Rilanciamo il comunicato CC 18/2019 – 27 agosto 2019 del (nuovo) Partito Comunista Italiano

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Che le cose vanno male, che sull’umanità incombe una catastrofe prodotta dalle attività degli uomini stessi, è una realtà su cui vi è una larga convergenza di senso comune e di teorie, tanto la cosa è evidente. Evidente in tutti i campi delle relazioni sociali e della vita individuale, nelle relazioni internazionali e nella vita di ogni singolo paese: dalla devastazione del pianeta e l’inquinamento dell’ambiente, alla dissoluzione dei legami sociali; dalla distruzione dell’apparato produttivo agricolo e industriale in tutti i paesi imperialisti per un verso (le delocalizzazioni ne sono un’espressione esemplare), allo sconvolgimento della vita imposto ai paesi oppressi dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia con la cacciata di milioni di individui dai loro paesi e le crescenti ondate migratorie; dall’estensione della guerra e della corsa al riarmo fomentate anzitutto dalla NATO, alla corruzione dei bambini e dei giovani.

Nel nostro come negli altri paesi imperialisti tutte le conquiste di civiltà e di benessere che le masse popolari avevano strappato alla borghesia e al clero nella prima parte del secolo scorso quando il movimento comunista era forte nel mondo, sono eliminate una dopo l’altra. I servizi pubblici sono privatizzati, l’ambiente devastato da grandi opere pubbliche inutili e dannose per la massa della popolazione ma utili per la valorizzazione del capitale. L’istruzione pubblica, la sanità pubblica, la previdenza sociale (prestazioni per i disabili al lavoro, pensioni per gli anziani, ecc.) e i servizi pubblici sono prima abbandonati al degrado e poi privatizzati e il lavoro è sempre più precario.

Ma quale è la causa del catastrofico corso delle cose?

Dalle divergenze sulla risposta a questa domanda discendono divergenze sulla via da seguire per porvi fine e nell’attività che svolgiamo a questo fine.

Noi comunisti ci distinguiamo da tutti gli altri che denunciano il catastrofico corso delle cose perché grazie alla concezione comunista del mondo, la scienza fondata da Marx ed Engels delle attività con le quali gli uomini fanno la storia, ci è chiaro che la causa del catastrofico corso delle cose è la sopravvivenza del modo di produzione capitalista. La seconda crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale è la chiave di lettura del corso delle cose. Per porre fine al catastrofico corso delle cose, quale che sia il campo in cui lo consideriamo, bisogna porre fine al capitalismo e instaurare il socialismo.

Non si tratta quindi principalmente di divergenze di idee e di accidentali inclinazioni individuali, ma di divergenze di interessi: da una parte i proprietari del capitale dediti ognuno alla valorizzazione del proprio capitale (e il capitalista che rallenta è soppiantato dagli altri), dall’altra tutti quelli che ne subiscono le conseguenze; da una parte la borghesia imperialista e dall’altra i proletari e gli altri lavoratori. Ognuno di noi con la propria condotta contribuisce alla devastazione dell’ambiente e all’inquinamento del pianeta (basta considerare la quantità di rifiuti prodotta da ogni nucleo familiare), come ognuno di noi in mille campi e in mille momenti della vita per sopravvivere si contrappone ad altri che cercano anche loro di sopravvivere (basta considerare la concorrenza per il posto di lavoro, per l’accesso all’università, ecc.). Ma non si tratta di inclinazioni individuali: siamo tutti costretti dallo stesso sistema di rapporti sociali, esso contrappone ogni individuo agli altri. Proprio per questo non ha senso cercare di porre fine al catastrofico corso delle cose cambiando individualmente la propria condotta. Chi spinge in questa direzione, ne sia o non ne sia consapevole difende la borghesia e il suo sistema, distoglie dal lottare contro la borghesia per porre fine al capitalismo e instaurare il socialismo. Il contributo che ogni individuo può dare per porre fine al catastrofico corso delle cose è contribuire a porre fine al capitalismo, a instaurare un nuovo sistema di rapporti sociali alla base del quale vi è la proprietà e gestione pubblica dell’apparato produttivo, il socialismo.

In ogni riunione, in ogni contesto in cui il tema è il catastrofico corso delle cose, in ogni occasione e in ogni campo in cui esso si manifesta, noi comunisti dobbiamo portare ed elevare la coscienza che esso è una conseguenza inevitabile del modo di produzione che predomina nella nostra società, dimostrare il legame tra il corso delle cose e il capitalismo. Denunciare il catastrofico corso delle cose senza mostrare che esso deriva dal capitalismo è diffondere pessimismo, rassegnazione e disperazione o attribuirne l’origine a fenomeni che non lo sono, fomentando contraddizioni in seno al popolo.

Una volta fissato che il modo di produzione capitalista è all’origine del catastrofico corso delle cose, si pone un’altra questione.

È possibile porre fine al capitalismo?

Dal 1917 fino all’incirca alla metà degli anni ’70 del secolo scorso l’esistenza dell’Unione Sovietica, la sua vittoriosa resistenza all’aggressione delle potenze imperialiste di tutto il mondo, il suo sviluppo in tutti i campi della vita sociale e individuale e lo sviluppo in tutto il mondo di rivoluzioni ispirate dal movimento comunista (ricordiamo la costituzione della Repubblica Popolare Cinese, l’eroica vittoriosa resistenza del Vietnam all’aggressione degli imperialisti francesi e poi USA, la costituzione di Cuba socialista in quello che gli imperialisti USA considerano il loro “cortile di casa”) davano risposta certa a questa domanda agli occhi di tutto il mondo. La vittoria della Rivoluzione d’Ottobre aveva sollevato in tutto il mondo, tra le classi sfruttate, tra i popoli oppressi e tra le donne un’ondata rivoluzionaria. La borghesia non era riuscita a “soffocare il bambino nella culla” (come alla fine della Prima Guerra Mondiale aveva auspicato Winston Churchill). Solo al prezzo di grandi concessioni di civiltà e di benessere alle masse popolari la borghesia era riuscita a impedire l’instaurazione del socialismo nei paesi europei e negli USA, a stabilizzare la “cortina di ferro” (altra enunciazione programmatica di W. Churchill) eretta subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e a condurre con successo la campagna di inquisizioni e persecuzioni e di caccia ai comunisti patrocinata negli USA da Joseph McCarthy.

Prima la decadenza e poi la dissoluzione dell’Unione Sovietica hanno tolto certezza alla risposta che essa dava alla seconda domanda sopra enunciata. La borghesia e il clero hanno approfittato alla grande della dissoluzione dell’Unione Sovietica e del campo socialista avvenuta all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso per diffondere scetticismo, pessimismo, rassegnazione, sfiducia tra le classi sfruttate e i popoli oppressi e per trasformare le contraddizioni tra masse sfruttate e borghesia imperialista in contraddizioni in seno alle stesse masse sfruttate e oppresse (esemplare questa trasformazione nel campo della contraddizione donne-uomini e ora nel campo della relazione tra specie umana e ambiente).

In ogni contesto capace di recepirla, noi comunisti dobbiamo portare senza esitazioni e incertezze la nostra risposta. Dobbiamo mostrare chiaramente che oggi, al livello attuale dello sviluppo delle forze produttive e del dominio degli uomini sulla natura, le disuguaglianze economiche e sociali, la precarietà del lavoro, l’ignoranza e la delinquenza, l’oppressione delle donne, la distruzione del pianeta, l’inquinamento dell’ambiente, le contraddizioni tra paesi e nazioni, le altre contraddizioni in seno alle masse popolari sono una conseguenza della persistenza del dominio della borghesia e del modo di produzione del quale essa è la personificazione.

Questa dimostrazione è convincente e senza appello solo se noi mostriamo anche che la decadenza del campo socialista e l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale sono derivate dalla comprensione non abbastanza avanzata da parte di noi comunisti delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta tra proletariato e borghesia: infatti promotori, animatori e dirigenti dell’avanzamento generale erano i partiti comunisti. Le riforme che il gruppo di Kruscev riuscì a introdurre nel 1956 in Unione Sovietica con il XX Congresso del PCUS sono state all’origine del rallentamento dello sviluppo umano e civile dell’URSS e poi della sua decadenza sviluppatasi durante la direzione di Breznev, fino al crollo del 1991 sotto la direzione di Gorbaciov. Parimenti dobbiamo dimostrare che la borghesia imperialista è riuscita a impedire con grandi concessioni l’instaurazione del socialismo nei paesi europei e negli USA, cioè nei paesi imperialisti, solo a causa dell’arretratezza dei partiti comunisti di questi paesi come promotori della rivoluzione socialista. “Il PSI non è mai stato e non è un partito rivoluzionario”, aveva già spiegato Lenin nel 1920 al capo del PSI Giacinto Menotti Serrati e nei mesi successivi aveva ribadito che la trasformazione dei partiti socialisti europei, sostanzialmente riformisti e solo con una imbrattatura di colore rivoluzionario, in partiti comunisti capaci di promuovere e dirigere la rivoluzione socialista nei rispettivi paesi, era un processo ancora da farsi e difficile. Il corso degli eventi negli anni successivi ha confermato la valutazione di Lenin. La bolscevizzazione lanciata dall’Internazionale Comunista è rimasta programma inattuato nonostante l’eroismo dispiegato per anni da milioni di comunisti dalla Spagna agli USA, dall’Italia alla Germania e negli altri paesi.

Attualmente nel nostro paese, tra i gruppi e i partiti che si dichiarano comunisti, la risposta alla seconda domanda sopra posta non è affatto assimilata, molti non l’hanno neanche formulata, tanto meno tradotta in piano di lotta per instaurare il socialismo e in linea della costruzione del Partito comunista. Dal PC di Marco Rizzo, al PCI di Mauro Alboresi, al collettivo di La Città Futura, a Fronte Popolare per non parlare di Rete dei Comunisti, PRC e Potere al Popolo o di dirigenti sindacali come Maurizio Landini (esemplare il suo messaggio del 23 agosto a tutti gli iscritti alla CGIL Bruno Trentin. L’eredità presente per rinnovare l’unità sindacale ) ed ex dirigenti sindacali come Giorgio Cremaschi. A conferma della nostra affermazione rimandiamo all’articolo Sul movimento comunista dell’UE: analisi del passato, stato delle cose e compiti per ora e per il domani di Fosco Giannini (direzione nazionale del PCI di Mauro Alboresi, 20 agosto 2019). La sua invocazione all’unità organizzativa dei comunisti che dovrebbe precedere l’unità nella comprensione del corso delle cose (invocazione che proprio per questo resta sterile e quindi demoralizzante) e il suo baloccarsi con le crisi cicliche dell’economia per leggere il corso delle cose sono tratti comuni a tutti i gruppi citati.

Data la risposta alla seconda domanda, il compito pratico e di più largo respiro che noi comunisti dobbiamo svolgere, quello in cui dobbiamo coinvolgere tutti quelli che si dichiarano comunisti o che anche solo vogliono porre termine al catastrofico corso delle cose, è mobilitare le masse popolari e promuovere la loro organizzazione per portarle a costituire un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare .

Questo compito non consiste principalmente nella propaganda delle nostre risposte alla due domande sopra poste. Solo che lo svolgeremo tanto meglio quanto più abbiamo assimilato le risposte alle due domande, quanto più cioè avremo assimilato la “chiave di lettura” del corso delle cose. Nello svolgere questo compito dobbiamo infatti tenere ben presente la tesi enunciata da Lenin nel cap. 2 di Che Fare? (1902): “La storia di tutti i paesi attesta che la classe operaia con le sue sole forze è in grado di elaborare soltanto una coscienza rivendicativa sindacale, cioè la convinzione della necessità di unirsi in sindacati, di condurre la lotta contro il padroni, di reclamare dal governo questa o quella legge necessaria agli operai”. La coscienza della necessità e della possibilità di instaurare il socialismo dobbiamo portarla noi comunisti. Questo vale ancora oggi, nonostante l’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria. Le aziende (capitaliste e pubbliche) sono i punti più diffusi di concentrazione dei proletari, dei membri della classe che nella rivoluzione socialista non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare, la classe più portata dalla sua esperienza quotidiana di lavoro collettivo ad assimilare e realizzare la linea dell’instaurazione del socialismo, la futura classe dirigente degli inizi della società socialista di cui il Partito comunista è la coscienza sviluppata e la guida.

Il fallimento del governo M5S-Lega conferma che per far fronte anche solo alle manifestazioni più gravi della crisi generale del capitalismo occorre un governo i cui organismi locali siano le organizzazioni operaie e popolari, costituite nelle aziende capitaliste e pubbliche. La costituzione del governo M5S-Lega in giugno 2018, come l’esito delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 e di quelle europee del 26 maggio 2019, hanno mostrato che il malessere, il malcontento e l’insofferenza delle masse popolari verso i partiti delle Larghe Intese (dal PD a Berlusconi) è grande, crescente e irreversibile. Esse hanno rotto su larga scala il tradizionale legame con i partiti che da quarant’anni attuano il programma “lacrime e sangue per le masse popolari” imposto dai gruppi imperialisti tramite la loro Unione Europea, la Banca Centrale Europea e le loro varie istituzioni e diramazioni. Le masse popolari possono fare piazza pulita del Debito Pubblico, dell’euro e della soggezione delle attività produttive e del resto delle loro attività al sistema finanziario e alla comunità internazionale dei gruppi imperialisti. Ma per arrivare a questo, devono organizzarsi, acquistare fiducia in se stesse tramite piccole ma diffuse attività pratiche fino a coordinarsi al punto da costituire il proprio governo d’emergenza. Noi comunisti possiamo e dobbiamo portarle a questo risultato. In questo modo diventiamo dirigenti riconosciuti dalle masse popolari. Questo è al momento il nostro piano di guerra contro la borghesia per instaurare il socialismo.

Esso è un piano internazionalista, ma si attua paese per paese. Il primo paese che romperà le catene del sistema imperialista mondiale mostrerà la via e aprirà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi e godrà del loro appoggio per far fronte all’aggressione dei gruppi imperialisti e dei loro Stati.

Moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari: coordinate, esse costituiscono il nuovo sistema di potere che giunto a un certo livello soppianterà quello della borghesia e del clero e aprirà una nuova epoca nella storia dell’umanità!

Quale che sia la nuova combinazione governativa che i vertici della Repubblica Pontificia imporranno nei prossimi giorni, questo è e deve essere il piano di guerra che i comunisti attueranno: cambieranno solo gli appigli su cui faremo leva.

Bando allo scetticismo, al pessimismo, alla rassegnazione e alla sfiducia!
Il futuro è delle masse popolari che si organizzeranno mobilitate dai comunisti.

Osare combattere! Osare vincere!
Non spaventiamoci del disordine che dilaga in ogni angolo del mondo. È un buon segno: quando un ordine sociale è ingiusto, il disordine è il primo passo per instaurare un ordine sociale giusto!

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