Firenze, 13.02.2021

Dal 3 febbraio stiamo assistendo a una vera e propria campagna di criminalizzazione a danno di compagni e spazi sociali della nostra città (come le occupazioni di viale Corsica e via del Leone), una canea mediatica portata avanti, in particolare, dai pennivendoli della Nazione volta ad avvallare l’ondata repressiva che ha colpito venti persone, a cui sono state notificate delle ordinanze cautelari da parte della polizia e della Digos. Ordinanze che vanno dagli arresti domiciliari, all’obbligo di firme e di dimora in quanto indagati dalla procura di Firenze per reati avvenuti la notte del 30 ottobre scorso nel centro della città e che si aggiungono ai circa 30 già fermati e denunciati. Un numero non indifferente e una persecuzione che non ha riscontri nelle altre città (Torino, Napoli, Milano) dove avvennero episodi di ribellione simili.

A questo can-can mediatico si è unito, ovviamente, il Sindaco Dario Nardella che, come avevamo già scritto, è stato sin dall’annuncio della manifestazione il vero provocatore e fomentatore della repressione: prima sbandierando, per giorni, lo spettro del fascismo, adesso inalberando la tesi della organizzazione e direzione degli scontri da parte di antagonisti e anarchici facinorosi che tirano fioriere addosso alla polizia…

Hanno detto bene i compagni: “E’ inutile arrestarne 20 perché il 30 c’eravamo tutti” e anche noi c’eravamo quella sera per dare il nostro sostegno e portare il nostro orientamento in una piazza più che legittima in cui si è manifestata una rabbia sana e dirompente. Noi sosteniamo la linea per cui qualunque forma assuma la lotta per rivendicare le misure necessarie a far fronte alla pandemia, per tutelare la salute (fisica e mentale) e il lavoro, è legittima.

Le manifestazioni combattive contribuiscono alla lotta per rendere il paese ingovernabile all’attuale regime perchépromuovono, nei fatti, la rottura col legalitarismo veicolando nella pratica il criterio che è legittimo tutto ciò che va negli interessi delle masse popolari anche se illegale, cioè è vietato dalle leggi della classe dominante.

Pertanto, siamo solidali con quelli che si cimentano in queste iniziative, con quelli che per questo motivo, e perché resistono agli effetti della crisi, vengono perseguitati dalla repressione. Ma aggiungiamo un pezzo in più a quanti si ribellano, a quanti sono disposti a battersi per forme e obiettivi superiori, di prospettiva e cioè incanalare questa combattività nell’obiettivo della conquista del potere.

Nella nostra trentennale lotta contro la repressione, abbiamo accumulato un vasto patrimonio di esperienze e di elaborazione che mettiamo al servizio di tutti coloro che ne hanno bisogno oggi, perché è sempre di più una necessità estendere la solidarietà e fare fronte comune contro la repressione, diventa sempre più urgente confrontarsi su come far ricadere la repressione poliziesca, giudiziaria ed economica, i tentativi di criminalizzazione, la persecuzione di chi resiste, sulle istituzioni e le autorità che le promuovono.

Possiamo farlo solo se si allarga il fronte della solidarietà e si approfondiscono le relazioni e le iniziative comuni:

– con il sostegno pratico, politico e morale che favorisce ogni organismo nel proseguire la propria attività senza sciogliersi nella resistenza alla repressione (è l’aspetto principale);

– con lo scambio di esperienze, con il bilancio delle rispettive esperienze elaborato il più collettivamente possibile;

– con la costruzione di un fronte via via più ampio che promuove, rivendica, sostiene anche praticamente la disobbedienza. Bisogna ragionare collettivamente su come violare i fogli di via e le restrizioni, su come rifiutare il pagamento delle multe e dei Decreti Penali di condanna, su come rendere l’esecuzione di una condanna o di una misura cautelare un ulteriore problema non individuale, ma collettivo, e quindi politico.

Per questi motivi facciamo appello a tutte quelle organizzazioni politiche e sindacali che ancora non l’hanno fatto a esprimere piena e incondizionata solidarietà a tutti gli inquisiti per i fatti del 30 ottobre, perché non basta interrogarsi su manifestazioni che non rientrano nelle liturgie e nei canoni del “movimento” ma si deve prendere posizione al fianco dei proletari e delle proletarie colpiti dalla repressione la sera del 30 ottobre senza se e senza ma! Una repressione che vorrebbe fare da deterrente a tutti coloro che prossimamente si mobiliteranno per far fronte allo sblocco dei licenziamenti e degli sfratti, al continuo rincaro del costo della vita, al peggioramento delle condizioni di lavoro (in Toscana ci sono stati 6 morti sul lavoro in nemmeno due settimane) e al resto delle misure lacrime e sangue che prenderà il novello governo Draghi.

Chiamiamo a farlo, apertamente, anche i consiglieri comunali che siedono all’opposizione come Dimitrij Palagi e Antonella Bundu che devono usare il loro ruolo per dare sostegno e visibilità al fronte dei solidali a partire dal fare interrogazioni nel consiglio comunale, conferenze stampa sull’accaduto con avvocati e compagni e compagne che erano in quella piazza, il monitoraggio su eventuali abusi della polizia, su misure cautelari già pesanti, sostenendo la raccolta fondi per le spese legali come questo crowfunding, oppure lanciando altre iniziative di altro tipo:

È possibile strappare delle vittorie contro la repressione?

È chiaro che, attualmente, il nemico dispone di forze maggiori delle nostre ma la sua forza è sempre in relazione con la forza delle masse popolari, senza contare che la repressione è un’arma a doppio taglio. Può spaventare e ridurre al silenzio e alla sottomissione. Può anche suscitare una ribellione incontenibile e tenace, rendere più chiara e netta la linea di demarcazione tra oppressi e oppressori, isolare gli oppressori dalle masse popolari. Può dividere le masse che sono bersaglio della repressione se ognuno pensa alla sua salvezza. Ma può anche unirle in un esercito compatto contro l’oppressore, un esercito che per lottare trascura le contraddizioni che prima dividevano i gruppi e gli individui che ora lottano insieme.

In questo senso, l’operazione avviata dalla polizia e dalla Digos di Firenze, per i fatti legati alla manifestazione del 30 ottobre, offre un’enorme opportunità proprio perché c’eravamo e c’erano tutti! Ci dà l’opportunità di sviluppare canali di solidarietà oltre i circuiti dei “compagni e della militanza” e di legarla al sentimento di distacco e indignazione che sempre di più si fa strada tra le masse popolari e alle loro iniziative di resistenza.

Per questo motivo è importante diffondere, il più possibile, la denuncia di queste operazioni tra le masse popolari, tra i lavoratori: dagli infermieri e medici in lotta contro i vincoli di fedeltà aziendale, ai commercianti e agli operai che ogni giorno sono alle prese con i problemi dovuti alla non applicazione dei dispositivi di sicurezza e al generale peggioramento delle loro condizioni di lavoro (esacerbate dalla gestione della pandemia sotto l’agenda di Confindustria) fino agli studenti in lotta per il diritto allo studio e alle tante esperienze di autorganizzazione che in questi mesi sono nate e si sono sviluppate, come le brigate di solidarietà e i gruppi di sostegno alimentare che operano nei nostri quartieri.

Compagni, il mondo è in fiamme (i sommovimenti sono evidenti ovunque: rivolte, lotte operaie, mobilitazioni, scontri tra i membri e gruppi della classe dominante, crisi politica, economica e sociale ecc.) e l’unico modo che la borghesia ha per sopperire al fatto che non riesce più a tenere a bada le masse popolari solo con l’intossicazione e la deviazione delle coscienze, è la repressione sempre più dispiegata.

Tuttavia, il fatto che la borghesia attacchi le conquiste delle masse popolari, si accanisca contro ogni ostacolo al loro sfruttamento, è anche un segnale della sua debolezza perchè non ha soluzioni che permettano alle masse popolari di uscire dalle condizioni via via peggiori di malessere, miseria materiale, morale e intellettuale, non ha soluzioni valide ai problemi crescenti che il mantenimento del suo regime comporta.

Questo è un elemento che deve rafforzare la fiducia nella nostra vittoria, nella vittoria per trasformare la realtà nell’unica direzione possibile: il socialismo.

La solidarietà è un’arma, usiamola!

Invitiamo tutti a partecipare al banchetto di solidarietà di martedì 16 febbraio in piazza Tasso, dalle 16.00 (vedi evento Fb su Carc Toscana)

Federazione Toscana del Partito dei CARC

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