Venerdì 10 aprile abbiamo tenuto un’iniziativa via Facebook con l’obbiettivo di promuovere il confronto e il ragionamento sull’esperienza delle Brigate di solidarietà (e altre iniziative simili) sorte numerose nella nostra regione e in tutto il paese per fare fronte all’emergenza sanitaria. Sono intervenuti in collegamento telefonico alcuni promotori o partecipanti delle Brigate: Giada e Mattia, della Brigata Lena-Modotti di Milano, che ha sede nel centro sociale Lambretta; Arafat coordinatore del Si Cobas di Piacenza, che ha promosso l’iniziativa della Protezione Civile Proletaria.; Marco di Sesto Male che stanno cercando di fare una brigata di solidarietà a Sesto San Giovanni; Laura, attivista delle Brigate di solidarietà di Quarto (NA), Patrizio, che ha promosso una brigata a Pieve Vergonte (Vb); Chiara, che ha promosso una brigata di studenti a Colle Val d’Elsa (SI).

Le principali questioni emerse sono

1. Il ricco e capillare lavoro di solidarietà svolto sin ora, la capacità di organizzarsi rapidamente dal basso per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica, sulla base di organizzazioni popolari e realtà già esistenti.

Giada ci ha raccontato come sono organizzate le brigate a Milano: coprono tutta la città, sono divise per municipio e ognuna ha un responsabile, hanno nomi di partigiani o partigiane, si occupano di aiutare anziani e altre fasce a rischio nella fare la spesa. Rientrano nel progetto Milano Aiuta del Comune di Milano e sono coordinate da Emergency, che si occupa di formare i volontari. Chi ha necessità contatta il centralino (020202), che smista le chiamate alle brigate. Le consegne vengono poi effettuate dai volontari in coppia.

Mattia ci ha detto che hanno consegnato qualcosa come otto quintali di cibo sin ora e pacchi alimentari ad un migliaio di famiglie, attivandosi autonomamente per raccogliere generi di prima necessità che sono donati con collette fuori dai supermercati e donazioni di singoli, esercenti e aziende, e stoccati nel Lambretta. La risposta del quartiere in cui operano è molto positiva, dando un fondamentale supporto alla Brigata. Hanno inoltre trovato sostegno dalla Croce rossa, oltre che da Emergency e Arci, da gruppi di quartiere e numerose realtà del territorio.

Arafat ha raccontato che come lavoratori del Si Cobas hanno promosso una raccolta di soldi con cui hanno comprato 3000 mascherine, 1500 disinfettanti che hanno portato alla Croce Rossa di Piacenza e a delle case di riposo, in un periodo dove non se ne trovavano in giro. Hanno poi fatto pacchi spese per le famiglie bisognose, estendendo l’iniziativa anche verso Lodi e Milano.

2. La riflessione su come sviluppare il lavoro delle Brigate, allargarne il campo d’azione, farne ancor più un punto di riferimento in ogni quartiere e territorio in cui esistono.

Arafat ci ha raccontato come l’esperienza della Protezione Civile Proletaria si sia sviluppata in connessione con le lotte dei lavoratori del territorio promosse dal Si Cobas (in alcune aziende hanno scioperato per due settimane), che hanno imposto misure di sicurezza efficaci nelle aziende, obbligando quelle che invece hanno chiuso a dare la Cassa Integrazione.

Laura ci ha detto di come si siano legati agli operai degli stabilimenti della zona per unire la loro iniziativa alla lotta contro le ferie forzate e per la sicurezza nelle aziende e di come stiano anche nel contesto attuale continuando a portare avanti la battaglia contro l’istallazione di un antenna 5G, iniziative di supporto agli immigrati, distribuendo un questionario alle persone aiutate sulle problematiche del territorio.

Chiara di come abbiano sostenuto invece la lotta degli studenti universitari fuori sede che volevano sfrattare dalle residenze universitarie.

Mattia è partito dalla riflessione su come l’emergenza ha messo con forza in luce diverse criticità del capitalismo in cui viviamo, della sanità, al diritto all’abitare, alla situazione dei migranti e quella dei detenuti, dicendo che è necessario valorizzare la forte presenza della Brigata nel quartiere e questo momento in cui le persone sono più predisposte ad ascoltarci per connettere tutte le esperienze sociali e le persone per elaborare quella che sarà la società nuova che dobbiamo costruire.

Giada ha infine portato una sua riflessione: si potrebbe fare un passo in più andando però alla radice dei problemi su cui le Brigate intervengono, facendo inchiesta sulle cause dei problemi economici, sulle situazioni lavorative e abitative, non fermandosi all’evidenza dei problemi che ci sono, ma trovando assieme soluzioni per farvi fronte laddove le istituzioni latitano.

3 Il rapporto con le amministrazioni locali

Mattia ci ha parlato del rapporto con il Comune di Milano, che, anche a fronte di attacchi di Libero e della Lega che lo accusano di appoggiarsi ai centri sociali nell’iniziativa Milano Aiuta, sembra ora tirarsi un po’ indietro dal rapporto con le realtà autorganizzate. Dice che in ogni caso da parte loro non possono fermarsi, perché il percorso messo in piedi è fondamentale per molte persone che altrimenti non avrebbero nessun aiuto. Dice che comunque pensa sia un operazione atta a preparare il terreno per il dopo emergenza e non concedere troppo spazio all’autorganizzazione,

Laura ci ha detto delle problematiche che hanno avuto con l’amministrazione comunale, che vuole che le iniziative di solidarietà siano gestite solo della chiesa. Anche con l’opposizione del Comune continuano l’attività, stampandosi autonomamente il lasciapassare, forti dell’appoggio popolare e dell’evidenza dell’utilità della loro azione.

Marco invece ci ha raccontato che l’amministrazione locale di Sesto e in ed in particolare il sindaco Di Stefano cercano di mettere i bastoni fra le ruote all’organizzazione popolare che spinge verso la creazione delle brigate, sia da un punto di vista burocratico, e sia tramite video in cui si cerca di screditare tutto quello che non è gestito dal comune.

4. Le prospettive sul futuro e sul dopo emergenza e l’importanza di proseguire e valorizzare il percorso intrapreso.

Giada ha portato la sua riflessione, dicendo che è importante che il percorso prosegua anche una volta finita al quarantena, perché tutti i problemi che stanno oggi esplodendo ora esistevano prima e continueranno ad esistere dopo; bisogna “sfruttare” la situazione per entrare in contatto con le persone e fare rete con le altre realtà e organizzazioni popolari presenti sul territorio perché le masse popolari hanno bisogno di punti di riferimento, di qualcuno che si faccia portavoce delle loro problematiche.

Arafat ha messo invece l’accento sul fatto che i padroni cercheranno di usare l’emergenza per i loro interessi e contro i lavoratori e che dobbiamo essere tutti uniti e pronti per non far passare i loro progetti.

Anche Mattia ha detto che è fondamentale l’esperienza continui anche una volta finita l’emergenza, perché ha mobilitato centinaia di persone: bisogna usare i contatti creati sul territorio e tra brigate per promuovere confronto e mobilitazione, costruendo una forza che possa realmente incidere sul corso delle cose. Già da ora si stanno confrontando a livello cittadino, ma anche internazionale, su alcune delle rivendicazioni più sentite del momento, come il reddito di quarantena o lo sciopero degli affitti e su come farsene portavoce.

Laura ha detto che si pongono in prospettiva l’obbiettivo di creare un comitato cittadino di controllo popolare sui temi fondamentali dell’ambiente, salute e lavoro e di costituire, attraverso i contatti presi in questa fase, un organizzazione di disoccupati che continui l’opera dei pacchi alimentari imponendola all’amministrazione comunale, che ha smantellato due anni fa il Banco alimentare.

Quella delle Brigate di solidarietà e delle altre iniziative di solidarietà è un’esperienza particolarmente importante: sono infatti una vera e propria scuola per le masse popolari che vi partecipano per imparare ad organizzarsi per far fronte ai problemi collettivi, per affermare le misure che servono; tendono a diventare, in quest’emergenza, punti di riferimento e centri di mobilitazione popolari nei quartieri e territori in cui operano, potenzialmente embrioni di quella rete del Nuovo Potere popolare che dobbiamo far crescere fino a che non soppianterà il sistema di potere della classe dominante.

Avanzare su questa via significa mettere al centro le soluzioni politiche e mobilitare in ogni quartiere e territorio le masse popolari nell’elaborazione e nell’attuazione di un programma popolare per far fronte all’emergenza sanitaria, economica e politica; significa coordinarsi a livello sempre più ampio per confrontare le esperienze e ragionare sulle iniziative da mettere in campo; significa darsi un orizzonte e una prospettiva che vadano oltre la fine dell’emergenza sanitaria e costruirne fin da ora le premesse.

Vuol dire quindi usare fin da subito le iniziative di solidarietà anche per fare inchiesta e prendere i contatti di quanti hanno problemi economici, di quanti non riescono a pagare le spese, di quanti hanno problematiche legate al lavoro, quanti studenti hanno problematiche legate alla didattica online, quanti sono senza tetto (e come vengono gestite in questa fase le strutture di accoglienza); per fare un censimento di quante sono le case sfitte, (e come vengono gestite in questa fase le strutture di accoglienza) e inchiesta su quali sono i supermercati, ospedali, aziende necessarie che non rispettano le misure di sicurezza per clienti e lavoratori, quali le aziende non necessarie ma ancora aperte. E’ il primo passo per definire un programma di misure concrete per ogni quartiere e territorio e sulla cui attuazione mobilitare i contatti raccolti nelle iniziative di solidarietà, per applicarlo nei limiti delle forze disponibili con, ad esempio, autoriduzioni di affitti, bollette, spesa promozione della solidarietà tra vicini, assegnazione delle case sfitte, ecc.

Creare, coordinare, moltiplicare questo tipo di esperienza vuol dire tessere la rete del nuovo potere, il potere degli operai e delle masse organizzate, per dar vita ad un loro governo di emergenza che faccia fronte agli effetti più devastanti di questa crisi, un Governo di blocco popolare, che ponga le basi per nuova società: la società Socialista

Dal minuto 5 inizio della diretta Fb

Covid19

Pubblicato da Partito dei CARC – Federazione Lombardia su Venerdì 10 aprile 2020

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