I mesi della pandemia hanno prodotto sui giovani in particolare, ma non solo, effetti psicologici gravi, o meglio, hanno esasperato elementi di fragilità psicologica che erano già presenti prima.
Nei decenni i giovani (precisiamo che parliamo sempre dei giovani delle masse popolari, i rampolli della borghesia non hanno questi problemi: la questione dirimente è infatti quella di classe, non l’età anagrafica) sono stati etichettati dai vari ministri di turno con gli epiteti più vari: negli anni ’60 e ’70 erano i ribelli, poi sono diventati bamboccioni e “choosy” (schizzinosi), oggi sono gli smidollati, i fragili.

Abbiamo scritto a più riprese che la crisi terminale del sistema economico capitalista ha effetti anche sul piano politico, sociale, morale, ecc. L’emergenza Covid-19 non ha creato di per sé nessun problema nuovo, ha semmai messo in luce quelli che erano i problemi preesistenti del mondo capitalista. Parlando con gli studenti, abbiamo notato che una grossa fetta di loro soffre in forme e a livelli diversi di episodi di ansia, attacchi di panico o addirittura di depressione. L’opinione pubblica si scandalizza: “Ma come? La depressione a 20 anni? Io alla loro età ero così pieno di vita!” o al massimo si interroga restando però alla superficie del problema: “È un male dei nostri tempi, passerà”. Ecco, questo non ci serve. Chi si concentra sui giovani in quanto categoria sbaglia approccio, perché quella che bisogna guardare è la società nel suo complesso, a come essa si è modificata e agli effetti della sua trasformazione.

Proviamo a metterci nei panni di uno studente, di un nostro giovane lettore che sente di avere questo malessere ma non sa bene perché, che pensa di essere sbagliato, che crede di essere lui il problema. A questo giovane noi diciamo subito che no, che le cose non stanno così, come ora lui se le immagina.

A scuola e all’università i professori gli proclamano e gli insegnano che siamo tutti uguali, che abbiamo tutti le stesse possibilità, che se vogliamo una cosa possiamo raggiungerla, ecc. Poi però, lui esce fuori dall’aula e vede nella sua pratica che non è come gli raccontano, che non può dedicarsi al suo hobby se i soldi non ci sono, che non può studiare Storia all’università perché “sennò non troverà lavoro”, che non ha la possibilità di farsi viaggi all’estero come fa invece il figlio del grande imprenditore, che se vuole continuare a studiare deve trovarsi un lavoro perché la famiglia non lo può aiutare, che a volte un impiego lo deve trovare per forza perché sennò a casa non si mangia. Con la pandemia ha visto anche che, rispetto al suo coetaneo più fortunato, non può seguire bene le lezioni online perché non ha la connessione o il computer adatti, perché ha altri fratelli in casa e la stanza è una sola o per mille altri motivi. E allora come può credere che siamo tutti uguali?
Il suo senso di inadeguatezza aumenta anche perché la tv, i social, i giornali gli dicono che deve essere perfetto, forte, invincibile. I problemi ci sono, ma vanno nascosti il più possibile, mai dare l’impressione di essere deboli. Nel migliore dei casi le fragilità, per certi versi tipiche della sua età, diventano vera e propria ansia: ansia da prestazione per il raggiungimento di un obiettivo, ansia di non riuscire a stare al pari degli altri, ansia di non superare l’interrogazione, il test o l’esame, ansia di finire la scuola e non sapere cosa fare nella vita. Tuttavia, il nostro giovane può farcela, può riuscire a raggiungere gli obiettivi che si pone nella misura in cui è disposto non solo a enormi sforzi e sacrifici personali, ma anche e soprattutto a calpestare gli altri, a rinnegare, in cambio di una carriera assicurata, la sua stessa classe di provenienza, a passare sul cadavere di quanti sono nelle sue stesse condizioni, a fare gli interessi dei padroni, a diventare in definitiva “come i padroni”.
Se poi i problemi per il nostro giovane diventano troppo grandi e anche l’apparenza non può essere più mantenuta, allora c’è sempre lo psicologo che ti dice che devi accettarti per come sei, che puoi sì elaborare il tuo disagio, ma che in fondo il tuo senso di inadeguatezza te lo porterai dietro per sempre. E se lo psicologo non basta, allora si passa allo psichiatra: sei depresso? Ti senti inadeguato? Prendi gli psicofarmaci e vedrai che (rimbambito) starai meglio! Xanax prescritto come fosse Zigulì… Si “curano” i sintomi, ma non la causa del male che non è certo imputabile al nostro giovane, ma a quello che c’è fuori da lui. Non troverà infatti mai psicologo o psichiatra disposto a dirgli che per mettere mano alla vera radice dei suoi problemi, l’unica cura da seguire è adoperarsi in prima persona pe cambiare la società marcia in cui vive.
Il nostro studente non sa cosa gli riserva il futuro, si sente spesso impotente, non ha fiducia che le cose andranno come sperava o come gli dicono a scuola. Sente mille campane, mille cose diverse, ma nessuna di quelle lo convince come è normale che sia e la confusione regna sovrana. Cerca allora un contesto, un ambito, una nicchia nella quale sente di avere il controllo o che lo fa evadere, che lo frastorni. E allora via ai mille mondi virtuali, all’uso delle droghe, alla ricerca di mondi “alternativi” dove rifugiarsi (le comuni isolate, le autoproduzioni, la “decrescita felice”), talvolta anche allo studio compulsivo e totalizzante (non è importante la materia che si studia, ma l’approccio ad essa). In sintesi: questo mondo non mi piace, non credo di poterlo cambiare per come vorrei, quindi ne cerco un altro. In tutto questo non ho alleati, sono solo contro tutti.

Per parlare al nostro giovane, quindi, dobbiamo allargare il ragionamento a ciò che è fuori da lui. Gli stati di ansia, la depressione, le malattie mentali e i mille problemi a essi collegati aumentano esponenzialmente nei periodi di crisi, questo è un fatto documentato. Perché la rovina della classe dominante ha enormi effetti anche sulle masse popolari, la rovina del sistema capitalista in putrefazione ha effetti nefasti su tutti: quella che nella società borghese è la malattia incurabile dei giovani, in realtà è l’inquietudine di chi non si sottomette “naturalmente” al corso corrente delle cose.
Ebbene, noi diciamo a questo giovane che non deve andare per forza così, che non deve rassegnarsi “al suo destino” sperando di cavarsela in qualche modo. Il destino non esiste: lo costruiamo noi con la consapevolezza che è possibile cambiare le cose per il meglio. Noi non illudiamo questo giovane come fanno la borghesia e la Chiesa, non gli diciamo che “andrà tutto bene” quando non è affatto vero. Ma diciamo con certezza che il futuro è nelle nostre mani, che possiamo e dobbiamo darci i mezzi per cambiare questa società, fornirli a lui e a tutti gli altri decisi a intraprendere questo cammino.

Scriviamo spesso che il modo migliore per un giovane delle masse popolari di dare seguito alle sue aspirazioni è partecipare alla lotta di classe, a volte lo ripetiamo a mo’ di slogan, ma è davvero così. Ogni giovane, ogni elemento delle masse popolari che si sottrae al sistema di intossicazione della borghesia e decide di dedicarsi alla lotta di classe per la costruzione del socialismo, è una possibilità in più per tutta l’umanità.
A questo giovane diciamo di unirsi alla Carovana del (nuovo)PCI, di partecipare alle attività promosse dalla parte più sana delle masse popolari: dalle brigate volontarie per l’emergenza alle associazioni sportive, di organizzarsi con i suoi compagni per formare un collettivo, di unirsi ai tanti organismi giovanili e studenteschi che esistono sul territorio, di guardare al mondo esterno come qualcosa che possiamo cambiare.

Caro compagno, caro giovane che stai leggendo questo articolo, la società in cui non ti sentirai più un esubero, dove non sarai mai utilizzato come carne da macello, nella quale non ti sentirai più “sbagliato” o “inadeguato” ma dove, anzi, potrai esprimerti al meglio, realizzare le tue potenzialità e diventare così membro attivo di una collettività che guarda fiduciosa al futuro, può esistere. Questa società è il socialismo e spetta a tutti noi, anche a te, costruirla.

Non perdete tempo a imparare un mestiere che non farete!
Imparate a fare la rivoluzione socialista!

La borghesia imperialista e il clero sprofondano il nostro paese in una tragedia senza fine. La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti sprofonda il mondo intero in una barbarie sempre più grave in cui si combinano crisi economica, disoccupazione e miseria, abbrutimento morale, degrado intellettuale, devastazione del territorio, crisi ambientale, guerre e delitti di ogni genere. Tutto questo non è casuale, non è neanche fatale: è l’effetto della seconda crisi generale del capitalismo che nel 2008 è entrata nella sua fase acuta e terminale.
Questo corso delle cose cambierà quando le masse popolari dei paesi imperialisti riusciranno a organizzarsi sotto la guida del movimento comunista che sta rinascendo anche nel nostro paese. Allora esse spazzeranno via la borghesia imperialista e il suo clero con il loro marcio e criminale sistema di relazioni sociali e di relazioni internazionali e a partire dai paesi imperialisti instaureranno il socialismo in tutto il mondo. La rinascita del movimento comunista è quindi il compito decisivo, quello che deciderà il corso e l’esito della lotta delle masse popolari. Il primo paese imperialista che romperà le catene del sistema imperialista, mostrerà la strada e aprirà la via anche agli altri paesi. Esso sarà sostenuto dalle masse popolari organizzate di tutto il mondo. L’Italia può essere questo paese, ha tutte le condizioni per esserlo e sta a noi comunisti italiani promuovere la rivoluzione socialista nel nostro paese.
Il (nuovo)Partito comunista chiama i più generosi tra i giovani a dedicarsi a questa impresa, come settanta anni fa il primo Partito comunista chiamò i giovani d’allora alla Resistenza: a farla finita con il fascismo e il nazismo e con il sistema sociale borghese e clericale che li aveva generati.
Il (nuovo) Partito comunista oggi vi chiama con piena coscienza dei limiti del primo Partito comunista a causa dei quali i Partigiani allora non portarono a compimento l’impresa a cui tanti giovani, tanti operai, lavoratori e donne si erano dedicati senza riserve; con piena coscienza dei motivi per cui non riuscirono a impedire che la vittoria della Resistenza fosse sostanzialmente aggirata dalle vecchie classi dominanti che imposero la Repubblica Pontificia.
Oggi la situazione delle masse popolari non è meno grave di allora. Che sia asservita alle istituzioni dei gruppi imperialisti dell’Unione Europea o che si prostituisca ancora più ai gruppi imperialisti americani e sionisti, la Repubblica Pontificia porta rovina e morte nel nostro paese e lo coinvolge nell’oppressione di altri paesi sotto le bandiere della NATO e dell’UE. La disoccupazione colpisce e umilia milioni di lavoratori, uomini e donne e in particolare voi giovani. Per questo i vertici della Repubblica Pontificia hanno stabilito che nelle scuole e nelle università non dovete imparare a pensare: dovete solo imparare un mestiere e una professione. Ma per gran parte di voi non vi è neanche un lavoro utile e dignitoso che vi attende: i vertici della Repubblica Pontificia vi condannano a imparare un mestiere per fare poi i disoccupati o i lavoratori precari, per emigrare, per servire agli ordini della borghesia e del clero in lavori gran parte dei quali non sono né utili né dignitosi, ma servono principalmente ad arricchire i ricchi, ad impoverire altri lavoratori e a opprimere la massa della popolazione.
Giovani, ribellatevi a questo destino!
Arruolatevi nelle file del (nuovo)Partito comunista e delle organizzazioni pubbliche che seguono la sua linea. Arruolatevi nelle file dei combattenti della rivoluzione socialista! (…)

da La Voce del (nuovo)PCI n. 47

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