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[Emilia Romagna] Saluto del (nuovo) PCI alle iniziative di Modena e Reggio Emilia con Silvia Baraldini

Federazione Emilia Romagna by Federazione Emilia Romagna
Marzo 28, 2019
in Federazione Emilia Romagna, Federazione Emilia Romagna
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29 marzo 2019

Cari compagni,

ringrazio il compagno Andrea Scarfone che ha chiesto al (n)PCI di portare il saluto a questa iniziativa e approfitto dell’occasione per trattare della via da seguire per uscire dal pantano in cui la borghesia imperialista ci fa ogni giorno un po’ più sprofondare.

Tutti quelli che non si rassegnano al destino impostoci dalla borghesia imperialista e dalle sue autorità devono far tesoro dell’esperienza della rivoluzione culturale proletaria cinese (1966-1976) e in generale della prima ondata della rivoluzione proletaria (1917-1976) sollevata nel mondo intero dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia e dalla costruzione dell’Unione Sovietica che, guidata da Lenin e da Stalin, fino al 1956 fu la base rossa per tutte le forze rivoluzionarie che hanno cambiato la faccia del mondo. Non è un caso che tutte le forze reazionarie, dalla borghesia imperialista USA al Vaticano, denigrano quell’esperienza e cercano di cancellarne ogni traccia come cercano di eliminare in ogni campo le conquiste che le masse oppresse e sfruttate avevano in quel periodo strappato alle classi dominanti. Approfittano del fatto che non abbiamo portato a compimento la nostra opera e non abbiamo instaurato il socialismo neanche un paese imperialista per farci credere che la nostra vittoria era impossibile. Invece se studiamo bene l’esperienza di quegli anni, vediamo che non siamo riusciti a instaurare il socialismo e che a un certo momento l’ondata della rivoluzione proletaria ha incominciato a declinare fino a esaurirsi, proprio perché noi comunisti non avevamo compreso a fondo quanto necessario, le condizioni in cui si svolgeva la lotta di classe, le forme che doveva assumere e i passi che i risultati raggiunti consentivano.

I comunisti dei paesi imperialisti aspettavano che la rivoluzione scoppiasse, che avvenisse una rivolta generale delle masse popolari e si preparavano per prenderne la testa e instaurare il potere. Ma la rivoluzione socialista non può scoppiare, non è una rivolta che scoppia. La borghesia imperialista ha costruito in ogni paese imperialista un sistema di controrivoluzione preventiva. In esso, a secondo dei casi e delle fasi combina la repressione dei reparti più avanzati delle forze rivoluzionarie, in particolare dei comunisti coerenti, con la concessione alle masse popolari dei benefici più richiesti, con lo sfruttamento delle divisioni in seno alle masse popolari, con l’intossicazione delle menti e dei cuori e la diversione dalla lotta di classe. Nei paesi imperialisti la rivoluzione socialista è possibile solo come guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata, “guerra di posizione” la chiamò Gramsci nei Quaderni scritti negli anni 1929-1934 nel carcere dove i fascisti erano riusciti a rinchiuderlo, proprio perché il partito comunista non era clandestino, i comunisti non avevano capito che per condurre una guerra popolare di lunga durata occorre uno Stato Maggiore clandestino strettamente legato alle masse popolari e presente con le sue ramificazioni, i comitati del Partito, in ogni angolo del paese e infiltrato fin nelle file dei nostri nemici, cosa che rende impossibili le sorprese. I partiti comunisti dei paesi imperialisti furono invece sorpresi dalle mosse delle autorità e della classe dominante, in ogni paese, non solo in Italia. E l’eliminazione o la corruzione del partito comunista fu in ogni paese un passaggio determinante del soffocamento della rivoluzione, dalla Germania agli Stati Uniti. Combattere l’influenza della borghesia nelle nostre file consapevoli che ad ogni passaggio della lotta di classe è inevitabile la lotta tra due linee, arriviamo a tracciare la linea giusta solo se applichiamo il materialismo dialettico nell’analisi del corso delle cose e individuiamo quale è nel caso concreto la linea diversiva che la borghesia imperialista promuove nelle nostre file. Il partito comunista è la scuola pratica in cui i comunisti si formano e rafforzano per essere capaci di svolgere il loro compito e nello stesso tempo è l’ambiente che la borghesia deve cercare di corrompere facendo prevalere linee deviazioniste. Se non ci riesce, non riesce neanche a stare a galla, perché la resistenza spontanea delle masse popolari alle sue angherie è un terreno fertile in cui i comunisti, se hanno una linea giusta, riescono a far maturare forme via via più avanzate di lotta e in ognuna di queste lotte una parte crescente delle masse popolari avanza essa stessa nella comprensione del corso delle cose, diventa più combattiva, moralmente e intellettualmente più avanzata. La rivoluzione socialista parte dal partito comunista, avanza fin che il partito comunista riesce ad ampliare la sua comprensione del corso delle cose e portare alle masse una linea d’azione che le masse fanno propria e facendola propria, per esperienza diretta sviluppano le menti e i cuori degli individui che partecipano alla lotta. Questo è il processo della rivoluzione socialista che avanza: dal partito alle masse, la forza decisiva. La borghesia fa ogni sforzo, mette in moto ogni strumento, la repressione, la corruzione materiale e morale, la diversione e l’intossicazione delle idee per eliminare lo Stato Maggiore della rivoluzione socialista. Senza Stato Maggiore le masse oppresse, anche quando il corso delle cose le porta a rivolte e a gesti eroici, non possono vincere: chi di voi ha letto Proletari senza rivoluzione di Renzo Del Carria ha visto questo processo dettagliatamente raccontato nella storia del nostro paese, solo che il titolo giusto sarebbe stato Proletari senza partito comunista all’altezza del suo compito.

Da quando il nuovo Partito comunista ha incominciato a costituirsi, venti anni fa, e ancora prima tra gli anni ’80 e ‘90, dopo la sconfitta delle Organizzazioni Comunista Combattenti (in particolare delle Brigate Rosse, deviate da organismo promotore della ricostruzione del Partito comunista nel militarismo), noi abbiamo quindi a ragione dedicato le nostre forze principalmente alla costruzione del Partito, all’assimilazione degli insegnamenti dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione socialista e della scienza comunista, il marxismo-leninismo-maoismo.

Oggi siamo nella fase acuta e terminale della crisi generale del capitalismo. Noi ci appelliamo a ogni compagno che vuole essere comunista, a ogni persona di buona volontà perché faccia tesoro delle scoperte che abbiamo fatto e ne faccia la sua linea d’azione. Oggi la sfiducia nella possibilità di instaurare il socialismo è il principale ostacolo alla sviluppo della rivoluzione socialista. La sfiducia e perfino la disperazione si toccano con mano.

Compagni, chi ha capacità di riflettere, rifletta! A ognuno di essi affidiamo i risultati del lavoro che finora abbiamo fatto. Non a caso Marx ed Engels hanno scritto nel Manifesto del partito comunista del 1848 che i comunisti si distinguono da tutti i rivoluzionari perché hanno una comprensione più profonda delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta delle classi oppresse contro la borghesia e su questa base la fanno avanzare. Questo compagni è il nostro compito. Questo è il compito di ognuno di voi che vuole avere una vita degna di essere vissuta. Con l’augurio di assumerlo e svolgerlo, chiudo il saluto del nuovo Partito comunista.

Il compagno Ulisse, segretario generale del CC del (n)PCI.

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