Testimonianza di un coordinatore delle Brigate Volontarie per l’Emergenza di Milano

La nostra salute è un’arma di difesa e attacco contro i nostri nemici.

I padroni provano ad ammazzarci ogni giorno col lavoro, con l’inquinamento e i tumori, con il cibo spazzatura e o in un frontale mentre torniamo dal lavoro. Con le droghe, l’alcol e le sigarette. Compito dei rivoluzionari è vendere cara la pelle. Dobbiamo prenderci cura di noi stessi e delle nostre comunità.
Oggi sono risultato positivo al tampone. Ho il Covid. Già da una settimana sono in auto-isolamento domiciliare. Mi sono preoccupato di avvisare compagni, colleghi, amici e la famiglia vicina e lontana. Ho avuto la febbre per qualche giorno, ma ora sto bene. Sono il primo membro delle Brigate Volontarie per l’Emergenza che ha contratto ufficialmente il virus in tanti mesi in cui centinaia di noi sono stati in prima linea per combatterlo.
Voglio cogliere questa occasione per condividere alcuni pensieri che mi hanno attraversato il cervello durante questi giorni di quarantena.

Tre tesi non esaustive e a caldo su Covid, salute pubblica, crisi dello Stato, compiti del movimento rivoluzionario.

1. Non cedere al Nichilismo. È un lusso che non ci possiamo permettere. Mai
La prima intima reazione, subito dopo aver appreso di essere positivo, è stata quella di abbandonarmi alle passioni tristi. Ho pensato a Berlusconi, Briatore, Bolsonaro, Boris Johnson, Donald Trump, Zingaretti e Fontana curati dai migliori medici al mondo e attenzionati h 24. Poi ho pensato al compagno Luis Sepúlveda, ai padri e alle madri di tanti amici seppelliti senza funerale. Uccisi non da Covid, ma dalla malasanità, dai tagli e dal disinteresse istituzionale. Non vi posso dire la natura esatta dei miei pensieri ma vi assicuro che erano cruenti e spietati. La lucidità però deve prendere il sopravvento. Come compagno, e soprattutto come coordinatore delle Brigate Volontarie, ho delle responsabilità ed è mia intenzione assumermele. Siamo stati 6 mesi in trincea, prima portando le spese e le mascherine e poi sostenendo le famiglie in difficoltà con i pacchi alimentari. Fino ad ora, grazie alla formazione serissima che abbiamo ricevuto da Emergency, nessuno di noi si era infettato nemmeno nei momenti più crudi della prima ondata.

Ora questo avvenimento va trasformato in monito ed azione. Sarà nostra premura essere ancora più zelanti e vigorosi nell’azione di prevenzione e sostegno alla popolazione proletaria perché la malattia, come ogni altra cosa del resto, segue la legge del materialismo: è un fatto di classe. I ricchi hanno il San Raffaele, Zangrillo e tutto il resto. I poveri hanno solo loro stessi e la solidarietà, la loro intelligenza e la loro pellaccia dura.

2. Uno Stato che non si prenda cura della salute dei suoi cittadini perde ogni tipo di legittimità. Se lo Stato non è in grado di fare ciò che deve, sarà che dovremmo assumerci la responsabilità di governare?
Alla data di oggi non ho ancora ricevuto una telefonata da parte di ATS. Non è stato il servizio sanitario nazionale, ma i miei compagni e i miei partner di Emergency a darmi le informazioni esatte su quello che dovevo fare, su che tipo di tampone era giusto prenotare e in che struttura. Sono stati sempre loro e il buon senso a darmi indicazioni su come dovevo comportarmi. Sono stato io stesso, non ATS, ad avvisare i miei contatti, a ricostruire i miei movimenti degli ultimi giorni. Prendiamo atto di un’ennesima, grottesca e caricaturale mancanza istituzionale: 25 DPCM, 80 task-force inter-istituzionali, ma ancora non esiste una voce unica che dica esattamente cosa fare in caso di contagio. Non esiste un’unità che faccia i tamponi gratuiti a domicilio per chiunque lo richieda nel giro di 24 ore (ciò vuol dire che anche rispettando i protocolli di auto-isolamento si deve attraversare la città per andare a tamponarsi). Il tampone nelle strutture pubbliche può produrre fino ad 8 ore di coda e relativi assurdi assembramenti. Quindi più che un tampone è un suicidio, sia per chi effettivamente è positivo che il contrario.

Invece, pagando 90 euro, si può ottenere un tampone privato in 48 ore. E chiaramente c’è gente che se ne fa uno alla settimana come i calciatori, i presentatori Rai, i rappresentanti delle istituzioni e i singoli cittadini ricchi. Un bimbo di 4 anni capirebbe che questa “libertà” non fa che appesantire il sistema sanitario generale, che i tamponi non devono essere liberi, ma eseguiti velocemente e decisi in maniera centralizzata. Cosa aspetta questo Stato di pagliacci a espropriare le strutture private, tipo San Raffaele, e mettere quelle risorse a disposizione della popolazione? Cosa aspettiamo noi a imporre con ogni mezzo scelte di questo tipo?

A Cuba trasmettono ogni giorno un cartone animato che spiega a tutta la popolazione qual è la norma da seguire, qual è il numero unico da chiamare e come comportarsi a seconda dei casi. Ogni giorno autobus dell’Esercito scaricano decine di medici in ogni quartiere che percorrono casa per casa per accertarsi delle condizioni di ciascuno e segnalare i casi gravi. In questo modo hanno sconfitto il Covid mesi prima degli altri Stati. I Cubani non potrebbero nemmeno credere che nel ricco e sviluppato occidente esistono quegli abomini che sono i “supermercati del tampone” che invece esistono qui da noi.

3. La salute della comunità e di ciascuno di noi è un terreno di scontro politico. Un terreno in cui dobbiamo combattere fino all’ultimo respiro. Perché semplicemente non possiamo perdere.
Ho la fortuna di fare parte di una comunità estesa e solida che conosce molto bene il valore della parola solidarietà. Non mi sono sentito solo nemmeno un secondo. Nel mio frigorifero non manca il cibo. Né mi manca il sostegno dei tanti che da vicino e da lontano si sono preoccupati per me, mi hanno incoraggiato o sostenuto. Ma chi non ha una rete di questo tipo? Chi non si può pagare 90 euro di tampone? Chi non ha nessuno che gli faccia la spesa? Le Brigate Volontarie per l’Emergenza nascono proprio a partire da questa semplice intuizione: solo il popolo aiuta il popolo!

Abbiamo iniziato durante il primo lockdown a portare la spesa a casa delle persone perché sapevamo che una serie di soggetti sarebbero stati abbandonati a loro stessi. Abbiamo avuto conferma di ciò che sosteniamo da anni: per i poveri e le fasce più deboli della popolazione non esiste altra condizione se non l’abbandono. O il riscatto. Abbiamo visto con i nostri occhi le disfunzioni, la disinformazione e il menefreghismo più spietato. Madri positive in quarantena con 4 figli a casa, senza reddito né nessun tipo di assistenza. All’ospedale a una hanno diagnosticato il collasso polmonare e poi le hanno detto di prendere vitamine e Tachipirina. Sono state le Brigate a riempire il frigo di questa famiglia. A chiamare ogni giorno nella speranza di sentire quella voce tisica e labile. Siamo stati sempre noi a sentire al telefono i pianti disperati, le ansie e le paure. Nel frattempo la serie A e l’ufficio del Governatore Fontana faceva un tampone ogni 3 giorni. Tutelare le nostre collettività, i nostri territori e gli spazi che abitiamo è un nostro dovere proprio perché lo Stato non lo fa. Abbiamo il compito di informare i nostri, trasmettere comportamenti virtuosi, preservare l’igiene e la buona salute di tutti e tutte quelle che ci stanno intorno. Limitare i vizi, il cibo spazzatura, praticare sport insieme e informare tutti sulle norme, sono senz’altro buone pratiche da mettere in campo. Ad esse si deve aggiungere un programma forte e chiaro di rivendicazioni sociali e politiche immediatamente comprensibili dai proletari.

Per un programma minimo:
– tamponi gratuiti (o a prezzo di costo) per tutte le persone a rischio;
– esproprio immediato delle strutture private che devono essere messe a disposizione del servizio sanitario nazionale e chiusura dei “supermercati dei tamponi”;
– tamponi di massa non individuali, ma di gruppo. Per azienda, scuola, ufficio o squadra sportiva. In maniera tale da poter comprendere il reale livello di infettività rispetto un certo ambito umano, risparmiare risorse e ottimizzare il monitoraggio;
– informazioni certe e univoche sui protocolli da seguire. Cessare immediatamente la buffonata dei DPCM e delle ordinanze che si contraddicono l’un l’altra e non fanno che aumentare la confusione;
– considerare la quarantena come una malattia che va pagata. Stanziare immediatamente risorse adeguate per tutti coloro che perdono il lavoro o riducono il proprio reddito a causa delle complicazioni sanitarie;
– potenziare il servizio di monitoraggio e informazione di ATS. È imbarazzante che per tracciare i contatti di un positivo passi una settimana quando va bene. È ancora più imbarazzante che un potenziale positivo resti nel limbo per giorni prima di avere una risposta definitiva;
– assumere in massa medici e infermieri di prossimità partendo dagli studenti ancora non laureati. Stanziare le risorse necessarie a formare personale. Rinforzare il sistema dei medici di base perché è ovvio che un’emergenza non si cura negli ospedali;
– costruire dei centri medici di prossimità in ogni quartiere. Dei consultori generali collegati con ATS che possano dare informazioni precise e orientare i cittadini;
– disporre case comuni per affrontare insieme la quarantena pensando a tutti gli uomini e sopratutto a tutte quelle donne che non possono affrontare la quarantena in casa propria perché non hanno una casa sicura, non sono autosufficienti o non hanno una rete di appoggio abbastanza vasta;
– riconoscere il lavoro di cura dei volontari e delle volontarie. Stanziare dei fondi per sostenere l’attività di organizzazioni tipo le Brigate Volontarie per l’Emergenza che hanno svolto e continuano a svolgere una funzione sociale di primaria importanza che salva vite e riduce la pressione sul sistema sanitario, già a rischio di collasso;
– Covid Tax patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione da cui ottenere le risorse necessarie per sostenere la crisi sanitaria e sociale che stiamo vivendo.

Valerio Ferrandi
Coordinatore delle Brigate Volontarie per L’Emergenza
Milano, 15 ottobre 2020

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