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[Piombino] Non vogliamo un’altra Thyssenkrupp in nessuna acciaieria! lavoro, salute e difesa dell’ambiente possono essere garantiti solo dall’organizzazione operaia e popolare!

Federazione Toscana by Federazione Toscana
Gennaio 25, 2020
in Federazione Toscana, Federazione Toscana
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A fine 2019 il commissario governativo Nardi ha annunciato i primi 250 esuberi alle acciaierie di Piombino, a causa della persistente crisi del mercato dell’acciaio. Con la scusa degli alti costi dell’energia, la multinazionale indiana JSW non ha ancora prodotto uno straccio di piano industriale, usufruendo però di centinaia di migliaia di euro – di soldi della collettività – per gli ammortizzatori sociali con cui sono tenuti a casa oltre 1500 operai, mentre si alzano i ritmi di lavoro e gli infortuni per i pochi rimasti al lavoro: non solo, la multinazionale indiana non ha ancora mosso un dito per la bonifica delle centinaia di ettari di terreni inquinati. Le vicende dell’ILVA di Taranto sono note a tutti, con la richiesta dei padroni indiani di Mittal di ulteriori esuberi e il ripristino dello scudo penale (leggasi impunità di avvelenare) in una situazione di impianti fatiscenti e obsoleti, un territorio devastato dall’inquinamento, infortuni che si ripetono a raffica. Intanto l’Altoforno (AFO) 2 continuerà a funzionare “grazie” al nullaosta della magistratura e il governo Conte 2 può tornare a tirare a campare come ha fatto finora, prestando il fianco all’attacco della multinazionale che sicuramente riproverà a chiudere quello che è un diretto concorrente.
Un tratto comune delle due vicende è la questione della sicurezza. E’ passato da poco il decennale della strage alla ThyssenKrupp di Torino, un’acciaieria che i padroni tedeschi stavano chiudendo lasciando all’abbandono le condizioni di sicurezza con l’obiettivo di mettersi in tasca altri soldi; questi sono i “primi costi” a cui i padroni mettono mano per ricavare ulteriori margini di profitto: altro che fatalità! Sono questi i motivi per cui gli incidenti si moltiplicano e le condizioni della produzione sono sempre più rischiose (“entrare in reparto è come andare in guerra”, ci diceva un operaio di Taranto). Pur di guadagnare, i padroni tagliano sulla sicurezza, non fermandosi di fronte a nessun crimine con la certezza di farla franca nei tribunali borghesi. Con gli operai invece si appellano al cosiddetto “obbligo di fedeltà aziendale” (su cui i sindacati di regime tacciono) che deve essere rispettato per non mettere in cattiva luce il loro buon nome! In altre parole, non deve trapelare niente delle pessime condizioni di lavoro, non è permesso agli operai di porre pubblicamente la questione delle dismissioni, di produzioni a singhiozzo, dell’assenza di pianificazione: di tutto ciò che li riguarda direttamente ogni giorno pena il licenziamento!
È il solito discorso che sentiamo a Taranto, Terni, Trieste, Padova: padroni di ogni latitudine acquistano stabilimenti siderurgici che sono di valore strategico per il nostro paese al prezzo di un tozzo di pane, dietro le promesse di rilanciare l’occupazione e tutelare (finalmente) la salute pubblica come, nonostante i proclami, nemmeno il governo Conte 2 riesce a fare. Il risultato è l’esatto opposto perché le fabbriche siderurgiche continuano a chiudere più o meno lentamente, aumentano i siti da bonificare, si moltiplicano gli esuberi e la crisi procede senza sosta: tutto questo può e deve finire!
Dalla ex Lucchini di Piombino fino a Taranto ci giungono, in forma che manteniamo rigorosamente anonima per far fronte alla repressione aziendale continue segnalazioni sul peggioramento delle condizioni di salute e sicurezza, in particolare per quanto riguarda le condizioni di stivaggio e trasporto di billette e blumi, le condizioni fatiscenti delle gru sulla banchina del porto, lo stato pietoso di spogliatoi e mense. E’ una vera e propria forma di lotta che si diffonde fra i lavoratori per difendersi – dalla Hitachi di Pistoia alla Sanità pubblica – e che incoraggiamo, dato che la legge del governo M5S-Lega sui whistleblower si è rivelato l’ennesimo buon proposito andato poco lontano, sia per l’applicazione che per la reale tutela di chi denuncia le malefatte di dirigenti e aziende.
Per questi motivi, per arrestare lo smantellamento delle acciaierie di Piombino che è sotto gli occhi di tutti e garantire il lavoro in condizioni igieniche e di sicurezza dignitose, diciamo che è necessario organizzarsi tra lavoratori, dentro e fuori lo stabilimento, raccogliendo, a 50 anni dall’Autunno Caldo, l’eredità dei Consigli di Fabbrica (CdF). Questi misero fra le principali rivendicazioni proprio quelle della salute e della sicurezza, segnando un’inversione di rotta per tutto il movimento dei lavoratori italiani con la conquista della mutua, i controlli sanitari in azienda sulle nocività, la decisione su cosa produrre (il CdF vietò di fatto la produzione degli acciai al piombo). Queste lotte portarono anche alla nascita di organismi come Medicina Democratica e favorirono una crescente attenzione pubblica sulla contraddizione fra produzione e ambiente.
Operai! Da quell’esperienza ricaviamo i migliori insegnamenti per prevenire stragi come quella della Thyssen e per arrivare a cacciare le multinazionali industriali stranieri e i gruppi finanziari italiani e stranieri che comprano aziende italiane per motivi che hanno niente o poco a che fare con la produzione di beni e servizi. Le comprano per appropriarsi di patrimonio tecnico e tecnologico, quote di mercato, struttura di ricerca e marchio, per speculare sul mercato finanziario, per conquistare fette di mercato ed eliminare concorrenti, per accaparrarsi aiuti statali. E dopo averle spolpate le chiudono, smembrano, riducono o le delocalizzano, gettando migliaia di famiglie nella disperazione, devastando il territorio e la salute.
Dopo decenni di privatizzazioni, nelle mobilitazioni dei lavoratori e nel dibattito politico spunta la parola d’ordine della nazionalizzazione: i fatti hanno la testa dura. Nazionalizzare le aziende in crisi comincia a diventare parola d’ordine corrente anche sulla bocca di politicanti e sindacalisti. E noi diciamo che ogni azienda che i padroni vogliono ridurre, chiudere o delocalizzare va nazionalizzata senza indennizzo. Le acciaierie devono essere nazionalizzate subito al pari di Alitalia, TIM, gruppo Whirlpool e le altre aziende strategiche per garantire la sovranità del paese: su questo va incalzato senza sosta il governo Conte 2!
Infatti il punto è la gestione della produzione e del governo del paese: per questo diciamo che queste organizzazioni dentro e fuori il posto di lavoro e nei territori devono coordinarsi fra loro fino a gestire direttamente la società, dando vita a un proprio governo di emergenza – che chiamiamo di Blocco Popolare – formato da persone di vostra fiducia, come lo erano i delegati dei Consigli. E’ la via più breve e meno dolorosa per cominciare a riprendersi in mano il futuro insieme a organizzazioni popolari come il Comitato di Salute Pubblica, l’associazione Toffolutti, il Camping CIG, con le tante associazioni e comitati di cui Piombino è ricca, per far valere l’inarrestabile forza delle masse popolari quando si uniscono!
È questa la strada per difendere il lavoro utile e dignitoso e creare nuovi posti, per garantire la salute e tutelare l’ambiente: per fare i vostri interessi. Serve urgentemente un governo che metta mano ai peggiori effetti della crisi e ne prevenga altri e sarà il contributo migliore al rilancio del protagonismo operaio e alla rinascita del movimento comunista, per costruire la società socialista – la soluzione finale a tutti questi problemi – di cui è sempre più evidente l’urgenza. Instaurare un governo di questo tipo è il problema che oggi i lavoratori e le masse popolari hanno di fronte.

Il Partito dei CARC è al vostro fianco: fermare lo smantellamento delle acciaierie e dell’apparato produttivo del paese è necessario e possibile! La Lucchini agli operai!
Formare 10, 100, 1000 consigli di fabbrica contro chiusure, delocalizzazioni e morte lenta delle aziende, per la reale tutela della salute e del territorio!

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