Verrà emessa domani la sentenza dell’ultimo grado del processo contro la compagna Rosalba Romano e l’opera di Vigilanza democratica. Un processo nato a seguito della denuncia da parte di un poliziotto, Vladimiro Rulli, ex celerino del VII Reparto Mobile di Bologna, che si è sentito diffamato dall’appello per lo smantellamento di uno dei “corpi speciali” di macellai impiegati anche nel G8 di Genova del 2001, pubblicato sul sito Vigilanza Democratica e che si è macchiato di gravi e documentati episodi di abusi di polizia tra cui l’immotivato pestaggio avvenuto nel 2005 ai danni di Paolo Scaroni, l’ultras del Brescia rimasto invalido a seguito delle percosse.

Il dibattimento e le sentenze di condanna, tanto del Primo quanto del Secondo Grado, sono state una lampante dimostrazione dell’uso politico della Magistratura: la Procura di Milano ha emesso una condanna esemplare contro Rosalba per affermare che in questo paese la Polizia può agire al di sopra della legge e per intimorire tutti coloro che si attivano e si mobilitano contro la repressione, contro gli abusi in divisa, per la trasparenza nella catena di comando, per il codice identificativo delle forze dell’ordine, in sintesi per l’attuazione della Costituzione a partire dall’Articolo 52 (“L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”) e dall’Articolo 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”).

L’esito del processo contro Rosalba e Vigilanza Democratica non sarà deciso in un’aula di tribunale dove finora i giudici, anziché tutelare chi promuove l’attuazione della Costituzione, ne sono diventati i persecutori. L’esito di questo processo sarà deciso soprattutto da quanto domani accadrà fuori e che inevitabilmente avrà un peso anche all’interno del tribunale, attraverso presidi e mobilitazioni in solidarietà da mettere in campo:

  • in luoghi simbolo della lotta contro gli abusi da parte delle forze dell’ordine.
  • In luoghi simbolo della lotta contro l’obbligo di fedeltà aziendale, per esempio gli ospedali e aziende in cui sono avvenuti licenziamenti o sanzioni contro i lavoratori.
  • In luoghi simbolo della repressione contro il vecchio PCI e della lotta contro la repressione che ha condotto.

Facciamo inoltre appello ai singoli e agli organismi che si battono contro gli abusi in divisa e per l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione ad attivarsi e mobilitarsi nelle prossime ore per sostenere l’annullamento delle condanne.

1. Scattando una foto con un cartello “Solidarietà a Rosalba, basta impunità per le Forze dell’Ordine” e inviala a carc@riseup.net

2. Inviando una sottoscrizione economica – sulla Postepay n. 5333 1710 9377 5704 intestata a Gemmi Renzo (specificando la causale).

3. Facendo pressione su esponenti politici (anche a livello locale), dell’associazionismo e della società civile perché prendano posizione pubblica in sostegno di Rosalba.

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