Il tema della sanità pubblica in Campania ha suscitato negli ultimi anni una forte mobilitazione da parte di utenti e lavoratori. Tanti sono i comitati che negli ospedali e nei quartieri della città di Napoli si sono formati per porre un argine alla morte lenta degli ospedali pubblici della città.

Il processo di morte lenta degli ospedali si muove su tre fronti: a) rendere il pubblico impresentabile, farlo funzionare male, con poco personale a portare la croce, strutture fatiscenti e un servizio pessimo per gli utenti che ne giustifichi la chiusura o l’affidamento dei servizi alle cliniche convenzionate; b) apertura di grandi aziende ospedaliere (già autonome o in procinto di diventarle) mediante il depotenziamento e poi la chiusura dei presidi territoriali; c) sostegno, incentivo e proliferazione di agenzie interinali, chiamate alla bisogna, che forniscano personale tappabuchi, sottopagato e senza diritti per alimentare la guerra tra poveri (tra quelli assunti a tempo indeterminato e i precari) e per privatizzare di fatto una quota di forza lavoro impiegata nelle strutture da utilizzare come personale di riserva.

L’apertura dell’ospedale del Mare di Ponticelli è uno spaccato in cui rientrano tutti e tre questi fronti. Per la messa in funzione del mega ospedale, infatti, l’ASL Napoli 1 e la Regione Campania hanno messo in pratica un piano scellerato. Esso prevedeva innanzitutto la chiusura di tanti ospedali del centro storico della città (Ascalesi, Elena d’Aosta, San Gennaro, Loreto Mare ecc.) resi sempre più impresentabili e inagibili per gli utenti; lo spostamento del personale di questi ospedali per favorire l’apertura dell’ospedale del Mare; l’assunzione di personale precario per tappare i buchi di personale. Nel frattempo in città la mancanza di un servizio sanitario adeguato ha generato un intasamento degli ospedali cittadini e portato gli utenti che potevano permetterselo a rivolgersi alle ciniche private, mentre buona parte della popolazione dei quartieri popolari ha cominciato a non curarsi più.

A causa di questa situazione lavoratori degli ospedali e utenti hanno cominciato a organizzarsi per contrastare tale piano. Da qui sorgono esperienze di organizzazione popolare come il Comitato in difesa dell’Ospedale San Gennaro e degli altri ospedali cittadini, il Coordinamento Campano per la Salute e la Consulta Popolare Sanità e Salute del Comune di Napoli. Esperienze di lotta e organizzazione che stanno facendo argine a questo piano e che stanno giorno dopo giorno costruendo e imponendo dal basso un nuovo modo di gestire la sanità pubblica, applicando proprie misure e propri piani.

La direzione dell’ASL Napoli 1 a fronte delle difficoltà nel portare fino in fondo gli obiettivi che si poneva sta sbattendo la coda cercando qui e là di ricavarsi nuovi margini di manovra. Ne è un esempio quanto sta accadendo ai lavoratori precari dell’Ospedale del Mare, i cosiddetti “avvisisti”. Si tratta di circa novanta, tra infermieri e OSS, che la direzione generale ha deciso di lasciare per strada. Questa la situazione da loro raccontata:

«non riusciamo a capire questo atteggiamento di chiusura e di ostruzione nei nostri confronti da parte di Verdoliva. Eppure noi siamo quelli che gli hanno tolto le castagne dal fuoco. La maggior parte di noi è stata chiamata da Salerno perché vi era mancanza di personale e grazie a noi è stato possibile aprire l’ospedale del mare. E ora vuole darci il benservito senza neanche farci raggiungere il tetto massimo di rinnovo a 36 mesi? Questa situazione in vista dell’estate e con l’entrata in vigore di quota 100 rischia di svuotare completamente da infermieri e da personale socio sanitario gli ospedali di Napoli città. Noi siamo gli unici vincitori di concorso e prima che vengano assunti i concorsisti vincitori del Cardarelli trascorreranno altri mesi perché si dovranno fare ancora altre due prove. E nel frattempo con le ferie in arrivo cosa succede? Ma Verdoliva è a conoscenza delle gravi carenze di personale in cui si trovano gli ospedali di Napoli città? Tra l’altro così facendo si preclude la possibilità di andare avanti in futuro perché non avendo raggiunto i 36 mesi per i prossimi concorsi è come se non avessimo lavorato. Chiediamo al direttore generale di revocare le delibere».

Purtroppo a domanda non seguirà risposta o comunque non sarà quella auspicata da questi lavoratori, per la maggior parte giovanissimi. È come chiedere a un leone di non mangiare carne. Per vincere “gli avvisisti” devono imporre il proprio volere, definire loro le misure necessarie, chiamare alla mobilitazione tutto il resto del personale precario impiegato negli ospedali e promuovere solidarietà e azioni comuni con il personale a tempo indeterminato (ad esempio il rifiuto di questi ultimi di fare ore straordinarie, di lavorare ore aggiuntive in “auto-convenzione” presso altri ospedali sottorganico, ecc.) e legarsi al più generale movimento di lotta e organizzazione di difesa della sanità pubblica della città.

I lavoratori degli ospedali, delle strutture territoriali, i precari usati come tappabuchi senza diritti nelle aziende, i laureati che ancora non hanno accesso al lavoro per cui hanno studiato a fronte di una carenza di organico di qualche migliaio di unità, tutti gli OSS in attesa di concorsi e bandi, i disoccupati organizzati della città devono rendere la battaglia per la difesa della Sanità pubblica una campagna di mobilitazione per l’assunzione di nuovo personale, per dare un lavoro utile e dignitoso e impedire che gli ospedali vengano chiusi.

Per fare questo non basta incontrare Verdoliva bisogna incalzare il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, secondo la Costituzione la massima autorità in tema di salute dei cittadini, a unirsi a questa battaglia, a prendere posizione; bisogna chiamare a fare lo stesso i consiglieri del M5S della VI Municipalità, del Comune di Napoli e intervenire sui parlamentari del M5S fino al Ministro della Salute Giulia Grillo perché prendano posizione e attuino le misure che le masse popolari indicheranno; bisogna incalzare e mobilitare tutto il mobilitabile, farne una questione politica e un problema di ordine pubblico.

Su questa strada gli “avvisisti” dell’ospedale del Mare si renderanno conto che avranno molti alleati; vedranno nella pratica che la loro vertenza non è una grana individuale ma un problema collettivo che richiede una soluzione collettiva; sperimenteranno sulla loro pelle il fatto che le masse popolari, oggi, devono assumersi la responsabilità e il ruolo di prendersi a spallate quelle misure e quei diritti che la borghesia e le sue istituzioni vogliono toglierci; vedranno che per prendersi questi diritti bisogna cominciare a governare noi, dal basso, le aziende e i territori, e che il principio secondo cui a ogni adulto spetti un lavoro utile e dignitoso non è realizzabile fino in fondo in questo sistema, nel sistema capitalista, ma occorre una nuova organizzazione della società.

Il Partito dei CARC è al fianco e sostiene ogni lavoratore deciso a percorrere questa strada, per allargare ed espandere la breccia che lavoratori e masse popolari hanno aperto con le elezioni di un anno fa, per imporre la realizzazione delle promesse elettorali progressiste su cui M5S e Lega hanno ricevuto il loro mandato elettorale, per creare le condizioni per andare oltre questo governo ma non per tornare ai governi delle Larghe Intese bensì per avanzare nella lotta per un vero Governo di Blocco Popolare e per il socialismo.

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