Nei giorni scorsi ci è pervenuta una lettera per certi versi “atipica”: atipica non per il contenuto, che invece è perfettamente coerente con la situazione generale di questa fase, ma perché è stata scritta da un lavoratore della sicurezza privata, uno di quei proletari pagati per difendere direttamente gli interessi dei capitalisti e dei padroni. La pubblichiamo molto volentieri perché offre molti spunti di riflessione e ragionamento, ma soprattutto perché offre uno spaccato della realtà. Quella realtà che incalzata dalla crisi generale, dall’emergenza Covid-19 che la acuisce e la esaspera, è caratterizzata dalla lotta di classe che si dispiega in ogni ambito e contesto e pone tutti di fronte a un bivio: aspettare che le cose “tornino alla normalità” o attivarsi fin da subito per costruire organizzazioni operaie e popolari e avanzare nella costruzione del nuovo potere.

Salve a tutti,
sono un lavoratore di un’azienda che si occupa della sicurezza privata e per scelta, da ormai più di venti anni, mi occupo di svolgere il turno di notte. Sono iscritto a un sindacato confederale al quale ho fatto ricorso un paio di volte per contestare delle lettere di richiamo e per condurre alcune battaglie per i diritti dei lavoratori della mia categoria.
Scrivo all’agenzia stampa del PCARC, che seguo con interesse perché mi offre un’analisi e una prospettiva politica che non trovo da altre parti, per esporvi le problematiche che stiamo affrontando da quando è scoppiata l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19.

Nella regione in cui vivo il boom del Coronavirus è stato all’incirca attorno a metà marzo. Sicuramente all’inizio dell’epidemia abbiamo sottovalutato la sua gravità, continuando a lavorare come se nulla fosse e senza richiedere alcun dispositivo di sicurezza. Con il procedere dei giorni abbiamo realizzato il rischio oggettivo a cui potevamo incorrere: molti di noi stanziano nelle postazioni fisse all’interno di ospedali, supermercati e cantieri, mentre altri girano in lungo e largo per vigilare sulla proprietà privata dei padroni.
Fin quando non ci siamo mobilitati noi lavoratori assieme al nostro rappresentante sindacale, l’azienda non ha predisposto alcun piano per fronteggiare la situazione e mettere in sicurezza i dipendenti. Se da una parte l’azienda è stata estremamente rapida nel chiederci ulteriori sacrifici (un collega ha dovuto occuparsi del filtraggio degli ammalati al pronto soccorso, altri di vigilare 12 ore consecutive senza DPI all’ospedale), dall’altra se non fossimo mobilitati per chiedere le mascherine, i guanti e l’alcool per le auto che a rotazione utilizziamo, probabilmente avremo dovuto continuare a portarceli da casa. In una fase d’emergenza come quella attuale è indispensabile che ciascun lavoratore oltre a pensare a se stesso pensi anche al bene dei propri colleghi e delle persone. Questo significa pretendere che l’azienda metta in sicurezza i propri lavoratori fornendogli i DPI, ma anche iniziare a ragionare sul reale ruolo che noi lavoratori della sicurezza privata dobbiamo assumere per trasformare questo sistema che sempre più ci spreme e consuma fino a esaurirci (questo vale sia per le Forze dell’Ordine che per l’Esercito).

Noi dipendenti della sicurezza privata non abbiamo il potere dei pubblici ufficiali, ma ciò nonostante svolgiamo un lavoro ad alto rischio. In venti anni di carriera mi è capitato più volte di trovarmi in situazioni spiacevoli per difendere gli interessi di padroni senza scrupolo che non ci pensano due volte a licenziare o multare i propri dipendenti, se può portargli profitto. Il padrone dell’azienda per cui lavoro non si fa scrupolo a farmi svolgere in solitudine il servizio nonostante in passato ci siano state più volte situazioni di conflitto a fuoco. Ma pagare una sola guardia gli rende più soldi che pagarne due, quindi cosa può fregargli se un povero diavolo è costretto ogni notte a rischiare la vita pur di mettere un pezzo di pane sotto ai denti.

In queste notti di pandemia, girare per le strade delle zone industriali solitamente rumorose e trafficate mi trasmette sensazioni mai provate in venti anni di lavoro: sembra di vivere in uno stato di polizia dove il silenzio è assordante e tutt’intorno è buio nonostante i lampioni siano accesi.
Più volte mi è capitato di fermarmi in mezzo alla strada per fumare una sigaretta e pensare a come sarebbe la vita se anziché difendere gli interessi dei capitalisti noi guardie difendessimo gli interessi dei lavoratori delle fabbriche, della sanità pubblica, dell’istruzione, ecc. ecc. Viaggiando con il pensiero ho pensato che nella società ideale poliziotti ed esercito, anziché difendere gli interessi dei capitalisti e rincorrere le persone che dopo alcune settimane chiuse in casa escono a sgranchirsi le gambe, dovrebbero vigilare che le aziende produttrici di beni di prima necessità adottino i DPI e quelle dove non vengono prodotti beni di prima necessità che restino chiuse. Questo sarebbe un lavoro veramente utile per tutti e soprattutto più dignitoso per chi deve svolgerlo. Mi chiedo con che faccia un agente di polizia possa multare una persona che ferma per la strada quando ci sono amministrazioni comunali che ancora non hanno distribuito maschere e guanti e che soltanto oggi le regioni stanno iniziando a ragionare sulla possibilità di accertarsi delle condizioni di salute del personale che opera negli ospedali. Queste sono le persone da multare e non coloro che stanno vivendo sulla loro pelle delle restrizioni da stato d’emergenza come se fossimo in guerra!

Noi guardie siamo pagati per tutelare la proprietà privata di persone che si arricchiscono sfruttando i propri operai e che in barba a ogni principio costituzionale sono del tutto indifferenti alla funzione sociale che una fabbrica ricoprire in un determinato contesto sociale. Tutto questo mi porta a riflettere sulle ingiustizie causate dal sistema economico capitalista e provo una forte rabbia perché comprendo che il compito che mi è stato assegnato per garantirmi di che mangiare non porta alcun vantaggio alle persone che come me sono costrette ad accettare un lavoro qualsiasi per vivere. Questa consapevolezza mi porta a dire con convinzione che tutti i corpi di polizia esistenti oggi sul territorio italiano dovrebbero attivarsi per monitorare che i padroni delle aziende già immesse in un percorso di chiusura o delocalizzazione (un esempio può essere la Whirlpool, per intenderci), non approfittino dell’emergenza sanitaria per svuotare i magazzini dei mezzi di produzione com’è avvenuto per svariate aziende in crisi nel periodo delle ferie estive. Senza i mezzi di produzione all’interno della fabbrica l’operaio è più debole nella lotta per la difesa del proprio posto di lavoro!

Scusate per la lunghezza ma tutto quello che ho scritto mi viene dal cuore e dalla consapevolezza che individualmente noi lavoratori non siamo nulla e solo organizzati e coordinati possiamo impedire ai padroni di non attuare i loro sporchi piani per arricchirsi.

Infine lancio l’appello al P.CARC e alla Carovana del (n) PCI tutta a non sottovalutare una categoria come le guardie giurate, perché pure noi possiamo dare il nostro contributo alla rinascita del movimento comunista nel nostro paese e realizzare quelle Nuove Autorità pubbliche di cui tanto parlate nella vostra pubblicistica. Uniti si vince!

Un lavoratore di un istituto privato di vigilanza

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