recovery Fund?

Innanzitutto una premessa. La principale politica economica della UE e dei suoi stati membri si tiene attorno a un caposaldo: evitare che gli stati membri e la UE stampino moneta. La strada alternativa alla stampa di moneta è quella di mettere in pedi una partita di giro, attraverso la quale i capitalisti, le banche, i gruppi finanziari e gli speculatori ci guadagnano cinque volte. Il meccanismo è pressoché il seguente: la UE raccoglie fondi dagli stati membri e anziché redistribuirli agli stati, secondo le varie esigenze, li cede a banche e istituti finanziari acquistando titoli e/o facendo loro dei prestiti. Le banche e i gruppi finanziari, attraverso il sistema del debito pubblico, li danno ai singoli stati (facendo prestiti, acquistando titoli, ecc.), guadagnando sia dagli interessi diversi sui titoli tra le varie operazioni, sia attraverso commissioni e provigioni dei vari passaggi, sia dalle quote di compravendita dei titoli e altri meccanismi che regolano le varie transazioni.

Si tratta di un meccanismo attraverso il quale si evita l’inflazione e la perdita di valore dei capitali dei grandi gruppi finanziari e capitalisti. Si tratta di un sistema che per scongiurare l’inflazione finisce per incrementare il debito degli stati e quindi distruggere servizi, svendere il patrimonio pubblico, creare ulteriore disoccupazione, falcidiare le piccole imprese e alimentare la guerra di sterminio non dichiarata contro le masse popolari.

Il tanto decantato Recovery fund non è altro che una delle trovate della UE per alimentare tale processo, cavalcando l’emergenza sanitaria in corso. Si tratta di un meccanismo attraverso cui l’UE raccoglie questi 750 miliardi emettendo titoli di debito pubblico comuni a tutta l’Unione da vendere sul mercato finanziario. Questo debito va ripagato con il bilancio europeo e/o con nuove tasse, ovvero con un aumento dei contributi che ogni anno i singoli paesi danno all’UE (e in virtù dei quali esistono paesi “percettori netti”, come la Grecia, che ricevono più di ciò che danno, e paesi “contributori netti”, come l’Italia che dà più di quel che riceve, con una differenza di circa 5 miliardi all’anno) e/o con l’istituzione di nuove tasse europee (“plastic tax”, “carbon tax”, “web tax”, ecc.).

Il vantaggio sbandierato dalla propaganda borghese, sta tutto nel risparmio sugli interessi, che sarebbero maggiori in caso di indebitamento dei singoli stati. Tuttavia, a fronte di un risparmio ridicolo (si parla di circa 500 milioni all’anno), vengono imposte delle condizioni capestro che infeudano ancora di più i vari paesi alla speculazione finanziaria e agli interessi dei gruppi imperialisti: dai programmi di investimento, che prevedono al solito grandi opere inutili e speculative e progetti di politica industriale nell’interesse di lobby ben precise (lo stesso tanto sbandierato “green new deal”, lungi dall’essere un programma di riconversione delle produzioni dannose per l’ambiente, non è altro che un modo per lucrare sulle energie rinnovabili, “l’affare del secolo”), fino alle “riforme” imposte, in linea con le raccomandazioni previste dalle regole europee prima dello scoppio della pandemia da covid – 19 (che tra le varie cose prevedevano, per l’Italia, aumento della tassazione sulle case e ritorno alla legge Fornero).

Quali sono i numeri?[1]

Partiamo dai prestiti: il vantaggio sta, come detto sopra, nella differenza tra i tassi di interesse della BCE e i tassi di interesse nazionali che è di circa 4 miliardi all’anno.

Tuttavia, sembra che il governo Draghi non sia intenzionato, per ora, a richiederli.

Gli 82 miliardi a “fondo perduto”, sono coperti con una tassa di scopo o con un aumento del bilancio europeo cui ogni paese deve contribuire in base al proprio Prodotto Interno Lordo (PIL). L’Italia dovrebbe contribuire con 40 miliardi. Dunque la cifra effettivamente ricevuta dovrebbe scendere a 42 miliardi.

Già questo dovrebbe dirla lunga sul gioco delle tre carte che i vertici della Repubblica Pontificia e le istituzioni europee stanno facendo per far credere ai cittadini che sia in arrivo una “pioggia di miliardi” (42 miliardi in sei anni fanno circa 7,5 miliardi l’anno!).

Ma non è ancora finita qui: stanti le regole attuali, l’Italia risulta essere nei prossimi sette anni contributore netto al bilancio europeo per 20 miliardi di euro. Ecco quindi che i fondi realmente disponibili si riducono a 25 miliardi o addirittura a 22 in caso di mancata richiesta dei prestiti.

Questi fondi, sommati agli eventuali risparmi sugli interessi, fanno circa 8 miliardi l’anno. L’Italia riceverà dall’Europa questi soldi dopo aver dato svariate decine di miliardi e potrà spenderli solo alle condizioni dette sopra. Se pensiamo che solo nel 2020, a causa dell’emergenza economica e sanitaria determinata dalla pandemia, l’Italia ha perso 160 miliardi di Prodotto Interno Lordo riusciamo a capire qual è il destino che ci è riservato restando sottomessi all’UE e alla BCE: tagli alla scuola, alla sanità, alle politiche sociali, ecc. e in generale una prosecuzione in forma ancora più dura dell’attacco alle conquiste delle masse popolari. Un programma per la cui applicazione il governo Draghi risulta certamente più affidabile dei governi Conte.

Quale governo serve?

Con il Recovery Fund, in definitiva, lo stato italiano drenerà decine di miliardi di euro per riceverne poche decine in più e per di più vincolate alle direttive dell’ente erogatore, l’UE, che in definitiva deciderà come dobbiamo spendere i nostri soldi! È evidente che le promesse della pioggia di miliardi, del nuovo piano Marshall e tutta la retorica cui stiamo assistendo in questi mesi sono balle!

Il Recovery fund come qualsiasi manovra orchestrata dai gruppi imperialisti, nel pieno della loro crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale, non può che essere una fregatura per le masse popolari. L’unica alternativa è rompere le catene del sistema finanziario internazionale, creare una moneta nazionale, consolidare o abolire il Debito Pubblico. Solo un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate avrà la forza di optare per la questa soluzione e far fronte ai ricatti, alle minacce, alle sanzioni e alle aggressioni dei signori del sistema finanziario internazionale.

Creare le condizioni per rompere le catene del sistema finanziario internazionale implica promuovere in ogni azienda privata e pubblica la costruzione di organismi operai e popolari che salvaguardano posti di lavoro e servizi pubblici, promuovono l’organizzazione delle masse popolari in ogni zona d’abitazione, agiscono da autorità pubbliche contrastando gli effetti della crisi generale, si coordinano tra loro fino ad avere la forza di costituire un proprio governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare e farlo ingoiare alla borghesia imperialista, al Vaticano, alla malavita organizzata e ai loro padrini, i gruppi imperialisti europei, USA e sionisti!

A differenza di un governo dei capitalisti (succube dei capitalisti), il Governo di Blocco Popolare potrebbe emettere (stampare banconote o usare scritture di conto corrente bancario) suo denaro e imporne il corso forzoso. Il GBP potrà emettere tanto denaro quanto ritiene conveniente emetterne per realizzare i suoi propositi. Un governo dei capitalisti (succube ai capitalisti) non può giovarsi di questo fatto, perché creando denaro distruggerebbe il capitale finanziario (tramite l’inflazione); un governo d’emergenza delle masse popolari invece lo farà!


[1]Per approfondimenti rimandiamo allo studio dell’economista Emiliano Brancaccio https://www.startmag.it/economia/recovery-fund-ecco-quanti-soldi-arrivano-davvero-in-italia/

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