“Prendiamo, ad esempio, un paese così importante nel mondo capitalista come gli Stati Uniti d’America. Qui la crisi ha messo in movimento milioni di uomini. Il programma di risanamento del capitalismo è crollato. Masse enormi incominciano ad allontanarsi dai partiti borghesi e si trovano oggi di fronte a un bivio.
Il nascente fascismo americano tenta di incanalare la delusione e il malcontento di queste masse nel solco della reazione fascista. Inoltre, il fascismo americano ha questo di particolare: […] a differenza del fascismo tedesco, il quale scese in campo con delle parole d’ordine anticostituzionali, il fascismo americano tenta di presentarsi in veste di paladino della costituzione e della “democrazia americana”. […] In queste condizioni, il proletariato americano può forse accontentarsi dell’organizzazione della sua sola avanguardia cosciente di classe, pronta a marciare sulla via rivoluzionaria? No. È del tutto evidente che gli interessi del proletariato americano esigono che tutte le sue forze si delimitino, senza indugio, dai partiti capitalisti. È necessario che esso trovi le vie e le forme adatte per grandi masse di lavoratori malcontenti. E qui dobbiamo dire che la forma adatta, nelle condizioni americane, potrebbe essere la creazione di un partito di massa dei lavoratori, “il Partito degli operai e dei farmers”. Un partito simile sarebbe la forma specifica del Fronte popolare di massa in America, in contrapposizione ai partiti dei trust e delle banche e al fascismo in via di sviluppo. È chiaro che un tale partito non sarebbe né socialista, né comunista. Ma deve essere un partito antifascista e non deve essere un partito anticomunista[1]

Questo scriveva Dimitrov, Segretario generale della III Internazionale o Internazionale comunista, nel 1935 in “L’offensiva fascismo e compiti dell’Internazionale Comunista”. Si tratta della trascrizione del rapporto che Dimitrov presentò al VII Congresso dell’Internazionale Comunista tenutosi a Mosca dal 25 luglio al 31 agosto 1935. Un testo utile e interessante per i comunisti di oggi per analizzare la situazione nella quale ci troviamo, in una fase in cui non viviamo in un regime di “moderno fascismo”, ma in una situazione in cui la lotta fra mobilitazione rivoluzionaria e mobilitazione reazionaria delle masse popolari è ancora tutta da giocare.
In tal senso l’autore pone il problema dell’organizzazione e dell’unità della classe operaia e del resto delle masse popolari di fronte alle misure reazionarie della classe dominante, indicando la necessità di un Fronte Unico tra le varie forze contro la dittatura e il Partito Comunista. Si parla infine della necessità di rafforzare il Partito Comunista affinché la rivoluzione socialista possa trionfare. Tutti argomenti all’ordine del giorno anche in questo inizio 2021.

Rispetto agli USA Dimitrov scrive cose che sembrerebbero pubblicate in queste settimane a seguito dell’assalto al palazzo del senato americano. Si tratta di questioni che stanno scatenando grosso dibattito e anche tanta confusione, rispetto ai quali è fondamentale mettere al centro un aspetto: quello che ci insegnano gli avvenimenti in corso negli USA è che oramai sono finiti i lunghi decenni in cui la congrega dei magnati imperialisti, nonostante i contrasti di interessi e di vedute tra i singoli gruppi e i loro esponenti, conveniva su una soluzione di governo e riusciva a farla accettare “democraticamente” alle masse popolari e convogliare su quella soluzione una maggioranza di elettori più o meno convinti che fossero. Anche questa volta in un modo o nell’altro probabilmente ci riuscirà perché, per quanto ne sappiamo, non esiste oggi ancora negli USA un partito comunista che ha promosso tra le masse popolari una soluzione alternativa alle Larghe Intese tra Partito Repubblicano e Partito Democratico, capace di approfittare della crisi del sistema politico della borghesia imperialista. In ogni caso qualsiasi essa sia, la soluzione sarà provvisoria. La crisi attuale ha in definitiva una fonte che la borghesia imperialista non è in grado di eliminare: la combinazione di contrasti di interessi insolubili tra i gruppi imperialisti con il malcontento per motivi diversi crescente tra le masse popolari che sempre più sono insofferenti del sistema sociale che la borghesia imperialista impone.

Quanto oggi sta accadendo negli USA è la dimostrazione del grado di marciume a cui sono arrivate le istituzioni e la società dirette della borghesia. L’emergenza sanitaria non ha fatto altro che aggravare gli effetti della loro direzione e mettere a nudo il fallimento delle loro istituzioni, negli USA come qui da noi. Chi ha paura che il vecchio mondo finisca, oggi trema di fronte all’attacco alla “democrazia” (dei Biden e soci). Chi guarda al futuro vede in questi eventi la necessità impellente e persino l’occasione di costruire nuove istituzioni popolari, di cui tanti esempi esistono già nel paese (dal Consiglio Popolare di Modena, alla Consulta Popolare di Napoli, alle Brigate di Solidarietà, ecc.).
La situazione è rivoluzionaria e le masse si mobilitano (che piaccia o meno, in forme contraddittorie ma lo fanno). Possono farlo sotto bandiere reazionarie ma non è prendendosela con le masse popolari (ieri tutte fasciste, oggi barbare con le corna) che si avanza nel farla finita con i padroni. Sotto quale bandiera le masse combattono dipende dal ruolo e dal livello del movimento comunista, dal Partito Comunista. La realtà è concreta e i fatti hanno la testa dura: il mondo dei padroni è in fiamme, le guerre interne al campo nemico si acuiscono e le masse sono sempre più spinte a resistere spontaneamente in mille forme e in mille modi.

Il nostro compito non è quindi mettersi lì a giudicare se questa mobilitazione è giusta o sbagliata e magari etichettare come bifolchi o fascisti gli esponenti delle masse popolari che vi prendono parte (che sono cosa ben diversa di chi quelle mobilitazioni le promuove!). È un compito dei comunisti promuovere organizzazione e mobilitazione rivoluzionaria: non ci sono ambiti puri, la contraddittorietà è il tratto naturale che accomuna ogni aspetto della lotta di classe.

«Colui che attende una rivoluzione sociale pura non la vedrà mai; egli è un rivoluzionario a parole che non capisce la vera rivoluzione[2]».

Per questo per evitare di prendere cantonate e compartecipare alla promozione della guerra tra poveri, che sta tanto a cuore ai padroni, alle loro associazioni e ai loro servetti sciocchi, consigliamo a tutti i compagni, a tutti quelli che vogliono capire come va il mondo e studiare un pezzo di storia ed elaborazione del movimento operaio e comunista, l’acquisto e la lettura del testo di Dimitrov, recentemente ripubblicato dalle Edizioni Rapporti Sociali. Studiare questo testo alla luce del contesto nel quale fu scritto e degli avvenimenti degli anni successivi al VII Congresso, dei quali furono protagonisti l’Internazionale Comunista nel mondo e i partiti comunisti (compreso quello italiano) nei singoli paesi è fondamentale per assimilarne le lezioni e procedere più speditamente verso il socialismo, oggi più che mai necessario.

L’insegnamento più importante che dobbiamo ricavare dagli avvenimenti USA è che dobbiamo lavorare alacremente per moltiplicare organismi operai e popolari, rafforzarli, portarli a coordinarsi tra loro e a unirsi sull’obiettivo di costituire un loro governo d’emergenza, appunto il Governo di Blocco Popolare. La crisi politica in corso avrà per tutti i popoli del mondo il risultato prezioso di indebolire la pressione dei gruppi imperialisti USA e del loro potente apparato di guerra e di sovversione, oltre che di mostrare la debolezza del sistema politico borghese. Ma questo avrà un influsso tanto più forte sul corso delle cose quanto più, in un numero crescente di paesi, i comunisti saranno capaci di valorizzare il malcontento delle masse popolari e far crescere la loro resistenza fino a trasformarla in una forza di governo.

Questa deve essere in Italia la linea di tutti quelli che aspirano a far esistere un partito comunista che fa tesoro dell’esperienza positiva del PCI di Gramsci fondato cento anni fa grazie all’Internazionale Comunista e ad imparare anche dai suoi errori e limiti che lo resero incapace di proseguire sulla via imboccata con la vittoriosa lotta contro il fascismo e la Resistenza 1943-1945.
La borghesia imperialista è debole e lo sarà sempre di più. Gli avvenimenti in corso negli USA lo mostrano. Anche la Repubblica Pontificia è marcia e con le sue prediche papa Bergoglio non è in grado di porci rimedio. Sta a noi comunisti imparare a convogliare tutti i variegati rivoli delle lotte delle masse popolari nel fiume della rivoluzione fino a instaurare il socialismo. La costituzione del Governo di Blocco Popolare è una tappa della rivoluzione socialista in corso.
Per trasformare il mondo e porre fine al catastrofico corso delle cose, bisogna avere il coraggio di avanzare nella rivoluzione socialista in corso, bisogna fare una scelta di vita, bisogna avere il coraggio di vincere!

Note

[1] Tratta dal cap. II, Le questioni centrali del Fronte unico nei diversi paesi, p.40 de “L’offensiva fascismo e compiti dell’Internazionale Comunista” di Dimitrov.

[2] Tratta dal paragrafo 10 “l’insurrezione irlandese del 1916” dello scritto di Lenin dal titolo “Risultati della discussione sull’autoesclusione” pubblicato in Pubblicato su Sbornik Sotsial-Demokrata nell’ottobre del 1916.

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