In questa emergenza COVID-19 il Vaticano, sotto la guida di papa Francesco, ha cercato di rafforzare e consolidare la propria influenza sia in termini economici (pensiamo ai tanti affari fatti con la sanità privata e le milionarie donazioni ricevute da fondazioni, associazioni e cliniche di proprietà della Chiesa) che di baluardo del primo pilastro del regime di controrivoluzione preventiva, quello dell’intossicazione delle coscienze delle masse popolari.

Negli ultimi giorni in particolare abbiamo assistito all’esaltazione della figura di Giovanni Paolo II, eretto a paladino dell’umanità e di rappresentante dei più alti valori prodotti dall’uomo nella storia del suo tempo. Ma le bugie hanno le gambe corte! Già dalla morte del papa polacco la borghesia imperialista ha messo in scena per le masse popolari una lunga, sfarzosa e grottesca celebrazione, senza limiti di mezzi e di risorse finanziarie e materiali. Non si tratta di celebrare l’uomo che ha rappresentato “dio-in-terra” per i devoti cattolici, creduli o fanatici; i promotori, animatori, organizzatori e impositori di tale celebrazione collettiva sono, infatti, le autorità della borghesia imperialista.

I telegiornali, noti opinionisti TV ed esponenti della Repubblica Pontificia in lacrime gli rendono omaggio, dal pulpito di responsabili delle migliaia di morti dell’epidemia COVID-19 e della guerra di sterminio contro le masse popolari che hanno avviato ormai da anni. Sono quelli che hanno chiuso gli ospedali pubblici, cancellato conquiste di civiltà strappate dalle masse popolari, licenziato e delocalizzato. È quindi la totalità della borghesia imperialista che, al di sopra delle differenze di religione, compresi i borghesi più miscredenti, celebra con grandi onori il capo della “chiesa dei poveri”. Essa è coerente con l’insegnamento del suo ideologo fascista Giovanni Gentile: non importa che la borghesia creda o non creda in dio e in altre fantasie ultraterrene, ma essa deve dare una profonda formazione religiosa alle masse popolari che le renda rassegnate all’inferno terrestre in attesa del paradiso ultraterrestre.

La Chiesa è parte di questa giostra, ne è il perno nel nostro paese, e nasconde dietro la propaganda perenne (dalle messe in diretta nazionale, alle celebrazioni delle sue più eminenti figure fino alla retorica della “beneficenza”) le responsabilità sue e del resto dei vertici della Repubblica Pontificia nell’essersi ingrassata e aver speculato sulla pelle e sulla vita di migliaia di uomini e donne delle masse popolari. Questo putrido e immondo spettacolo è il paravento dietro cui si nascondono le facce degli aguzzini cui le masse popolari dovranno far pagare il conto fino all’ultimo centesimo!

 

A questo serve ripescare e inquinare la memoria collettiva con questi sproloqui celebrativi di Wojtyla, dell’uomo e della sua opera. Tutti insieme – da Salvini a Zingaretti – cercano di approfittare il più possibile della credulità e della religiosità, dei timori e delle speranze di una parte importante delle masse popolari. Cercano di incrementare, grazie all’emergenza sanitaria, l’operazione ideologica e politica di cui egli è stato per quasi tre decenni il loro operatore. È un ulteriore strumentario per promuovere l’unità nazionale agli ordini della borghesia e deviare le masse popolari del nostro paese dalla lotta di classe e dalle iniziative necessarie per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista.

Questa sceneggiata è resa ancora più grottesca se pensiamo che la borghesia ha assunto il potere politico in Europa occidentale con una lotta accanita contro il clero, le chiese, le monarchie e la barbarie che esse impersonavano. La decapitazione del re di Francia nel 1793e la conquista di Roma nel 1870 restano eventi emblematici della sua lotta per il potere. In pochi decenni le relazioni della borghesia con il clero e tutto il vecchiume reazionario e l’oscurantismo clericale sono radicalmente cambiate. È quanto avviene in scala minore con le classi aristocratiche in Regno Unito o nel principato di Monaco.

Lo sforzo forsennato di resistere al proprio declino e la lotta contro il movimento comunista hanno portato oggi la borghesia a prostituirsi in particolare ai piedi di pontefici e santoni e ad affidare ad essi quella direzione ideologica e morale della mobilitazione reazionaria delle masse che essa ha più difficoltà a gestire direttamente. Essi devono far leva proprio sui timori suscitati tra le masse popolari dall’opera devastatrice dell’ordinamento borghese e dalle rivoluzionarie scoperte tecniche di questo periodo e sulla demoralizzazione indotta tra le masse popolari dalla crisi del movimento comunista. Devono così raccogliere la parte più ampia possibile delle masse popolari e incanalarle nell’attesa del paradiso in cielo onde distoglierle dalla costruzione di un ordinamento civile qua in terra.

Alcuni decenni fa, nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria, la borghesia affidò ancora la direzione ideologica e morale della sua crociata anticomunista a suoi illustri dirigenti: da Clemenceau a Lloyd Gorge, da Wilson a Churchill, da Mussolini a Hitler. I papi dell’epoca collaborarono certo con energia alla sfrenata crociata anticomunista che si svolse anche allora da un capo all’altro della terra, ma non furono essi ad averne la direzione ideologica e morale. La nuova crisi del capitalismo è iniziata nella metà degli anni ‘70 grosso modo come il regno di Woityla e la decadenza della borghesia si è molto aggravata. Il movimento comunista dagli anni ‘50 è entrato in una fase di declino, ma la prima ondata della rivoluzione proletaria ha elevato il livello di coscienza e di organizzazione delle masse popolari ad un livello che la borghesia non riesce a cancellare completamente con i suoi metodi di un tempo. Per la direzione ideologica e morale del suo sforzo di mantenere in piedi il suo ordinamento sociale e impedire la rinascita del movimento comunista, essa ha dovuto ricorrere a personaggi come il papa di Roma, il Dalai Lama e tutta la serie crescente di santoni e cultori del mistero e del sovrannaturale.

È un nuovo modo per promuovere la mobilitazione reazionaria delle masse popolari. I suoi elementi costitutivi sono la beneficenza e l’opera pia individuali, il volontariato, il perfezionamento individuale, la fede nel soprannaturale e la soggezione al capo che lo impersona in terra, la convinzione che l’ordinamento capitalista della società non si discute perché è quello dettato da dio e dalla natura umana che egli ha fatto al tempo dei tempi, tutto questo combinato con la miseria materiale e morale dei non eletti e la soddisfazione morale di ogni eletto per la sua pia opera individuale e il proprio servizio a dio e al capo.

La privata virtù individuale degli eletti deve impedire lo sforzo collettivo di costruire un mondo di giustizia e di civiltà. Persone che vivono nello sfarzo e nel lusso senza limiti di spreco, promuovono il culto dei poveri e degli ammalati a cui negano dignità e pubbliche risorse onde fare di essi l’oggetto di privata beneficenza. Questo genere di persone, mistificatori e “pifferai di Hammerlin”, tanto più pullulano e assurgono a un grande ruolo sociale quanto più la situazione appare senza vie d’uscita. E la situazione attuale senza via d’uscita effettivamente lo è non solo per la borghesia imperialista, ma anche per le masse popolari fin quando i comunisti e il proletariato, le classi e i popoli oppressi non riescono a raccogliere le forze necessarie per aprirsi l’unica via di progresso realistica, che ha i suoi presupposti già nel mondo attuale: la rinascita del movimento comunista, una nuova ondata della rivoluzione proletaria e l’instaurazione di nuovi paesi socialisti.

Finché non riescono a concepire e costruire una soluzione nella realtà, anche le masse popolari hanno in qualche misura bisogno come analgesico di una soluzione nella fantasia. Carol Woityla ha saputo usare le risorse del suo regno per assurgere, tra i predicatori di tali soluzioni di fantasia, a un livello eminente. Giustamente tutta la borghesia gliene riconosce il merito, si prosterna alla sua figura.

 

Ma quale ruolo ha avuto papa Woityla per le masse popolari? A sentire la borghesia e i suoi portavoce, Carol Woityla è stato una persona di qualità uniche e sovrumane. Berlusconi assicura e Bush conferma che lascerà un’orma indelebile nella storia: prima e dopo Cristo, prima e dopo Napoleone, prima e dopo Woityla. Molti anni fa, un imperatore romano, Caligola, proclamò che il suo cavallo preferito era un senatore dell’impero e i mezzi di cui disponeva erano tali che i senatori dell’impero non fecero obiezioni sul nuovo collega. Fu una metamorfosi ben più straordinaria di quella che la borghesia cerca di presentare oggi alle masse popolari di mezzo mondo. Se si basa la valutazione di una singola persona sulle sue private virtù e sulle sue doti misteriose e nascoste, chi ha i mezzi per imporre i suoi giudizi può dichiarare Giovanni Agnelli un benefattore degli operai e Carol Woityla un benefattore di tutta l’umanità grazie alle sue doti sovrumane. Ma l’umanità è in realtà in condizione di valutare i benefici che ha tratto dall’opera di papa Woityla. Dal momento che la borghesia proclama papa Woityla benefattore dell’intera umanità, non è più delle sue private virtù e delle sue misteriose qualità che bisogna discutere, ma degli effetti che la sua attività ha avuto sulla situazione dell’umanità. L’effetto principale della sua attività, l’opera di cui la borghesia gli attribuisce il merito, è il crollo del campo socialista e la “morte del comunismo” in tutto il mondo.

Ovviamente non è vero che Woityla (con o senza Reagan) è stato l’artefice del crollo del muro di Berlino, della fine dell’Unione Sovietica e della “morte del comunismo”. Woityla e Reagan non hanno avuto successo dove Hitler e Mussolini, Churchill e Roosevelt erano falliti. La Madonna di Fatima di Woityla e la Guerra Stellare di Reagan non sono riuscite a fare quello che la Wermacht di Hitler e le armate dell’Intesa non erano riuscite a compiere. Il crollo del campo socialista e l’eliminazione su grande scala delle istituzioni (partiti, organizzazioni di massa e Stati) create dalla prima ondata della rivoluzione proletaria sono principalmente il risultato dei limiti del movimento comunista stesso: limiti che esso prima o poi supererà perché sono i limiti in qualche misura inevitabili di un movimento che persegue un obiettivo innovativo come la fine della millenaria divisione dell’umanità in classi di oppressori e di oppressi. Sono quei limiti che hanno permesso che la sua direzione fosse assunta dai revisionisti moderni: dai Krusciov e Breznev, dai Togliatti e Berlinguer, dai Teng Hsiao-ping e soci. Woityla e Reagan hanno potuto cantare vittoria sul comunismo (e Berlusconi e Bush celebrare le loro gesta e attribuire ad essi il miracolo della “morte del comunismo”) solo perché il movimento comunista per motivi interni ad esso non ha saputo portare oltre l’opera compiuta durante la prima ondata della rivoluzione proletaria e quindi ha imboccato una via di declino.

Non è la “morte del comunismo” che è opera di Woityla, ma è il ruolo sociale svolto da Woityla che è frutto del declino del movimento comunista. L’attività di un individuo la si comprende solo se la si colloca nel contesto degli avvenimenti in cui l’ha svolta. Finché il movimento comunista mantenne la sua “carica propulsiva” ed ebbe alla sua testa comunisti rappresentati da Lenin, Stalin e Mao Tse-tung, esso condizionò anche la chiesa cattolica come tutto il resto delle attività e delle istituzioni della classe dominante. Esso “educò” a sua immagine anche la chiesa cattolica. Portò alla sua testa personaggi come papa Giovanni XXII che cercavano di mantenerla a galla assumendo un ruolo, sia pure di coda, nella costruzione di un nuovo mondo, il “mondo di giustizia e di vera civiltà” di cui il movimento comunista era il promotore. Il movimento comunista nella fase del suo declino diretto dai Krusciov-Breznev, dai Togliatti-Berlinguer, dai Teng Hsiao-ping ha invece dato un ruolo sociale agli aspiranti seppellitori del comunismo.

Nella schiera dei “seppellitori del comunismo” e dei “vincitori del movimento comunista” certamente papa Woityla è uno dei più illustri, al punto da attribuirsi quasi in esclusiva il merito dell’opera: anche la più presuntuosa delle mosche abbarbicate sul collo del cavallo si attribuisce il ruolo di cocchiera. Ma dal punto di vista delle masse popolari, sarebbe un merito? Per la borghesia certamente lo è, perché il rovescio subito dal movimento comunista corrisponde ai suoi interessi, ai suoi bisogni e ai suoi desideri. Per dare a quella semplice domanda una risposta giusta dal punto di vista della condizione delle masse popolari, basta pensare ai milioni di disperati che oggi popolano i paesi dell’ex campo socialista, ai milioni di donne provenienti da questi paesi, e in particolare proprio dalla patria di cui Woityla si dichiarava salvatore e protettore, oggi prostituite nei paesi imperialisti, ai lavoratori ridotti a lavorare a qualsiasi condizione e a qualsiasi salario la cui concorrenza oggi preme come spauracchio sui lavoratori dei paesi imperialisti, nella veste delle delocalizzazioni, dell’immigrazione, dell’importazione di merci a prezzi stracciati. Se Woityla fosse davvero l’autore della degradazione che ha devastato e ancora devasta i paesi dell’ex campo socialista dall’Adriatico al Pacifico, se egli fosse davvero responsabile di una simile catastrofe umana, ciò basterebbe a coprirlo di infamia per sempre, a farlo passare alla storia come un Attila dei tempi moderni. Ma a ciò si aggiunge la degradazione delle condizioni materiali, morali e intellettuali delle masse popolari dei paesi oppressi e dei paesi imperialisti avvenuta negli ultimi trent’anni.

Il triste degrado della condizione umana a cui abbiamo assistito negli ultimi trent’anni e il marasma economico, morale e intellettuale in cui oggi si trova l’umanità, la caduta di fiducia in se stesse e di speranza in un avvenire migliore che pervade e abbrutisce tanta parte delle masse popolari, squalificano agli occhi di ogni comunista e di ogni elemento avanzato il regno di papa Woityla, nei limiti in cui la sua attività è stata efficace. In realtà, Woityla non è l’artefice di tanto cataclisma. Egli è stato solo un abile sfruttatore, a vantaggio degli interessi di potere e finanziari del Vaticano di cui era stato posto a capo, dei timori e dello sbandamento generati in tutto il mondo dal declino del movimento comunista e dal nuovo libero prorompere degli interessi e degli appetiti dei gruppi imperialisti. Questo suo ruolo, se ha consolato una parte delle masse popolari afflitte dai nuovi guai, non li ha certamente né eliminati né attenuati. Ha anzi permesso ai gruppi imperialisti di sviluppare con più libertà l’opera di saccheggio, devastazione, rapina e guerra conforme alla loro natura.

Che eredità lascia alla borghesia imperialista Carol Woityla? Tra i suoi imbonitori delle masse, egli era certamente uno dei più importanti ed efficaci. La borghesia bianca esagera certo il suo ruolo mondiale. Vi è molto razzismo nella celebrazione che essa fa qui da noi del suo papa: i fedeli della Mecca e di Osama Ben Laden sono dei fanatici, i fedeli che piangono e ballano per Woityla sono dei credenti. In effetti, per gran parte della popolazione mondiale, dall’Asia all’Europa orientale a buona parte dell’Africa, egli o è rimasto pressoché ignoto o era un capo religioso di successo, come lo sono per la popolazione europea e americana il Dalai Lama e altri santoni di religioni orientali o di “sette” protestanti. Anche in Europa occidentale e nelle due Americhe i limiti del suo successo nel ruolo di animatore e trascinatore delle folle per conto della classe dominante sono mostrati dal successo di cento altre chiese e sette concorrenti della chiesa cattolica, che in alcuni paesi l’hanno addirittura in larga misura soppiantata.

In paesi dove un tempo il clero cattolico dominava, dall’Italia alla Francia alla Spagna all’America Latina, oggi ai riti della chiesa cattolica partecipa all’incirca un decimo delle masse che vi partecipavano cinquanta anni fa. Nonostante gli enormi mezzi di cui dispone e l’appoggio delle autorità, la chiesa cattolica oggi in questi paesi riesce a reclutare un decimo del clero che reclutava cinquanta anni fa. Solo nei paesi più devastati dalla fame, dalle malattie e dalla guerra la chiesa cattolica riesce ancora, con il ricatto del cibo, dell’istruzione e di un mestiere dignitoso, a reclutare preti, frati e suore in quantità proporzionale alla gravità della miseria. La chiesa cattolica vi amministra la beneficenza e gli aiuti dei gruppi imperialisti e ne trae il suo tornaconto.

Papa Woityla nei 27 anni del suo regno ha dovuto mobilitare la parte più radicale del mondo cattolico (Focolare, Legionari di Cristo Re, Sant’Egidio, Comunione e Liberazione, Opus Dei, Regnum Christi, ecc.), proprio per compensare con la rumorosa agitazione di una minoranza la stagnazione o la liquefazione delle comunità cattoliche di base. Ha dovuto introdurre per i vescovi il giuramento di fedeltà al papa e l’assoluta soggezione alla Curia romana per salvare l’unità della parte restante della sua chiesa che la repressione della teologia della liberazione e di ogni ruolo progressista nella trasformazione del mondo attuale hanno seriamente compromesso. La predicazione visionaria (“profetica”) di un mondo futuro nella fantasia ha dovuto diventare sempre più rumorosa e paranoica per compensare l’abbandono e anzi la lotta contro ogni impegno nel costruire un mondo nuovo e civile qui in terra. La combinazione per la chiesa cattolica di declino reale della sua influenza sulle masse popolari con un rumoroso e chiassoso attivismo fanatico di una minoranza di fedeli ha l’eguale solo nella combinazione per l’imperialismo americano di declino della sua potenza economica e politica nel mondo con una sempre più aggressiva e devastante azione militare e poliziesca. In ambedue i casi si tratta di un potere che diventa tanto più arrogante e rumoroso quanto meno convince ed è profondo.

La crisi della chiesa cattolica è un aspetto della crisi del capitalismo, con cui essa si è sempre più identificata, come il cappellano che si identifica sempre più col boia man mano che l’amministrazione della repressione diventa precaria e rischiosa. Le masse popolari italiane hanno particolarmente sofferto del ruolo che la chiesa cattolica ha assunto nella disgregazione di ogni concreto e realistico impegno di progresso e trasformazione del mondo reale. Il Vaticano ha ereditato dalla storia un potere internazionale che i suoi capi hanno saputo prima riciclare nel mondo borghese e poi far fruttare nell’ambito della borghesia imperialista mondiale fino a divenirne una componente di grande rilievo.

Il Vaticano non è solo il centro orientatore di una struttura mondiale di alcune centinaia di migliaia di quadri che dirigono moralmente milioni di persone; non è solo il centro di una rete internazionale di relazioni politiche e di manovre e intrighi politici; è anche il centro di una rete di proprietari immobiliari, di palazzinari e di speculatori fondiari, di speculatori finanziari, di banche e assicurazioni. Tra tutti i paesi, l’Italia ha la disgrazia di essere la base territoriale più ravvicinata di tutte le sue operazioni. Per opera del fascismo, a partire dalla prima metà del secolo scorso il Vaticano è diventato sempre più il governo effettivo, occulto e irresponsabile del nostro paese.

La Resistenza, mentre ha posto sostanzialmente fine alla monarchia sabauda, non ha posto fine a questo corso delle cose, lo ha solo messo in difficoltà per un breve periodo. Più il movimento comunista è declinato, prima sotto la direzione dei revisionisti moderni (Togliatti-Berlinguer) e poi con la dissoluzione o trasformazione delle sue vecchie istituzioni (il vecchio PCI, il sindacato, le associazioni di massa), più il ruolo del Vaticano si è fatto arbitrario e antipopolare. Per alcuni decenni preti e chierichetti avevano dovuto promettere alle masse popolari un paradiso in terra purché non seguissero “le sirene del comunismo” e alcune cose concrete la borghesia aveva pur dovuto darle. Il declino del movimento comunista l’ha esonerata da questo dovere sgradevole e costoso, che la sopravvenuta crisi economica rendeva d’altra parte sempre meno compatibile con la natura del capitalismo. Combinandosi con le chiacchiere di revisionisti e riformisti sulla compatibilità, sulla concertazione, sull’austerità, sulle leggi naturali dell’economia (capitalista naturalmente, ma il dettaglio lo si omette) e sulla moderazione salariale, preti e chierichetti col loro papa in testa sono ritornati a giustificare e santificare per le masse popolari la sofferenza senza fine che dilaga sulla terra e a promettere solo il regno extraterrestre dei cieli.

La fine del regno di papa Woityla non è la fine del ruolo nefasto del Vaticano e della chiesa cattolica per le masse popolari. Ma per svolgere con efficacia questo ruolo Woityla aveva dovuto concentrare nella sua persona una somma di poteri reali tale che la sua scomparsa ha reso precario l’intero edificio. L’elezione e le dimissioni di papa Benedetto XVI e la successiva elezione di papa Bergoglio, continuatore dell’opera di Giovanni Paolo II insieme agli scandali, al progressivo distaccamento della parte più avanzata delle masse dal Vaticano e dai vertici della Repubblica Pontificia ne sono una prova.

Noi comunisti dobbiamo approfittare delle contraddizioni che ne verranno e che, almeno per un po’ di tempo, aggraveranno le difficoltà dell’intera borghesia imperialista. Per noi comunisti è il momento di porre con forza e in misura più vasta l’obiettivo di fare dell’Italia un nuovo paese socialista come unica via di salvezza reale e terrena per le masse popolari del nostro paese, come principale forma di solidarietà con le classi sfruttate e i popoli oppressi di tutto il mondo, come forma suprema di un amore che è il comune lavoro per costruire il nuovo e possibile mondo di giustizia e di vera civiltà, un mondo comunista.

 

FARE DELL’ITALIA UN NUOVO PAESE SOCIALISTA È UN’IMPRESA NECESSARIA E POSSIBILE!

ELIMINARE IL VATICANO E IL VECCHIO MONDO CHE RAPPRESENTA È UN COMPITO FONDAMENTALE PER I COMUNISTI ITALIANI!

VIVA IL MOVIMENTO COMUNISTA CHE RINASCE!

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