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Quello che insegnano le sommosse popolari negli USA

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 8, 2020
in Resistenza n. 7-8/2020
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Dall’omicidio razziale di George Floyd ad opera della polizia di Minneapolis – il 25 maggio – gli USA sono sconvolti da mobilitazioni che per intensità ed estensione (cortei, scioperi, “accampate” e rivolte si sono svolti in più di 2000 città) non hanno precedenti.

La ribellione contro il razzismo si è combinata con la rabbia per la gestione criminale dell’emergenza sanitaria e per le sue conseguenze economiche e sociali (negli USA non esiste un sistema sanitario pubblico e milioni di persone sono senza cure mediche, la pandemia ha prodotto 30 milioni di disoccupati per cui non sono previsti ammortizzatori sociali, Trump ha tenuto una linea che ha moltiplicato i contagi – quasi 3 milioni – e provocato 130 mila morti).

La feroce repressione delle mobilitazioni non solo non è riuscita a soffocare le rivolte, ma le ha alimentate e ha portato la ribellione fin dentro le istituzioni statali e le autorità: in varie città gli agenti di polizia si sono schierati con i manifestanti uscendo dai commissariati e inginocchiandosi al passaggio dei cortei o persino partecipando ad essi; le associazioni di veterani – che negli USA hanno una particolare autorevolezza – hanno incitato i militari ad ammutinarsi e a fraternizzare con i rivoltosi.

Chi individua il razzismo come causa della sommossa va fuori strada, come chi la imputa principalmente alla repressione poliziesca: lotta al razzismo e lotta contro la repressione hanno funzionato da innesco, ma negli USA è in atto una sommossa di classe che vede sullo stesso lato della barricata le minoranze etniche (afroamericani, latini, nativi), la classe operaia (dai portuali ai metalmeccanici, dal settore della ristorazione a quello dei trasporti), i disoccupati e gli studenti che hanno messo sotto accusa il sistema economico e sociale di cui gli USA sono il baluardo per eccellenza, il capitalismo.

Le cronache di oltre un mese di rivolte raccontano la concatenazione di mobilitazioni, eventi, battaglie e iniziative che pongono gli USA in una situazione che, solo alcuni mesi fa, i cantori della forza e dell’onnipotenza della classe dominante ritenevano impossibile: “parlate di socialismo nel XXI secolo? Siete fuori dalla storia!”. Ora è evidente che quelli fuori dalla storia sono loro.

Parliamo della necessità e della possibilità dell’instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti e le mobilitazioni negli USA ci aiutano a metter a fuoco alcuni aspetti decisivi per non limitarci solo a “fare il tifo” per rivolte lontane (geograficamente) ma per trarre anche elementi utili alla lotta che conduciamo qui, in Italia.

In primo luogo, le masse popolari USA danno una lezione a tutti coloro che si sono lasciati influenzare dalla propaganda di regime sul fatto che la borghesia è forte, coesa, imbattibile. La borghesia imperialista è un gigante dai piedi di argilla che mantiene il suo ruolo di dominio solo perché riesce ancora, con una vasta opera di intossicazione dell’opinione pubblica e di diversione dalla lotta di classe, a tenere le ampie masse sottomesse. Ciò succede non perché le masse siano “per loro natura” sottomesse, ma perché il movimento comunista è ancora debole. Le sommosse negli USA dimostrano che, anche in una situazione di debolezza del movimento comunista, la classe dominante non riesce a impedire la ribellione delle masse popolari.

Ma le sommosse negli USA dimostrano soprattutto che senza l’azione del partito comunista che opera come Stato Maggiore della lotta di classe, questa si esprime principalmente come contestazione, come protesta e come rivendicazione, ma di suo non si sviluppa in modo da portare la classe operaia e le masse popolari a conquistare il potere. Sembra una frase fatta, una “formula astratta”, ma non lo è. L’eroismo e la generosità, il coraggio e la determinazione del proletariato USA da soli non sono sufficienti a rovesciare il potere della borghesia se non concorrono coscientemente (con una strategia e un piano di azione) alla costruzione del potere di tipo nuovo delle masse popolari organizzate. Questo è il compito a cui sono chiamati soprattutto i comunisti che operano negli USA. I passi avanti che essi saranno in grado di compiere saranno di grande insegnamento per i comunisti di tutti i paesi imperialisti, e in definitiva di tutto il mondo, per lanciare un nuovo assalto al cielo, quello che porterà a raggiungere l’obiettivo di instaurare il socialismo nei paesi imperialisti.

Come comunisti italiani dobbiamo contrastare la sfiducia e la rassegnazione, l’attendismo e il disfattismo per far rinascere il movimento comunista nel nostro paese usando gli insegnamenti della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale e la spinta rivoluzionaria delle masse popolari USA.

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