Che nascano 10, 100, 1000 gruppi di lavoratori che lottano contro il caporalato!

Ucciso a coltellate per aver difeso i braccianti sfruttati dai caporali nella campagne tra Agrigento e Caltanissetta. Adnan sapeva che metà della paga non arrivava mai nelle tasche di chi lavora nei campi, perciò aveva deciso di aiutarli e sostenere i braccianti. Da quel momento per lui è iniziato un vero e proprio calvario, fatto di aggressioni e minacce, fino a quando il 3 giugno è stato colpito cinque volte con una lama di 30 cm.

Adesso basta!!! Non è piu’ tollerabile lo sfruttamento della manovalanza dei braccianti nelle nostre campagne. Dalla seconda metà del ‘900, con lo sviluppo del diritto del lavoro conquistato con anni di lotte da parte dei lavoratori, la pratica del caporalato è progressivamente emersa come attività della criminalità organizzata volta all’elusione della disciplina sul lavoro, puntando allo sfruttamento illegale e a basso costo di manodopera agricola. I salari elargiti ai lavoratori (le “giornate”) sono notevolmente inferiori rispetto a quelli del tariffario regolamentare e spesso privi di versamento dei contributi previdenziali. Il fenomeno del caporalato si è ancor più diffuso con i recenti movimenti migratori provenienti dall’Africa, dalla Penisola Balcanica, dall’Europa orientale e dall’Asia: infatti chi emigra clandestinamente nella speranza di migliorare la propria condizione finisce facilmente nelle mani di aguzzini e sfruttatori, che li riducono in condizioni di schiavitù e dipendenza. Con il caporalato, quello che i padroni non riescono a estorcere “legalmente” ai lavoratori, lo fanno illegalmente restando impuniti: il caporalato è l’altra faccia dello sfruttamento degli operai, nei campi, nelle fabbriche e in tutte le altre aziende!

Dobbiamo creare organismi di controllo di lavoratori e di cittadini che vigilino, denuncino e contrastino il caporalato! Bisogna imporre alle autorità la salvaguardia della salute e del lavoro dei braccianti agricoli!

I governi che finora si sono susseguiti hanno solo alimentato il lavoro nero, lo sfruttamento dei caporali e dei padroni: è evidente dallo smantellamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, dalla mano libera che danno alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) di abbassare i prezzi dei prodotti agricoli, dal fatto che in alcun modo colpisce chi sfrutta e opprime i lavoratori e anzi, perseguita chi è costretto a lavorare a nero per vivere (i famosi “evasori”!) salvo permettere ai veri aguzzini di continuare a sfruttare e vessare le masse popolari.

Uniamo le lotte dei lavoratori dei grandi stabilimenti industriali con quelli dei braccianti, facciamola finita con i caporali, Confindustria, GDO, banche, UE e Vaticano. Affinchè questo possa realizzarsi occorre un impegno costante dedito alla lotta per imporre un governo di blocco popolare, espressione dei lavoratori organizzati.

Ci stringiamo alla famiglia di Adnan in un abbraccio solidale e di classe, che comprende tutti quelli costretti a chinare la testa e tutti quelli che la testa la alzano e ci ricordano che non siamo carne da macello, ma possiamo essere uomini e donne in lotta!

Il Partito dei CARC fa appello a partecipare alla commemorazione per Adnan che si terrà in Corso Umberto I a Caltanissetta, il giorno 12 giugno, alle ore 19.00!

BASTA MORTI TRA I LAVORATORI CHE DIFENDONO LA DIGNITA’ DEL LAVORO: ORGANIZZIAMOCI QUI E’ ORA!

Partito dei CARC Sicilia – Agrigento         

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