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[Italia] I giovani, la quarantena e la rivoluzione socialista

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Aprile 13, 2020
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L’emergenza che investe il paese non è solo sanitaria, ma economica e politica. La gestione del Governo Conte 2 dell’emergenza fa acqua da tutte le parti. Questo perché non è questo governo che può trovare soluzioni efficaci e negli interessi delle masse popolari. Il solo governo che può farlo e che serve al paese non può che essere un governo che sia creato a partire – e strettamente legato – all’organizzazione e alla mobilitazione dei giovani, degli operai, dei lavoratori. Un governo che abbia esponenti scelti direttamente da questi e che si facciano portavoce, supportino, alimentino le organizzazioni come le Brigate di Solidarietà, come i comitati in difesa della sanità pubblica, come le organizzazioni di operai, i collettivi di fabbrica.

Le misure che servono per risolvere l’emergenza sono chiare e di immediata realizzazione, ma per realizzarle i giovani non devono sottostare all’intossicazione che li vuole in quarantena abbrutiti e impegnati ad ammazzare il tempo, devono invece dare il loro contributo: devono organizzarsi in ogni quartiere, con i propri amici, con i propri compagni, legandosi a operai, lavoratori e disoccupati e mobilitarsi direttamente per fare in ogni città quello che è necessario fare per risolvere questa emergenza. Le cose che si possono fare in questo senso sono tante, gli esempi ci vengono da tutta Italia: le brigate di solidarietà che nascono in moltissime città sono l’esempio maggiore, le mobilitazioni per il diritto allo studio ne sono un altro.

Nell’immediato le priorità sono la cura dei malati e la prevenzione dei contagi, la garanzia degli approvigionamenti di beni e servizi essenziali, la garanzia di salario. Serve che i giovani – in base alle possibilità e alle loro condizioni – si mobilitino per la distribuzione di beni e servizi e l’attuazione di misure necessarie (dalla sanificazione all’assistenza); per la solidarietà e il sostegno concreto alle lotte degli operai contro la riapertura delle fabbriche e alle lotte dei lavoratori della sanità; per campagne video, fotografiche e mailbombing a sostegno delle loro lotte; per fare mappature di strutture sanitarie private che devono essere requisite e messe a disposizioni non solo ai pazienti Covid-19 ma a tutti gli altri pazienti che non hanno più un servizio sanitario a disposizione; per il controllo e la vigilanza popolare in ogni zona di abitazione sulle fabbriche che non rispettano le chiusure o le disposizioni di sicurezza, per ospedali e le RSA. Per svolgere questi compiti possono avvalersi di operai e lavoratori che già si stanno mobilitando e delle associazioni esistenti nei territori, come Emergency, Medici senza Frontiere, ARCI, la Protezione Civile o le amministrazioni locali.

Questo è l’unico modo che i giovani hanno per assumersi un ruolo non solo in questa emergenza ma nella società.

La società capitalista crea sempre più giovani che sono esuberi, inadatti alla vita e fragili psicologicamente. Su questo bisogna essere chiari: non è una questione che riguarda il singolo individuo, ma la classe. È una questione che riguarda decine di milioni di membri delle classi oppresse dei paesi imperialisti e in particolare i giovani.

Oggi le classi dominanti non sono più in grado di inculcare negli individui delle classi oppresse la sensazione che la vita ha un senso e di indicare quindi a ognuno una buona ragione di vivere. Questo perché il senso che davano a ogni individuo non è più confacente a quello dell’intera società e nella lotta contro il movimento comunista intossicano e creano diversione dal vero senso della vita, la partecipazione alla lotta di classe. Fin tanto che l’occupazione principale degli uomini e delle donne è stata la lotta contro la natura, quindi la lotta per strapparle il necessario per vivere e proteggersi dalle intemperie, la divisione in classi e il conseguente compito assegnato ad ogni individuo delle classi oppresse (produrre) erano confacenti e avevano radici nel compito dell’intera società. Da quando la lotta contro la natura non è più l’occupazione principale della società (i mezzi, le tecnologie le soluzioni ci sono tutte, il problema è la volontà di utilizzarle e lo scopo per cui si utilizzano) la lotta principale è quella per superare il sistema di relazioni sociali che ha ereditato, e che è inadeguato. Il vecchio senso della vita è superato, perde vigore e il nuovo non è interiorizzato e in molti casi praticato. Per cui metà dell’umanità si sente un esubero ed è socialmente trattata come tale: come pesi che gravano sul bilancio dello Stato e della collettività o come membri inutili della società. Gli effetti psicologici, morali e intellettuali sono visibili a livello di massa e in particolare tra i giovani, tra quelle generazioni che sono nate dopo il periodo del capitalismo dal volto umano, in cui persistono concezioni e illusioni (avere un posto fisso e una casa, vivere dignitosamente a addirittura in qualche caso “fare carriera”) non adeguate all’attuale fase di crisi acuta e terminale del sistema capitalista. L’impossibilità di dettare scadenze (trovare un posto di lavoro, trovare una casa, sposarsi ecc.), la distruzione delle vecchie relazioni sociali (la dipendenza primitiva da un gruppo) e l’impossibilità di darne di nuove, il sistema di intossicazione verso la diversione e mondi immaginari crea individui fragili, incapaci di affrontare il mondo.

Il movimento comunista è la sola fonte che può dare un senso alla vita delle masse popolari e può condurle a creare quella società in cui si daranno essi stessi la ragione di vivere: in cui il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti.

Oggi la partecipazione attiva alla gestione dell’emergenza e della società è quello che dà un senso alla vita dei giovani!

Oggi il legame con il movimento comunista che rinasce è quello che dà un senso alla propria vita.

Solidarietà, organizzazione e lotta di classe: questa è la scuola di cui i giovani hanno oggi davvero bisogno, questa è la la scuola che insegna ad assumere un ruolo nella lotta di classe.
È una rottura netta con la diversione dalla realtà, la perdita di tempo ed energie con le mille attività secondarie, se non inutili, che la classe dominante promuove per tenervi occupati.

Giovani, trasformiamo l’emergenza frutto della gestione scellerata della classe dominante in occasione di riscossa!

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