Nel momento in cui chiudiamo questo numero del giornale l’emergenza Coronavirus ha investito il paese, governo e regioni hanno imposto misure straordinarie per fronteggiarla: isolamento di aree del paese, per ora circoscritte, stato di emergenza in 7 regioni, chiusura di scuole, università e tribunali, chiusura dei pub dopo le 18, divieto di manifestazioni pubbliche e assembramenti. Il panico è scoppiato in molte città, in particolare a Milano, con i supermercati presi d’assalto. C’è un grande squilibrio fra il modo con cui la politica ha trattato l’epidemia – fin da quando era “confinata” fuori dall’Italia, ufficialmente fino al 21 febbraio – a livello mediatico e la reale capacità da parte delle istituzioni e delle autorità di predisporre protocolli efficaci una volta che il virus è stato individuato in Italia. E’ una situazione molto dinamica, le cose cambiano in fretta, ma alcune riflessioni sono possibili e utili, benché parziali.

  1. I dati “ufficiali” costantemente diffusi dai canali di informazione lasciano intendere che il virus è estremamente pericoloso solo per alcune categorie di persone (molto anziane o con patologia pregresse – che hanno tutte il diritto di essere tutelate e che le istituzioni e autorità hanno il dovere di tutelare!) e che, complessivamente, è di gran lunga meno pericoloso di altri virus influenzali a cui è accomunato sui giornali: nel periodo 2013-2019, nel mondo, la SARS ha raggiunto un tasso di mortalità del 10% e la MERS (Sindrome Respiratoria Mediorientale) del 30%. In Italia, solo nel 2017, i morti per polmonite sono stati 13.471 (fonte: Istat, “Mortalità per territorio di residenza, causa ed età”), cioè 1.122 al mese. Questi dati consentono di mettere almeno un freno al sensazionalismo e al terrorismo psicologico che i giornali borghesi spargono a piene mani, sostenuti dalle misure “di guerra” prese da governo e regioni.
  1. “L’emergenza è dettata dal fatto che è un virus sconosciuto” viene spiegato a destra e a manca per giustificare l’isteria di istituzioni e autorità, ma la giustificazione porta inevitabilmente a paragonare le manovre eccezionali contro il Coronavirus alla completa inerzia di fronte a “emergenze” ben note e per niente occasionali: nel nostro paese i morti sul lavoro sono più di 1300 all’anno (già 155 dall’inizio del 2020), quelli per inquinamento sono stati 84.400 nel 2012 (fonte Agenzia Europea dell’ambiente: “Morti premature attribuibili all’esposizione a particolato sottile (PM2,5), ozono (O3) e biossido di azoto (NO2) nel 2012). L’emergenza catastrofica sono i licenziamenti, le “vite di merda” imposte dal consumismo che fa ammalare, la disgregazione sociale, il senso di insicurezza, l’uso e l’abuso di farmaci, droghe e cibo, l’individualismo e la concorrenza sfrenata, la precarietà, le malattie mentali, ecc.
    Il mondo è malato. Il nostro paese è malato. La società è malata. Non di Coronavirus, ma di capitalismo. È la legge del profitto (valorizzazione del capitale) che ha trasformato la vita delle masse popolari in un inferno, che le porta sempre più a cercare modi per evadere almeno temporaneamente dalla realtà. La borghesia ha inventato e messo a punto mille strumenti di diversione e di intossicazione delle coscienze: tutto ciò che è utile a distogliere le masse popolari dalla comprensione della realtà serve allo scopo… anche il Coronavirus.
  1. Chi prova a cercare un senso logico alle manovre del governo e delle regioni rischia la schizofrenia: fino al 21 febbraio l’Italia era un paese sicuro, dal 22 febbraio è diventato un colabrodo. In tre giorni sono stati fatti tamponi a tappeto per rilevare il virus, ma in due giorni i tamponi sono finiti e nel pieno dell’emergenza hanno deciso di sospendere gli esami per chi non ha sintomi conclamati. Chiudono i bar alle 18, ma lasciano aperti i supermercati e i centri commerciali. Chiudono le scuole anche fuori dalle zone “focolaio”, ma lasciano aperte le aziende e gli uffici. Si appellano al buon senso della popolazione che dovrebbe mettersi in auto-quarantena, ma militarizzano i territori impedendo ingressi e uscite dai paesi “focolaio”, senza allestire la distribuzione di generi di prima necessità. Il tutto in una situazione in cui, evidentemente, il virus circolava già da settimane, forse da mesi, ma passava del tutto inosservato perché nessuno lo cercava e perché solo in casi specifici determina complicazioni gravi. Se fosse disposta la rilevazione su ampia scala, i contagiati probabilmente sarebbero già, a oggi 23 febbraio, centinaia o forse migliaia in tutto il paese!
    La schizofrenia della classe dominante italiana è la schizofrenia di chi a parole sostiene di voler tutelare la salute pubblica, ma nei fatti deve garantire il funzionamento delle aziende e con esso il profitto dei padroni.
    Se il Coronavirus fosse davvero così pericoloso come un certo terrorismo mediatico ci vuol far credere, ci aspetta un disastro sanitario di proporzioni inimmaginabili, dal momento che in Italia nessuno ha veramente intenzione di chiudere le aziende, i reparti, la logistica, i supermercati per tutto il tempo necessario ad arginare i contagi e a debellare l’infezione.
  1. A ben vedere, il pericolo vero non viene dal Coronavirus o da qualche altro agente virale più o meno aggressivo, ma dallo scempio che è stato fatto della sanità pubblica. L’Italia ha due centri nazionali di riferimento per le malattie infettive, l’ospedale Sacco di Milano e l’ospedale Spallanzani di Roma che, sicuramente, pur avendo competenze e fondi maggiori, non sono sufficienti a far fronte a una reale emergenza sanitaria di tipo nazionale. Gli ospedali pubblici si arrangiano come possono grazie al lavoro di medici, infermieri e OSA precari, sottopagati, sotto organico. Decenni di tagli alla sanità hanno minato alla base il Sistema Sanitario Nazionale, la sanità pubblica, una delle più grandi conquiste ottenute dalle masse popolari del nostro paese. La direzione della salute pubblica è oggi in mano alla speculazione e spesso a gente di malaffare. Nonostante questo, ciò che è rimasto del Sistema Sanitario Nazionale pubblico è l’unico vero baluardo del diritto alla salute per le masse popolari. Va difeso, va rafforzato e va sviluppato. E’ anche per distogliere il discorso da questo che gente come Salvini e altri utili idioti di regime continuano a parlare di confini e di immigrazione.
  1. Non possiamo prevedere nel dettaglio le evoluzioni di una situazione che è sfuggita di mano. Di certo ci sono solo due cose: la prima è che anche nel pieno di un’emergenza bisogna tenere presente che gli interessi della classe dominante non coincidono mai con gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari e che il bene comune, in una società capitalista, è solo uno specchietto per le allodole. Che il Coronavirus sia una bolla di sapone o un pericolo concreto, è necessario respingere tutti gli appelli e le manovre per l’unità nazionale e tutte le iniziative, le misure, le mobilitazione per garantire la tutela e la salute dei lavoratori e delle loro famiglie sono giuste e legittime e vanno incoraggiate e sostenute. La seconda è la gestione militare dei territori. Quando la borghesia schiera l’esercito nelle strade non si limita a “dare la caccia al virus dell’influenza”, ma ne approfitta per portare più a fondo la guerra: sia quella “per bande” che ogni gruppo imperialista e ogni comitato di affari conduce contro gli altri, sia soprattutto quella che conduce contro le masse popolari.

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