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[Emilia Romagna] Sulle elezioni e il movimento delle Sardine

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Gennaio 25, 2020
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Partiamo da un criterio: i comunisti devono intervenire in ogni contesto in cui si aggregano spontaneamente le masse popolari, devono intervenire e portare la linea giusta (di prospettiva e utile a far avanzare la mobilitazione delle masse popolari nella direzione della rivoluzione socialista) ovunque ci siano elementi delle masse popolari. Il movimento delle Sardine e le elezioni regionali in Emilia Romagna sono decisamente un contesto in cui operare.

Un secondo criterio è che l’azione dei comunisti è (deve essere) indipendente dalla classe dominante. Deve essere volta al fine di organizzare e mobilitare la classe operaia e le masse popolari affinché oggi si costituiscano in organismi di lavoratori e comitati popolari che si occupano dei principali problemi del paese a cui la classe dominante non dà più risposte, fino a far diventare questi organismi veri e propri centri del nuovo potere in grado di esprimere, via via, un proprio governo, quello che noi definiamo “Governo di Blocco Popolare”. In caso contrario, ogni ambito in cui i comunisti non intervengono diventa terreno di manovra per la destra. Non solo per la destra intesa come gli scimmiottatori del fascismo del XX secolo (Casa Pound, Forza Nuova e altra feccia), ma soprattutto per le Larghe Intese.

Cosa c’entra questo con le Sardine e le elezioni regionali?

A prescindere da quello che sarà l’esito delle elezioni in Emilia Romagna, i problemi del paese (e quindi dei lavoratori, degli anziani e dei disabili, dei disoccupati, delle donne e dei giovani delle masse popolari ecc.) sono e resteranno gli stessi. Anzi, il corso della crisi peggiorerà queste condizioni. Né le Sardine, né le elezioni di per sé saranno in grado di risollevare le sorti delle aziende in crisi e della delocalizzazione, di mettere mano alla disoccupazione e al degrado crescente. Ma sia il movimento delle Sardine sia il contesto delle elezioni regionali hanno suscitato tra la massa della popolazione un interesse importante verso temi quali l’antifascismo e la lotta contro la repressione di lavoratori e immigrati: un attivismo notevole che scemerà tanto più i comunisti concentreranno la loro azione o solo nella campagna elettorale (propaganda per prendere più voti in concorrenza con PD, Lega, M5S e altri partiti) per poi abbandonare il terreno delusi dalle “masse caprone” che non li hanno votati, oppure solo nel denigrare il movimento delle Sardine etichettandolo come “pilotato” dal PD e affini e quindi quasi come se fosse un movimento reazionario.

Per i comunisti, intervenire nel movimento delle Sardine così come intervenire in campagna elettorale promuovendo la creazione di organismi operai e popolari non vuol dire né sostenere il PD a danno della Lega (qualcuno potrebbe affermare il contrario, riferendosi a chi invece “si ritira sull’Aventino”) né scendere sul piano della concorrenza elettorale: vuol dire principalmente approfittare dei sommovimenti in corso generati dalla crisi politica che si acuisce per rafforzare la costruzione del nuovo potere. Un nuovo potere che si costruisce iniziando a mobilitare, qui e ora, lavoratori, persone di buona volontà, disoccupati, giovani sul terreno della lotta di classe, mettendo mano agli effetti della crisi del capitalismo che la classe dominate non può risolvere ma solo aggravare. Questo è il terreno reale su cui contendere alla borghesia la direzione dei movimenti spontanei, su cui si misurano concretamente le promesse fatte in campagna elettorale: chi e come deve risolvere i problemi del paese? Possono farlo solo gli organismi operai e popolari che si pongono l’obiettivo di costruire un proprio governo d’emergenza, imponendolo al teatrino della politica borghese.

Dobbiamo far valere fino in fondo la forza della classe lavoratrice e legarla alla rinascita del movimento comunista.  Non attraverso le elezioni o le piattaforme rivendicative, perché non è sufficiente avere in Parlamento una voce di rappresentanza e non basta rivendicare miglioramenti delle condizioni di lavoro e di vita. È diventato urgente e necessario cacciare la classe dominante dal governo del paese e costituire un governo di emergenza che si dà i mezzi per fare fronte agli effetti più gravi della crisi in coerenza con gli interessi degli operai e delle masse popolari. Il movimento delle Sardine lo dimostra già, e i risultati delle elezioni in Emilia Romagna lo confermeranno: cresce il malcontento e la sfiducia delle masse a fronte del corso delle cose e nei confronti di chi ha governato fin ad ora. Partecipando alla piazza di Bibbiano giovedì 23.1 questo era evidente: in molti si tapperanno il naso votando per Bonaccini ma, sono ben coscienti del disastro che la sua Amministrazione ha creato. Lo voteranno perché non vedono altra alternativa ma non sono ostili ad altro orientamento: ecco il margine d’intervento oggettivo che c’è per i comunisti. Infatti molti cittadini di Bibbiano schifano sì la Lega ma sono stufi del PD che in realtà non ha fatto nulla per cambiare effettivamente i problemi emersi con la gestione dei minori in Val D’Enza (e le fabbriche del territorio che continuano a chiudere).

Per queste ragioni bisogna lavorare per la creazione di un tale governo d’emergenza, cioè un governo realmente democratico, perché espressione della maggioranza della popolazione, non di un pugno di speculatori, affaristi e ricchi, e che trae forza dalla partecipazione diretta e dal protagonismo della classe operaia; un governo rivoluzionario nel senso che inizia a scardinare i privilegi, a svelare i segreti, a spezzare i vincoli di classe attuando le sette misure in cui si sintetizza il suo programma

  1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa),
  2. distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi,
  3. assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato),
  4. eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti,
  5. avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione,
  6. stabilire relazioni di solidarietà e collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi,
  7. epurare gli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione che sabotano l’azione del governo di emergenza popolare, conformare le Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza), le Forze Armate e i Servizi d’Informazione allo spirito democratico della Costituzione del 1948 e ripristinare la partecipazione universale più larga possibile dei cittadini alle attività militari a difesa del paese e a tutela dell’ordine pubblico.

Questo deve essere il contenuto della lotta politica dei comunisti che intendono approfittare della crisi politica in corso!

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