Operai e masse popolari di Piombino e della Val di Cornia devono coordinarsi per imporre un governo di emergenza!

L’incontro svolto al MISE il 7 ottobre dopo l’ennesimo rinvio ha messo di nuovo in chiaro che le promesse elettorali servivano solo a catturare consensi, prendere tempo e proseguire sulla via della morte lenta di uno dei più grandi siti siderurgici del nostro paese, oltre che cercare di arraffare i soldi pubblici in arrivo per il COVID.

Anche il governo Conte 2 si presta al balletto con i tentennamenti nell’erogare milioni di euro per tappare i buchi di JSW nonostante il ricatto occupazionale e i conti scoperti a fornitori e indotto, che rischiano di far saltare altri posti di lavoro in una Val di Cornia già martoriata: se ne riparla a dicembre e quindi si continua a fiaccare operai da anni in CIG, a mantenere i siti inquinati del SIN e, irresponsabilmente, a non indicare soluzioni: dove è finito il piano per la siderurgia di cui ciancia da mesi il ministro M5S Patuanelli?

Non ci è voluto tanto tempo a Jindal per passare dai milioni di investimenti promessi, al Piano Industriale promesso, alle bonifiche, a chiedere 30 milioni da utilizzare per gli smaltimenti delle strutture arrugginite e 100 milioni in prestito. E, mentre Patuanelli afferma che aver dato Taranto in mano ad Arcelor-Mittal è stata “una cazzata”, la Sottosegretaria Morani tira fuori dal cilindro Nardi (il “buono” di Piombino!!) affidandogli un nuovo incarico.

Eppure, solo il 25 settembre Morani stessa sosteneva che: “il Governo ha fatto la sua parte, ora procedere rapidi con accordi su investimenti e bonifiche ambientali e sullo stabilimento Jsw di Piombino, dove potrebbe essere anticipata la realizzazione del forno elettrico” e che nella riunione del 7 ottobre ha avuto il suo massimo splendore tra chi giocava all’asta sul prezzo della sua costruzione! Che dire dell’amministrazione Ferrari, in totale silenzio?!

In ultimo (ma non per importanza) viene Carrai, noto personaggio inquisito per finanziamento pubblico ai partiti che già da due anni sedeva in consiglio di amministrazione della JWS, dopo che favorì l’incontro tra il colosso dell’acciaio indiano e l’imprenditore di supermercati algerino Rebrab e che oggi ripropone la costruzione di navi e, non a caso, nelle carte dei magistrati che lo hanno inquisito spuntò il nome dell’armatore Vincenzo Onorato, presidente di Moby, Tirrenia e Toremar. Chi ha orecchie per intendere, intenda!

Se a questo aggiungiamo l’intento di costruire un rigassificatore – leggasi inceneritore – alla maniera classica del PD, il cerchio si chiude.

Non intendiamo limitarci alla (tanta) denuncia, né a dipingere scenari catastrofici prossimi futuri; come Partito dei CARC da anni veniamo a Piombino per promuovere lo sviluppo, il coordinamento e l’azione delle organizzazioni operaie e popolari che già ora sono presenti in gran numero sul territorio cittadino, dal CSP all’Associazione Toffolutti, ad Amici di Vittorio fino a Camping Cig.

Serve che la miriade di associazioni che animano il tessuto sociale di Piombino si coordinino e avanzino nell’unica direzione possibile che è quella di imporre dal basso le misure che servono al territorio. Nel concreto vuol dire avanzare nel:

  • confrontarsi collettivamente su quello che occorre alla città per far fronte alle mille problematiche che l’affliggono: fare inchiesta, capire e ragionare insieme su problemi e soluzioni. Problemi e soluzioni sono comuni e attengono alla gestione scriteriata dei governi nazionali e di quelli locali sempre più proni agli interessi di speculatori e affaristi;
  • una volta individuati problemi e soluzioni occorre: agire sull’amministrazione locale per imporle l’attuazione delle misure che sono state individuate dal basso e, parallelamente, cominciare ad attuare quelle soluzioni che il coordinamento degli organismi operai e popolari ha la forza e le possibilità di attuare. Avanzare, quindi, nella sperimentazione di iniziative dal basso che servano ad alimentare la mobilitazione popolare e l’iniziativa indipendentemente da ciò che il governo locale fa o non fa: della serie se Ferrari non fa dobbiamo fare noi! Cominciare con piccole esperienze come, ad esempio, iniziative quali scioperi al contrario obbligando l’amministrazione a retribuirli, per la rimessa in sesto del territorio usandoli nell’ottica di mobilitare e organizzare i disoccupati e i cassa integrati. Iniziative simili danno forza e fiducia, aprono una via, mostrano che le soluzioni (concrete) esistono che la lotta per creare posti di lavoro utili e dignitosi è l’unica via per far fronte non solo al problema occupazionale ma anche a quello del degrado e dell’abbandono del territorio, delle strutture pubbliche (come scuole e ospedali) e via dicendo.

La combinazione di questo movimento (obbligare l’amministrazione ad agire e agire direttamente per quel che è possibile fare) creerà le condizioni necessarie a imporre, dal basso, nostri governi dei territori: cioè governi che rispondano realmente alle esigenze delle masse popolari, governi che siano espressione dei loro interessi. L’esperienza dell’amministrazione Ferrari dimostra che vincere le elezioni non basta, che cacciare il PD non basta, che delegare al “nuovo” non è sufficiente: ciò che è essenziale è il protagonismo popolare e a Piombino il potenziale per sprigionarlo esiste; il punto è che, una volta individuate le soluzioni (come ha fatto Camping Cig con il piano dei Lavori di Pubblica Necessità), non bisogna delegare all’amministrazione la loro attuazione ma obbligare l’amministrazione a farlo. Se non lo farà verrà sostituita, da chi? Da coloro che le organizzazioni operaie e popolari selezioneranno nell’ambito della lotta per attuare i loro interessi: contano le parole e non i fatti.

In secondo luogo, è fondamentale agire sul piano tanto locale quanto regionale e nazionale.

Si sono appena concluse le elezioni regionali e i risultati sono stati impietosi per tutte quelle forze che si dichiarano contro il sistema delle Larghe Intese: dal M5S passando per Toscana a Sinistra fino ai partiti comunisti. Ebbene, l’unico modo per (ri)guadagnare la fiducia delle masse, per dare senso alla loro esistenza (dato che proseguendo su questa china scompariranno) è sostenere in modo incondizionato l’azione delle masse popolari. In particolare il M5S che ha conquistato due consigliere regionali, Galletti e Noferi, deve usare tutto quello che l’essere all’opposizione in consiglio regionale e al governo a livello nazionale consente per andare in questa direzione. Le organizzazioni operaie e popolari devono mettere con le spalle al muro gli esponenti di quelle forze politiche e sindacali che affermano di essere differenti dal PD, dalla Lega e da Fratelli d’Italia: devono chiamarli in causa, andarli a prendere e costringerli a sostenere tutte le loro iniziative.

Tornando alla giunta Ferrari essa ha bloccato, almeno formalmente, il raddoppio della discarica di Rimateria e non a caso ha “perso” Gelichi e Guerrazzi della Lega che erano contrari. Il passo su cui sospingerla sta nell’applicazione dei Lavori di Pubblica Necessità, proposti dal Camping CIG e approvati da tutte le forze politiche del consiglio comunale per poi seppellire il progetto in un cassetto. Ebbene, su questo terreno bisogna far confluire l’appoggio, il sostegno delle masse popolari piombinesi e di tutte le forze politiche e sindacali!

E ancora, i milioni di euro in arrivo dalla UE devono essere impiegati nelle bonifiche del SIN, nella ristrutturazione e potenziamento dell’ospedale di Villa Marina, per il rilancio della ferrovia, l’assegnazione di luoghi di riunione e aggregazione fra le decine di proprietà comunale che giacciono vuoti. Questa è la nuova “frontiera” su cui misurare la giunta Ferrari, su cui misurare anche le cosiddette forze di opposizione e verificare la loro volontà di riscossa, di attuazione della Costituzione di cui parlano spesso. Per misurarle bisogna stare col fiato sul collo alla giunta: chiamare audizioni popolari in cui discutere dell’arrivo di questi denari, come impiegarli, imporre il controllo popolare sulla loro spesa; anche in questo caso bisogna chiamare le forze politiche e sindacali a sostenere l’iniziativa dal basso.

Questo è quello che abbiamo davanti e la prospettiva politica su cui è necessario organizzarsi, coordinarsi, rafforzare il fronte unito di Piombino contro questi faccendieri e pescecani che di Piombino vogliono solo farne opportunità per ingrassare le proprie tasche. 

Questo è la realtà che non lascia scampo, se la pratica rimane confinata a tavoli di trattativa istituzionali che si dimostrano sempre più volutamente inconcludenti per alimentare la sfiducia e la rassegnazione.

Prendere in mano la situazione è indispensabile dettando i tempi e dotandosi di un “piano di guerra” per far fronte allo smantellamento dell’apparato produttivo, della città e del paese, da parte di multinazionali e padroni nostrani col tacito consenso del governo nazionale, regionale e locale. Il Partito dei CARC come sempre sosterrà con ogni mezzo questa battaglia che è possibile vincere. La forza dei lavoratori quando si unisce a quella delle masse popolari con l’obiettivo di prendere in mano il proprio destino, è inarrestabile.

Avanti operai della ex Lucchini, avanti Piombino!

Difendere la fabbrica con ogni mezzo necessario unirsi ai colleghi di tutto il paese per dare un futuro ecocompatibile e pianificato a tutta la siderurgia! Unirsi alle masse popolari del territorio!

Costruire un governo di emergenza popolare che ci faccia avanzare verso il socialismo, il futuro dell’umanità!

 

Federazione Toscana del P.CARC

 

 

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