La chiusura improvvisa dello stabilimento Whirlpool di Napoli e la conseguente mobilitazione degli operai ha fatto sì che il 3 giugno anche a Siena i sindacati indicessero lo sciopero e quel giorno, accanto ai lavoratori fuori dalla fabbrica, si sono schierati partiti politici e istituzioni sia dell’attuale amministrazione comunale che della vecchia (compreso l’ex sindaco Valentini). Nella città del Palio, però, la lotta alla morte lenta dell’azienda non si è fermata qui: il 28 giugno è stata organizzata un’assemblea pubblica perché la Whirlpool è una questione dell’intera cittadinanza, e non solo degli operai;un’assemblea che ha raccolto un pubblico molto eterogeneo a dimostrazione del diffuso interesse perquesta battaglia. C’erano gli operai di Bekaert e Piaggio, che vivono condizioni simili (e pure peggiori, come nel primo caso) venuti a confrontarsi e portare solidarietà, varie forze politiche (Potere al Popolo -che ha promosso l’evento-, il P.CARC, il PC di Rizzo e il PCI) e alla fine, non per importanza, anche organizzazioni popolari (Noi Restiamo) e studentesche (Cravos). La discussione si è incentrata, oltre che sulla descrizione della storia nazionale e locale della Whirlpool, sulle responsabilità della sua morte lenta:sono della multinazionale americana, che delocalizza (avendo come unico scopo il profitto) alla faccia degli accordi presi ad ottobre, che dimostra quanto valgono le parole dei padroni.

Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, sono stati individuati due ambiti di intervento:

  • quello che spetta agli operai: principalmente la necessità di diventare protagonisti delle sorti future della fabbrica, organizzandosi fin da subito e controllare che i macchinari non siano saccheggiati, con interventi sistematici nei consigli comunali, per costringere le istituzioni ad andare a fondo dell’attuazione del decreto Dignità che restringe le manovre di delocalizzazione delle aziende che hanno preso sussidi statali;

  • quello che spetta alle istituzioni: si è discusso della necessità di far applicare quanto deciso nell’accordo fra governo e azienda di ottobre, si è approfondito il tema del decreto Dignità con cui il governo M5S- Lega ha cercato di regolarizzare le delocalizzazioni, si è parlato di nazionalizzazione.

Il punto decisivo, come ci ha insegnato la battaglia della Rational di Massa (http://www.nuovopci.it/voce/voce58/rational.html), è il primo. La mobilitazione e il protagonismo operaio e popolare sono essenziali per far muovere tutte le altre pedine, gli operai Whirlpool devono presidiare h24 la fabbrica contro i tentativi di smantellamento (che d’estate si fanno più frequenti per ovvi motivi) per poi uscirne e legarsi alla lotta dei colleghi di Napoli e degli altri stabilimenti in modo da disinnescare la guerra tra poveri con cui i padroni cercano sempre di spaccare il fronte di lotta. Gli operai Whirlpool devono uscire dalla fabbrica per legarsi alle altre organizzazioni operaie e popolari, gli studenti e i pensionati, con le forze politiche che hanno dato solidarietà in assemblea, per spingere l’amministrazione comunale di De Mossi e il governo M5S-Lega a impedire l’ennesimo caso di delocalizzazione del nostro paese.

Infatti l‘Italia negli ultimi 10 anni ha perso circa il 25% dell’apparato produttivo nazionale, per noi sovranità nazionale significa tutelare il Lavoro degli italiani e non i padroni, significa evitare lo smantellamento di impianti e la perdita di competenze, di quella capacità produttiva e di controllo sui settori produttivi e industriali che costituiscono la base per l’indipendenza di una nazione che si vuol definire progredita. E’ infatti soprattutto di qui che passa l’asservimento dell’Italia ai circoli imperialisti internazionali, a partire dalla svendita delle aziende strategiche come la Whirlpool per Siena, la Piaggio di Pontedera, la Bekaert di Figline Valdarno e tante altre.

Il P.CARC sostiene i lavoratori Whirlpool come ha fatto negli ultimi tre anni andando continuamente ai cancelli ad “allarmare” di una situazione che è inevitabilmente giunta, un percorso oggettivo come la crisi del capitalismo giunta alla sua fase irreversibile e terminale: nessuna azienda si può dire al sicuro da chiusure, ridimensionamento e smantellamento di diritti e salario.

Per questi motivi li spingiamo a lottare ed organizzarsi mettendo a loro disposizione i contatti e le relazioni con lo stabilimento e la città di Napoli, per coordinarsi e fare fronte comune contro la multinazionale americana e impostare insieme iniziative di mobilitazione e lotta: al MISE, nei consigli comunali e regionali, nelle piazze, al mercato e nei quartieri!

Sosteniamo gli operai Whirlpool di Siena nel fare un appello pubblico alle istituzioni, in primis il Comune di Siena e la Regione Toscana, affinché si assumano la responsabilità politica per cui sono stati votati e costringano l’azienda a fare quello che si è impegnata a fare ad ottobre; che si smuovano perché il governo M5S-Lega smetta di cincischiare e applichi in toto il Decreto Dignità, per migliorarlo introducendo norme che restringano ancora di più la libertà di scorreria dei padroni di ogni nazione come è stato fatto per il reddito di cittadinanza grazie alla lotta dei licenziati FCA: le leggi si possono cambiare!

Siamo consapevoli dell’importanza che la Whirlpool ha non solo per gli operai ma per la cittadinanza tutta e la invitiamo a stare al fianco degli operai in qualunque iniziativa che essi vorranno intraprendere per difendere il proprio posto di lavoro: anche quelli illegali, come picchetti e occupazioni pesantemente sanzionati dal DL Sicurezza. Un provvedimento del “governo del cambiamento” teso a colpire gli immigrati e soprattutto i lavoratori in lotta proprio contro le chiusure; gli operai della GKN di Firenze hanno mostrato essere effimero il 13 febbraio scorso bloccando i cancelli della loro fabbrica per impedire il licenziamento dei lavoratori in somministrazione. E’ la dimostrazione che la classe operaia organizzata con le masse popolari è una forza inarrestabile e che non esiste un destino scritto: dipende da noi, dalla rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato, dall’organizzazione e il coordinamento dei lavoratori e delle masse popolari!

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