Il 25 aprile 2014 è stato giusto e legittimo difendere la nostra città dalle scorribande provocatorie, per il “No Euro Tour”, di Salvini: nonostante le condanne, non un passo indietro! Il miglior modo per vincere è proseguire con la mobilitazione solidale nelle piazze, nelle scuole e nelle aziende, approfittandone per organizzarsi e per sviluppare così la rete della nuova governabilità popolare! Centinaia le prese di posizione di solidarietà da parte di compagni, sinceri democratici, lavoratori, studenti e organismi che lottano per l’applicazione delle parti progressiste della Costituzione: chi con una firma, chi con una foto, chi con una sottoscrizione economica e partecipando ai presidi a Reggio Emilia. Questa la nostra forza, quella che fa paura a chi governa e a chi deve “giudicare”: infatti il 17 settembre scorso è arrivata, da parte del giudice Simone Medioli Devoto, la condanna in Primo Grado a 9 mesi, con l’aggravante del “dolo eventuale”, per i due compagni Mattia C. (dirigente del P. CARC) e Gianmarco de P. (TPO Bologna).

Significativa, a poca distanza da questa condanna, la promozione in odor di Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) della PM Maria Rita Pantani, protagonista del teorema accusatorio contro il movimento antifascista cittadino, nell’apposito gruppo di lavoro incaricato della verifica delle linee guida sulla trattazione di procedimenti relativi a reati di violenza di genere e domestica. Questa promozione fa specie perché l’accanirsi contro chi ha applicato i valori della Resistenza e della Costituzione il 25 aprile 2014 non può essere considerato una medaglia da parte di chi, come il CSM, dovrebbe garantire quegli stessi valori. Ma si sa, la Magistratura non è un potere “al di sopra delle parti”, né tanto meno la legge è uguale per tutti”: rispetto alla classe di appartenenza e al conto in banca ci sono pesi e misure differenti.

Tutto ciò non sorprende se si allarga lo sguardo: il Comune di Reggio E. diretto dal PD, in occasione del ventennale della scomparsa di Nilde Iotti, ha commissionato un video celebrativo (“La ragazza dalle spalle larghe”) destinato alle scuole in cui manca ogni riferimento al legame con il movimento comunista (il vecchio PCI) o ai “Gruppi di Difesa della Donna” durante la Resistenza! Nonostante il ruolo che la Iotti ha avuto nel revisionismo moderno del PCI, quello che oggi fa più paura a padroni e soci è lo “spettro” del comunismo. Persino in una città come Reggio sono costretti a dover nascondere le radici del movimento comunista di questa stessa terra perché, con l’aggravarsi della crisi, sentono venire meno il terreno sotto i propri piedi. Non è un caso che il PD a livello nazionale si sta disgregando e Bonaccini ricorre qui a una sua lista civetta! Non solo, ma alla “dimenticanza” fa il paio la denigrazione e l’intossicazione sugli “anni di piombo” e il “terrorismo delle Brigate Rosse”.

Per tutte queste ragioni rendiamo pubbliche le motivazioni della sentenza di condanna, qui scaricabili. Dalla loro lettura, è palese come la natura di questo attacco sia squisitamente politica: sul piano giudiziario risulta essere un “castello di carte” con giri di parole, assenza di nessi di causalità, ragionamenti viziati e viziosi che inducono all’idea della premeditazione e del “piano condiviso” (strumentale ai fini dell’accusa di “dolo”). Un vero e proprio processo all’intenzione! Un approfondimento merita il “concorso morale”: una misura adottata dalla giustizia borghese per estendere la repressione in assenza di prove materiali singole e per arrivare a più persone possibili, cercando di tagliare così le gambe a organismi e realtà. Guarda caso, diverse volte è stato utilizzato contro il Movimento NO TAV per rendere sempre più di massa la repressione, ottenendo però maggiore ampiezza della resistenza e della coesione solidale “dentro e fuori” Torino e la Val Susa!

Non è una “questione morale”, bensì di lotta di classe che non si esaurisce contro chi promuove la guerra tra poveri ma punta alla costruzione di una società basata sui nostri interessi, il socialismo: per questo, il 25 aprile 2014 la parte sana della città, legittimamente violò disposizioni ingiuste. Nella terra dei 7 fratelli Cervi e dei morti del 7 luglio 1970 non possono (e non verranno) tollerati provocatori e sciacalli!

La battaglia prosegue sia dentro le aule dei Tribunali (ricorrendo in Appello) che fuori: per questo chiamiamo nuovamente alla solidarietà i lavoratori e cittadini perché solo così respingeremo l’attacco e faremo valere concretamente i nostri diritti e valori dell’antifascismo popolare! Non esiste un antifascismo che sia staccato dalla lotta di classe: l’unico antifascismo efficace è l’organizzazione, la mobilitazione, la lotta contro la classe dominante e i suoi governi che non fanno gli interessi delle masse popolari.

Per questo ci rivolgiamo anche al movimento delle Sardine, a Reggio ma non solo, perché è un movimento popolare che si è riunito attorno ai temi dell’antifascismo e dell’opposizione a Salvini e alla Lega, una parte dei fomentatori di temi e misure reazionarie nel nostro paese (come i Decreti Sicurezza che vanno aboliti!). Chi dal basso ha deciso di mobilitarsi in queste piazze ha, quindi, a cuore i temi dell’attuazione delle parti progressiste della Costituzione: sostenere l’assoluzione degli antifascisti sotto processo, essere solidali con Mattia e Gianmarco, è un passo concreto per realizzare i valori antifascisti che stanno riempiendo di contenuto i cartelloni e i canti nelle piazze.

I candidati alle elezioni regionali 2020 devono schierarsi e prendere chiara posizione, così come i consiglieri comunali di Reggio Emilia: oltre l’antifascismo di facciata, ci vogliono azioni concrete ed è sulla base di queste che vanno valutati!

Da gennaio anche noi saremo nelle piazze con i nostri “banchetti elettorali”: saranno momenti per raccogliere ed estendere la solidarietà e per organizzarsi tra cittadini e lavoratori a partire dai lavori che servono al territorio, per fare i nostri interessi (non certo quelli di Fagioli, padrone candidato con Bonaccini)!

La solidarietà ha mille forme, anche quella del sostegno economico! Invia una sottoscrizione per le spese legali a: Postepay n. 5333 1710 9377 5704 intestata a Renzo Gemmi. – codice f . GMMRNZ71T12H223K

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