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“Fontana assassino” e il commissariamento popolare della Regione Lombardia

Teresa Noce by Teresa Noce
Giugno 2, 2020
in In evidenza, Resistenza n. 6/2020
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Quando a metà maggio il presidente leghista del Consiglio di Municipio 2 di Milano, Samuele Piscina, ha “lanciato l’allarme” per la presenza di una scritta su un muro, non si aspettava di suscitare il sommovimento che invece ha prodotto. Secondo i media di regime, il pool antiterrorismo della Procura di Milano ha persino aperto un’inchiesta per punire i responsabili della scritta ed evitare emulazioni, cioè per evitare che la verità che tanto li preoccupa comparisse su ogni muro della città e della regione.

Le reazioni a quella scritta sono state fondamentalmente di quattro tipi:

– i pochi e isolati sostenitori di Fontana e della sua Giunta condannano il gesto, lo riassumono nella dimostrazione di una “campagna d’odio dei comunisti” contro Fontana, la Lega e la Lombardia (!) e invocano “pene esemplari” per chi l’ha compiuto;

– i finti oppositori di Fontana, i vertici del PD e il sindaco di Milano Giuseppe Sala, mentre condannano il gesto ed esprimono solidarietà a Fontana, invocano una commissione d’inchiesta per identificare cause e responsabilità degli oltre 15 mila morti in Lombardia, guardandosi bene dal chiedere le dimissioni della Giunta regionale;

– i “benpensanti” della sinistra borghese (fra cui rientra il gruppo consigliare del M5S), ritengono giusta la “critica”, ma sbagliati i modi con cui è espressa; esprimono solidarietà a Fontana perché “condannano ogni tipo di violenza” (!!!), ma invocano il commissariamento della Regione Lombardia;

– i lavoratori e le masse popolari (anche elettori della Lega, di Forza Italia e di Fontana stesso) condividono, a decine di migliaia, sia il gesto che il contenuto perché i fatti dimostrano che la scritta risponde a verità.

Ci rivolgiamo con questo articolo principalmente a questi ultimi. Abbiamo già avuto modo di spiegare (nel comunicato della Direzione Nazionale del 19 maggio e durante la conferenza stampa del 20 maggio) che la scritta muraria apparsa a Milano dice la verità, ma che si tratta di una verità parziale e che va inquadrata nel contesto storico e politico del nostro paese e nel solco della prospettiva che abbiamo di fronte.

Fontana è solo l’ultimo funzionario di un sistema criminale e marcio che ha progressivamente reso la vita delle masse popolari sempre più dura, sempre più precaria, sempre peggiore.

Da quando la borghesia ha ripreso il controllo del mondo, con l’esaurimento (1976) della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, iniziata nel 1917 con la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, alla società è stato imposto un processo di progressivo imbarbarimento: i paesi oppressi sono nuovamente diventati colonie, soggiogate dal debito e dai saccheggi e devastate dalla guerra (questo è il motivo delle migrazioni di massa); gli ex paesi socialisti sono diventati terra di conquista per la Comunità Internazionale degli imperialisti USA, sionisti, UE e del Vaticano che hanno cercato di sottometterli e inglobarli nel circolo della speculazione finanziaria internazionale; nei paesi imperialisti è iniziato un progressivo e inarrestabile attacco ai diritti e alle conquiste strappate dalla classe operaia e dalle masse popolari nei decenni precedenti, quando il movimento comunista era forte. Liberata dal “terrore rosso”, la borghesia imperialista ha portato il mondo a un livello di degrado senza precedenti. La crisi finanziaria globale del 2008 ha accelerato questo processo e moltiplicato i suoi effetti disastrosi (il capitalismo entra nella fase acuta e terminale della sua crisi). Nel nostro paese, le conquiste ottenute con la vittoria della Resistenza sul nazifascismo e con le lotte dei decenni successivi sono state progressivamente smantellate a ritmo crescente dalla metà degli anni ‘70 del secolo scorso fino al punto in cui siamo oggi.

“Fontana Assassino” semplifica in una scritta muraria questo processo e riassume le responsabilità non tanto e non solo del singolo (quello che ha deciso di mandare gli anziani malati nelle RSA, che ha brigato per costruire un ospedale inutile dal costo di 21 milioni, ecc.), ma del sistema economico-politico-finanziario di cui è funzionario: burattino di chi sta sopra di lui (Confindustria), burattinaio di chi gli è sottoposto; colpevole come gli altri che lo hanno preceduto. Colpevoli di cosa? Dello smantellamento della sanità pubblica a beneficio della sanità privata, prima di tutto. Ma anche dello smantellamento della scuola pubblica, dello Statuto dei lavoratori, dello stato sociale, delle violazioni delle parti progressiste della Costituzione, del pareggio in bilancio, del cappio del debito pubblico, delle politiche di tagli e austerità (solo e sempre per i lavoratori e per le masse popolari), della mobilitazione reazionaria che soffia sulla guerra fra poveri, della persecuzione degli immigrati, delle speculazioni, della devastazione ambientale, ecc. ecc.

“Fontana assassino” è quindi una verità, ma parziale, perché le responsabilità non sono solo di Fontana. Fontana ha fatto in Lombardia quello che altri presidenti di Regione hanno fatto in Toscana (Rossi), in Emilia Romagna (Bonaccini) e nel Lazio (Zingaretti), regioni storicamente amministrate dal PD. Ha fatto per la Lombardia quello che i governi delle Larghe Intese hanno fatto per l’Italia negli ultimi 30 anni. Il problema non è solo Fontana (e non sono solo Fontana e Gallera), ma l’intera classe dirigente: è l’intera classe dominante ad essere assassina e stragista.

Non c’è alcuna probabilità che un tribunale borghese (cioè espressione della stessa classe dominante) possa “fare giustizia”. Anche perseguire Fontana si rivelerà, eventualmente, una forma di regolamento di conti per favorire un suo socio/concorrente, un altro comitato d’affari, un’altra corrente lobbista, un’altra fazione di Confindustria. Questo, d’altronde, è quanto già successo, proprio in Lombardia, con Formigoni che ha governato per 15 anni instaurando quel sistema di potere e malaffare per la cui gestione è stato prima sostituito (da Maroni, il predecessore di Fontana), poi indagato e infine condannato (per corruzione nella sanità) a 5 anni e 10 mesi che sconta comodamente ai domiciliari.

Alla fine dei conti, quali che siano le caratteristiche dell’individuo, ogni esponente della classe dominante farà sempre e solo gli interessi della classe dominante contro la classe operaia e contro tutte le masse popolari.

Per questo motivo, per chi ha compreso il contenuto di quella scritta che fa così preoccupare e infuriare speculatori e lacchè di tutti gli schieramenti politici, la questione principale è la prospettiva in cui essa è inserita.

Fontana è un assassino, ma non basta cacciarlo. Bisogna porre la Regione Lombardia sotto un commissariamento popolare. Non si tratta di sostituire la Lega e Forza Italia col PD, né Fontana con un altro speculatore e affarista più presentabile, e neanche di mettere semplicemente la Lombardia commissariata in mano al Governo che continuerebbe a gestirla né più ne meno come accade ora, tutelando sempre gli stessi interessi.

E’ necessario che a commissariare la Regione siano quelle realtà popolari che da sempre si mobilitano per i diritti delle masse popolari e che da subito si sono mosse per fare fronte all’emergenza ed impedire la criminale riapertura di tutte le attività da parte di chi, da Sala a Gori fino a Fontana, invece di tutelare la salute pubblica, cedeva al ricatto e alle pressioni di Confindustria ed elogiava con spot e dichiarazioni pubbliche “la Lombardia che non si ferma”.

Sono le organizzazioni operaie e i sindacati di base che, da subito e dall’interno, si sono mobilitati per chiudere le aziende non indispensabili e per garantire ai lavoratori adeguate misure di sicurezza; sono i lavoratori della sanità, coadiuvati dai loro sindacati, che hanno denunciato la disastrosa gestione dell’emergenza, le responsabilità politiche di questa e delle passate giunte e indicato soluzioni praticabili, come la riapertura di ospedali potenzialmente operativi ma chiusi o il sequestro senza indennizzo delle strutture private; sono le brigate di solidarietà e le altre organizzazioni popolari e associazioni che si sono mosse per fare fronte all’emergenza sanitaria ed economica sui territori, a fronte dell’immobilità delle istituzioni.

Si tratta perciò di avvalersi dell’esperienza e dell’autorevolezza che reti, coordinamenti, movimenti politici e sindacali e associazioni, hanno accumulato nella lotta per fare fronte all’emergenza Covid-19 per dare vita a una amministrazione di tipo nuovo,che sia loro espressione diretta e che traduca in provvedimenti generali le misure che esse via via indicheranno.

Non bastano le dimissioni di Fontana e, qualunque sia la sacrosanta, eventuale, pena a cui potrà condannarlo un tribunale borghese, essa non sarà mai sufficiente a colmare la voragine che si è aperta, in Lombardia e in tutto il paese, fra le esigenze, i bisogni e i diritti delle masse popolari e gli interessi e le pretese della classe dominante.

È una voragine che non è più possibile colmare, che non va richiusa ma va anzi allargata fino a rovesciare il potere – che solo 4 mesi fa sembra indiscutibile – della cupola affaristica-speculativa che mentre propagandava “l’eccellenza lombarda” lavorava a produrre l’ecatombe di oltre 15mila morti in 3 mesi.

Questa rete di organismi popolari ha già oggi a disposizione le conoscenze, le capacità, l’autorevolezza e il prestigio che servono per mettersi alla testa del processo che invertirà la rotta rispetto al disastro che la borghesia imperialista ha imposto alla società; per impedire che delinquenti e criminali “meglio vestiti” prendano il posto di quelli che nel frattempo sono decaduti; per aprire una fase nuova affinché “tutto non sia come prima”.

Questo è il contenuto della lotta di classe in corso che la scritta muraria racchiude. Tutt’altro, quindi, che una semplice “campagna d’odio”, ma un preciso piano politico di cui le masse popolari organizzate sono le protagoniste.

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