Domenica 16 agosto si è conclusa la Festa nazionale della Riscossa Popolare. Si è conclusa l’unica manifestazione politica di questi mesi estivi a Massa caratterizzati dal perdurare della crisi sanitaria, dagli effetti della crisi economica e sociale e dall’aggravarsi della crisi politica nel nostro paese.

Al di là del successo di partecipazione ai dibattiti, ai momenti di socialità e di sana aggregazione, intendiamo concentrarci su tre aspetti che indichiamo come insegnamenti per tutti coloro che aspirano a che tutto sia “meglio di prima” e che sono attivi nella lotta contro gli effetti della crisi.

1. Abbiamo organizzato e condotto la festa conducendo una estenuante lotta contro i tentativi di divieto e i colpi bassi dell’Amministrazione comunale di Massa. L’abbiamo realizzata non per “un capriccio”, ma perché eravamo e siamo profondamente convinti dell’importanza che le masse popolari e i lavoratori si riapproprino e conquistino spazi di agibilità politica, confronto e discussione in una fase in cui, con il pretesto dell’emergenza sanitaria, autorità e istituzioni cercano invece di negarli. I lavoratori sono obbligati a produrre per i padroni, ma sono vietate (o scoraggiate) assemblee sindacali, momenti di mobilitazione e di manifestazione, ad esempio. Lottando per la realizzazione della festa abbiamo riaffermato il diritto di organizzazione e mobilitazione per tutte le masse popolari. La Festa nazionale della Riscossa Popolare è stata l’unica manifestazione politica dell’estate a Massa, ma confidiamo che la strada che abbiamo aperto realizzandola sia perseguita da associazioni, sindacati, comitati e collettivi. Ci siamo assunti la responsabilità di garantire la sicurezza dei partecipanti e abbiamo dimostrato che dove e quando le masse popolari sono informate, sensibilizzate e responsabilizzate è possibile costruire momenti collettivi nel rispetto della salute di tutti. Ne traiamo un orientamento che rilanciamo a ogni organismo popolare: le masse popolari organizzate possono fare di più e meglio per i loro diritti di ogni autorità e istituzione borghese. Con buona pace dell’Amministrazione che ha “dichiarato guerra” alla Festa nazionale della Riscossa Popolare mostrandosi ancora una volta succube degli interessi di pochi a danno degli interessi e dei diritti delle masse popolari.

2. Nella fase di preparazione e nella fase di svolgimento della Festa abbiamo promosso varie iniziative per dimostrare che le masse popolari organizzate hanno la capacità di individuare i problemi che le affliggono (contrastando la guerra fra poveri) e di organizzarsi per affrontarli. Con gli scioperi al contrario alle Villette e al Pomario, con la rimessa in sesto della cabina del book crossing di via delle Pinete, con il sostegno alla mobilitazione degli insegnanti e a quella per il diritto alle spiagge libere, la Festa si è “fusa” con le lotte del territorio, sedimentando, giorno dopo giorno, una nuova e superiore coscienza: senza i padroni le masse popolari possono fare tutto e meglio. Con questo spirito – e  con gli insegnamenti che traiamo da questa esperienza – guardiamo alle mobilitazioni di queste settimane e a quelle che caratterizzeranno i prossimi mesi: promuoviamo la riscossa delle masse popolari affinché siano decise e risolute nell’imporre un loro governo di emergenza che faccia fronte agli effetti della crisi.

3. Ai dibattiti, ai tavoli tematici, alle assemblee hanno partecipato decine di lavoratori, operai, animatori di mobilitazioni e reti sociali: essi sono la testimonianza diretta della necessità e della volontà di discutere del presente e del futuro del paese. A tutti coloro che hanno partecipato mandiamo un ringraziamento particolare perché, ognuno a modo proprio, essi sono la linfa del cambiamento necessario per il nostro paese.

Infine, un ringraziamento alle centinaia e centinaia di persone che hanno in vari modi attraversato la manifestazione. Senza l’aiuto di tanti, la festa non sarebbe stata possibile. Senza il contributo di ognuno (dai fornitori ai commercianti che hanno elargito una sottoscrizione economica, dagli operai della zona ai gestori dei campeggi che hanno ospitato compagni e compagne da tutto il paese, fino alle associazioni democratiche), da soli, non saremmo riusciti a vincere i tentativi con cui l’Amministrazione ha cercato di impedire lo svolgimento della Festa. E questa è, se possibile, una ulteriore dimostrazione delle radici di una città e di una provincia che sono e rimangono profondamente piantate nei valori della Resistenza. Quei valori che impugniamo per elevarli ancora: non solo per affermare che “le manovre dei reazionari non passeranno”, ma anche come fondamenta della società nuova che stiamo costruendo.

Salutiamo in ultimo l’Associazione Cerbaja che si è ancora una volta dimostrata sensibile alle esigenze di un territorio che ha bisogno e voglia di cambiamento. Abbiamo collaborato con serenità e abbiamo avuto modo di verificare ancora con quanto amore il parco di Ricortola sia gestito al servizio della popolazione. Anche questo ha contribuito alla riuscita della Festa e, anche in questo caso, la riuscita della Festa ha contribuito a rafforzare una tendenza positiva sul territorio apuano.

Non aspetteremo un anno per tornare a incontrarci. I tempi che viviamo impongono che ci si mobiliti da subito. Ci rivedremo presto, con tutti coloro che a vario titolo hanno partecipato alla Festa, nelle assemblee, nelle mobilitazioni, nella lotta per aprire una strada nuova al nostro paese. E per tutti quelli che hanno partecipato alla festa e vogliono attivarsi tutto l’anno nel territorio massese, ci incontriamo nella sede di Via San Giuseppe Vecchio, è quello uno dei luoghi della riscossa popolare della città. Costruirla, la riscossa popolare, dipende anche da te!

 

La commissione Festa della Riscossa Popolare 2020

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