Riceviamo e pubblichiamo questa segnalazione di un addetto del settore, che riportiamo in forma anonima per tutelarlo dalle prevedibili ritorsioni dei padroni – l’azienda è pubblica ma il comportamento è tale – e invitiamo i colleghi colpiti da simile provvedimento a mobilitarsi per far fronte a quello che è un vero e proprio ricatto.

La ASL sta forse cercando di far fronte ai buchi di bilancio demansionando (leggasi decurtando lo stipendio) gli operatori per di più con limitazioni fisiche? Si cerca, forse, di eliminare personale a tempo indeterminato per fare strada a operatori interinali e in somministrazione, che costano meno e sono ancora più ricattabili? Serve a tappare i sempre più evidenti disservizi della Sanità pubblica? (vedi ad esempio https://www.usb.it/leggi-notizia/ancora-uninfermiera-aggredita-al-fate-bene-fratelli-di-milano.html)

Sono domande che poniamo, in particolare, ai componenti della commissione Sanità della Regione Toscana nello specifico a quelli di M5S, Sinistra Italiana e Partito Democratico oggi protagonisti del governo Conte II, invitandoli a rispondere se questo è il “cambiamento” strombazzato, se possono reputarsi “amici” dei lavoratori sotto ricatto e a cascata degli utenti che soffrono le conseguenze di una simile situazione.

Come P.CARC invitiamo i lavoratori a organizzarsi e mobilitarsi in qualsiasi modo ritengano utile: da lettere anonime come queste che segnaliamo (e altre: vedi https://www.linealibera.info/hitachi-rail-ma-in-via-ciliegiole-cosa-bolle-realmente-in-pentola/), lettere anonime del tutto legittime onde evitare di essere perseguitati; allo smuovere le strutture sindacali e i cosiddetti rappresentanti istituzionali. Ma principalmente li spingiamo a promuovere organizzazioni popolari in ogni ospedale, ambulatorio, case della salute, strutture pubbliche sanitarie. Promuovere organizzazioni di lavoratori della sanità a prescindere da tessere sindacali per decidere insieme e democraticamente le forme di lotta più confacenti e per promuovere il coordinamento e la sinergia con gli utenti del servizio; studenti e tirocinanti: gli altri diretti interessati dal peggioramento delle loro condizioni di lavoro e conseguentemente di vita.

L’organizzazione è la via maestra per cominciare a invertire il catastrofico corso delle cose! Sia chiaro che le politiche di smantellamento della sanità non attengono alla “cattiveria” di qualche dirigente della ASL bensì alla crisi che li spinge a tagliare, privatizzare, mettere a profitto sempre nuovi “segmenti di produzione” (non a caso non è più Unità Sanitaria Locale ma Azienda!) sempre meno pubblici come quello della sanità, che però muove miliardi di euro solo nella nostra regione e fanno gola a molti.

Organizzarsi, quindi, è il primo passo per “occuparsi” dell’azienda, nel senso di cominciare a provvedere a un suo funzionamento corretto, impedire smantellamenti e ridimensionamenti di reparti, imporre l’acquisizione di nuovo personale dove necessario (e sappiamo quanto è necessario, praticamente dappertutto, vedi liste di attesa eterne), fare delle strutture un centro di riferimento e di organizzazione delle masse popolari del territorio per la difesa di salute e sanità.

Come P.CARC sosterremo ogni mobilitazione che verrà messa in campo per far fronte a questo infame attacco ai lavoratori che hanno già dovuto pagare letteralmente sulla propria pelle il peso di anni di fatica, e che non devono essere gettati via come attrezzi rotti! Porteremo davanti agli ospedali e presidi sanitari su cui interveniamo questo comunicato per incitare alla lotta e all’organizzazione i lavoratori, gli utenti e gli studenti: costruire Organizzazioni Popolari in ogni ospedale, distretto, facoltà universitaria, ambulatorio coordinarsi con i Comitati di Salute Pubblica animati da cittadini in lotta per difendere il diritto alla salute!

Federazione Toscana del Partito dei CARC

Di seguito la lettera:

Nel mese di agosto, nella ASL TOSCANA CENTRO, circa 300 lavoratori del Comparto sono stati raggiunti dalla proposta del Direttore delle Risorse Umane di “aderire” al mutamento del profilo professionale per il quale sono stati assunti, poiché ritenuti assegnati a funzioni di tipo amministrativo o comunque diverse da quelle previste dalla professionalità di ruolo. Inizialmente tutti i destinatari della lettera, inoltrata tramite mail aziendale senza previo confronto con i sindacati, sono stati invitati a comunicare la propria adesione o meno alla proposta di cui sopra entro il 31 agosto 2019. Successivamente, per intervento delle organizzazioni sindacali, il termine è stato prorogato al 30/09/2019. Il cambio di profilo professionale previsto dall’articolo 17, comma 3, del CCNL 7/04/1999 Area Contrattuale del Comparto Sanità stabilisce che i passaggi orizzontali dei dipendenti all’interno della medesima categoria tra profili diversi dello stesso livello possono avvenire solo se si è in possesso dei requisiti culturali e professionali previsti per l’accesso al profilo dalla declaratoria (definizione delle mansioni) di cui all’allegato 1 del contratto in oggetto. Per esemplificare, un OSS che intenda conservare il livello economico Bs passando dal ruolo tecnico a quello amministrativo, deve possedere l’attestato di superamento di due anni di scolarità dopo il diploma di istruzione secondaria di primo grado (essere stato promosso al terzo anno di scuola superiore). A tutt’oggi per conseguire la qualifica di OSS è sufficiente, come titolo di studio, la terza media. Un infermiere che è in categoria D, se accettasse il cambio di profilo, per mantenere lo stesso inquadramento contrattuale (e quindi rimanere in D) dovrebbe essere in possesso del diploma di laurea corrispondente allo specifico settore di attività di assegnazione (tecnico, professionale, informatico, statistico, sociologico amministrativo, legale). Ma la maggioranza degli infermieri è in possesso della laurea triennale in scienze infermieristiche e ostetriche il che significa, come precisa la nota aziendale, che in mancanza dei requisiti l’inquadramento potrà avvenire in profilo amministrativo di categoria inferiore, vale a dire in categoria C, per chi è in possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado. C’è da aggiungere che molti infermieri di vecchia formazione, quelli cioè che, dopo il superamento del secondo anno di scuola superiore, conseguivano per l’esercizio della professione, un diploma di qualifica regionale (che sul piano giuridico non costituisce titolo di studio), si ritrovano, di fatto, in possesso dell’attestato di superamento di due anni di scolarità dopo il diploma di istruzione secondaria di primo grado (requisito necessario per diventare coadiutore amministrativo categoria Bs). I lavoratori coinvolti in questa operazione sono in gran parte idonei alla mansione specifica del profilo per il quale sono stati assunti, ma con limitazioni fisiche e/o psichiche (inidoneità parziale alla mansione). Alcuni hanno ricevuto la proposta pur lavorando in ambiti ritenuti sanitari dalla stessa Azienda. In altre parole, non lavorano in un ufficio, indossano una divisa ma svolgono, a causa delle loro difficoltà fisiche (spesso malattie professionali causate da anni di duro lavoro in corsia, ma difficilmente riconosciute come tali in quanto ormai l’INAIL agisce in tutto e per tutto come una controparte) per livello d’inquadramento superiore, attività burocratiche complementari a quelle assistenziali e comunque necessarie al buon andamento del servizio sanitario in cui operano, quale può essere un’area ambulatoriale. Si deve inoltre considerare che ci sono profili sanitari collocati in servizi non considerati amministrativi, quali ad esempio la formazione, che non svolgono alcuna attività assistenziale ma che rimangono inquadrati nel loro profilo giuridico (in questi settori ad esempio gli infermieri rimangono inquadrati come infermieri anche se si occupano esclusivamente di formazione del personale infermieristico o della qualità dei servizi infermieristici o di promozione della salute) e che l’Azienda non reputa affatto una risorsa umana allocata in modo inadeguato e quindi inefficiente in termini di costo-beneficio. Alcuni dei lavoratori oggetto della istanza aziendale, in carenza di personale, sono stati collocati dalla stessa Amministrazione in settori come i front-office in cui avviene l’accettazione delle visite prenotate. Altri si ritrovano a svolgere attività in settori che un tempo erano considerati sanitari ma che, in seguito a processi di riorganizzazione aziendali, sono stati inglobati all’interno dell’Area Amministrativa. Bisogna inoltre tenere presente che molti di questi lavoratori sono ultracinquantenni provenienti, spesso, da setting assistenziali gravosi sul piano psico-fisico quali pronto soccorso, ortopedia, medicina eccetera. I lavoratori che entro il 30/09/2019 non aderiranno alla proposta, saranno ricollocati in un nuovo contesto lavorativo coerente con il profilo giuridico attualmente posseduto, previo giudizio di idoneità alla mansione da parte del medico competente. In caso di impossibilità di adibire il lavoratore a mansioni coerenti con l’attuale profilo giuridico e compatibili con le indicazioni del medico competente, il dipendente verrà convocato ad una visita collegiale (commissione medica di verifica) in cui sono presenti anche i medici specialisti della patologia di cui è affetto il lavoratore, al fine di effettuare una valutazione più completa e precisa. Il datore di lavoro, nel caso vi sia un’inidoneità permanente alla mansione specifica, attribuisce al lavoratore, dove possibile, mansioni equivalenti o mansioni inferiori garantendo il trattamento economico corrispondente alle mansioni di provenienza tramite un assegno ad personam riassorbibile con ogni successivo miglioramento economico. In altre parole, l’assegno ad personam al momento garantisce che il lavoratore non subisca perdite salariali, ma in caso di aumenti contrattuali l’assegno viene riassorbito (inglobato) in tali aumenti, traducendosi quindi in un danno economico soprattutto per i lavoratori cui mancano parecchi anni alla pensione. L’altro rischio è il licenziamento per giusta causa in quanto non abile alla mansione per cui si è sottoposti.

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