Questioni di principio e orientamento a partire dalle mobilitazioni per la Settimana Rossa

L’emergenza sanitaria, economica, sociale e politica con cui abbiamo a che fare è come una guerra. La classe dominante e le sue istituzioni la conducono combinando l’incuria verso le masse popolari con la promozione di un clima di “unità nazionale” nel tentativo di impedire che esse si organizzino e si mobilitino per scalzarla dal potere e prendere in mano le sorti del paese. Noi comunisti la conduciamo e dobbiamo condurla in modo da far avanzare la rivoluzione socialista, obiettivo che in questa fase si concretizza nella lotta per costituire un governo di emergenza delle masse popolari organizzate, il Governo di Blocco Popolare (GBP).

Tra i partiti, gli organismi e i singoli che si dicono comunisti si confrontano e scontrano le seguenti linee:

– una linea attendista, che consiste nell’aspettare di tornare alla “normalità”, descrivendola nel frattempo a tinte fosche e indicando di prepararsi a “far pagare questa crisi ai capitalisti, non ai lavoratori”, cioè a riprendere con le rivendicazioni e con la partecipazione alla lotta politica borghese. Al di là delle parole con cui è rivestita, chi promuove la linea attendista “ripete oggi quello che nei paesi imperialisti i partiti socialdemocratici della II Internazionale fecero durante la Prima Guerra Mondiale. Anche se lo fa in nome dell’emergenza sanitaria anziché della “difesa della patria”, il risultato non cambia: promuove la “santa alleanza” tra sfruttatori e sfruttati patrocinata ieri da Sergio Marchionne e oggi da Conte a braccetto con Mattarella e Bergoglio. In una parola: abdica ai suoi compiti di comunista!” ((nuovo)PCI, Avviso ai Naviganti n. 100 del 30.03.2020);

– una linea riformista, che consiste nell’indicare quello che governo, istituzioni e padronato dovrebbero fare (i “consiglieri del principe”) e nel denunciare che non lo fanno. La linea del mutualismo, che consiste nel mettere qua e là delle toppe a quello che governo e istituzioni non fanno e rimandare a quando torneremo alla “normalità” le discussioni sul “che fare” in campo politico, strategicamente è una variante di quella riformista, ma tatticamente si contrappone alla linea attendista, quindi può e deve essere valorizzata ai fini della lotta per la costituzione del GBP di cui c’è bisogno e di cui ci sono le condizioni;

– una linea rivoluzionaria, che consiste nel far leva sugli appigli che la situazione d’emergenza presenta per creare e rafforzare organizzazioni operaie e popolari come i centri del nuovo potere, costituire il GBP e avanzare così verso l’instaurazione del socialismo. Una variante della linea rivoluzionaria consiste nell’indicare che il socialismo è la soluzione della situazione d’emergenza, ma nell’aspettare che la rivoluzione scoppi.

Agire da comunisti, cioè diventare e agire come nuova classe dirigente delle masse popolari, oggi significa organizzare e mobilitare le masse popolari a far fronte all’emergenza sanitaria, economica, sociale e politica e indirizzare le loro attività, l’attività degli organismi sindacali, sociali e politici in qualche modo legati alle masse, verso la costituzione del GBP, individuando e usando a questo fine tutti gli appigli e le fessure che la situazione presenta. Secondariamente significa operare per mettere a contribuzione di questo obiettivo tutti gli esponenti e i portavoce della sinistra borghese, del movimento sindacale, della società civile e delle Amministrazioni Locali che hanno influenza, relazioni e mezzi da mettere al servizio della costituzione del GBP: dobbiamo spingerli (e costringerli) a farlo.

Stante la situazione, i criteri guida della nostra azionenel lavoro esterno sono i seguenti.

a) In “L’estremismo malattia infantile del comunismo, cap 3 – Le tappe principali nella storia del bolscevismo”, Lenin scriveva a proposito del periodo 1905-1907: “(…) Gli anni della rivoluzione (1905-1907). Tutte le classi agiscono apertamente. Tutti i programmi e tutte le concezioni tattiche vengono verificate dall’azione delle masse. Scioperi di ampiezza e violenza senza precedenti al mondo. Trasformazione dello sciopero economico in sciopero politico e dello sciopero politico in insurrezione. Verifica pratica dei rapporti tra il proletariato dirigente e i contadini oscillanti, instabili, da esso diretti. Nello sviluppo spontaneo della lotta, nasce la forma sovietica dell’organizzazione [ndr: i primi Soviet (Consigli) degli operai russi si costituirono spontaneamente durante la rivoluzione del 1905. I bolscevichi li vedevano come organo di un futuro potere politico operaio, i menscevichi solo come organi di gestione della lotta in corso]. Le discussioni di questo periodo sulla funzione dei Soviet preannunciano la grande lotta degli anni 1917-1920. La sostituzione delle forme parlamentari della lotta con quelle non parlamentari, della tattica del boicottaggio del Parlamento con quella della partecipazione al Parlamento, delle forme legali della lotta con quelle illegali, come pure i rapporti reciproci e il nesso tra queste diverse forme: tutto ciò si distingue per una meravigliosa ricchezza di contenuto. Ogni mese di questo periodo, dal punto di vista dell’apprendimento degli elementi fondamentali della scienza politica – da parte delle masse e dei capi, delle classi e dei partiti – equivale a un anno di sviluppo “pacifico”, “costituzionale”. Senza la “prova generale” del 1905 non sarebbe stata possibile la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre del 1917”.

Quella in cui siamo è una situazione per tanti versi analoga: è una situazione di mobilitazione ed educazione rapida delle masse popolari per loro esperienza diretta.

b) “Il partito comunista conquista l’egemonia nella classe operaia e nelle masse popolari via via che mostra che, sotto la sua direzione, riescono a risolvere i loro problemi e sottomettere la borghesia e il clero” scriveva giustamente il (nuovo)PCI nell’Avviso ai Naviganti n. 37 del 14.01.2014. I problemi delle masse in Russia nel 1917 erano “terra, pace, pane”, oggi in Italia sono

– cura degli ammalati, quindi posti letto, personale sanitario, attrezzature (dalle mascherine ai respiratori); distribuzione di DPI, cure e medicine ed effettuazione dei tamponi per prevenire i contagi; assistenza di chi non autosufficiente è recluso in casa;

– produzione e distribuzione di tutto quello che serve per vivere (alimenti, luce, gas, acqua, telefono, internet), curare e prevenire contagi; tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori; blocco dei licenziamenti, prolungamento dei contratti di lavoro precari, pagamento regolare dei salari ai proletari lavoratori dipendenti e un reddito dignitoso ai lavoratori autonomi, reddito di quarantena o come lo si voglia chiamare per chi non ha un regolare contratto di lavoro né una pensione; sospensione di tasse, mutui, ecc..

I provvedimenti immediati in cui queste due priorità si articolano sono indicati nel già citato Avviso ai Naviganti n. 100 del (n)PCI. Queste sono le priorità nell’immediato: tutto va organizzato e gestito in funzione di questo. Sul soddisfacimento di queste priorità noi comunisti dobbiamo operare per moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari, rafforzare e coordinare quelle esistenti e promuoverne la costruzione di nuove. Su questo terreno dobbiamo mobilitare in particolare la parte avanzata degli operai e del resto delle masse popolari. E’ tramite la parte avanzata che arriveremo alle larghe masse.

c) Facendo leva su queste priorità dobbiamo convogliare ogni organizzazione operaia e popolari, ogni organismo e personaggio in qualche modo legato alle masse, nella costituzione di un governo d’emergenza deciso e capace di fare queste cose: deciso a passare sopra agli interessi dei Boccia (presidente Confindustria) e del resto dei vertici della Repubblica Pontificia, ai diktat dei caporioni e delle istituzione dell’UE, degli imperialisti USA per garantire cure, prevenzione, produzione e distribuzione di quanto serve per vivere, curare e prevenire il contagio e quindi capace di mobilitare la massa della popolazione a farlo.

Nel 1917 le parole d’ordine su cui Lenin e i bolscevichi organizzavano e mobilitavano le masse popolari erano “la terra ai contadini, la pace ai popoli, il pane agli affamati”, ma a queste parole d’ordine aggiungevano costantemente “il potere ai soviet”. “Il potere ai soviet” era la condizione per ottenere “terra, pace e pane”. Senza “il potere ai soviet”, cosa ne sarebbe stato del “terra, pace e pane”? Sarebbe rimasto una rivendicazione al governo costituito dalla borghesia russa dopo il rovesciamento dello zarismo!

Quella in cui siamo è una situazione per tanti versi analoga: è una situazione in cui alle misure immediate bisogna affiancare la parola d’ordine “il potere alle organizzazioni operaie e popolari” e perseguirla come obiettivo perché essa è la condizione per realizzarle.

Per “agire da comunisti, cioè diventare e agire come nuova classe dirigente delle masse popolari” è necessario condurre una lotta anche al nostro interno, fra il nostro vecchio e ciò che dobbiamo diventare. I criteri guida nel lavoro interno sono i seguenti.

a) Combattere in noi stessi e non alimentare negli altri la linea di “stare a casa e lasciare fare il governo Conte (cioè le Larghe Intese e i vertici della Repubblica Pontificia) che così andrà tutto bene”, ma attivarsi da subito, tenendo conto della situazione, per far avanzare la lotta per la costituzione del GBP.

b) Combattere in noi stessi e non alimentare negli altri l’idea che torneremo alla normalità: niente tornerà come prima e il come sarà dipende da quello che noi comunisti facciamo oggi; combattere le illusioni e l’attendismo tra le nostre file: trovare e percorrere strade che elevano la nostra capacità di condurre la lotta per il GBP (in coerenza con il principio fermezza strategica e flessibilità tattica).

c) La sospensione di attività come manifestazioni, assemblee, iniziative politico-culturali, ecc. richiede che adeguiamo il nostro lavoro ordinario alla nuova situazione politica: usare nuovi metodi e strumenti, essere più pratici nel lavoro di cura e formazione degli uomini e delle donne, condurre ad un livello superiore la lotta al settarismo, al burocratismo-conservatorismo, al legalitarismo e all’attendismo tra le nostre fila (a partire dalla testa), adottare uno stile di vita e di lavoro conforme al nostro essere e voler diventare dirigenti comunisti di tipo nuovo. Che sia possibile ce lo insegna il vecchio PCI sotto il regime fascista. In sintesi la linea di condotta da comunisti è far fronte alla situazione straordinaria non per “tenere botta”, ma per fare un salto avanti nel lavoro tra le masse e nel lavoro interno.

d) Come ogni situazione straordinaria, l’emergenza in cui siamo immersi porta e comporta un salto qualitativo dal punto di vista soggettivo: la lotta farà emergere nuovi compagni che si lanciano in avanti con più entusiasmo e determinazione (i compagni che si dimostrano più capaci e adeguati ad affrontare la nuova situazione) e compagni che avranno difficoltà ad adeguarsi alla nuova situazione; la concezione comunista ci insegna che dobbiamo far leva sui primi per far fare passi avanti anche ai secondi. Questo è il contrario del conciliatorismo e dell’accontentarsi del livello minimo, questo è promuovere l’emulazione socialista.

e) Noi siamo al servizio della classe operaia e delle masse popolari, l’attività di Partito che svolgiamo in questa fase serve alla nostra causa.

Noi non siamo i tifosi del “violare le regole è bello”, del “violare le regole a prescindere”, del ribellismo fine a se stesso, né siamo legalitaristi: è legittimo tutto quello che serve agli interessi delle masse popolari, anche se è vietato dalle leggi dei padroni e delle loro autorità! Dobbiamo fare tutto quello che serve per mobilitare e organizzare le masse popolari a far fronte all’emergenza sanitaria, economica, sociale e politica e indirizzare ogni organismo operaio e popolare alla costituzione di un proprio governo d’emergenza: sfruttiamo a fondo Internet e osserviamo le norme anti-contagio nei contatti personali, ma non sosteniamo, non promuoviamo e non aderiamo alla direttiva di chiudersi in casa e aspettare la soluzione.

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