Negli ultimi mesi attraverso gli organi di propaganda del Partito dei CARC, il giornale Resistenza e l’agenzia stampa Staffetta Rossa, abbiamo più volte lanciato la linea di far risalire la china al M5S. In cosa consiste questa linea? Il M5S, espressione del malcontento, dell’insofferenza e dell’indignazione delle masse popolari, è entrato a far parte del governo della Repubblica Pontificia che all’inizio di giugno 2018 ha preso il posto del governo delle Larghe Intese. Da allora la questione è: in che misura il M5S ha saputo e sa essere portavoce nella Repubblica Pontificia del malcontento, dell’insofferenza e dell’indignazione delle masse popolari?

La linea del “far risalire la china al M5S” non consiste nel far riprendere quota di consensi o fare il tifo perché ritorni la prima forza politica del paese. Nel lanciare questa linea partiamo dalla natura del M5S e da cosa occorre fare delle tante esperienze, consensi e relazioni per metterle al servizio degli interessi della classe operaie e delle masse popolari. Questo perché il percorso compiuto dal M5S fin dalla sua nascita e il bivio di fronte a cui si trova oggi sono incomprensibili se chi cerca di analizzarli non li lega alla crisi del sistema politico delle Larghe Intese nel nostro paese. Allo stesso modo, il contenuto della crisi del sistema politico delle Larghe Intese è incomprensibile a chi non considera il ruolo che il M5S ha avuto nel coagulare il malcontento e la sfiducia delle masse popolari nei partiti e negli esponenti della classe dominante e quello superiore che può avere se si ricongiunge alla base che lo ha votato anziché lasciarsi inglobare.

Risalire la china vuol dire, quindi, innanzitutto spingere tutti quegli esponenti del M5S (compresi quelli che nel frattempo stanno lasciando o hanno già lasciato il movimento) a portare fino in fondo le proprie aspirazioni a rompere l’abbraccio mortale con il PD e con le larghe intese, a sostenere le mobilitazioni e le lotte dei lavoratori, a denunciare sistematicamente quello che accade all’interno del governo e del parlamento, ecc. Il M5S non risalirà la china restando così com’è, la verità è che l’uno si sta dividendo in due e i comunisti insieme alle masse popolari organizzate devono preoccuparsi che la parte avanzata del movimento conduca la battaglia, conquisti gli indecisi e isoli la parte sottomessa e succube di Confindustria, della UE, degli USA e del Vaticano. Disinteressarsi di questo processo, che coinvolge centinaia di migliaia di operai, lavoratori, disoccupati e precari del nostro paese è da irresponsabili e ciechi.

Nel concreto ciò significa spingere gli esponenti del M5S a sfruttare senza riserve la posizione occupata, in ogni campo impedire nuove misure che attuano il programma comune della borghesia imperialista e abolire le vecchie, promuovere in ogni campo misure che curano gli effetti della crisi economica, ambientale, culturale e sociale e darsi i mezzi per attuare questa linea. Opporsi senza riserve vuol dire non limitarsi a contrastare le proposte del PD nel Consiglio dei Ministri e in Parlamento, ma coinvolgere nello scontro le masse popolari usando tutti i mezzi che essere nel governo mette a disposizione. Darsi i mezzi per attuare questa linea comporta promuovere la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari a suo favore, contro gli interessi dei capitalisti: le grandi opere inutili e dannose, la finanziarizzazione dell’economia a danno dell’economia reale che produce beni e servizi utili, la devastazione dell’ambiente, le aggressioni promosse dalla NATO, il programma comune della borghesia imperialista per attuare il quale i gruppi imperialisti europei hanno creato l’Unione Europea e la Banca Centrale Europea. Quindi comporta essere decisi ad affrontare lo scontro di interessi che contrappone il campo delle masse popolari al campo della borghesia imperialista ed essere decisi a vincere. Saranno gli irriducibili del PD a uscire dal governo e faranno la fine di Renzi, Calenda e simili. Per il M5S è anche l’unica via per sopravvivere e avanzare

 

Alcuni esempi – Primo esempio: la parlamentare Stefania Ascari ha depositato in parlamento un’interrogazione parlamentare in cui sostiene la battaglia dell’infermiere Marco Lenzoni, finito sotto consiglio disciplinare per aver denunciato le condizioni di igiene e sicurezza presenti nella sua azienda ospedaliera. Dare voce ai lavoratori, pretendere l’accesso a informazioni, atti e leggi che riguardano le lotte e le battaglie delle masse è certamente un pezzo del lavoro che ogni eletto del M5S può e deve svolgere con regolarità. Invitiamo in questo senso alla lettura del testo dell’interrogazione e l’intervista che abbiamo realizzato con l’Ascari.

 

Esperienza simile e altrettanto importante è quella della parlamentare Jessica Costanzo, deputata del M5S. Il tema è il sostegno da parte della parlamentare, sulla base del legame del M5S e il movimento No Tav, a Marcucci Maria Edgarda, attivista del Movimento No Tav rea di essersi recata in Siria a combattere l’ISIS a fianco delle guerrigliere curde dell’YPG. Si tratta un altro prezioso, seppur piccolo esempio, di come il M5S deve conquistarsi nuovi spazi di fiducia da parte delle masse popolari. Ecco il link del video:

 https://www.facebook.com/2073236682962436/posts/2856948321257931/?sfnsn=scwspwa

 

Le organizzazioni operaie e popolari devono incalzare, chiamare a contribuzione ognuno di questi esponenti del M5S decisi a invertire la rotta. Risalire la china implica per il M5S contribuire alla mobilitazione e all’organizzazione delle masse popolari a costituire organismi aziendali, territoriali e tematici e in particolare alla mobilitazione 1. degli operai delle aziende capitaliste condannate alla chiusura, all’esternalizzazione di reparti o di lavorazioni e alla delocalizzazione, 2. dei lavoratori delle aziende pubbliche condannate dalla privatizzazione (aperta o mascherata con la quotazione in Borsa) del settore ancora pubblico della produzione di merci e 3. dei lavoratori delle istituzioni pubbliche condannati dalla liquidazione dei servizi pubblici o dalla loro aziendalizzazione. Gli organismi operai e popolari hanno bisogno di rafforzarsi, coordinarsi e assumere il ruolo di nuove autorità pubbliche: risalire la china per il M5S implica quindi contribuire all’allargamento e al rafforzamento della rete del nuovo potere, il potere delle masse popolari organizzate.

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INTERVISTA ALLA PARLAMENTARE M5S ASCARI

 

Questa fase è densa di sollecitazioni, interne ed esterne al M5S, in Italia come al Parlamento Europeo: infatti, si sono da poco conclusi gli Stati Generali, momento di discussione interna al Movimento che ha e avrà importanti ricadute non solo sul percorso del M5S ma anche dell’attuale governo. Molto del dibattito, prima e durante, gli Stati Generali ha avuto come perno la questione del “ritorno alle origini del Movimento” per via di un sentimento diffuso da più parti descritto come una “perdita di identità”… Qual è il tuo bilancio degli Stati Generali e dei suoi esiti (esiti che sono ancora incerti e dibattuti)?

Gli Stati Generali sono stati un punto di inizio, credo sia giusto che il movimento si dia finalmente una struttura più organizzata. Credo inoltre che dobbiamo recuperare il rapporto con i cittadini, stare di più in mezzo alla gente, perché siamo nati “movimento” proprio per questa ragione.

 

Quali prospettive e tematiche secondo te sono da mettere al centro da qui ai prossimi mesi?

Credo che tra i temi più importanti vi sia la Giustizia, il lavoro, le famiglie che devono essere sostenute (asili nido, congedo parentale, lo smart working), la sanità pubblica gratuita ed efficiente; l’ambiente. Al centro di tutto c’è il cittadino e i suoi diritti, che devono essere sostenuti e tutelati.

 

La mobilitazione popolare è sempre stata la forza su cui il Movimento si è basato, diventando spesso un punto di riferimento (come per il Movimento NO TAP e in parte per il Movimento NO TAV, sentitisi poi traditi). Il ruolo storico, la natura del M5S, impone di rivolgersi soprattutto a questa mobilitazione.

Inoltre, il M5S si è, dalle sue origini, caratterizzato come forza politica espressione del malcontento e della mobilitazione popolare fino ad esprimere un ruolo di governo: arrivato a questo punto ha imboccato una china discendente che ha reso necessario il percorso degli Stati Generali. In particolare, il legame e la collaborazione con il Partito Democratico (un “abbraccio mortale” essendo il PD espressione delle Larghe Intese) è stato molto dibattuto prima e durante gli Stati Generali stessi.

Come valuti gli accordi di governo e quali prospettive vedi, ad esempio, nella battaglia per l’abolizione dei Decreti Sicurezza?

Le modifiche ai decreti sicurezza sono stati caldeggiati dallo stesso Presidente della Repubblica che in essi ravvisava elementi di incostituzionalità. La modifica dei decreti è una questione di civiltà, sono stati cancellati con voto definito in senato proprio il 18 dicembre, giornata mondiale del migrante. Con le modifiche approvate viene potenziato l’aspetto dell’accoglienza, grazie alla conversione di permessi di soggiorno in permessi di lavoro. Un’immigrazione dunque più controllata, che punta sull’emersione e sulla legalità.

 

Stante la situazione attuale crediamo sia importante che gli eletti usino i loro poteri per sostenere le mobilitazioni e le rivendicazioni dei lavoratori e dei cittadini ed effettivamente rispondi positivamente al tuo ruolo (ricordiamo il sostegno alle vertenze nel distretto carni del modenese, alla VM Motori di Cento di Ferrara, ecc.).

La tua circoscrizione è Modena e il 12 dicembre prossimo parteciperai al dibattito, promosso dal Consiglio Popolare di Modena, sull’attacco all’agibilità sindacale particolarmente grave a Modena e provincia. Qual è la situazione sul territorio e perché è importante intervenire ad un simile dibattito? Puoi anticiparci qualche riflessione che porterai in sala?

Come legislatore, ho presentato un emendamento per abrogare il “reato di blocco stradale” disposto nel decreto sicurezza del 2018. Un reato che ritengo ingiusto, e lesivo della dignità personale.

Le modifiche introdotte nel 2018 avevano infatti ampliato la portata dell’articolo 1 del decreto legislativo, estendendo la pena della reclusione da 1 a 6 anni anche al caso di impedimento o ostruzione alla libera circolazione con oggetti su strada ordinaria;

mentre la sola pena della sanzione amministrativa è stata mantenuta per punire un nuovo comportamento, prima estraneo dalla legislazione: l’uso del proprio corpo – e non di oggetti – per impedire la libera circolazione su strada ordinaria;

Queste norme hanno di fatto costituito un ostacolo all’esercizio, anche pacifico e non violento, del diritto di manifestare il proprio pensiero e di difesa dei propri diritti.

Per ora non ce l’abbiamo fatta, ma la mia battaglia personale per portare a casa questa modifica, ve lo assicuro, è ancora in corso.

Inoltre, proprio a partire dall’esperienza di questi scioperi e dalle denunce che i lavoratori modenesi hanno fatto rispetto ad un sistema di fatto di “caporalato industriale” e cioè di comportamenti scorretti, da parte di talune cooperative in materia di appalti, a partire da queste vostre importanti segnalazioni io ho presentato una proposta di legge, che finalmente ha iniziato il suo iter in commissione lavoro.

Una pdl che ha l’obiettivo di perseguire ed osteggiare questo particolare tipo di caporalato al fine di evitare o ridurre il più possibile, il verificarsi di situazioni di disparità di trattamento contrattuale tra lavoratori – una situazione davvero odiosa – perché queste persone svolgono le medesime mansioni all’interno dello stesso sito produttivo, ma dipendenti di aziende diverse.

Parliamo in questi casi di aziende che fra di loro hanno rapporti di appalto e sub appalto, non sempre genuini, spesso fonte di sfruttamento intensivo di lavoratori e di evasione o di elusione di imposte. Parliamo di casi che voi conoscete sin troppo bene, perché sono stati al centro delle vostre battaglie.

Le tantissime verifiche ispettive delle ITL, ma anche le inchieste della Guardia di Finanza al contrasto della somministrazione irregolare di manodopera che si sono verificate dopo le vostre denunce e dopo le mie interrogazioni al governo, spesso hanno appurato come dietro quelle situazioni si nascondevano appalti di dubbia legittimità.

se questa proposta domani fosse legge si renderebbe insensata e illegale una percentuale rilevante di esternalizzazioni (presumibilmente false) perché non economicamente convenienti.

sarebbero così salvaguardate le poche esternalizzazioni corrette (non legate al core business dell’impresa, ma connesse a meccanismi di ottimizzazione di attività “non core” dell’impresa, ad esempio: un affidamento di una logistica di magazzino a impresa professionale del settore, con autonoma gestione e organizzazione dei mezzi… etc). 

Questa modifica rappresenterebbe anche un importante strumento di aiuto all’attività ispettiva, attraverso le diffide accertative mirate al recupero dei differenziali economici/contributivi eventualmente correlati.

 

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