Il 29 novembre si è tenuta a Napoli la Festa della Riscossa Popolare del presidio Napoli centro del P.CARC. La scelta compiuta dai compagni attivi su quel territorio è stata quella di legare la costruzione della festa alla mobilitazione di alcuni comitati popolari della città rispetto alla gestione popolare degli spazi sociali quali punti di agibilità politica, organizzazione e coordinamento per le organizzazioni operaie e popolari nella città di Napoli.

All’appello lanciato con la festa hanno risposto il collettivo Galleri@rt che gestisce da anni in autorganizzazione uno spazio occupato nella Galleria Principe di Napoli, il Comitato Monachelle che gestisce in autorganizzazione l’ex convitto delle Monachelle di proprietà del Comune di Napoli e situato ad Arco Felice (Pozzuoli) e la Casa delle Donne di Napoli che gestisce degli spazi al centro della città di Napoli. Il dibattitto ha visto la partecipazione artistica e militante anche del Collettivo Insorgenza Musica.

Dalla discussione è emersa con chiarezza la necessità da parte di questi organismi popolari di coordinarsi rispetto alle reciproche battaglie per spingere nel contesto napoletano la mobilitazione popolare a fare dei passi avanti e conquistare posizioni in termini della costruzione della rete di nuova governabilità dal basso. L’idea partorita da questi confronti è stata quella di imporre con la mobilitazione dal basso delle misure favorevoli alle masse popolari all’amministrazione comunale costringendo gli eletti a mettersi a disposizione delle masse popolari.

Lo sbocco individuato è stato quello di chiamare tutti gli organismi popolari a occupare nuovi spazi e di mobilitarsi per conquistare posizioni rispetto a quelli che già gestiscono spazi popolari. Rilanciamo quindi gli scambi intervenuti tra questi comitati quale esempio di confronto e dibattito politico che oggi bisogna porsi.

Queste battaglie sono l’unica spinta che può imporre all’amministrazione De Magistris la tendenza a cercare di salvare capre e cavoli, gli interessi dei poteri forti e quelli delle masse popolari, sostenere qualche lotta portata avanti dai comitati e contemporaneamente sottomettersi ai diktat di Corte dei Conti, dei governi centrali, della UE, del Vaticano, della NATO e dei loro agenti. Se non si schiererà apertamente dalla parte delle masse popolari il sindaco o sarà costretto a sostenere tale mobilitazione o ne verrà travolto.

In questa battaglia il ruolo principale ce l’hanno, per l’appunto, i comitati operai e popolari, le associazioni, gli organismi di base e tutti coloro i quali vogliono fare fronte al corso catastrofico degli eventi in cui siamo immersi a causa della crisi generale del sistema capitalista, una crisi che hanno generato i padroni e che vorrebbero far pagare alle masse popolari. Ma hanno fatto i conti senza l’oste!

Le masse popolari sempre più devono organizzarsi, coordinarsi, puntare a contenderne il governo delle aziende, delle scuole e dei territori uomo su uomo, metro su metro alla borghesia e non limitarsi a difendersi ma agire d’attacco, tenere l’iniziativa in mano, non lasciare fiato al nemico e osare. Gli operai, i lavoratori, i precari e i disoccupati della città di Napoli devono incalzare l’amministrazione comunale ad essere conseguente alle promesse di cambiamento e ai buoni propositi per cui è stata eletta ben due volte.

Quella che serve alla città di Napoli è un’Amministrazione Comunale di Emergenza, un’amministrazione che sul terreno economico, finanziario, dell’ordine pubblico, ecc. si lancia a promuovere azioni autonome dal governo centrale sottoposte alla pressione e sostenute dalla mobilitazione delle masse popolari. Un’amministrazione che assuma il ruolo di centro di riferimento e di mobilitazione delle masse, a cui mette a disposizione impiegati, esperienza, locali, soldi e strumenti: tutte armi importanti per mobilitare le masse in uno sforzo unitario per far fronte agli effetti della crisi, in primo luogo per attuare la parola d’ordine: un lavoro utile e dignitoso per tutti.

Bisogna far valere il fatto che nessuna amministrazione locale può agire da Amministrazione Locale d’Emergenza senza una rete diffusa di organismi operai e popolari che le indichino, caso per caso, i provvedimenti da prendere e che facciano attuare o attuino nel caso concreto i provvedimenti adottati dall’amministrazione. Senza questa diffusa rete di organismi operai e popolari che esercita il ruolo indicato, le amministrazioni locali, anche le più progressiste e tendenti alla rottura, finiscono per restare asservite al capitale finanziario, al governo centrale e agli interessi dei gruppi imperialisti. Questo il limbo in cui sono finite le esperienze delle amministrazioni arancioni, grilline o della vecchia sinistra borghese (alla Mimmo Lucano).

In questa direzione deve quindi svilupparsi la mobilitazione dei comitati popolari per la gestione popolare degli spazi sociali. È una strada di lotta che però non si esaurisce nella lotta. È una strada che spinge a mettere il pezzo in più alla mera rivendicazione ma che punta a rendere le masse popolari insieme ai comunisti Nuovo Potere, quel potere che sarà la spina dorsale del Governo di Blocco Popolare. Buona lettura!

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CONVERGENZE. Basta Chiacchiere

Brevi note e contributo del Comitato/Assemblea/Comunità ex convitto Monachelle all’Assemblea della Galleria Principe di Napoli.

Carissimi amiche/ci, compagne/i,

raccogliamo l’invito e ringraziamo per la stima e il riconoscimento del lavoro sociale che stiamo tentando di fare in area flegrea.

Quando 3 anni fa abbiamo avviato il recupero fisico e sociale di questo luogo abbandonato e dismesso, non solo per negligenza e incapacità amministrativa ma anche per chiari fini speculativi e predatori di porzioni di territorio da mettere a rendita nell’ambito delle mire speculative sulla linea di costa da parte delle lobby affaristico-criminali, sapevamo che non sarebbe stato facile.

Uno “Spazio” non facilmente fruibile per le sue condizioni, la presenza di altre soggettività, diverse tra loro (SFD, RAVE, Abusivi vari) non facilmente ricomponibili in una comunità, né tanto meno in un comitato.

Una “Sperimentazione sociale” un “Laboratorio politico” in un contesto territoriale che deve risalire agli anni 70/80 per ritrovare coesione, collettività, coscienza politica, e solidarietà concreta.

Oggi predominano le Macerie e la Frammentazione.

Ma è anche evidente, soprattutto nel contesto napoletano che forme e pratiche della resistenza e della resilienza al dominio del mercato, alla logica della merce, della crescita infinita, della devastazione ambientale e sociale imposta del modello capitalistico sono in essere e in divenire.

Noi come voi, abbiamo un dialogo con l’istituzione partenopea, l’amministrazione del Comune di Napoli, che sebbene abbia manifestato, a parole, vicinanza e simpatia per il Bene Comune emergente delle Monachelle non ha prodotto, finora, risultati concreti.

Né il riconoscimento deliberativo “come per altri spazi napoletani, ne atti amministrativi” di indirizzo verso la fuoriuscita dell’elenco dei Beni alienabili, né, cosa più importante, seppure più volte richiesto, l’attivazione di un Tavolo di concertazione tra varie istituzioni e il comitato/assemblea/comunità delle monachelle e i cittadini di Pozzuoli.

Riteniamo che il tempo delle chiacchiere e delle strumentalizzazioni sia finito. Anche perché, avvicinandosi le elezioni, le chiacchiere e le strumentalizzazioni potrebbero aumentare.

Inoltre, e forse più importante ancora, crediamo che lo “spazio” “comune” è un qualcosa che vada oltre il “luogo fisico e materiale” che anche se necessario, per elaborare e praticare cultura, socialità e proposte economiche alternative (uno dei nostri filoni di lavoro riguarda l’economia sociale di territorio e le cooperative di comunità) non è così rilevante come il creare nuove relazioni umane, solidaristiche e cooperativistiche.

Proveniamo da storie, percorsi, sensibilità diverse ma rivendichiamo, unitariamente, un mondo più giusto, giustizia ambientale (la terra dove poggiamo i piedi è in pericolo di vita) e giustizia sociale (le disuguaglianze sono aumentate e sono insostenibili).

Per questo intendiamo svolgere un lavoro sociale di CONVERGENZA con tutti qui gruppi, collettivi, movimenti che mettono in primo piano non l’identità ma la reciprocità e la solidarietà. Che utilizzano pratiche e linguaggi politici creativi ed includenti.

Al Comune di Napoli vogliamo far sapere, rapidamente, che deve avere più coraggio quando parla di Beni Comuni, che deve aver maggior rispetto di quelle persone, uomini e donne, che si stanno spendendo in tal senso. Un Azione – sit-in – flash mob da fare anche insieme. A Piazza Municipio. Chiedendo di parlare con il Sindaco.

Mercoledì anche noi faremo il punto della situazione, lo stato dell’arte sulla vicenda Monachelle.

Con gran piacere accogliamo chiunque di voi sia interessato a costruire CONVERGENZA.

Con affetto
Comitato Monachelle

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Risposta del Collettivo Politico-Culturale di GAlleЯi@rt al messaggio “CONVERGENZE. Basta chiacchiere” del “Comitato/Assemblea/Comunità, ex convitto Monachelle” indirizzato alla “Assemblea della Galleria Principe di Napoli”, in occasione della Festa della Riscossa Popolare,

“Assemblea metropolitana del 29 Novembre del ’19 ore 18,00”.

Napoli, 7 dicembre 2019

Care amiche e compagne, cari amici e compagni,

anche noi vi ringraziamo per il vostro prezioso messaggio, per la stima ed il riconoscimento che sono da considerare reciproci per l’attività fisica e sociale che state approntando al fine di recuperare – proprio come noi in Galleria Principe di Napoli – importanti luoghi abbandonati e dismessi, lasciati all’incuria delle pubbliche autorità costituite, siano esse istituzioni locali o nazionali. L’incuria delle pubbliche autorità per i beni pubblici non è casuale: è piuttosto funzionale a spianare la strada alle speculazioni di qualche potente soggetto economico privato, ancora di più in un quadro capitalistico, nazionale e mondiale, sempre più chiaramente in crisi. Crisi che si ripercuote in ogni ambito della società; relazionale, sociale, lavorativo, politico e infine sanitario, ecologico ed ambientale. Quindi generale.

Queste nostre attività di auto-recupero non sono per nulla facili, come voi affermate, costano in termini economici, in dispendio di energie e di tempo, in tempo sottratto ad altri impegni personali, lavorativi e familiari, ma valgono la vita che impegniamo per esse. Esse sono tanto meno facili quanto più sono frammentate e disperse. Motivo per cui è importante infittire la nostra rete di connessioni dal basso. Nella latitanza delle autorità pubbliche costituite siamo noi che con il nostro agire ci stiamo assumendo la responsabilità di farci noi stessi autorità nuove e direttamente investite – per il fatto stesso di vivere ed abitare questi spazi che stiamo recuperando – a un nuovo senso dello stare insieme. La natura rifugge il vuoto e dove non siamo noi, il popolo che si organizza, altri sono gli attori che si organizzano e che forze popolari non sono, anzi. Le politiche antipopolari che negli ultimi quaranta anni avanzano con ogni governo delle “larghe intese” che si è succeduto, hanno raggiunto il loro apice; gli effetti cominciano a farsi vedere apertamente sopra lo stesso sistema economico e politico che fino ad oggi le ha promosse. I lor signori dall’alto delle loro istituzioni sono sempre meno in grado di gestire il loro sistema di relazioni economiche e sociali come lo hanno gestito finora, sempre meno le larghe masse sono disposte a continuare a scivolare dalla scala sociale e ciò spinge tutti a mobilitarsi, in un senso o in altro, sotto una bandiera o un’altra, in maniera consapevole alle volte, in maniera per lo più largamente inconsapevole nella maggioranza dei casi. Motivo per il quale donne e uomini del popolo risultano irretiti dalle più disparate e fantasiose proposte degli imbonitori di turno che promettono mari e monti, o degli ingenui, uomini e donne anche di buona volontà che magari sono animati dal fare cose nobilissime ma senza averne la minima possibilità di riuscirvi, poiché non si danno i mezzi per fare quello che dicono di volere fare, poiché non sanno come farlo o perché in realtà non vogliono o non l’hanno mai voluto, avendo essi inconfessabili interessi altri da difendere.

Rispetto a questo quadro, spetta a tutte e tutti noi prendere il “toro per le corna”, organizzarci, coordinarci e imporre la nostra agenda, senza mendicare nulla a nessuno. A de Magistris o a chi per lui noi non andiamo a chiedere nulla, semmai a dire noi a lui, o alle altre autorità che dicono di voler stare al servizio del popolo, quello che è necessario fare o meno. Non siamo qui semplicemente per rivendicare o recriminare ai poteri costituiti quello che non sono più in grado di mantenere e fare ma per candidarci noi a costruire e dettare la linea di condotta – come potere popolare costituente in azione – su quello che le istituzioni devono applicare per garantire una nuova governabilità popolare dal basso, che rappresenta la base di quel mondo nuovo che sta nascendo e che faremo nascere, gettando cuore e mente oltre gli ostacoli, gli alti lai, i piagnistei, i lamenti sui popoli che soffrono e che commuovono tanto i borghesi sempre pronti a versare le loro lacrime di coccodrillo. Di converso noi siamo qui per trasmettere la fiducia in noi stessi, nei poteri creativi dei popoli, nella felicità che nasce dalla lotta e dalla mobilitazione popolare, tutto quello che le classi dominanti vogliono occultare perché non conviene loro, mentre sì conviene al popolo e fa al nostro caso.

Costruiamo come dite CONVERGENZA oltre i “luoghi fisici e materiali”, occupiamo e recuperiamo i nostri spazi beni comuni e usiamoli come trampolino di lancio verso tutto ciò che intorno ad essi si muove e nelle più diverse forme tende inevitabilmente ed organizzarsi. Incontriamoci quanto prima!

Un abbraccio pieno di solidarietà e vicinanza,

Collettivo Politico-Culturale di GAlleЯi@rt

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