Il 13 agosto si è tenuto all’interno della Festa di Riscossa Popolare nazionale che abbiamo organizzato a Marina di Massa il tavolo di confronto sull’esperienza delle brigate di solidarietà e altri organismi simili nate durante l’emergenza Covid-19.

Sono intervenuti esponenti dell’Occupazione di Via del Leone (Firenze), di Giovani in Solidarietà (Colle Val d’Elsa), di Pisa Brigante, del Comitato Spesa Solidale (Perugia), della Brigata di Quarto, della Casa Rossa (Massa), della Brigata del Circolo ARCI Ravacciano (Siena), della Brigata Solidarietà Popolare Milano Sud (Milano), del coordinamento Brigate Volontarie per l’Emergenza (Milano) e di una brigata di Parigi.

Le esperienze, pure molto diverse, hanno tutte alcuni caratteri comuni che sintetizziamo.

Innanzi tutto nascono sulla base della nuova situazione oggettiva creata dall’emergenza Covid-19, che ha causato un salto di qualità nella crisi economica, sociale e politica del capitalismo, ha creato in tutto il paese una situazione di emergenza sanitaria ed economica per le masse popolari cui le istituzioni borghesi non hanno saputo né voluto fare fronte efficacemente, perché avrebbe significato rompere con questo sistema cui sono invece funzionali, dimostrando a milioni di persone i precisi interessi di classe che servono. Proprio in questa situazione si inserisce l’azione delle brigate: tutte le brigate che sono intervenute sono nate da organizzazioni popolari in qualche modo già esistenti, ma che la situazione oggettiva ha spinto a fare un salto di qualità, raggiungendo masse popolari che prima non riuscivano a coinvolgere, strutturando un lavoro e un’organizzazione superiore, sviluppando in pochi mesi larghi coordinamenti sui propri territori.

 

Facendo fronte ad esigenze concrete cui le istituzioni della classe dominante non davano risposta le Brigate sono riuscite a porsi in una certa misura come punti di riferimento alternativi nei territori e quartieri dove agivano, embrioni di quello che può e deve diventare un nuovo sistema di governo popolare dei territori e del paese. La questione per i comunisti deve essere: come valorizzare questo risultato ai fini della costruzione del Nuovo Potere delle masse popolari che deve prendere in mano il paese con la rivoluzione socialista?

La via per farlo è in generale lavorare per sviluppare il lavoro di radicamento delle Brigate nei territori, perché divengano sempre più compiutamente punto di riferimento per le masse popolari della zona, e a sviluppare il coordinamento con il resto delle organizzazioni operaie e popolari del paese, per costituire ed imporre amministrazioni locali e infine un governo del paese di emergenza popolare, che prendano le misure urgenti necessarie a fare fronte alla crisi sanitaria, economica ed ambientale.

O le brigate saranno parte della costruzione dell’alternativa popolare al sistema della borghesia o saranno da questo assorbito, finiranno per istituzionalizzarsi o per esaurirsi per mancanza di prospettiva. Le condizioni sono mature: l’emergenza Covid-19 ha dimostrato a milioni di persone quanto siano incapaci e criminali le istituzioni della borghesia, quanto sia marcio il suo sistema che è sufficiente un virus per mandare all’aria; l’esperienza delle brigate, assieme alle mobilitazioni dei lavoratori per imporre le misure necessarie a fare fronte all’emergenza, dimostrano come le masse popolari organizzate possano fare meglio e prendere in mano potenzialmente la gestione del paese, se impareremo a fare in grande ciò che oggi sperimentiamo in piccolo. 

 

Dalle esperienze riportate nel dibattito sono emerse numerose tendenze che vanno nel senso che indichiamo.

1- Continuare e allargare la distribuzione dei pacchi spesa e allargare la rete dei sottoscrittori.

E’ per certi versi l’attività più basilare, ma non scontata, ed è fondamentale poiché è l’attività che su cui le Brigate si sono guadagnate il riconoscimento delle masse popolari.

Dagli interventi emergono diverse vie che non sono in contraddizione una con l’altra.

A Milano le Brigate, tramite la collaborazione con Emergency, ricevono tonnellate di pacchi spesa donati da Esselunga, che distribuiscono poi nei quartieri in cui intervengono, raggiungendo centinaia di famiglie.

A Pisa i compagni dello Spazio Popolare sant’Ermete (non presenti ma la cui esperienza è stata riportata) hanno organizzato cortei e assemblee nei supermercati per imporre che donassero cibo alle famiglie in difficoltà, anche a fronte dei rincari e speculazioni che hanno fatto durante l’emergenza.

Il Comitato Spesa Solidale di Perugia ha invece costituito un gruppo di spesa solidale con cui, oltre a riuscire a distribuire i pacchi spesa, sostengono e entrano in contatto anche con i piccoli produttori della zona soffocati dalla concorrenza della GDO.

Giovani in Solidarietà di Colle Val d’Elsa ha organizzato un banchetto alimentare davanti alla Conad per ricevere donazioni di cibo e le ha distribuite la sera stessa a diverse famiglie che si sono recate presso il supermercato.

 

2- Elevare la relazione con chi riceve i pacchi spesa e svilupparne la mobilitazione.

Anche qui sono state diverse le esperienze.

Alcune Brigate hanno organizzato momenti ricreativi, ad esempio i compagni di Pisa Brigante hanno organizzato un cineforum in quartiere, strumento per cominciare anche a costruire una relazione con le famiglie che vada oltre la sola spesa solidale.

Varie Brigate sono riuscite poi a coinvolgere alcuni di quanti ricevono i pacchi nelle operazioni necessarie a distribuirle, primo passo per superare una relazione di mero assistenzialismo.

Infine alcune esperienze più avanzate sono riuscite a sviluppare anche un rapporto più politico, facendo inchiesta tramite questionari, costruendo assemblee di quartiere o di paese, come fatto dalle brigate di Perugia e Colle Val d’Elsa, coinvolgendo chi riceve i pacchi in lotte rivendicative, come fatto sempre dai compagni di Perugia per imporre la distribuzione dei buoni spesa o come le già citate assemblee nei supermercati organizzate a Pisa.

E’ emerso dal dibattito come le Brigate siano state strumento per raggiungere e mobilitare persone che prima non raggiungevamo. E’ fondamentale concepirle quindi anche come una scuola pratica dove educarci ed educare le nuove persone che raggiungiamo all’autogestione e alla lotta di classe, dove chi è più avanti deve insegnare a chi è più indietro e impariamo a fare a meno della borghesia e delle sue istituzioni.

 

3- Allargare il campo di intervento delle Brigate

E’ dall’esperienza fatta con la consegna dei pacchi e tramite il lavoro di inchiesta fatto da alcune brigate che sono emersi nuovi campi in cui alcune brigate stanno intervenendo o ragionando di intervenire

La Brigata di Via del Leone (Firenze) e quella di Colle Val d’Elsa stanno ragionando di intervenire sulla questione del diritto alla casa, i secondi assieme all’Unione Inquilini chiedendo un canone imposto per gli affitti, perché emerge come principale problema dei loro territori dall’esperienza fatta fin ora.

Sempre la Brigata Giovani in Solidarietà, come quella di Milano Sud, vogliono intervenire sul tema del lavoro, individuando i lavori che servono e censendo i disoccupati che possono farli, organizzando scioperi al contrario, mobilitandosi per imporre la creazione di nuovi posti di lavoro, facendo inchiesta, sportelli legali, mobilitazione su lavoro, casa, scuola a seconda del contesto concreto (Firenze, Perugia, Colle Val d’Elsa)

Il Comitato di Spesa Solidale di Perugia, oltre alla già citata mobilitazione per l’ottenimento dei buoni spesa e la costituzione di un GAS, hanno organizzato degli sportelli legali col supporto di avvocati per agevolare le richieste di sussidi, rispondere anche sul piano legale agli sfratti, ecc.

Come emerge dalle esperienze riportate, le Brigate devono allargare il loro campo di intervento per dare risposte più generali, politiche, ai problemi della povertà e disoccupazione (e gli altri problemi, come quello della casa, che vi sono connessi) cui hanno risposto fino ad ora principalmente con la solidarietà, con i pacchi spesa, risposta che è però ovviamente parziale e limitata.

 

4- Rapporto con le istituzioni

E’ forse uno dei temi più controversi e che suscita dibattito. Gli approcci messi in campo sono stati differenti, anche a seconda del contesto concreto. Alcune Brigate hanno agito totalmente indipendentemente dalle istituzioni locali, come quelle di Pisa, Perugia o quelle di Quarto cui numerosi membri sono stati anzi denunciati. Queste ultime sono però riuscite a muovere una parlamentare ex M5S, la Nugnes, che ha fatto un’interrogazione parlamentare sulla vicenda.

Altre, come quelle di Milano, hanno invece un rapporto col Comune, attraverso Emergency, che hanno usato per avere agibilità, spazi, e che costringe il Comune a riconoscere in una certa misura le brigate

Altre, come quella di Colle Val d’Elsa o sempre quelle di Perugia e Quarto, sono intervenute sul Comune dall’esterno per spingerlo a prendere le misure che individuano come necessarie, la prima con una lettera aperta alla città che indica le soluzioni che il Comune deve prendere per i problemi della città, le altre due con una mobilitazione per l’erogazione dei buoni spesa, che a Quarto si è risolta con le denunce sopra citate.

L’aspetto che emerge è che si può, e quindi si deve (chiaramente a seconda delle condizioni e possibilità concrete), intervenire sulle istituzioni, non tanto allo scopo di far riconoscere o accettare le Brigate, ma per metterle di fronte alla scelta tra il sostenere l’attività delle brigate senza riserve o smascherarsi davanti alle masse per il loro carattere antipopolare.

 

5- Sviluppare il coordinamento territoriale e nazionale tra brigate, sostenere altre mobilitazioni e coordinarsi con resto organizzazioni operaie e popolari

E’ emerso un forte impulso al coordinamento tra le brigate e tra queste e il resto delle organizzazioni operaie e popolari. A Firenze le diverse brigate si sono “divise” il territorio cittadino per intervenire al meglio, a Perugia si sono coordinate nel Comitato di Spesa Solidale varie realtà cittadine, a Milano si è formato sin da subito un coordinamento cittadino delle varie brigate strutturato sulle diverse zone della città, che riesce a coprire interamente, che mette insieme realtà anche molto diverse che prima comunicavano difficilmente. Le brigate di Milano stanno infine organizzando una festa delle Brigate per il 18/19/20 settembre, che sarà occasione per sviluppare un’azione comune e il confronto tra le brigate ed il legame con altre realtà popolari, soprattutto rispetto al tema della sanità.

Alcune brigate hanno supportato le lotte degli operai, la brigata di Quarto (NA) solidale con gli operai della Prysmian, la brigata circolo Arci Ravacciano (Siena) che ha partecipato ai flashmob degli insegnanti e Giovani in Solidarietà di Colle Val d’Elsa, solidali con la lotta degli operai Whirpool. Questi ultimi hanno supportato anche la mobilitazione degli studenti rispetto ai problemi della didattica a distanza e stanno, come detto, relazionandosi con la locale Unione Inquilini per costruire una campagna sul diritto alla casa.

Infine le brigate di Milano hanno partecipato come tali ai cortei dei sindacati di base e sono state protagoniste, assieme ad alcuni di questi, ai lavoratori dello spettacolo, a comitati in difesa della sanità, di momenti di mobilitazione per cacciare la giunta regionale responsabile della criminale gestione dell’emergenza in Lombardia.

 

Queste sono le principali tendenze e pratiche emerse. Si tratta di sistematizzarle e renderle pratiche condivise tra le diverse brigate. L’aspetto fondamentale è concepirsi fin da subito come una nuova autorità pubblica, un embrione della nuova società che vogliamo costruire, dandoci via via i mezzi per diventarlo sempre più compiutamente, per affermare con azioni di lotta e sempre più con azioni dirette gli interessi delle masse popolari, le misure che servono per fare fronte alla crisi sanitaria ed economica. 

L’aspetto di prospettiva per le brigate è coordinarsi con il resto delle organizzazioni operaie e popolari -con quanti hanno dimostrato di fare gli interessi popolari quando le istituzioni borghesi pensavano solo a continuare la produzione per Confindustria e a speculare sui morti- al fine sviluppare il confronto, lo scambio di esperienze, la condivisione delle pratiche, fino a porsi il comune obbiettivo di imporre un Governo di emergenza dei territori e del paese che prenda le misure necessarie a fare fronte agli aspetti peggiori della crisi sanitaria ed economica, premessa per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista, unica vera soluzione al virus del capitalismo.

 

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