Tra le grida allarmiste sull’onda verde e nera montante e i canti (del cigno) del Partito Democratico, è utile analizzare con scienza e serenità gli esiti delle votazioni del 26 maggio scorso per non cadere nella trappola della propaganda di regime. Andiamo con ordine, anche perché in autunno si voterà per le regionali in Emilia Romagna ed è quindi necessario indagare la realtà , scoprendo e comprendendo le tendenze che esprime e da cui partire.

Ci concentriamo qui principalmente sui dati regionali e per la città di Reggio Emilia perché, per l’analisi dei risultati delle elezioni europee si rimanda alla dichiarazione di Pietro Vangeli, Segretario Nazionale del P. CARC: Usiamo l’esito delle elezioni europee per rafforzare la lotta per il Governo di Blocco Popolare!”.

Come primo aspetto da “mettere con i piedi per terra”, sia sul piano delle implicazioni politiche di fase che per le ricadute pratiche è il dato dell’affluenza alle urne in Emilia Romagna: si è attestata al 67% e quindi in calo rispetto alla tornata passata (2014 al 70%), in linea con tutto il territorio nazionale. L’astensionismo crescente è quindi un indicatore sostanziale del reale distacco tra le masse popolari e il sistema di potere dell’UE da una parte e il sistema politico delle Larghe Intese (PD e Forza Italia che si sono alternate al governo portando avanti un “programma comune” contro i lavoratori e le masse popolari) a livello nostrano.

Il secondo aspetto concreto da cui partire è il confronto tra:

– i dati delle amministrative del 2014 e quelli delle amministrative del 26 maggio 2019

– i dati delle europee del 2014 e quelli delle europee del 26 maggio 2019

tenendo conto che l’affluenza sia alle elezioni europee che alle elezioni amministrative è stata più bassa rispetto a quella delle elezioni europee e amministrative del 2014. Dati alla mano quindi, si dimostra che le masse popolari non hanno più fiducia nei partiti delle Larghe Intese e se distaccano.

Entrando nel merito, in tutta la Regione il sistema di potere delle Larghe Intese scricchiola e il dato più significativo è che a Reggio Emilia si va al ballottaggio per la prima volta dal dopo guerra: segno chiaro ed evidente che la diga è crepata.

Infatti, per quanto riguarda le elezioni amministrative:

a Reggio Emilia, il Partito Democratico, con candidato il sindaco Luca Vecchi, è passato da 40,9 mila (49,86%) a 31,2 mila voti (38,68%) perdendo quasi 10 mila di voti e ha oggi raggiunto il 49,1% solo grazie ad un forte incremento dei voti alle liste civiche ad esso collegato (nel 2014 queste avevano pesato per 3,1 mila voti, oggi pesano 8,5 mila voti).

– a Modena, con la rielezione di Muzzarelli (PD) al primo turno non è tutto così pacifico come appare: per la vittoria sono stati essenziali i voti della totalità della Lista perché il PD da solo si è attestato al 36% perdendo il 9,3% rispetto al passato;

– ci sono ballottaggi a Forlì, Ferrara, Cesena e Carpi.

Per quanto riguarda le elezioni europee in Regione il PD è passato da 1,2 milioni di voti (52,5%) a 703 mila voti (31,24%) perdendo mezzo milione di voti!

Per quanto riguarda il M5S alle elezioni amministrative di Reggio Emilia ha raccolto 12 mila voti (14,71%) contro i 14,1 mila (17,08%) ottenuti in quelle del 2014. Per quanto riguarda le elezioni europee in Regione è passato da 443 mila (19,2%) agli odierni 290 mila voti (12,89%).

Le giravolte su alcune promesse elettorali (es. TAP, TAV, nazionalizzazione e difesa delle aziende, lotta al precariato, non sottomissione all’UE e alla BCE, ecc.), che erano velleitarie perché non solo non si è dato i mezzi per attuarle (ossia la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari), ma anzi ha cercato di conciliare interessi inconciliabili (tra lavoratori e padroni, tra cittadini e speculatori, tra ambiente e grandi opere speculative); il suo legalitarismo e il suo conciliatorismo hanno portato in pochi mesi al distacco di milioni di persone che li avevano votati. La lezione che gli attivisti del M5S devono trarre dai risultati elettorali è che per attuare quanto hanno promesso devono legarsi alle masse popolari, sostenere le loro rivendicazioni, alimentare la loro mobilitazione, usare i mezzi a loro disposizione per estenderla e rafforzarla, sfidare le minacce della Lega e delle Larghe Intese, tenere testa ad esse, combattere dentro e soprattutto fuori dai palazzi delle Istituzioni.

Noi comunisti lavoriamo per spingere gli esponenti e i militanti del M5S ad appoggiarsi sulle masse popolari per realizzare il cambiamento che hanno promesso.

Per quanto riguarda riguarda i partiti della sinistra anti Larghe Intese e anti UE

La Sinistra, alle elezioni europee a livello regionale ha raccolto 42 mila voti (1,87%) mentre alle elezioni europee del 2014 la stessa area di riferimento rappresentata dall’Altra Europa con Tsipras raccolse circa 94 mila voti (4,1%), quindi c’è stata una perdita di quasi 52 mila voti! Per quanto invece attiene ai risultati a livello reggiano La Sinistra ha raccolto 6 mila voti (2,24%).

– alle elezioni amministrative di Reggio Emilia, la lista Reggio Emilia in Comune (composta da parti importanti del movimento cittadino, Sinistra Italiana e PRC) ha raccolto 2 mila voti (2,4%) mentre nel 2014 l’area della sinistra seppur divisa (SEL era con il PD, raccogliendo 2,5 mila voti e il PdCI con lista civica annessa totalizzò 1,2 mila voti) arrivò all’incirca a 3,4 mila voti: la differenza di questi 1,4 mila voti è sintomatica della necessità di un serio e franco confronto in città rispetto agli obiettivi e agli interessi delle masse popolari da mettere al centro, a partire dalla sua organizzazione e coordinamento.

Salutiamo in ogni caso positivamente la costruzione di Reggio Emilia in Comune perché costituito da realtà che già oggi si pongono in questa direzione, oltre a dimostrare l’esistenza di una base di compagni e compagne che aspirano al cambiamento e al miglioramento della società.

Questo è rafforzato dai 3,6 mila voti raccolti in provincia di Reggio Emilia, per le europee, da Partito Comunista, dato che indica la presenza di alcune migliaia di persone che hanno la falce e martello nel cuore, che si dichiarano comunisti, che aspirano al socialismo.

Ai compagni del Partito Comunista, a coloro che lo hanno votato ma anche a coloro che hanno votato altre forze politiche e che aspirano sinceramente al cambiamento della società proponiamo quanto il (nuovo) PCI ha scritto nel CC/10 del 27 maggio 2019: “Quello che insegna l’esito delle elezioni europee del 26 maggio e le conclusioni che i comunisti devono tirarne”: “(…) Il partito comunista diventa grande e forte se elabora una strategia giusta e la porta alle masse popolari in modo che esse la attuino. Un partito che fa propaganda e aspetta che le masse capiscano e vengano al partito, non ha futuro. Siamo in una fase di passaggio della nostra storia e il progresso in ultima istanza dipende dalla rinascita del movimento comunista, dal consolidamento e rafforzamento del partito comunista, dalla capacità degli organismi e dei membri del partito di tradurre nel particolare e applicare nel concreto la linea del Partito. La linea non la si inventa: è dettata dalle condizioni oggettive del paese e dalla sua storia e la scopriamo studiandole con il materialismo dialettico. In questa fase la linea si riassume nel creare le condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare. […] Per farlo, un aspetto è decisivo: bisogna mettersi nell’ottica di condurre una vera e propria “guerra di posizione” e costruire collettivi di lavoratori, di cassaintegrati o di disoccupati decisi a vincere e che si pongono come centro di organizzazione e mobilitazione degli altri lavoratori, cassaintegrati o disoccupati. Navigare a vista, improvvisare e muoversi sulla spinta degli eventi oppure delegare ad altri la soluzione del problema (affidandosi al politicante di turno o dando “carta bianca” al sindacato), porta alla sconfitta”.

Alla luce di tutto ciò, possiamo analizzare con serenità i risultati del centro destra, in particolar modo della Lega di Salvini: infatti, su base regionale, abbiamo che

– alle europee 2014 Forza Italia raccolse 272 mila voti (11,8%), la Lega 116 mila (5%) e Fratelli d’Italia 62 mila (2,7%)

alle europee 2019 Forza Italia ha raccolto 131 mila voti (5,87%), la Lega 759 mila (33,77%) e Fratelli d’Italia 104 mila voti (4,66%).

Il risultato della Lega è quindi combinazione di tre aspetti:

– del distacco dal Partito Democratico (una punizione per le sue politiche antipopolari) e dall’astensionismo degli elettori del Movimento 5 Stelle;

– dello spostamento e il travaso di travaso del bacino di clientele e di voti del centro-destra (Forza Italia, ex NCD-UDC su tutti) verso la Lega;

– di un consenso guadagnato sulla base della “riverniciata” che il partito si è dato con la sua politica (a parole) anti-Larghe Intese e anti-UE (migranti e chiusura porti) e premendo sulla propaganda reazionaria, nazionalista e razzista (“prima gli italiani”, “basta immigrazione”, “padroni a casa nostra”, ecc.), di salvaguardia degli interessi dei capitalisti e dei ricchi (affari, illegalità e sicurezza) e con il suo ramificato sistema di potere costruito partecipando per anni a pieno titolo all’attuazione del “programma comune” della borghesia imperialista e al governo di importanti Regioni del nostro Paese.

Rispetto al ballottaggio a Reggio Emilia

Chi vuole porre fine all’attuale corso delle cose imposto dalla borghesia imperialista deve diventare promotore dell’organizzazione delle masse popolari. Per questo, a Reggio Emilia, non un voto né al PD né al Centro destra: sfruttiamo la campagna elettorale per sviluppare l’organizzazione della classe operaia e del resto delle masse popolari! Sabato 8, alle ore 11, presso la Galleria d’Arte di via Bismantova, 2 a Reggio E. promuoviamo un confronto in materia, partecipate!

Qui il video di Andrea Scarfone del P. CARC che entra nel merito del ballottaggio

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