Piombino, il momento di dare battaglia è ora!

Un governo allo sbando, preso dalla lotta intestina e con l’opposizione per spartirsi i miliardi del Recovery Fund mentre il COVID continua a imperversare, a Piombino smantella con la sua inazione, di fatto, la siderurgia. Sotto la direzione di Jindal e Carrai a cui è affidato il “lavoro sporco”, migliaia di famiglie e un intero territorio saranno ridotte alla disperazione: perché se continua questo andazzo il destino della ex Lucchini e dei suoi quasi 2000 operai è segnato, cancellando oltre un secolo di storia.

Carrai si era preso l’impegno di presentare entro il 31 gennaio il piano industriale più volte sbandierato ma naturalmente non c’è niente di concreto, se non l’attesa dello sblocco dei licenziamenti di fine marzo per fare mattanza dei lavoratori, delle loro famiglie e della città intera! Da quando Jindal avrebbe dovuto presentare il piano industriale, nessun uomo del governo Conte si è mai preso l’onere di incalzarlo né di presentarsi a Piombino mentre la ex Lucchini, lasciata all’abbandono, crolla sotto il peso della ruggine diventando sempre più un pericolo a dimostrazione dell’urgenza di smantellamenti e bonifiche.

Il 30 dicembre Patuanelli non si è sentito minimamente in dovere di essere presente all’incontro con sindacati, Regione Toscana e Comune e ha delegato la sottosegretaria Morani a fare promesse (trite e ritrite), a riproporre l’ennesimo tavolo ministeriale per tagliare le gambe alla mobilitazione operaia e della città, che sarà inevitabile e opportuna! Si moltiplicano infatti gli appelli, dal Camping CIG a UGL, per la convocazione immediata del Consiglio di Fabbrica in presenza (e gli spazi nel perimetro aziendale per farlo di certo non mancano, il COVID in questo caso è una scusa) mentre i sindacati di regime al solito frenano in attesa di notizie da governo e padroni (che non arrivano da 7 anni).

L’amministrazione comunale del sindaco Ferrari invece a parole dice di essere dalla parte degli operai e delle masse popolari, nella pratica fa l’opposto: alza le mani impotente sulle proposte avanzate per ridare un futuro alla città (vedi mozione sui Lavori di Pubblica Necessità approvata all’unanimità e sepolta in un cassetto), non fa niente nemmeno per la sua stretta competenza sanitaria. Questa imporrebbe al sindaco misure urgenti e eccezionali per la tutela della salute pubblica, il che significa fermare il degrado strutturale della ex Lucchini che mette a rischio i quartieri adiacenti alla fabbrica (Poggetto, Cotone) mobilitando subito tutti gli addetti pubblici del caso (ASL, carabinieri e polizia, INAIL) perché applichino le dovute sanzioni e prescrizioni. Non ci risulta sia successo niente nemmeno dopo il crollo della gru che dava su viale della Resistenza, a dimostrazione di quali interessi realmente persegue, come se la sicurezza pubblica si fermasse fuori dai cancelli delle fabbriche e i padroni possono fare quel che vogliono in barba alla Costituzione!

In un simile contesto consideriamo positiva la mobilitazione sotto il palazzo della Regione Toscana indetta da USB per il prossimo 28 gennaio, un sasso nello stagno dell’immobilismo che deve essere di esempio e spinta per le altre organizzazioni sindacali, le associazioni e i comitati, disoccupati e studenti uniti dal comune interesse (a prescindere da tessere e orticelli) per il futuro economico, ambientale, sociale e politico di Piombino e della Val di Cornia: il destino della ex Lucchini è legato a tutto ciò. Come P.CARC aderiremo al presidio dandone massimo risalto sui nostri canali, chiameremo ad intervenire organizzazioni operaie e popolari, comitati e associazioni, operai e lavoratori che intendono portare la loro solidarietà di classe alle masse popolari e alla classe operaia di Piombino.

Dobbiamo cacciare Jindal, la ex Lucchini va nazionalizzata!!

La questione principale non è prendere coscienza che Piombino, il nostro il paese e più in generale la società capitalista, è arrivata al punto di rottura a causa della crisi: è ormai sotto gli occhi di tutti. Basta guardarsi intorno e vedere una città devastata, con decine di attività e negozi fermi, un’acciaieria erosa dalla ruggine e i giovani in fuga altrove alla ricerca di un futuro. Per invertire il catastrofico corso delle cose serve un piano nazionale della siderurgia, per la nazionalizzazione del settore e degli impianti che come anche a Taranto, Terni e Genova sono “croce e delizia” del territorio in quanto rappresentano la principale fonte di sostentamento economico per migliaia di proletari, e la principale fonte di inquinamento e degrado. E’ una contraddizione sempre più inaccettabile nel 2021, perché abbiamo a disposizione una tecnologia che permette di produrre acciaio in modo ecosostenibile e di bonificare il territorio, si posono adottare misure di sicurezza e igiene che tutelino la salute pubblica. Questo non avviene perché le aziende sono in mano a padroni che badano solo al loro profitto e se ne fregano della salute delle masse popolari e della sicurezza degli operai, perché i governi sono asserviti a questi banditi e anzi li foraggiano continuamente: vedi i 6 miliardi regalati a FCA per produrre mascherine scadenti che puzzano di petrolio! E’ chiaro che serve un altro tipo di governo, se questo persevera sulla strada della sudditanza a Confindustria, al Vaticano e agli altri gruppi imperialisti (stranieri e “nostrani”) che imperversano nel nostro paese come locuste.

Nazionalizzare non vuol dire imbastire carrozzoni clientelari o a rimessa per le casse pubbliche, ma mettere la gestione delle aziende in mano a dirigenti che conoscono la materia (esperti), le gestiscono secondo criteri dettati dalle autorità pubbliche che devono illustrare chiaramente alla popolazione i motivi e gli obiettivi delle indicazioni che danno. In una situazione del genere, nazionalizzare le aziende che i padroni vogliono chiudere, delocalizzare o ridurre è una misura di buon senso. E’ necessario essere uniti e organizzati per trovare la soluzione che sarà transitoria, non risolutiva perché solo nel socialismo supereremo stabilmente queste contraddizioni, ma che dobbiamo concepire oggi come una opportunità di rilancio della lotta di classe a cominciare dalla difesa dei posti di lavoro.

Perché tutto questo avvenga, è evidente e necessario il ruolo determinante di direzione che la classe operaia deve assumere a Piombino come nel resto del paese. Dobbiamo fare ciò che è necessario per cambiare le cose e questo significa discutere e pianificare bonifiche, riconversioni, piani produttivi, misure di igiene e sicurezza dentro e fuori la fabbrica: gli operai siderurgici, i sindacati, i comitati ambientalisti e di lotta, la città in generale sono coloro che devono metter nero su bianco questi aspetti e incalzare il governo affinché intervenga, e cacciarlo se non lo fa! Questo lo potremo conquistare solo con mobilitazioni eccezionali, facendo della questione un problema di ordine pubblico.

Ciò non vuol dire fare solo azioni “militanti” e quindi manifestazioni di protesta e blocchi di vario genere (che comunque sono importanti e la tradizione degli operai di Piombino ne è piena, vedi quella del 29 giugno 2017); significa rendere ingestibile la situazione alle istituzioni e costringerle ad ingoiare le soluzioni necessarie e alcuni esempi sono lo sciopero fiscale delle tasse, l’applicazione ferrea dei protocolli di sicurezza in fabbrica, imporre alla Grande Distribuzione Organizzata di sostenere le famiglie di disoccupati e cassintegrati, avviare la mappatura di dettaglio delle zone e degli impianti da mettere in sicurezza e bonificare, e via dicendo. La situazione è favorevole per fare ciò, data la grande debolezza della classe dirigente che non riesce più a dirigere coerentemente le attività della società, che propone governi che stanno insieme con lo sputo: sta alle organizzazioni operaie e popolari darsi i mezzi della propria politica! Tocca a noi decidere, lavoratori e cittadini insieme: o prendiamo in mano il nostro destino o restiamo in balìa degli interessi di faccendieri, speculatori e politici di turno che come le mosche sullo zucchero si accapigliano per mettere le mani sui fondi che devono arrivare a Piombino: Anselmi e il PD davanti a tutti!!!

Non ci sono santi a cui votarsi, non esistono politici benintenzionati che possano risolvere i problemi a suon di promesse e il poco che fanno è perché sono costretti a farlo se non vogliono perdere il loro ruolo; è ciò su cui chiamiamo a mobilitarsi gli eletti del M5S insieme agli altri oppositori delle Larghe Intese o sedicenti tali, compreso chi è uscito dal Movimento come il senatore De Falco o la deputata Vizzini: si mettessero immediatamente a disposizione!

L’emergenza sanitaria da Covid-19, che ha aggravato la crisi economica e sociale già in corso, pone più chiaramente come gli interessi in gioco siano due: quelli dei capitalisti (affaristi di ogni sorta alla Carrai, multinazionali, banchieri, speculatori di borsa, mafiosi, eccetera) e quelli di chi è costretto a lavorare per poter vivere. Tanto più la crisi avanza tanto più il divario si allarga, ogni questione diventa campo di lotta il cui esito è netto: o arricchisce i capitalisti e alimenta la distruzione della società e dell’ambiente, oppure porta giovamento alle masse popolari. E questo vale per le aziende in crisi, per la produzione e distribuzione di vaccini per il Covid-19, lo smantellamento della sanità, per tutto quello che riguarda le scelte economiche e politiche di questa fase.

Non sono i padroni ad essere forti, sono gli operai che devono far valere tutta la loro forza!

Subito bonifiche e messa sicurezza degli impianti della ex Lucchini! I soldi ci sono eccome, serve il controllo operaio e popolare sul loro utilizzo: basta mangiatoie e clientele!

Partecipiamo alla mobilitazione indetta da USB per il 28 gennaio in piazza Duomo sotto le finestre della Regione Toscana, aderiamo allo sciopero generale del 29 gennaio indetto dal SICOBAS a tutela di salario, sicurezza e salute: facciamo pagare la crisi alla classe dominante, rendiamogli la situazione ingovernabile!

Federazione Toscana del P.CARC



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