Rilanciamo a seguire una lettera inviata da una compagna del Partito dei CARC. Si tratta di una lettera sentita e profonda, che tratta di aspetti di vita politica e personale della compagna inquadrandola nella lotta di classe e politica più complessiva. La lettera della compagna è un esempio e uno spunto per tutti i giovani del nostro paese che si chiedono cosa fare, come rendersi utili alla propria classe e come investire le proprie energie, intelligenze e capacità in una prospettiva seria, lungimirante e di abbattimento dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Buona lettura.

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Care compagne e cari compagni,

siamo giunti all’ultimo giorno di questo 2020 che oserei dire essere un anno strano, un anno diverso dai precedenti, un anno che ha portato tutti a dover prendere delle scelte importanti in poco tempo.

L’anno scorso in questo giorno ero a Milano, lontana dalla mia famiglia e dai miei amici, ma insieme a tante compagne e tanti compagni che nel corso di questi anni sono divenuti per me una seconda casa. Tornata da quel viaggio che per me ha rappresentato una svolta, ero pronta a “spaccare il mondo” e conquistare la mia vita.

Poi c’è stato, come tutti di noi sappiamo, lo scoppio della pandemia, e lì le nostre vite, le nostre certezze e i nostri equilibri sono cambiati drasticamente: la fase che era in corso ci ha messo dinanzi ad una scelta, combattere o soccombere, e io insieme a tanti giovani, a tanti compagni e nuovi rapporti, abbiamo deciso di combattere organizzando le Brigate di Solidarietà, provando a fare fronte all’emergenza aiutando le tante persone che erano in difficoltà (dando un supporto concreto alla nostra classe e ai nostri cari, creando un percorso diverso, alternativo e di costruzione del nuovo che avanza). Da lì in poi tante nuove esperienze fatte di battaglie, lotte, repressione, perché no in alcuni momenti anche depressione, ma affrontando sempre il tutto con la consapevolezza della necessità storica che come giovani eravamo chiamati a compiere, quella di prenderci il nostro futuro.

Anche lo studio universitario cambia, compagni di università che inizi pian piano a non frequentare, ambienti e amici che perdi perché non riesci a stare al passo, ansie di dover cambiare a gestire anche uno degli aspetti della tua vita che per te ha sempre significato “collettivo” e unione, perché lo studio soprattutto in quest’anno si è trasformato in un lusso che non tutti possono permettersi. Così inizi ad accumulare esami, hai l’ansia di non finire gli studi, prendi scelte drastiche che poi non ti convincono, insomma sei in balia degli eventi e dei dpcm per capire il che fare.

Cambia il periodo, si slenta la situazione, sembra che la “normalità” sia alle porte (quando anche il senso stesso di normalità era cambiato ma cerchi di aggrapparti ad un’idea del passato che oggi non può esistere).

Ritorna la chiusura, nuove crisi e nuove lotte, e ancora una volta sei chiamato a rispondere. Nascono nuovi problemi che non avevi messo in conto che come un fulmine a ciel sereno (o meglio non proprio sereno, però per rendere la metafora lo descriviamo così), ti portano nuovamente a dover stravolgere la tua vita.

Ti rendi conto che le parole d’ordine che usi, l’analisi che leggi e che propagandi (dalla guerra di sterminio verso le masse popolari, alla mancanza di un SSN all’altezza), sono cose che oggi più che mai tocchi con mano, e ti trovi a dover capire che fare. Inizia il percorso di chemioterapie e ti trovi per la prima volta nella tua vita in quella stanzetta piena di fili e flebo, fissando per ore tuo padre che pian piano perde forze e conoscenza. Sei in lotta perché da un lato vuoi essere forte ma dall’altro ti rendi conto di essere troppo giovane per affrontare tutto questo. Ma oggi i giovani non hanno più il lusso di poter essere spensierati, la crisi ci ha tolto anche questo. Quindi cadi ma ti rialzi, ti isoli ma trovi chi (a vario livello) ti tira su e ti sprona a dover continuare a lottare per te e per gli altri. Allora riprendi ma con una spinta nuova, con una rabbia e una dedizione mai avuta prima, con la consapevolezza maturata che nessuno si salva da solo e che tu, nel tuo piccolo, sei e devi essere un esempio, per i tuoi compagni e per i tanti giovani della tua classe.

Ebbene questo 2020 è stato un anno strano, ma da quest’anno posso dire che, nonostante tutto, esco con la consapevolezza che non abbiamo più niente da perdere, ma solo un mondo da conquistare. Con questa riflessione abbraccio tutti voi, con la consapevolezza che quest’anno se pur brutto, drastico e “mistico” sotto certi aspetti, sia stato un anno importante.

Avanti tutta compagne e compagni, buon 2021, che sia anche questo un anno di scelte, di avanzamenti e di crescita, per noi e per la nostra causa!

Una dedica speciale va ai miei compagni di sezione, che mai come quest’anno hanno tenuto insieme il collettivo e mi hanno insegnato che essere dirigenti significa anche affidarsi.

 

W la Carovana del nuovo PCI

W il P. Carc

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