Rilanciamo l’esperienza della rivista “Spunta verde”, il foglio di informazione e coordinamento nato a sostegno della lotta degli operai Whirlpool di Napoli; un foglio scritto dai lavoratori, per i lavoratori.

Scarica qui il giornalino n.0 Whirlpool “Spunta verde”

La rilanciamo perché esperienza d’avanguardia per promuovere il confronto e l’organizzazione tra gli operai all’interno dello stabilimento di Napoli, tra gli operai dei diversi stabilimenti Whirlpool e del suo indotto e anche tra tutti gli operai in mobilitazione contro lo smantellamento dell’apparato produttivo nel paese e per un lavoro utile e dignitoso per tutti.
Un’esperienza che serve da esempio per tutti gli operai in mobilitazione e che si rifà all’esperienza dei consigli di fabbrica degli anni ’70, da cui gli operai possono trarre utili insegnamenti per l’oggi.

A seguito di un balletto durato due anni, i vertici dell’azienda hanno confermato la chiusura dello stabilimento per il 31 ottobre prossimo. A distanza di due anni, tra accordi calpestati, promesse rimaste sul tavolo, piani industriali farlocchi e misure insufficienti paventate l’unica soluzione utile e realistica è la nazionalizzazione dell’intera Whirlpool e del suo indotto. L’Italia è uno dei paesi dove le conquiste strappate dal proletariato alla borghesia negli anni in cui il movimento comunista nel mondo era forte sono più importanti e quanto resta di esse basta a renderla un paese poco appetibile per i capitalisti industriali. Salvaguardare l’apparato produttivo del paese e i suoi settori strategici è una delle battaglie decisive e la via è la nazionalizzazione. L’epidemia da Covid ha mostrato l’importanza di una direzione centralizzata della produzione che rendesse possibile gestire la produzione di beni necessari e quando utile la riconversione. Nazionalizzare non deve significare né sostegno pubblico per far rimanere in piedi l’azienda né tantomeno la creazione di un ennesimo “carrozzone pubblico” per la gestione speculativa della Whirlpool, ma deve invece significare principalmente far funzionare la produzione e la distribuzione nel settore degli elettrodomestici, il diritto a un lavoro utile e dignitoso e compatibile con la salute e l’ambiente. È una battaglia che si si inserisce all’interno della lotta per una sovranità nazionale che questi mesi di pandemia hanno mostrato essere aspetto prioritario per poter attuare molte delle misure necessarie, come la riconversione e la produzione di beni necessari. L’unica via perché questa nazionalizzazione avvenga è che venga imposta dalla lotta degli operai della Whirlpool e che la portino avanti non affidandosi alle ennesime promesse o a tavoli istituzionali, ma che tengano in mano l’iniziativa e che si dotino autonomamente di un piano di produzione e funzionamento degli stabilimenti.

Gli operai della Whirlpool di Napoli non possono più aspettare, devono usare la lotta dei prossimi giorni per rafforzare la loro organizzazione e costituire un consiglio di fabbrica che vada al di là di ogni tessera sindacale e promuovere anche l’unità sindacale contro la chiusura; c’è bisogno dell’intelligenza, delle idee e delle proposte di tutti per alzare il livello di questa lotta che rappresenta un esempio per la classe operaia di tutto il paese. Non possono più aspettare soluzioni che vengono dall’alto, ma devono dotarsi di un piano preciso per la Whirlpool; e per farlo possono avvalersi del sostegno e del contributo di docenti, tecnici, ingegneri, come già fatto con la proposta di fare dello stabilimento luogo di ricerca e sviluppo per la facoltà di ingegneria e quindi per il settore degli elettrodomestici in Italia.
Nel percorso per imporre la nazionalizzazione e non far chiudere la fabbrica gli operai della Whirlpool di Napoli non sono soli e devono innanzi tutto promuovere il coordinamento con gli altri stabilimenti Whirlpool e del suo indotto. In questo senso il foglio “Spunta Verde” ha un importante ruolo di connessione e organizzazione. Attraverso la rivista gli operai dello stabilimento di Napoli possono arrivare agli operai degli altri stabilimenti e trattare i tentativi dei padroni di spezzare il fronte degli operai con assunzioni e la prospettiva che la chiusura dello stabilimento di Napoli significhi più lavoro e sicurezza per gli altri stabilimenti. Il foglio è strumento anche per chiamare alla solidarietà e all’unità di classe; perché la vittoria alla Whirlpool di Napoli non è in contrasto con il lavoro degli altri stabilimenti, ma anzi rappresenterebbe una vittoria per tutta la classe, una vittoria che rafforzerebbe il campo degli operai in lotta indebolendo quello dei padroni! La diffusione nazionale di Spunta Verde, in tutti gli stabilimenti, è quindi funzionale al coordinamento, alla solidarietà e all’unità. Noi, come Partito dei CARC contribuiremo alla diffusione del foglio negli stabilimenti Whirlpool in cui interveniamo in tutta Italia, promuovendo l’organizzazione e il coordinamento tra stabilimenti.

Il 31 ottobre la fabbrica di Napoli non deve chiudere e per questo gli operai devono promuovere un fronte ampio di solidarietà che riguardi anche il resto della classe operaia e dei lavoratori della città, come avvenuto con l’esperienza Napoli non molla, e del paese: dagli operai dell’AVIO, a quelli della FCA di Pomigliano o del Porto di Napoli, dagli OSS e infermieri che lottano per lo scorrimento delle graduatorie dell’ospedale Cardarelli ai disoccupati organizzati, fino a tutte le altre organizzazioni operaie impegnate nella battaglia contro lo smantellamento di produzioni strategiche (FCA, ILVA ecc.).
Si tratta quindi di allargare il fronte della mobilitazione e fare della fabbrica e del suo piazzale un centro politico e sociale per non lasciare un centimetro di terreno, ma al contrario conquistarne. Gli operai devono far vivere la fabbrica e portare al suo interno le proprie famiglie, gli operai, i lavoratori e i disoccupati di Napoli, gli operai in pensione della Ignis e poi della Indesit con le loro esperienze sui consigli di fabbrica, le organizzazioni operaie e i coordinamenti nazionali, come quello sulla siderurgia. Devono portare davanti alla fabbrica, a loro sostegno per impedirne la chiusura, tutti gli esponenti politici, sindacali e della società civile che a Napoli e in Italia si oppongono al corso delle cose promosso dai partiti delle Larghe Intese portandoli a agire unitariamente, perché si facciano promotori della nazionalizzazione, perché siano presenti al fianco degli operai e perché usino il loro ruolo per promuovere il coordinamento e la mobilitazione attorno alla loro lotta. È il momento di inchiodare alle loro affermazioni anche tutti gli esponenti delle istituzioni locali e nazionali come De Magistris, De Luca e Patuanelli. Per questo possono avvalersi anche dell’esperienza della Rational di Massa e del confronto con gli operai che condussero la battaglia contro la chiusura.

Questo è il momento di far applicare la Costituzione e imporre la nazionalizzazione senza indennizzo, di indennizzi ne sono stati dati a sufficienza già in passato.
Non sono i padroni a essere forti, sono gli operai e le masse popolari che devono imparare a far valere tutta la loro forza!

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