Per salvare e ricostruire il paese serve un governo di emergenza delle masse popolari

Chi ci ha portato fino a questo punto non ha alcuna soluzione positiva

La pandemia da Covid-19 ha causato in Italia la morte di decine di migliaia di persone (il numero rimane ancora imprecisato dal momento che gli organi preposti fanno di tutto per nasconderlo) a causa della combinazione di due fattori: 1. la distruzione del sistema sanitario nazionale conseguenza di oltre 30 anni di politica comune a favore della sanità privata; 2. la gestione criminale dell’emergenza sanitaria da parte delle autorità attuali più interessate a tutelare il profitto di capitalisti e speculatori finanziari (i mercati) piuttosto che la salute pubblica.

Gli effetti disastrosi sul piano economico sono la conseguenza, nonostante il tentativo di tutelare al massimo il profitto dei padroni, del fatto che la pandemia è esplosa in un contesto di crisi generale preesistente: una crisi iniziata a metà degli anni ‘70 del secolo scorso e che già nel 2008 è entrata nella sua fase acuta (con lo scoppio della bolla dei mutui subprime negli USA). Tutte le chiacchiere sul fatto che la pandemia da Covid-19 è stata “uno tsunami che ha causato danni incalcolabili perché non si poteva prevedere” appartengono alla disinformazione, all’intossicazione e alla propaganda di regime e ciò risulta ben evidente confrontando gli effetti disastrosi che essa ha avuto in ognuno dei paesi imperialisti (dove vige la legge del profitto sopra ogni cosa) con gli effetti che essa ha invece sortito nei cosiddetti “Stati canaglia” – alcuni dei quali ben più poveri dei primi perché isolati, sottoposti a embargo e oggetto di aggressioni militari – come Cina, Cuba e Venezuela.

In sintesi, quindi, è corretto desumere che gli effetti del Covid-19 non sono la conseguenza di un’emergenza sanitaria, ma di un sistema economico (modo di produzione) e politico che, anziché prevenirli e mitigarli, li ha estesi e aggravati.

Gli esponenti della classe dominante, quale che sia il partito, il “colore” e il ruolo che ricoprono, si appellano tutti all’unità nazionale e chiedono agli operai e alle masse popolari di collaborare con i padroni per “far ripartire il paese”. Tutti gli appelli e le esortazioni di questo tipo appartengono in realtà alla propaganda di guerra, perché mentre da una parte la classe dominante chiede, pretende e impone “comprensione e collaborazione”, dall’altra promuove licenziamenti di massa, chiude le aziende, aumenta i carichi di lavoro e la precarietà, riduce le tutele e le misure di sicurezza, piega individui e famiglie agli arbitrii delle banche e degli istituti di credito, continua a riscuotere tasse e imposte specula sui prezzi, procede di gran lena all’ulteriore smembramento dei servizi pubblici (dalla sanità – altro che “infermieri eroi” – ai trasporti, alla scuola) e all’eliminazione dei diritti politici e sindacali.

In nome della ripresa dei nostri affari, sottomettetevi e obbedite” è il senso delle raccomandazioni paternalistiche, dei decreti legge, delle disposizioni governative e regionali che il Governo lubrifica con l’elemosina dei buoni spesa, degli aiuti ai lavoratori autonomi, dei prestiti a fondo perduto di 25mila euro per i piccoli commercianti (che riescono ad accedervi solo dopo aver superato il giudizio insindacabile delle banche) e di tutte le restrizioni al diritto di sciopero, di manifestazione e di organizzazione che vorrebbero farci ingoiare con il ricorso a celerini, carabinieri ed esercito (vedi interventi contro i lavoratori alla TNT di Peschiera Borromeo, alla Bartolini di Sedriano o alla UPS di Milano).

Nonostante tutto, i fatti hanno la testa dura: non è possibile nessuna ripresa basata sulla perpetuazione di un sistema che la crisi l’ha generata e che ha trasformato un virus in un’arma letale capace di produrre un’ecatombe. Alcuni esempi? La produzione industriale è in picchiata e non si riprenderà. Le migliaia di licenziamenti di questi mesi non saranno riassorbiti (solo a Bergamo nello scorso marzo sono andati persi 3mila posti di lavoro – fonte l’Eco di Bergamo), intere filiere sono in dismissione (vedi la siderurgia) e per altre si profila una crisi senza precedenti (vedi settore auto). In tutte le principali aziende si procede a “schedare” gli operai più combattivi per decidere chi buttare fuori per primi. Le grandi aziende (e i mezzi pubblici impiegati per raggiungerle) continuano ad essere un rischio importante e del tutto fuori controllo, di accensione di focolai e di propagazione del contagio. Il turismo, di cui fanno un grande cianciare in queste settimane sia il Governo Conte, che la Lega e Fratelli d’Italia, non si riprenderà perché si ridurrà all’osso l’afflusso di turisti stranieri (anche la riapertura delle frontiere fra diversi paesi è strumento di lotta economica) e risulterà più che dimezzato il numero degli stessi italiani che potranno permettersi una vacanza (sia pure all’interno dei nostri confini). Di conseguenza, molte strutture ricettive (le più piccole e fragili) nemmeno riapriranno. Decine di migliaia di negozi e botteghe, ristoranti, bar, ecc. hanno già chiuso e altre decine di migliaia di commercianti non sanno se riusciranno a rialzare le serrande. Nel frattempo i colossi della Grande Distribuzione Organizzata hanno macinato profitti accrescendo il loro potere di imporre prezzi e condizioni all’intera filiera e devastando il settore primario dell’economia, già stremato (vedi la protesta dei pastori sardi all’inizio del 2019).

Questi esempi, benché parziali, rimettono ogni retorica, ogni promessa, ogni “ricetta” con i piedi per terra.

La realtà è che il Governo Conte non può avere alcun ruolo positivo finché rimane affiliato e sottomesso alla Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti e al Vaticano e anzi, con la sua opera cerchiobottista, scontenta sia le masse popolari, sulle quali scarica tutto il peso della situazione, che i capitalisti, che pretendono maggiore libertà di speculare, di sfruttare e fare profitti.

La realtà è che le opposizioni al Governo Conte (Lega, Fratelli d’Italia, Renzi) non hanno altra prospettiva e altro ruolo che dare mano libera alla UE, alla BCE e alla NATO per sottomettere ancora di più l’Italia alle scorrerie dei capitalisti stranieri, rendendola il vuoto contenitore dei loro traffici e il terreno di scontro di contrapposti interessi economici e geopolitici.

La realtà è che l’unica ripresa possibile, credibile, realistica e positiva viene dal ribaltamento delle priorità: gli interessi, i bisogni, le tutele, la salute e i diritti dei lavoratori e delle masse popolari devono essere anteposti ai profitti dei padroni. Una simile strada però, la si può percorrere solo se la classe operaia e le masse popolari organizzate impongono un loro governo di emergenza, capace di attuare, con coraggio e determinazione, le misure di cui c’è bisogno.

L’emergenza Covid-19 ha dimostrato che decenni di misure di lacrime e sangue per le masse popolari, le politiche di tagli e austerità, i ricatti sulla speculazione del debito pubblico, sono tutti ingranaggi di un sistema che può essere scardinato. Basta coraggio e volontà politica. Già oggi, a fronte del disastro economico e finanziario, la classe dominante ha momentaneamente sospeso i meccanismi criminali con cui ha saccheggiato la Grecia dal 2010 e con cui minacciava anche i lavoratori e le masse popolari italiane: i vincoli di bilancio e gli intoccabili parametri europei sono stati accantonati e anche il pareggio di bilancio, è stato scardinato per consentire l’enorme aumento del debito pubblico. Anche le norme che vietano il finanziamento pubblico alle imprese private che, “in condizioni normali”, i governi eludono di soppiatto, sono oggi sostituite da formali richieste con cui, ad esempio, FCA chiede al Governo 6,5 miliardi di euro, alla faccia del “rischio d’impresa”, del “libero mercato”, della “concorrenza che è l’anima del mercato”. Le masse popolari si devono dividere le briciole mentre i capitalisti sono sommersi di soldi!

L’aggravamento della crisi economica costringe i governi dei paesi imperialisti a ingoiare misure che fino a ieri erano tassativamente vietate dalle “regole” che loro stessi imponevano, misure contrarie ai loro interessi immediati, ma lo fanno per il minimo indispensabile, nella misura e per il tempo che riterranno opportuno a salvare “culo e profitti”.

La verità è che il sistema è marcio nelle sue fondamenta. Serve una trasformazione profonda, serve un governo d’emergenza popolare deciso a:

– difendere l’apparato produttivo e garantire il funzionamento delle aziende affinché producano quanto effettivamente serve alla popolazione attraverso la suddivisione del lavoro disponibile (lavorare meno e lavorare tutti; a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso con un salario dignitoso);

– ricostruire il sistema sanitario nazionale e difendere e consolidare tutta la rete di produzione ed erogazione dei servizi pubblici (istruzione, trasporti, cultura) secondo criteri adeguati alle norme sanitarie (costruire nuove scuole e università, ad esempio);

– costruire una rete di distribuzione capillare dei prodotti e dei servizi attraverso negozi di prossimità, controllando la Grande Distribuzione Organizzata e limitandone la diffusione;

– mobilitare tutte le forze disponibili alla ricostruzione del paese sottraendole ai tentacoli della legge del profitto sopra ogni cosa.

Fino a pochi mesi fa e per vari anni, da quando abbiamo iniziato a indicare la costituzione di un governo di emergenza popolare come l’obiettivo immediato della mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari (2009), in tanti ci rispondevano “sarebbe bello, ma non è possibile”. Gli effetti della pandemia da Covid-19 dimostrano che non solo esso è possibile, ma che è anzi necessario per evitare una strage, per affrontare l’emergenza in modo coerente con gli interessi della collettività, per non lasciare indietro nessuno, per far assumere a ogni individuo un ruolo attivo nella difesa dei suoi familiari, amici, concittadini, della sua comunità intesa nel senso più ampio del termine.
Oggi è più evidente la necessità di arrivare a costruire quello che ieri sembrava impossibile. Occorre farlo per evitare che tutto torni come prima, per fare in modo che tutto sia meglio di prima.

Costruiamo ovunque organismi di controllo e di iniziativa operaia e popolare per togliere il governo del paese, delle regioni e dei territori ai servi di Confindustria, della UE, della NATO e del Vaticano; costruiamo ovunque gli organismi che dal basso indicano le misure necessarie per far fronte agli effetti più gravi della crisi e che si attivano da subito per attuarle.

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