Questa mattina, sulla linea dell’AV Milano-Bologna, un Frecciarossa ha deragliato causando l’ennesima strage sul lavoro: due macchinisti sono morti e numerosi i pendolari feriti. Alle loro famiglie va tutto il nostro cordoglio e la nostra solidarietà!

Questo incidente è eclatante, come lo fu quello di Pioltello nel 2017. Ma sappiamo che, in questi ultimi anni, molti altri ne sono avvenuti.

La gestione manageriale che ha preso piede anche nelle società del servizio pubblico detta i tempi e i modi delle varie operazioni produttive per determinare un’adeguata remunerazione del capitale investito: questa è la logica che ha ormai preso piede anche in questi ambiti. E dalla tragedia di Pioltello abbiamo preso atto che RFI ha sottostimato per anni la sostituzione di apparati tecnologici importanti che poi hanno ceduto all’usura e determinato questi incidenti.

Se un simile fatto accade su un’infrastruttura che è il “gioiello” del sistema ferroviario italiano, in cui sono investiti da anni una marea di soldi anche a discapito della rete tradizionale, significa che il problema non è nell’apparato tecnico ma in chi lo amministra, l’organizza e lo deve gestire. E se non si vuole chiudere sempre con il classico errore umano (c’è sempre chi deve schiacciare un bottone) serve riflettere sul fatto che per esempio la manutenzione degli scambi per la loro sostituzione, il risanamento di chilometri di linea, il rincalzo della massicciata e molto altro vengono fatti di notte, secondo gli accordi sui protocolli intervenuti anche con le organizzazioni sindacali.

Immaginiamoci cosa significa per gli operai lavorare in simili condizioni sempre di notte con le più varie condizioni atmosferiche, mentre ti fanno anche fretta per concludere l’intervento, dopo che magari è stato rinviato per molte volte. Tutto ciò perché la circolazione deve essere perturbata il meno possibile.

Per far passare simili condizioni di lavoro i responsabili politici e amministrativi del trasporto ferroviario hanno attuato da decenni l’esternalizzazione dal gruppo ferroviario di varie lavorazioni, tra cui la manutenzione, a società diverse, con una perdita di controllo da parte dei ferrovieri sulle condizioni di lavoro, sulle procedure di esecuzione e controllo e sulla formazione professionale, pensando di risolvere tutto con la “certificazione”: questi disastri sono alcuni dei risultati.

È necessario ricostruire un controllo operaio sull’attività produttiva in ogni ambito dell’azienda, in ogni azienda privata e pubblica perché è evidente che la sicurezza sul lavoro, nei trasporti, dell’ambiente è lasciata al degrado da padroni e istituzioni che non investono, non formano, non curano: troppo occupati a pensare ai loro profitti!

Basta morti sul lavoro! Lavoratori, non rassegnatevi, organizzatevi!

I ferrovieri devono organizzarsi, costruire organismi di inchiesta, elaborazione delle procedure di lavoro in ogni ambito e impianto; devono stabilire relazioni con gli organismi dei viaggiatori per definire le migliori procedure di lavoro per la tutela degli operai e dei viaggiatori del trasporto ferroviario; devono imporre il controllo operaio su tempi e ritmi di lavoro, perché di lavoro non si muoia e non ci si infortuni come avviene oggi; devono spingere i sindacati a vigilare sulle procedure di sicurezza e se non lo fanno organizzarsi anche in maniera autonoma, il tempo della delega è finito, la posta in gioco è la vita di lavoratori e utenti.

Le organizzazioni di operai e lavoratori sono la premessa per difendere il diritto a lavorare in sicurezza, per costituire un governo di emergenza popolare che rimedi da subito almeno agli effetti peggiori della crisi, per instaurare il socialismo. Non importa in quanti si è all’inizio in un’azienda. Non importa quante sono le aziende in cui si inizia.

Il Partito dei CARC sostiene e organizza ogni operaio che si mette su questa strada, che decide di prendere in mano il proprio futuro!

Partecipiamo, oggi venerdì 7 febbraio in piazza Duca d’Aosta 1 a Milano alle h 17.30, al presidio “Basti morti sul lavoro! Basta morti andando al lavoro!” promosso dal Comitato Sporchi, cattivi e pendolari.

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