L’8 febbraio si è svolta a Roma l’assemblea contro la repressione promossa dal SI COBAS, un’iniziativa importante da cui è emersa una mozione finale che invita “tutte le strutture e le realtà presenti, e chiunque – pur non presente – intende aderire, a costruire momenti di confronto e di costruzione di iniziative specifiche sul piano locale, per dare forma alla campagna unitaria per la “Abolizione dei Decreti Sicurezza”, per dare corpo e gambe ad un’azione e mobilitazione coordinata sul piano nazionale.”

In questo senso è utile riportare un’esperienza che stiamo seguendo a Milano, dove esiste un coordinamento locale già avviato che nei fatti porta avanti la campagna. Infatti stiamo promuovendo da tempo, assieme al Comitato Autonomo Abitanti Barona (un organismo di lotta per la casa) e da qualche mese anche con il SI COBAS, un percorso di incontri pubblici sulla lotta alla repressione. Dal confronto e dal dibattito è maturata la volontà di passare dalla difesa, cioè dal far fronte di volta in volta ai singoli processi, multe, arresti e misure cautelari che colpiscono i compagni all’attacco, cioè prendere noi in mano l’iniziativa anziché subire quella del nemico, coordinandoci e ponendo la lotta alla repressione sul piano politico. Questo significa portare le nostre lotte tra i lavoratori e le masse popolari, mostrando il legame tra la repressione che subiscono i militanti e quella che vivono quotidianamente i lavoratori nelle aziende, gli studenti nelle scuole, gli immigrati, gli abitanti dei quartieri popolari. In questo senso bisogna agire per promuovere la solidarietà, l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari contro la repressione, contro i governi che la portano avanti e per imporre un nuovo governo del paese.

La campagna contro i Decreti Sicurezza è un’opportunità ulteriore per fare questo passo perché potenzialmente coinvolge ampi settori popolari: la classe operaia criminalizzata per i picchetti e i blocchi stradali (le “armi” storiche degli operai in lotta); il mondo dell’associazionismo e dell’assistenza agli immigrati, le associazioni contro la mafia come Libera (che contestano i favori alle organizzazioni criminali: i beni confiscati non vengono più assegnati, ma rimessi all’asta); gli occupanti di spazi e abitazioni e, più in generale, quel “popolo della sinistra” che va da ARCI e ANPI alla base delle Sardine, del PD e della CGIL, che vedono nell’abolizione dei Decreti una misura di civiltà e una manifestazione di reale alterità a Salvini. è inoltre una campagna che apre ampi margini di intervento nelle contraddizioni e oscillazioni dei partiti delle Larghe Intese in tema di repressione: il PD da due anni chiede, a parole, l’abolizione dei Decreti Sicurezza, ma è al governo, ha il potere di abrogarli, ma non lo fa. Anzi, nelle città che amministra non esita ad applicarli in nome della sicurezza, del decoro e della legalità. Lo stesso Salvini annuncia il sostegno della Lega agli oltre mille pastori sardi perseguiti per la loro mobilitazione dell’anno scorso per il prezzo del latte, quando sono proprio i Decreti Sicurezza ad essere stati applicati contro di loro!

A fronte di questi ragionamenti abbiamo ripreso con entusiasmo l’appello del SI COBAS, discutendo di un volantino comune da distribuire nelle aziende, scuole e quartieri, della possibilità di fare una raccolta firme e una campagna fotografica per l’abolizione dei Decreti e sull’importanza di sostenere materialmente chi è colpito dalla repressione (in particolare chi ha scelto di disobbedire come Rosalba Romano, Nicoletta Dosio e Donato Laviola). Abbiamo poi preso parte a una riunione delle Sardine di Milano per portare l’appello alla mobilitazione e stiamo discutendo di come sviluppare i legami con altre campagna che sono in corso a Milano, come quella contro i CPR (i centri di detenzione di immigrati). Per favorire la più ampia partecipazione possibile, abbiamo anche pensato di elaborare un appello rivolto alle altre forze cittadine e costruire un’assemblea unitaria di lancio della campagna. Infine abbiamo ragionato su come intervenire nelle contraddizioni in campo nemico, in particolare come mettere il PD e il sindaco Sala di fronte alla responsabilità delle loro promesse e dei loro proclami contro i decreti Salvini, con presidi e irruzioni in Comune o alle iniziative del PD.

Dalla discussione e dal dibattito ci siamo trovati a dover fare delle scelte per evitare che il percorso si avvitasse su se stesso: abbiamo ragionato della necessità di superare la tendenza alla concorrenza tra organizzazioni e di favorire invece un vero lavoro collettivo basato sull’unità nell’azione pratica, della necessità di superare i limiti che spesso si presentano di “non volersi sporcare le mani” con ambiti e settori a noi politicamente meno “affini”; abbiamo ragionato sulla necessità di non scadere in una semplice campagna di opinione, ma di mettere avanti la promozione dell’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari e costruire le condizioni per la disobbedienza organizzata alle misure repressive, passo decisivo nella lotta per l’abrogazione dei Decreti.

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