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[Italia] Covid, carcere e rivolte: in Campania i detenuti si ribellano e i familiari scendono in strada

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Novembre 18, 2020
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Campania: battiture nelle carceri e presidi nelle strade

Da alcuni giorni in Campania i detenuti protestano con battiture alle sbarre per rivendicare efficaci misure di prevenzione dei contagi e cure dei positivi.

La notte fra il 13 e il 14 novembre a Santa Maria Capua Vetere (CE) tre detenuti hanno tentato di raggiungere i tetti. A Poggioreale (NA) proseguono le proteste con battiture alle sbarre, la mobilitazione sta crescendo di intensità e i picchi del marzo scorso con accenni di rivolta. Anche a Secondigliano serpeggia la protesta.

https://www.carc.it/wp-content/uploads/2020/11/WhatsApp-Video-2020-11-14-at-10.38.06.mp4

A Napoli e in tutta la Campania i detenuti e le loro famiglie sono in agitazione: incrementi esponenziali dei contagi, mancanza di cure e la preoccupazione che la pandemia trasformi la detenzione in pena di morte presentano anche sul fronte delle carceri il conto del fatto che dopo lo scempio della prima ondata (in cui le rivolte sono state “sedate” con la violenza, i pestaggi e la morte di oltre 15 detenuti) autorità e istituzioni sono restate completamente immobili durante la tregua estiva per farsi trovare “impreparate” di fronte alla seconda ondata. I garanti dei diritti dei detenuti, Samuele Ciambriello a livello regionale e Pietro Ioia per la città di Napoli, hanno denunciato, anche in incontri con annessi presidi dei familiari presso la prefettura, che in Campania nel sistema penitenziario risultano contagiati più di 150 detenuti (di cui 6 ricoverati in ospedale) e oltre 200 tra agenti della polizia penitenziaria, personale medico e personale amministrativo.

Abbiamo sentito il garante dei diritti dei detenuti Pietro Ioia che ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: “al prefetto abbiamo esposto tutte le problematiche, servono misure urgente perché molto probabilmente esploderanno proteste dentro e fuori dalle carceri. I detenuti ne hanno fin sopra la testa perché i casi stanno aumentando del 100% ogni giorno sia a Secondigliano che a Poggioreale; i familiari hanno paura che i loro parenti detenuti escano morti dalle carceri. Già abbiamo visto un tumulto a Santa Maria Capua Vetere con tre detenuti che volevano salire sul tetto, mentre a Poggioreale la battitura continua tutti i giorni e non sono da escludere ulteriori tumulti. Sulla pelle dei detenuti non si scherza”.

La mobilitazione avanza in tutto il paese

Proteste dei famigliari anche a Torino per la sospensione dei colloqui in presenza fisica, ma la preoccupazione e la mobilitazione si stanno allargando a tutto il paese. Nella primavera scorsa avevamo sostenuto l’appello al mantenimento dei colloqui via Skype, sospesi dal Ministero con una decisione che ha il sapore della rappresaglia per le rivolte di marzo.

Scrivevamo nel marzo scorso:

“La rivolta nelle carceri, per quanto la stampa di regime cercherà di descriverla come una rivolta di abbrutiti e delinquenti che hanno “approfittato della situazione”, è manifestazione della malagestione del governo Conte 2 dell’emergenza “Coronavirus”, della sfiducia crescente nei confronti delle istituzioni e del tentativo di una parte delle masse popolari di ribellarsi alle insensate scelte del governo.

Per queste ragioni bisogna:

  1. Esprimere solidarietà, senza se e senza ma, alla popolazione carceraria colpita dalle misure repressive e in queste ore dalla violenza della polizia, che si mobilita per i propri diritti. Denunciare le 14 morti accertate nelle carceri, promuovere iniziative di denuncia pubblica e mobilitazioni, non farle passare sotto silenzio, pretendere verità e giustizia;
  2. Sostenere le lotte dei detenuti e delle famiglie dei detenuti, per impedire l’attuazione delle misure restrittive (divieto di colloquio, di socialità tra i detenuti, di chiamata ecc.) e sostenere le lotte per l’indulto e la scarcerazione delle pene minori per ridurre il sovraffollamento delle carceri. Legare questa lotta alla battaglia per una sanità pubblica ed efficiente che sia in grado di affrontare con le misure necessarie l’emergenza: ridurre le libertà dei detenuti non risolverà il problema del virus, invece lo risolverà l’azione del governo per potenziare la sanità pubblica rimettendo in moto i reparti chiusi degli ospedali, assumendo personale sanitario e requisendo le strutture private per creare nuovi posti letto per le terapie intensive;
  3. Vigilare sull’operato delle forze dell’ordine seguendo l’esempio di Vigilanza Democratica: vigilare sulla condotta dei “servitori” dello Stato è un dovere e un diritto, è una questione di interessi di classe. Vanno denunciati gli abusi e le violenze nella gestione dell’ordine pubblico, pretendere che siano rispettate le libertà democratiche, promuovere un’ampia azione di controllo popolare seguendo l’operato di Vigilanza Democratica.

Nessun ambito della società è impermeabile alla lotta di classe: rivoltiamo contro il nemico ogni attacco!”.

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