Di fronte allo sterminio di immigrati nel Mediterraneo, al trattamento disumano di quelli che riescono a sopravvivere e approdano nel nostro paese, di fronte alla propaganda di regime che alimenta paura, insicurezza, razzismo e in mille modi indirizza l’opinione pubblica contro questo o quel settore delle masse popolari anziché sui veri responsabili della precarietà e della miseria dilaganti; di fronte all’introduzione di nuovi dispositivi per reprimere chi si ribella al corso delle cose, alla violenza poliziesca contro i movimenti politici e sociali, alla crescente brutalità con cui le Forze dell’Ordine si accaniscono arbitrariamente contro le masse popolari (l’omicidio di Cucchi, Aldrovandi, Uva, Mogherini); di fronte al restringimento dei diritti democratici, al peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, alla guerra contro i poveri molte persone affermano istintivamente che viviamo in un’epoca di “nuovo fascismo” e alcuni organismi, collettivi e movimenti sostengono e rilanciano questa tesi con l’intento di suscitare una reazione fra le masse popolari.

Ma non siamo in una fase di “moderno fascismo”, affermarlo significa dare per persa una battaglia che invece è in pieno svolgimento, porta a dipingere la situazione per la caricatura di ciò che è in realtà, alimenta rassegnazione e paura anziché ribellione e combattività che, al contrario, si alimentano, soltanto dicendo la verità: sbarrare la strada alla mobilitazione reazionaria e affermare la via della mobilitazione rivoluzionaria è possibile.

Le condizioni per la mobilitazione reazionaria delle masse popolari sono favorevoli e la mobilitazione reazionaria ha fatto, oggettivamente, dei passi avanti. E del resto è inevitabile: la borghesia imperialista è la classe dominante della società e impone alle cose l’unico corso con cui è capace di fare fronte alla crisi. Hanno fatto dei passi avanti la mobilitazione della parte più abbrutita e disperata delle masse popolari contro gli immigrati (alimentata dal razzismo di stato, dalle misure persecutorie di autorità e istituzioni borghesi e dal terrorismo mediatico), la propaganda di guerra contro i cosiddetti “stati canaglia” che rifiutano di piegarsi ai voleri della Comunità Internazionale e, infine, le campagne d’opinione in favore delle manovre, più o meno esplicite, con cui i gruppi imperialisti internazionali regolano i conti fra di loro (ad esempio le campagne contro la Cina e “le merci cinesi”, quella contro la Germania e tutte le altre che puntano a “salvare l’Italia” contrapponendola ad altri paesi). Questi sono i principali campi in cui la mobilitazione reazionaria ha fatto dei passi in avanti.

Ma per diventare aperta e dispiegata (per sfociare in un regime politico dal contenuto assimilabile a quello che fu il fascismo), la mobilitazione reazionaria necessita di alcune condizioni precise e i passi che la classe dominante compie in quel senso sono la verifica della situazione concreta. Deve essere impersonata da un movimento (e diretta da personaggi) in contrapposizione e rottura con il sistema politico della borghesia imperialista (nel singolo paese e nella Comunità Internazionale), con le regole e le prassi della democrazia borghese. La borghesia imperialista va in cerca e si metterà nelle mani dell’“autore” più promettente della mobilitazione reazionaria tra quelli che sono o saranno sulla piazza. Dato che si tratta di una rottura del sistema politico, il suo “autore” non è già oggi alla testa del sistema politico della borghesia imperialista, anzi si oggi si presenta “contro il sistema”.

Deve essere sorretta da un movimento economico della società che permette il miglioramento delle condizioni di vita delle masse popolari. Per conquistare le larghe masse (e non solo per intruppare le più arretrate) e diventare tendenza egemone nella società, la mobilitazione reazionaria può affermarsi solo come “un modo per far fronte al corso distruttivo delle cose imposto dalla crisi generale del capitalismo, ma un modo diretto dalla borghesia imperialista. Proprio perché le masse popolari facessero fronte alla crisi restando sotto la direzione della borghesia, la parte più criminale e decisa della borghesia stessa le mobilitava per creare un nuovo ordine sociale basato sul suo dominio riaffermato e sull’asservimento del proletariato, su una disciplina imposta a tutta la società, combinata con un’imponente opera di riarmo che sfociava nella guerra e con imponenti realizzazioni di carattere materiale o sociale: infrastrutture, bonifiche, trasformazione agraria, colonie, industrie statali, edilizia, previdenza. Il fascismo e il nazismo furono espressioni politiche strettamente legate a un contesto di economia industriale e di espansione del capitalismo nell’agricoltura e nelle infrastrutture che nei paesi imperialisti è completata, (…) oggi nei paesi imperialisti non esiste più il terreno adatto, è la stessa borghesia che sta smantellando quanto resta delle aziende pubbliche, dei sistemi di previdenza sociale, dell’edilizia popolare, ecc.” – da Resistenza n. 10/2014 Verso la terza guerra mondiale? No, verso il socialismo!.

La parte maggioritaria (o comunque predominante) delle fazioni della classe dominante deve essere coesa e convinta di percorrere quella strada. Esistono tendenze che vanno in quel senso (l’elezione di Trump negli USA, la crescita del Fronte Nazionale in Francia, la crescita di formazioni di destra reazionaria in molti altri paesi europei), ma esistono anche freni, titubanze, opposizioni (più di 100 multinazionali con sede negli USA alle misure più razziste dell’Amministrazione, come il Muslim-ban, le “grandi coalizioni” che le forze del sistema politico borghese promuovono per evitare la vittoria “dei populisti”). La borghesia imperialista ha molte riserve nel procedere sulla strada della mobilitazione reazionaria aperta e dispiegata, si tratta di un passo da cui non si torna indietro e il cui esito è, per lei, del tutto incerto anche una volta compiuto: la Rivoluzione d’Ottobre è stata il rovesciamento della mobilitazione reazionaria, promossa dallo Zar per mandare al macello della Prima Guerra Mondiale, in mobilitazione rivoluzionaria ad opera dei comunisti; il ruolo di stato maggiore della classe operaia il PCI lo ha conquistato nella Resistenza e con la vittoria della Guerra di Liberazione dal nazi-fascismo, nati, fascismo e nazismo, per stroncare il movimento rivoluzionario degli operai che volevano “fare come la Russia” fra il 1918 e il 1920.

La mobilitazione reazionaria e la mobilitazione rivoluzionaria sono due vie alternative, in concorrenza e antagoniste, entrambe possibili sulla base delle condizioni imposte dalla crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale. Per sua natura e per il ruolo di dominio che ha sulla società, la borghesia imperialista non ha altra strada che creare le condizioni e in una certa misura promuovere la mobilitazione reazionaria, ma l’affermazione di un regime assimilabile per contenuto a un “moderno fascismo” può passare solo da una rottura del sistema politico, una “rivoluzione reazionaria”. La tendenza è oggettivamente quella e quello sarà lo sbocco, se la borghesia imperialista non sarà sconfitta e soppiantata dalla mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari ad opera dei comunisti, dalla rivoluzione socialista.
Per questo motivo dobbiamo spingere principalmente sulla lotta contro la borghesia e le autorità della Repubblica Pontificia e contro il degrado generale a cui sono costrette le masse popolari italiane e immigrate, partendo dall’applicazione delle parti democratiche della Costituzione, dalla lotta per un lavoro utile e dignitoso per tutti e un reddito conseguente per tutti quelli che lavorano. Questa è la strada per prevenire la mobilitazione reazionaria e favorire quella rivoluzionaria.

Forti con i deboli e deboli con i forti
La vigliaccheria nazionale è impersonata con crescente clamore propagandistico da gruppi come Casa Pound, Forza Nuova, la Lega Nord di Matteo Salvini. Li abbiamo qualificati tempo fa come promotori delle prove di fascismo: gruppi che si proponevano alla borghesia imperialista come candidati a “mettere in riga le masse popolari”. Ma finché la rivoluzione non si sviluppa a un livello superiore, la borghesia imperialista non ha bisogno di loro: regola i suoi problemi con le forze istituzionali. Cercano quindi di acquisire seguito di massa presso parti delle masse popolari arretrate ma indignate del degrado a cui la Repubblica Pontificia (RP) le condanna, mobilitandole contro quelli che stanno peggio di loro, anziché unirli per attaccare insieme le istituzioni della RP. Quindi proteggono dall’indignazione popolare i veri responsabili del degrado. Bisogna prevenire le loro imprese vigliacche mobilitando le masse popolari contro i veri responsabili del degrado, contro i responsabili della guerra di sterminio non dichiarata.

La Voce n. 54 – “ 2017 – Il nuovo anno e i nostri compiti

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