C’è bisogno di fiducia, di forza e di audacia per mettere da parte la concorrenza elettorale e costruire un fronte unito nella battaglia contro i partiti delle Larghe Intese (lo schieramento che va dal PD a Forza Italia, passando per la Lega e Fratelli d’Italia). Senza questo fine e senza fomentare l’organizzazione della classe operaia e delle masse popolari in comitati, consigli e collettivi che sostengono e si costituiscano in un nuovo governo della regione come del Paese, il Parlamento e le elezioni restano un gioco di marionette, per pupazzi.

Il 20 e 21 settembre si sono tenute in Campania le elezioni regionali insieme al voto sul Referendum per il taglio dei parlamentari. L’esito di entrambe le consultazioni elettorali conferma la crisi del sistema politico delle Larghe Intese. Ovunque, nel Paese, quello schieramento, presentatosi con una finta alternativa tra PD e “polo Berlusconi” ed al netto di mega-coalizioni elettorali e percentuali di vittoria che sembrano “bulgare”, ne escono con le ossa rotte. Tanto le Regionali, dove quasi la metà degli aventi diritto al voto, ossia oltre due milioni di elettori, si è astenuto, che il Referendum costituzionale hanno mostrato come l’indignazione popolari e il distacco delle masse verso la politica borghese accresce e si allarga.

I dati parlano chiaro: il PD perde voti (passa dal 20 al 17%), Forza Italia prosegue nel suo tracollo (dal 18 al 5%), la Lega, dopo la sbornia di voti delle elezioni europee, non va oltre il 5% e Fratelli d’Italia stabile al 6%. Un tracollo che ha portato, in Campania come in altre regioni, i partiti delle Larghe Intese a mettere in piedi mega coalizioni con decine di liste civetta e centinaia di candidati. Su tutte, la lista “De Luca Presidente” passata dal 4 al 13% e altre liste e listarelle che hanno raccolto principalmente dall’elettorato di centrodestra, oltre a una piccola quota dai delusi del M5S. Prova ne sia anche il fatto che la campagna elettorale del centrodestra capitanato da Caldoro praticamente mai è partita proprio per paura di sottrarre voti a De Luca.

Nel campo delle forze politiche anti Larghe Intese variamente declinate (dal M5S a Potere al Popolo fino alla lista Terra) i risultati sono stati ben al di sotto delle aspirazioni dei loro promotori. Il M5S è passato dal 17% del 2015 al 10%, perdendo voti che in parte sono confluiti su De Luca e, in gran parte, sono finiti nell’astensione. Nonostante l’esito del voto, il M5S resta la seconda forza politica della Campania (in alcune zone anche la prima) e quella che ancora rappresenta il malcontento, l’insofferenza e l’indignazione delle masse popolari contro il sistema delle Larghe Intese.

La sconfitta del M5S, però, c’è ed è pesante. Da questa deve trarre gli insegnamenti giusti e fare bilancio della sua esperienza. In questi giorni Di Battista, Lezzi e tanti attivisti (perfino qualche ex) stanno rilanciando la necessità di discutere dei problemi del M5S che non sono “allearsi o non allearsi con il PD” o “cambiare il capo politico” o “riorganizzare questa o quella piattaforma online”. L’aspetto decisivo per gli attivisti del M5S è quello di alimentare una lotta interna e, se necessario, “sparare sul quartier generale”: dire chiaramente che il tracollo del M5S è cominciato quando un movimento che si diceva contro le Larghe Intese ha accettato di costituire il governo del Paese con forze espressioni a vario titolo delle Larghe Intese, ossia prima con la Lega e poi con il PD.

Oggi al M5S serve rompere l’abbraccio mortale col PD e mantenere la rottura con la Lega per porsi alla testa di un fronte unito contro le Larghe Intese che porti fino in fondo le aspirazioni e la fiducia che le masse popolari gli avevano accordato: rompere con i poteri forti, con la NATO, con il Vaticano e con la UE per imporre quelle misure urgenti che servono alle masse popolari, a partire da un lavoro utile e dignitoso per tutti, per contrastare gli effetti più gravi della crisi generale del capitalismo.

Il M5S deve allearsi con chi nel concreto e non a parole è disponibile a far parte di questo fronte e imporre un governo che agisca secondo gli interessi delle masse popolari e contro quelli dei padroni, dei parassiti, degli sfruttatori e dei loro partiti. Mediare tali interessi è illusorio e porta alla sconfitta.

Potere al Popolo e Terra si sono spartiti 50-60mila voti raccolti dall’elettorato più marcatamente di sinistra: segno che la linea che entrambi si sono dati di raccogliere voti dai delusi del M5S e dall’astensione è stata una linea che non ha pagato. All’interno del campo anti Larghe Intese la concorrenza è nociva e l’illusione di poter raccogliere voti delegittimando o accusando di tradimento l’una o l’altra forza che insiste nello stesso elettorato non paga.

Bisogna rompere con l’elettoralismo e il “cretinismo parlamentare” (Lenin): proporsi come megafoni, rappresentanti o mediatori degli interessi delle masse popolari nelle istituzioni borghesi non è la strada giusta! Questa concezione è alla base dell’attuale debolezza e frammentazione delle forze che provengono dalla disgregazione del PRC (e prima del “grande” PCI). Per questo diciamo che i comunisti devono promuovere la costruzione di nuove autorità e istituzioni (i Consigli di fabbrica nelle aziende, le organizzazioni popolari nei territori) conformi agli interessi delle masse popolari, che funzionino su loro mandato, che siano da esse formate, che agiscano sulla base dei loro interessi alternativi e antagonisti a quelli della classe dominante.

Illudersi di risolvere i problemi delle masse popolari in parlamento o in consiglio regionale senza contemporaneamente svolgere questo lavoro significa non aver compreso la principale lezione dall’esperienza del M5S: governare un paese, una regione o un comune negli interessi delle masse popolari senza darsi gli strumenti e le istituzioni necessarie per poterlo fare (amministrazioni locali d’emergenza, azione da nuove autorità pubbliche da parte di comitati d’azienda o di territorio, ecc.), conduce alla sconfitta e chi in questa fase promuove consapevolmente questa linea è uno sprovveduto o un imbroglione.

Serve un fronte anti Larghe Intese! La prospettiva migliore per le forze che vanno dal M5S, Dema, Potere al Popolo, il PRC, il PCI che fa capo ad Alboresi, il PC che fa capo a Rizzo e le altre è che agiscano il più possibile alleati tra loro a sostegno degli organismi operai e popolari (comitati di lotta, consigli di fabbrica, collettivi studenteschi, ecc.) unendo quello che l’elettoralismo divide. Costruendo le condizioni per poter marciare unite anche dal punto di vista elettorale. Le prossime amministrative di Napoli, previste nel 2021, danno questa opportunità che sarebbe oltremodo stupido non cogliere. Questa forze, per unirsi in un fronte anti Larghe Intese, devono lanciarsi fin da ora in azioni di rottura

  • senza esitazioni e reticenze (tipiche degli elettoralisti che non vogliono apparire tali);
  • senza pregiudizi vicendevoli e ammettendo che il M5S è la forza che, sul terreno elettorale, ancora oggi rappresenta il malcontento, l’insofferenza e l’indignazione delle masse popolari contro il sistema delle Larghe Intese;
  • presentando proprie liste indipendenti o liste civiche di coalizione non solo tra gruppi della sinistra di vecchio tipo, ma soprattutto con quella di nuovo tipo qual è il M5S. ll M5S si alleerebbe? Bisogna far leva sul fatto che a livello comunale il M5S è molto debole e a livello regionale è in imbarazzo: il PD preme perché il M5S nelle regioni e nei comuni si allei con il PD, cosa a cui, però, è contraria una parte importante del M5S e la sua base.

Per giunta, non porsi oggi come obiettivo primario la lotta contro le Larghe Intese e specificamente il PD ad ogni livello, principale fautore delle politiche “lacrime e sangue” a danno della classe operaia e delle masse popolari, nonché, sul piano nazionale, contro i cedimenti del governo Conte 2 allo stesso PD è il modo più efficace per rafforzare la Lega.

Questa la strada su cui si misurerà la lungimiranza e l’adesione agli interessi delle masse popolari del M5S, di PaP e delle organizzazioni politiche facenti parte della lista Terra.

In questa prospettiva il Partito dei CARC – Federazione Campania continuerà a lavorare chiamando immediatamente i consiglieri M5S eletti, ma anche i candidati di PaP e Terra non eletti e le rispettive organizzazioni politiche, a misurarsi e sostenere attivamente tutte le iniziative necessarie nell’interesse della classe operaia e delle masse popolari nella nostra regione: dalla lotta contro la chiusura di Whirlpool Napoli alla tenuta della Jabil a Caserta, , dalla lotta contro le speculazioni edilizie e sanitarie connesse alla costruzione di sistemi modulari integrativi come nel caso dell’Ospedale del Mare di Napoli o di quelli degli ospedali di Caserta e Salerno per giunta mai entrati in funzione a fronte, invece, del depotenziamento, quando non proprio della chiusura, di ospedali irrinunciabili come il San Gennaro o il Loreto Mare sempre a Napoli a quella contro gli odiosi provvedimenti repressivi spiccati nei confronti dei lavoratori della Sanità imbavagliati con i vincoli di “fedeltà aziendale” pur di non far trapelare le condizioni vergognose in cui versano gli ospedali e, quindi, le responsabilità politiche di chi ne ha avuto competenza, dal conto che bisognerà chiedere al nuovo vecchio governatore della Campania quanto a finanziamento pubblico a strutture sanitarie private convenzionate per servizi mai erogati fino alla lotta per lo scorrimento delle graduatorie degli OSS in un momento in cui di personale sanitario negli ospedali della Campania ce n’è bisogno più che mai stante l’incremento esponenziale dei contagi da Covid; dalla lotta contro l’affare dello smaltimento dei rifiuti tra discariche e inceneritori a quella di contrasto alle politiche di devastazione ambientale connesse, ad esempio, al traforo del Partenio tra l’avellinese e il beneventano, al raddoppio della linea EAV che prevede il traforo della collina del Varano nello stabiese o all’ulteriore cementificazione della costa regionale come l’allargamento del Porto di Napoli a est comporterebbe.

Questioni cruciali sulle quali si misurerà, in un verso o nell’altro, tanto l’azione di governo che la capacità delle forze politiche e sociali sane attive sul territorio di costruire un’alternativa credibile e incisiva al governo di “figli di” e amici degli amici.

C’è bisogno di fiducia, di forza e di audacia per mettere da parte la concorrenza elettorale e mettere su un fronte unito nella battaglia contro gli occupanti abusivi del nostro territorio e del nostro Paese. Senza questo fine e senza promuovere e fomentare l’organizzazione degli operai e delle masse popolari in comitati, consigli e collettivi che si costituiscano in un nuovo governo della regione e del Paese in antagonismo alle autorità vigenti, un’Amministrazione locale di emergenza e un Governo di emergenza popolare che facciano fronte agli effetti più gravi della crisi, “il parlamento – regionale o nazionale sia – nonché le stesse elezioni restano un gioco di marionette, per pupazzi.

 

 

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