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[Italia] Mobilitarsi contro l’obbligo di fedeltà aziendale

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Aprile 18, 2020
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Aboliamo il diritto dei padroni a mettere i loro crimini e le loro malefatte sotto silenzio, denunciandoli o pubblicamente o in forma segreta.

Violare e abolire la legge sull’obbligo di fedeltà aziendale, gli operai e i lavoratori devono essere fedeli alla propria classe, non ai padroni!

Non sottostiamo alla legge quando è fatta per gli interessi dei padroni e contro gli interessi degli operai!

Lo smantellamento dei servizi essenziali e dei diritti dei lavoratori in atto da 40 anni ha subito un’accelerazione in ogni settore. L’aggravamento dei mille problemi già esistenti, dovuto alla pandemia da Covid-19, ha rivelato – soprattutto in ambito sanitario – gli effetti delle politiche criminali attuate dalla classe dominante e dai suoi governi, fatte di tagli e privatizzazioni che hanno ridotto all’osso la possibilità di lavorare dentro gli ospedali, nelle RSA, sulle ambulanze ecc. in condizioni di sicurezza.

Processo analogo è stato, ed è tutt’ora in corso, nelle aziende capitaliste dove il diritto alla sicurezza sui posti di lavoro continua ad essere violato dai padroni che pur di mantenere inalterato il profitto mandano al macero – senza DPI né altre garanzie per la salute – le migliaia di lavoratori oggi impiegati nelle produzioni essenziali al superamento dell’emergenza e non solo. Il governo Conte 2 infatti, costretto a disporre la temporanea chiusura delle attività non indispensabili, imposta dalla mobilitazione degli operai che organizzandosi hanno bloccato la produzione, pretendendo misure di sicurezza adeguate e salario pieno, non si è dimenticato degli amici di Confindustria.

Lo stesso decreto infatti ha consegnato ai padroni un vero e proprio “lasciapassare” atto a classificare arbitrariamente qualunque attività produttiva come indispensabile. In barba al DPCM del 22 marzo, ma contemporaneamente in attuazione dello stesso, dopo circa 10 giorni di stop, migliaia di operai sono stati reintrodotti in produzione alle stesse condizioni di prima: senza mascherine adeguate o con mascherine inefficaci e senza la possibilità di mantenere il distanziamento sociale che da oltre un mese limita le libertà fondamentali delle masse popolari costrette a restare a casa per scongiurare la diffusione del virus.

In questa caotica gestione dell’emergenza sanitaria, l’impossibilità di far coincidere gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari con quelli dei capitalisti è sotto gli occhi di tutti. Come lo è il tentativo della classe dominante di mettere a tacere i lavoratori della sanità e gli operai che denunciano condizioni di lavoro pericolose per la loro salute e quella della collettività attraverso l’applicazione di leggi come quella dell’obbligo di fedeltà aziendale, necessarie per continuare a nascondere la polvere sotto al tappeto. Una spada di Damocle che pende sulla testa di chi denuncia le negligenze e le irregolarità all’interno di tutte le aziende pubbliche e private del nostro Paese.

Con l’incedere dell’emergenza per esempio l’ordine dei medici e degli infermieri è prontamente intervenuto richiamando all’ordine gli operatori “più chiacchieroni”, imponendo loro di specificare nome, cognome, qualifica e numero di iscrizione all’ordine prima di rilasciare dichiarazioni, così da poter controllare meglio la fuoriuscita di informazioni, a loro avviso mendaci, reperirne in fretta i responsabili e creare un deterrente per chi volesse fare lo stesso.

Nei giorni scorsi invece, in provincia di Firenze, il dipendente di una cooperativa che opera a Borgo San Lorenzo e Scarperia per le attività di igiene ambientale in appalto per Alia è stato immediatamente licenziato dopo aver denunciato la mancanza di dispositivi di protezione di individuali.

Nato a tutela di brevetti o attività da cui dipende la sicurezza nazionale, l’obbligo di fedeltà aziendale è diventato un ricatto per i lavoratori e per gli operai che, più che mai in questa fase, si trovano a dover scegliere tra lo smascherare quanti continuano a speculare sull’emergenza anziché tutelare la loro salute, oppure subire in silenzio, senza mettere a rischio un posto di lavoro già precario se non l’abilitazione professionale.

Se è vero che per i lavoratori è illegale “divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio” allora è anche vero che nella società capitalista al tempo del Covid-19 è legale avallare le politiche criminali dei dirigenti e dei padroni che arrecano pregiudizio alla classe operaia e le masse popolari. È legale che negli ospedali continuino a mancare i DPI, piani di screening periodici per il personale sanitario e operatori, costringendo medici e infermieri a turni massacranti che mettono a rischio anche l’incolumità dei pazienti. È legale riaprire le aziende che non producono beni di prima necessità per l’emergenza senza garantire protezioni adeguate anti contagio. È legale tutto quello che serve alla classe dominante per mantenere inalterati i suoi profitti, anche reprimere operai e lavoratori che denunciano condizioni di lavoro degradanti, causa del diffondersi di un’epidemia che ha assunto i connotati di una vera e propria strage.

L’obbligo di fedeltà aziendale è solo uno strumento in mano alla borghesia, tramite il quale continua a portare avanti indisturbata il suo programma comune nonostante l’emergenza e contro il quale è necessario organizzarsi.

Da questa emergenza non ci tirerà fuori chi ha smantellato il settore pubblico dell’economia, né chi continua a portare avanti la retorica degli infermieri e dei medici eroi per poi licenziarli non appena si rifiutano di lavorare senza tutele adeguate. Per uscire dall’emergenza è necessario che i lavoratori delle aziende pubbliche e capitaliste si organizzino e si coordinino tra loro per rispondere colpo su colpo alle esigenze che l’epidemia ha creato e alla repressione che governo e padroni cercano di mettere in campo, imponendo dal basso le misure che vanno nell’interesse della classe operaia e delle masse popolari.

È necessario dunque continuare a denunciare le precarie condizioni di sicurezza in tutti i luoghi di lavoro violando l’obbligo di fedeltà aziendale, anche attraverso l’anonimato, come hanno fatto tanti operatori sanitari e operai rilasciando interviste e portando il loro contributo in iniziative pubbliche come nella diretta Facebook della federazione Toscana del P. CARC. Ne costituiscono esempio quella rilasciata da un’infermiera del pronto soccorso dell’ospedale San Paolo di Milano, dalla quale emerge che se i lavoratori non si organizzano le condizioni possono soltanto peggiorare o quella di un OSS del Sant’Orsola di Bologna che racconta come solo organizzandosi in ogni posto di lavoro si possono garantire, attuare e imporre gli interessi di lavoratori e masse popolari.

La ribellione degli operai e dei lavoratori contro l’arroganza del governo Conte 2 e dei suoi mandanti ha aperto la strada ad un cambiamento che si concretizzerà solo con la costruzione di organizzazioni operaie e popolari e il loro coordinamento atto a formare un Governo di Emergenza Popolare.

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