“I soldi non ci sono”, “bisogna fare sacrifici”, “non ci sono margini per i nuovi investimenti” e tanti altri sono gli slogan che la borghesia imperialista e i pupazzi politici del suo teatrino “democratico” ci continuano a raccontare nei telegiornali, sui quotidiani, siti internet ma addirittura in convegni e incontri internazionali. Quello che questi farabutti non raccontano davvero è che nel loro sistema e nel programma politico comune che si sono dati per fare fronte alla crisi del sistema capitalista effettivamente i soldi non ci sono, ma non ci sono per le masse popolari. Per gli speculatori finanziari, le grandi holding, le multinazionali, le lobby e in generale le forme di valorizzazione del capitale i soldi ci sono eccome invece!

Prendiamo ad esempio l’Italia. Veniamo da anni di riforme antipopolari, in cui tante conquiste della classe operaia e del resto delle masse popolari sono state cancellate e altre sono ancora minacciate: anni in cui dietro le parole d’ordine “non ci sono i soldi” è stato avviato il processo di smantellamento della sanità, della scuola e in generale dei servizi pubblici, ufficialmente per tagliare le spese, ma nella sostanza per aprire nuovi campi di investimento privato. Eppure in Italia si muovono ogni anno centinaia di miliardi di euro: che fine fanno? Non ci interessa qui ragionare sul debito pubblico, sul pagamento degli interessi sul debito e altre architetture finanziarie, ci interessa indicare chi sono i veri poteri nel nostro paese, quanto ci costa la loro occupazione e quali misure serve mettere in pratica a livello locale e nazionale per liberare il paese da questi parassiti.

Ci concentriamo, quindi, sui tre poteri principali (anche se la lista sarebbe più lunga): Vaticano, USA e le organizzazioni criminali (Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta).

Quanto ci costa il Vaticano?

Partiamo dal famoso 8×1000: è ormai risaputo che si tratta di un imbroglio creato ad arte per finanziare la Chiesa cattolica romana. Nel 2018 solo il 34% dei contribuenti ha destinato il proprio 8×1000 alla Chiesa, quota che in base alle regole vigenti è diventata dell’81%. In sostanza la Chiesa riceve un miliardo di euro di 8×1000 di cui 600 milioni sono regalati dallo Stato. Di questo miliardo solo 84 milioni di euro vengono devoluti in “opere pie”, il resto tutto utile per il Vaticano e il mantenimento del suo potere[1].

Altre voci utili a comprendere quanto ci costa il Vaticano sono quelle relative agli stipendi per gli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche che è di oltre 600 milioni di euro all’anno, i 700 milioni delle altre convenzioni su scuola e sanità, i 700 milioni per la mancata riscossione dell’ICI, la media di 250 milioni annui per i grandi eventi (giubileo, raduni come quelli di Loreto, ecc.), 500 milioni di esenzione altre imposte (IRAP, IRES ed altro), 600 milioni rispetto ad altre voci di elusione fiscale rispetto al turismo cattolico. A questi si aggiungono i costi per le cliniche, università e scuole del Vaticano finanziate con i soldi pubblici ed altre voci (pensioni, manutenzione siti di culto, prelati nell’esercito, ecc.) per un altro miliardo di euro[2].  Non si contano invece i fondi e il denaro che la Chiesa incassa attraverso tangenti, ruberie e magheggi politici con i vertici della Repubblica Pontificia (attraverso finte fondazioni di beneficenza, associazioni cattoliche, terzo settore, ecc.) che alcune stime fanno superare il miliardo annuo[3].

In generale la Chiesa cattolica ci costa cifre, certamente a ribasso considerando che i dati sono pochi, che si aggirano attorno ai 6 miliardi all’anno.

Quanto ci costa la presenza militare degli USA?

Prendiamo in esame il principale costo della presenza USA nel nostro paese, quello militare (basi americane e basi NATO). In questi costi non sono contemplati quelli relativi all’edilizia per i militari, ufficiali e rappresentanti USA sul nostro territorio (vedi aree adibite alla domiciliazione dei militari americani in prossimità delle basi e altre voci simili) perché non ci sono dati precisi. Non è contemplato neanche il conteggio della presenza economica dei gruppi imperialisti americani sul nostro territorio che rimandiamo ad altre letture (vedi aziende come Whirlpool e Amazon e altri tipi di società come quelle sportive). Aggiungendo questi dati la presenza degli imperialisti USA raggiungerebbe una quantificazione di massima di svariati miliardi di euro.

Gli Usa dispongono ufficialmente di 686 basi disseminate in 74 paesi, tali basi sono classificabili in quattro categorie: basi aeree (Air Force), basi terrestri (Army), basi navali (Navy) e basi con compiti di comunicazione e sorveglianza (Spy). In queste basi alloggia un personale composto da quasi 270.000 unità. Il Giappone ospita il più nutrito contingente Usa (circa 40.000 soldati), seguito da Germania (oltre 34.000 soldati), Corea del Sud (più di 23.000 soldati) e Italia (oltre 12.000 soldati). Nella stragrande maggioranza dei casi, i contratti d’affitto per le basi (che sono territorio statunitense a tutti gli effetti) contengono clausole che impongono al Paese ospitante di sobbarcarsi parte cospicua dei costi necessari alla manutenzione e, all’occorrenza, all’allargamento delle strutture militari statunitensi.

Ma quanto ci costano? Il contributo annuale alla “difesa comune” versato dall’Italia agli Usa per le “spese di stazionamento” delle forze armate americane è pari a 366 milioni di dollari. Tre milioni, spiega il documento ufficiale, sono versati “cash”, mentre gli altri 363 milioni arrivano da una serie di facilitazioni che l’Italia concede all’alleato: affitti gratuiti, riduzioni fiscali varie e costi dei servizi ridotti. Per un totale di circa 730 milioni di euro[4]. A questi si aggiungono i costi di manutenzione dei siti a carico o in compartecipazione del governo italiano di almeno altri 200 milioni di euro (vedi Camp Derby, Lago Patria, Vicenza, ecc.)[5]. Se sommiamo anche l’indotto attorno alle 113 basi americane in Italia con questi costi e privilegi tutti a favore dei gruppi USA la cifra potrebbe raddoppiarsi. Da considerare, inoltre, l’indennizzo per le “migliorie” apportate al territorio a favore degli USA nel caso di dismissione di un sito: in Sardegna è in corso la valutazione dell’indennizzo agli USA per il ritiro dei sommergibili nucleari da la Maddalena (è paradossale che gli USA vengano premiati per aver devastato un’isola con le esercitazioni militari).

Da questi dati, certamente parziali, emerge bene come l’occupazione militare americana del suolo italiano ci costi oltre il miliardo di euro l’anno. Senza contare il resto dei traffici e investimenti dei gruppi USA nel nostro paese.

Quanto ci costano le organizzazioni criminali?

Le organizzazioni criminali (su tutte la Mafia, la Camorra e la ‘Ndrangheta) hanno espanso il proprio raggio d’azione in termini di ambiti produttivi legali o illegali che controllano (mercato ortofrutticolo, caseario, produzione di carne e cibo, l’edilizia, traffico dei rifiuti, l’emigrazione, sigarette, droga, consorzi di bonifica, lavori pubblici, ecc.) che di aree geografiche in cui opera (da Palermo, Napoli, Reggio Calabria a tutto il resto dell’Europa e del mondo). Tale sviluppo si è incrementato a partire dalla fine della seconda guerra mondiale grazie all’alleanza con i gruppi imperialisti USA e il Vaticano per i quali mafiosi e camorristi hanno svolto il compito di tenere a bada le masse popolari, in particolare del sud Italia, in chiave anti comunista. Da quel momento le organizzazioni criminali, in particolare la Mafia, si combinano (si alleano e combattono) con altri gruppi imperialisti malavitosi. Entrano a pieno titolo nell’ambito dei gruppi imperialisti internazionali: mercato delle armi, della droga e poi il riciclaggio nelle attività legali e nel mercato finanziario. Questa ascesa è stata alimentata dal fatto che con il progredire della seconda crisi generale del sistema capitalista la concorrenza tra gruppi imperialisti si trasforma in una guerra: tutti i mezzi atti a prevalere sui rivali diventano buoni, mezzi su cui le organizzazioni criminali hanno fatto scuola in tutto il mondo[6].

Ma quanto ci costano le organizzazioni criminali? Per la natura particolare di queste organizzazioni il tema della lotta alla Mafia e l’analisi di quanto ci costa l’occupazione del terzo dei principali poteri che compongono la Repubblica Pontificia presenta una maggiore letteratura. Rispetto a queste stime bisogna tener conto del ruolo che le organizzazioni criminali svolgono per conto degli altri gruppi di potere (Vaticano, USA, gruppi franco-tedeschi e sionisti) di stampella per operazioni speculative ma anche militari grandi e piccole, per cui parte dell’economia mafiosa porta lo stesso nome del papa, dei grandi capitalisti americani, europei e italiani. Tutto questo sistema costa agli italiani una cifra fra i 18 e i 36 miliardi di euro l’anno, con ricavi netti tra gli 8 e i 13 miliardi di euro[7].

Quanto ci costano questi tre poteri? Cosa fare per riprenderci la nostra sovranità?

Prendendo in considerazione solo alcune delle voci di queste vera e propria occupazione del nostro territorio da parte del Vativano, dei gruppi USA e delle organizzazioni criminali emerge come i lavoratori, gli operai e i precari italiani vengano derubati di una cifra superiore ai venti miliardi di euro all’anno. Una cifra enorme se pensiamo che in questo periodo il ministro Di Maio&Co si sta affannando per recuperare un decimo di questa cifra per il reddito di cittadinanza; se consideriamo l’emergenza delocalizzazione e chiusura delle aziende nel nostro paese (basta considerare che la nazionalizzazione della più grande acciaieria d’Europa, l’ILVA di Taranto, costa circa 4 miliardi di euro[8]); una cifra che consentirebbe di fermare la costruzione di tutte le opere inutili e dannose nel nostro paese (TAV, TAP, inceneritori, ecc.) contro cui centinaia di migliaia di persone si battono da anni; cifre che permetterebbero di procedere con le assunzioni nei settori pubblici come sanità, scuola, trasporti, ambiente ecc.

Immaginare un’Italia senza questi poteri è possibile, però, solo cambiando il sistema economico, politico e sociale del nostro paese. Lo Stato italiano non è altro che la forma politica che questi poteri si sono dati per sfruttare gli operai, i lavoratori, i precari e i disoccupati italiani. È lo stato dei capitalisti, formato per mantenere il loro dominio militare, economico e politico sulle masse popolari. Un’Italia libera da questi poteri è un’Italia socialista, che la fa finita con il capitalismo e il prevalere degli interessi di pochi su molti ma che impone gli interessi della maggioranza su una minoranza di sfruttatori. Liberare il paese significa fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

Questo qui ed ora significa costruire e imporre una sovranità popolare che contenda il potere alla sovranità della borghesia. Questa sovranità popolare, se la leghiamo alla lotta di classe in corso, significa innanzitutto:

  1. tenere aperte le aziende che chiudono e delocalizzano (contro lo smantellamento del tessuto produttivo e il saccheggio dello stesso da parte dei capitalisti stranieri), lottare affinché vengano nazionalizzati i settori strategici in crisi e non venga ceduto alcun posto di lavoro; lottare affinché si creino nuovi posti di lavoro;
  2. respingere i tentativi dell’UE di decidere delle politiche economiche del nostro paese, rompere con le leggi in campo economico imposte dalla UE e contrastare i suoi ricatti economici (debito pubblico, spread ecc.);
  3. contrastare l’ingerenza della NATO nel nostro paese (missioni “umanitarie”, basi NATO a uso e consumo straniero, privilegi agli USA e ai loro sodali, partecipazione alle sanzioni ad altri paesi ecc.);
  4. contrastare il ruolo del Vaticano attraverso una lotta per abolire i suoi privilegi (patti lateranensi) e influenza.

Sarà questa una scuola pratica in cui imparare a organizzarsi di più e meglio, una scuola con cui le masse popolari comprenderanno per esperienza diretta qual è il governo che serve a far fronte agli interessi popolari, un Governo di Blocco Popolare, in cui i lavoratori e le masse popolari del nostro paese impareranno non solo a far fronte agli effetti più gravi della crisi, ma ad andare fino in fondo nella lotta di classe contro i padroni. Si prenderanno il potere, facendo dell’Italia un nuovo paese socialista.

[1] https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/15/cara-chiesa-quanto-ci-costi/4974146/

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Finanziamenti_alla_Chiesa_cattolica_in_Italia

[3] https://www.youtube.com/watch?v=Il4fn2DeXn8

[4] https://www.peacelink.it/disarmo/a/20316.html

[5] https://www.lindro.it/basi-militari-usa-quanto-costano-allitalia/

[6] http://www.nuovopci.it/scritti/RS/RS_28_07.2001/RS_28_10_Cenni_questione_della_mafia.html

[7] https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/20/fatturato-di-mafia-spa/536002/

[8] https://www.nextquotidiano.it/quanto-costa-nazionalizzare-ilva/

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