Una ricostruzione
Era il 2009 quando l’allora Ministro dell’Interno Maroni introduceva nel suo “pacchetto sicurezza” le ronde di cittadini “contro l’immigrazione clandestina e il degrado”, una misura che di fatto sdoganava le squadracce fasciste e razziste e la caccia agli immigrati.
A luglio 2009, durante la Festa di Resistenza a Marina di Massa, la prima ronda locale di questo tipo, promossa da Stefano Benedetti (oggi Presidente del Consiglio Comunale di Massa!), veniva respinta dalla ronda popolare antifascista e antirazzista promossa dal P.CARC e dall’Associazione di Solidarietà Proletaria con il contributo anche di molti compagni e compagne del territorio.
Lo scontro tra ronde, condito da provocazioni poliziesche, portò all’arresto di tre antifascisti tra cui Alessandro Della Malva.
L’eco di quella manifestazione e dell’immediata mobilitazione promossa in tutto il Paese per la liberazione dei tre compagni raggiunse i media nazionali e ne scaturì un’accesa polemica che portò figure istituzionali ed esponenti della società civile a chiedere lo scioglimento delle ronde volute da Maroni.
Il P.CARC si fece promotore della linea di organizzare “10, 100, 1000 ronde popolari antifasciste e antirazziste” e, in particolare in Toscana, ciò si tradusse nella creazione di coordinamenti per formarle.
L’11 ottobre 2009, al Circolo 1° Maggio di Pistoia, era in corso una riunione di questo nascente coordinamento quando fece irruzione la polizia. Il pretesto fu che poco lontano dal luogo della riunione, poche ore prima, era stata danneggiata la sede di Casa Pound. Si trattava di una provocazione poliziesca orchestrata dall’allora Questore di Pistoia Maurizio Manzo, una provocazione che prevedeva anche l’introduzione nel Circolo di un borsone, contente chissà cosa, che doveva servire ad aggravare la situazione dei compagni. L’individuo, tra l’altro mai identificato, che doveva assolvere a questo compito, venne però notato da un compagno e ciò evidentemente lo indusse a desistere dalla sua missione.
Con l’operazione contro gli antifascisti, la Questura di Pistoia ha ottenuto l’arresto di 5 compagni, fra cui Alessandro Della Malva (l’unico a scontare oltre tre mesi di carcerazione preventiva), tutti imputati di devastazione e saccheggio, reato per cui vengono comminati 9 anni di carcere anche per una vetrina infranta e una scrivania rovesciata!
La montatura orchestrata contro il nascente coordinamento era la rappresaglia per i fatti di Marina di Massa di 3 mesi prima e anche il tentativo di intimidire tutto il movimento popolare e antifascista.

Fascisti e polizia uniti contro il movimento antifascista
Al momento dei “danneggiamenti” nel circolo fascista Agogè erano presenti due persone: Massimo Dessì (responsabile di Casa Pound Pistoia) e Alessandro Tomasi (allora Consigliere Comunale di Alleanza Nazionale e attuale Sindaco di Pistoia). Massimo Dessì dopo aver affermato di non aver riconosciuto nessuno di quelli che avevano fatto irruzione nella sede, dopo colloqui e confronti con la Polizia è diventato, come per magia, un testimone chiave per il riconoscimento dei compagni. Durante il processo di primo grado è emerso chiaramente che tutto l’impianto accusatorio era in mano alla Questura: era la Questura a imbeccare i testimoni dell’accusa e a formulare ricostruzioni e circostanze che avrebbero dovuto inchiodare i compagni imputati. Sono emersi chiaramente anche i legami di amicizia e sostegno, tutt’altro che isolati e sporadici, fra poliziotti e fascisti.
Tuttavia, sia per le palesi incongruenze e forzature dell’accusa, sia per la mobilitazione che il P.CARC ha messo in campo, il processo di primo grado si è concluso con l’assoluzione di 5 imputati e la condanna per Alessandro Della Malva e un altro compagno. Contro le condanne è stato fatto ricorso, ma il Tribunale di Firenze non ha mai celebrato il processo di appello ed esse si sono quindi prescritte.
È utile aprire una parentesi per comprendere meglio tutta la questione. Casa Pound mandava sistematicamente un suo emissario, un personaggio di spicco della zona, ad assistere alle udienze del processo: si trattava di Gianluca Casseri, lo stesso che il 13 dicembre del 2011, in via Dalmazia a Firenze, ha ucciso a sangue freddo due persone, Samb Modou e Diop Mor, e ne ha ferite altre tre solo per il colore della loro pelle e per il fatto che erano immigrati.

Il Tribunale condanna gli antifascisti a diventare finanziatori degli stragisti assassini di Casa Pound
Dopo 11 anni da quei fatti, a fronte della prescrizione dei reati (con il processo di Appello mai celebrato, motivo per cui Alessandro Della Malva non ha neppure fatto ricorso per l’ingiusta detenzione subita) spunta “dal nulla” una condanna per via civile a risarcire i fascisti. Il 15 settembre scorso il Tribunale di Firenze ha confermato il risarcimento di 8.000 € all’associazione fascista Agogè e al suo responsabile Massimo Dessì. 
Con questa sentenza, 11 anni dopo, il Tribunale di Firenze ha avallato la montatura poliziesca dei vertici della Questura di Pistoia contro gli antifascisti, ha riconosciuto ai fascisti piena legittimità e agibilità e ha condannato gli unici che si sono mobilitati concretamente per attuare la Costituzione a risarcire una banda di assassini razzisti.

Alessandro non pagherà nessun risarcimento!
Non è questione di difesa della Costituzione, perché essa è ormai un guscio vuoto, si tratta anzi di far vivere concretamente i diritti che le masse popolari hanno conquistato con la vittoria della Resistenza sul nazifascismo. La Costituzione oggi è una lista di buoni propositi che sono stati violati anche dai governi della “sinistra”, dai suoi appassionati sbandieratori, dai ripetitori seriali di citazioni e articoli tratti da essa che però nella pratica hanno contribuito a calpestarne il contenuto. In parole povere dai promotori dell’antifascismo padronale.
Attraverso le condanne pecuniarie (multe, risarcimenti, ecc.) le autorità giudiziarie cercano di strangolare gli operai e i lavoratori: in questo caso, la sentenza di Firenze obbliga chi ha già affrontato la repressione per contrastare l’istituzionalizzazione delle squadracce fasciste anche a risarcire i fascisti, a diventarne finanziatori. E questo nel silenzio assordante di moltissimi di coloro che fino al 20 settembre si sono sperticati nella campagna referendaria perché “la Costituzione e la democrazia sono in pericolo”.
Per una serie di condizioni che lo rendono possibile, Alessandro Della Malva non risarcirà nemmeno di un centesimo i fascisti, non diventerà loro finanziatore.
È una decisione questa tutt’altro che simbolica: non piegarsi alla sentenza vuol dire far vivere concretamente i valori della Resistenza di cui la stessa Costituzione è frutto.
La Costituzione non può essere difesa a parole, va difesa applicando nella pratica le sue parti progressiste e oggi questo significa, sempre più spesso, violare leggi e sentenze promulgate da chi, invece di esserne il massimo garante, se ne serve per garantire gli interessi della classe dominante.

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