Segnaliamo ai nostri lettori l’opuscolo Le conquiste delle masse popolari (1945 – 1975) pubblicato nel 1997 dalle Edizioni Rapporti Sociali (64 pagine, 4 euro). E’ un testo “datato”, ma attuale e utile a inquadrare il contenuto della mobilitazione delle masse popolari da quando è iniziata la seconda crisi di sovrapproduzione assoluta di capitale e quindi a comprendere più a fondo la strategia della Guerra Popolare Rivoluzionaria (vedi Il Manifesto Programma del (nuovo)PCI, cap. 3.3).

L’opuscolo documenta le grandi conquiste ottenute in termini di diritti sul sul lavoro, nell’istruzione, nella sanità, nelle politiche abitative, nei servizi sociali nel periodo dal capitalismo volto umano e gli attacchi che quelle stesse conquiste hanno subito a partire dalla metà degli anni ’70. Tutti i dati riportati nel testo (leggi, normative) sono la base oggettiva e “scientifica” dell’analisi e della linea elaborate dalla Carovana.

Le conquiste di civiltà e benessere avevano condizioni oggettive e soggettive. L’inizio di una nuova fase di accumulazione di capitale dopo le distruzioni della Prima e della Seconda Guerra Mondiale era il contesto in cui l’economia cresceva e si sviluppava (il boom economico); l’esistenza di un vasto e forte campo socialista, estesosi e rafforzatosi proprio in ragione del ruolo dell’URSS nella vittoria sul nazifascismo, attengono alle condizioni oggettive. Per scongiurare il “pericolo rosso”, a fronte delle mobilitazioni promosse dal PCI e dalle sue organizzazioni popolari, i capitalisti erano disposti a “redistribuire” parte dei profitti che crescevano a dismisura. La forza e l’influenza del PCI fu il motore del processo che, grazie alla spinta data dalla vittoria della Resistenza, seppe valorizzare la forza delle masse popolari italiane e le mobilitò a lottare per strappare sempre migliori condizioni di vita e di lavoro. Questo attiene alle condizioni soggettive. I dirigenti revisionisti del PCI imboccarono la via del socialismo attraverso la lotta per le riforme economiche e la lotta per l’allargamento della partecipazione delle masse popolari alla politica borghese, erano convinti che il capitalismo non avrebbe più conosciuto sovrapproduzione di capitale, quindi crisi analoghe a quelle che hanno causato la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Si sbagliavano. Dalla metà degli anni ‘70 del secolo scorso il capitalismo è entrato in una nuova crisi generale e immediata manifestazione ne è stata che il movimento rivendicativo delle masse popolari non otteneva più risultati di ampia portata, anzi la borghesia imperialista iniziava a riprendersi (gradualmente, non avrebbero potuto eliminare tutto in una volta sola) quello che era stata obbligata a concedere in precedenza.

Da quel momento in poi inizia la fase in cui la mobilitazione delle masse popolari ha un carattere di difesa, di resistenza agli attacchi dei padroni. E’ una fase ancora in corso e che anzi ha avuto una accelerazione da quando nel 2008 la crisi del capitalismo è entrata nella fase acuta e irreversibile. Ecco perché non ha alcun senso sperare che si possa tornare ai tempi del capitalismo dal volto umano o che per fare fronte alla crisi sia sufficiente la lotta rivendicativa: per quanto dura e radicale i risultati possono essere solo parziali e temporanei. Le lotte rivendicative ottengono risultati su ampia scala solo se e quando i padroni sono oggettivamente costretti a concedere, ma oggi le condizioni oggettive perché concedano non esistono più. Le condizioni oggettive impongono invece una lotta dal contenuto diverso, una lotta per la sopravvivenza, che non ha alternativa possibile alla vittoria: o la classe operaia e le masse popolari instaurano il socialismo evitando la guerra imperialista oppure la borghesia imperialista porterà alle estreme conseguenze il suo dominio sulla società e la guerra imperialista sarà il contesto, con il suo portato di distruzioni e devastazioni, in cui la lotta per il socialismo si dovrà affermare.

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