Trasmettiamo di seguito la lettera di una giovane compagna, membro di un organismo giovanile di un liceo della provincia di Siena. La sua lettera e il documento steso dal collettivo AdAstra, che riportiamo integralmente, è esempio per tutti i giovani che vogliono organizzarsi per boicottare i testi INVALSI nelle scuole, uno strumento utile soltanto ad insasprire le differenze tra i vari istituti scolastici che oggi viene usato anche contro gli studenti come metro di valutazione e giudizio.

Buona lettura.

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Compagni dell’agenzia stampa del P. CARC, sono una ragazza del Collettivo Adastra di Colle Val d’Elsa (SI) e voglio portare la mia esperienza riguardo al boicottaggio dei test INVALSI che è stato portato avanti dalla mia classe.

Credo, prima di tutto, che l’attività svolta dal Collettivo sia stata fondamentale per rendere possibile questa protesta, dato che prima che noi studenti ci fossimo riuniti in questa organizzazione popolare la questione INVALSI, in tutta la sua gravità, non era mai neanche stata posta, al massimo accennata superficialmente. Il tema, invece, è stato trattato abbondantemente fin dagli incontri embrionali del Collettivo e il loro boicottaggio è stato da sempre uno dei fini che questo si prefissava di raggiungere. Abbiamo avuto modo di approfondire la questione in tutti i suoi aspetti, informarci, discutere su questi test e su tutto ciò che vi sta dietro anche con altre realtà studentesche e ce ne siamo fatti un’idea ben precisa, quando invece la società ci voleva passivi, col capo chino, a mettere crocette senza porci tante domande sul perché lo stavamo facendo.

Una volta appurata la necessità del boicottaggio, c’è stata una lunga incertezza su quali dovessero essere le modalità: se non presentarsi a scuola il giorno delle prove o se lasciarle in bianco. Infatti (ulteriore motivo per il quale abbiamo protestato) da parte del Miur erano arrivate indicazioni vaghissime riguardanti le INVALSI, e fra i professori, presidi e professori che svolgevano la funzione di referenti dei test nelle scuole stessi c’erano pareri discordanti: era obbligatorio ai fini dell’accesso all’esame di stato presenziare? Paventata la possibilità del rilascio di un “libretto delle competenze” da presentare al momento dell’iscrizione all’università una volta svolte le prove, questo poteva rappresentare per noi una penalizzazione? Alla fine ha prevalso la linea del lasciare le prove in bianco (ci è sembrata quella più semplice da attuare, dato che, in caso della nostra assenza, gli ispettori ministeriali sarebbero stati reinviati puntualmente a scuola in altre date), consapevoli della risonanza che questo gesto (anche solo di una classe) avrebbe avuto.

In effetti questa risonanza c’è stata, anche perché non era mai accaduto nella nostra scuola che un’intera classe boicottasse questi test. Penso che sia stato fondamentale affiancare questo atto dimostrativo ad un documento nel quale spieghiamo puntalmente i motivi della nostra protesta che è a tutti gli effetti politica e ideologica. Abbiamo stampato questo documento (che allego integralmente) e lo abbiamo distribuito in tutte le classi e ai professori, lo abbiamo diffuso sui social.

Credo che il nostro gesto sia stato importante anche perché può fornire un esempio pratico di “come fare” a tutti gli studenti che non si ritrovano nel sistema INVALSI e vorrebbero organizzarsi in qualche modo, ma magari hanno paura. Col nostro agire abbiamo creato un “precendente”. Adesso è fondamentale rafforzare il collegamento con altre scuole che devono ancora svolgere questi test e portare il nostro esempio, ed è quello che faremo anche con le classi seconde della nostra scuola, ce li hanno in programma a maggio.

Aggiungo che è stato ottimo vedere come si siano schierati in prima fila per la protesta, svolgendo ottimi ruoli nello scrivere il documento e nell’organizzare il boicottaggio, anche ragazzi che generalmente non si interessano di politica e che fino a poco tempo fa affrontavano la scuola con atteggiamento passivo. E’ la dimostrazione che quando si dà il via ad un meccanismo che stimola le masse popolari alla partecipazione queste rispondono mettendosi in gioco.

Chiara P.

DOCUMENTO MOTIVAZIONALE DI PROTESTA CONTRO LE PROVE INVALSI

 Questo documento nasce dal materiale e dalle riflessioni raccolte dagli studenti della V A del Liceo A. Volta, sezione classica, di Colle Val d’Elsa, e intende essere una motivazione e un’illustrazione programmatica della protesta che, come classe, abbiamo deciso di mettere in atto contro il metodo di applicazione e valutazione delle prove INVALSI.

 Questa protesta è nata da un’opposizione comune, di tipo ideologico e trasversale rispetto a ogni posizione politica, a un sistema che riteniamo tra i più insensati e controproducenti che il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca abbia mai messo in atto.

 Le motivazioni che adduciamo sono le seguenti:

  • Non sono un sondaggio a scopi statistici:

 Le prove INVALSI sono sulla carta dei quiz a puro scopo statistico, utili per creare una panoramica sullo stato di salute delle singole scuole italiane, sullo sviluppo effettivo delle direttive e degli obiettivi posti dal Ministero dell’Istruzione e sull’efficienza del sistema scolastico italiano rispetto agli standard formativi europei. Questo però viene smentito dalla loro stessa procedura di attuazione: sono già una voce di valutazione all’interno dell’esame per il diploma delle scuole medie inferiori e dal prossimo anno, 2020, il loro svolgimento sarà un requisito obbligatorio per l’ammissione all’esame di stato delle scuole superiori. Inoltre, le prove INVALSI hanno una pretesa di anonimità che non rispettano: il codice della prova, associato al nome dell’alunno, lo rende rintracciabile a tutti gli effetti, incongruenza che priva le INVALSI del loro valore statistico e lascia spazio ai singoli docenti per un eventuale coinvolgimento, totalmente illecito, delle prove all’interno della regolare programmazione delle prove di verifica.

  • Richiedono un eccessivo impiego di fondi:

 L’articolo 1, comma 134 della Legge di Stabilità del 2015 (legge n.300 del 29 dicembre 2014, vigenza dal 1 gennaio 2015) stanzia 10 milioni di euro in fondi per lo svolgimento delle prove INVALSI in tutta Italia. Questa legge, oltre a rientrare nel pacchetto di riforme della Buona Scuola, da cui ci siamo già in passato dissociati, stanzia una quantità di fondi a nostro parere eccessivo per una procedura che dal 2018 non coinvolge neanche più l’utilizzo di carta e trasporto dei fascicoli, ma l’utilizzo di un software centralizzato.

  • Sono un parametro per la ripartizione dei fondi ministeriali agli istituti:

 L’articolo 1, comma 149 della Legge di Stabilità del 2013 (legge del 24 dicembre 2012, n. 228)   sancisce che i fondi da stanziare per i singoli istituti statali non verranno più ripartiti in base al numero degli iscritti, in maniera proporzionale ad alunni e personale, ma in base a una meritocrazia: riceveranno più fondi gli istituti che saranno ritenuti i più meritevoli. Poiché le prove INVALSI sono lo strumento privilegiato di valutazione dell’istruzione a livello statale, è facile intuire quali siano i parametri secondo cui la classifica meritocratica viene stilata. Questa legge, che in teoria dovrebbe servire ad appianare le differenze penalizzanti tra studenti e istituti, in linea con l’articolo 3 della Costituzione, nella pratica non fa altro che accentuarle e violare tale articolo: gli istituti che si trovano in maggiori difficoltà, non disponendo di personale adeguato a preparare e sostenere gli alunni, anche disabili, o di ambienti congrui allo svolgimento delle prove per via informatica, senza contare gli istituti che si trovano in contesti sociali e territoriali difficili, o che più semplicemente hanno una didattica di tipo laboratoriale non adatta alle INVALSI, pur essendo quelli che più necessitano fondi, ne otterranno meno, per uno scarso risultato in queste prove.

  • Sono difficilmente accessibili per alunni disabili o con un DSA:

 Esistono, nel regolamento scritto e disponibile alla consultazione delle prove INVALSI, procedure alternative per facilitare l’accesso ai test di alunni con DSA o di studenti portatori di handicap. Per i primi sono previsti più tempo nello svolgimento e l’utilizzo di strumenti compensativi. Purtroppo, spesso le singole scuole non dispongono di tali strumenti. Inoltre la stessa struttura delle prove le rende pressoché inaccessibili per gli alunni con DSA, poiché strutturate in maniera estremamente rigida e da risolvere con un metodo a non funzionale per loro. Per gli alunni portatori di handicap, invece, è possibile comporre una prova personalizzata. Tuttavia non ci sono direttive chiare dal Ministero su questa evenienza, se non che queste prove non rientrano nella media complessiva della classe e nella valutazione dell’istituto, rendendole di fatto inesistenti e inducendo molti istituti, soprattutto se sprovvisti di personale di sostegno specializzato, a non includere nell’attività gli alunni disabili.

  • Sono didatticamente dannose:

 Le prove INVALSI sono formulate su standard e parametri europei, la cui verifica e valutazione si rifanno al modello anglosassone. La scuola italiana è strutturalmente diversa da questo modello: soprattutto nelle scuole di grado inferiore, mette in atto un tipo d’insegnamento individualizzato, che tiene conto di voci quali la capacità di espressione orale e scritta, l’esposizione di un pensiero critico, la partecipazione alle lezioni e alla vita scolastica, l’interdisciplinarietà, valori fondanti del sistema scolastico italiano e di cui nelle prove INVALSI non c’è traccia. Questo le rende valutazioni parziali e settarie e assolutamente non adatte a un’indagine complessiva su ciò che la scuola italiana realmente è e realmente insegna.

Ne consegue che non stimino in modo adatto l’operato scolastico, poiché non verificano nessuna competenza realmente acquisita dall’ambiente scolastico e dai docenti. Le competenze INVALSI, infatti, non sono sviluppate durante gli anni scolastici, né è applicata qualche metodologia didattica per poter svolgere le prove con successo. Qualora questa venisse applicata, lo sarebbe a scapito di ore di lezione curricolari e degli stessi programmi che il Ministero stila e fornisce, gravando sulla gestione del tempo scolastico.

In aggiunta, le INVALSI sono indirizzate alla verifica di cosiddette competenze, molto fumose e arbitrarie. Secondo i dettami ministeriali, “competenza” significa “saper utilizzare le conoscenze acquisite”, ma le conoscenze prese in analisi sono meramente quelle di comprensione del testo, di utilizzo di matematica base per problemi di logica e di comprensione dell’inglese a livello C1. Non tengono conto di un ben più ampio panorama, che racchiude il pensiero critico e creativo, l’espressione linguistica, la capacità di dibattito, altrettanto fondamentali sia sul piano prettamente utilitaristico, su cui si collocano le INVALSI, sia sul piano umano, a cui la scuola dovrebbe formare. Vengono così privilegiati i licei, e penalizzati istituti tecnici e professionali che, molto più dei licei, forniscono competenze di tipo pratico e lavorativo, teoricamente in linea con i test INVALSI, ma che essi stessi contraddicono. Per questo è didatticamente un’insensatezza fare prove uniche per ogni indirizzo di studio.

Le INVALSI creano una gerarchia degli istituti, degli studenti e degli stessi insegnanti, che con queste prove sono collateralmente valutati, gerarchia basata soltanto su abilità di compilazione e adattamento a schemi imposti dall’organizzazione della prova. La scala meritocratica che ne deriva è fondata quindi sulla capacità di adeguamento a questo tipo di test, e non sull’effettiva preparazione nello svolgerlo.

  • Terrorismo e disinformazione:

 La scarsa chiarezza e coesione delle informazioni giunte dal MIUR circa queste prove ha lasciato adito a numerose illazioni e ha notevolmente complicato l’organizzazione delle prove da parte dei referenti scolastici per le INVALSI. Si sono susseguite nel tempo, tramite canali più o meno ufficiali, false notizie circa la validità dei test, la loro valutazione, il rilascio di un eventuale certificato delle competenze, la loro incidenza sull’esame e persino sull’ammissione all’università. Il fatto più grave è l’inconoscibilità delle informazioni utili da parte degli studenti: infatti il Ministero ha inviato solo sporadiche circolari, mai del tutto chiare e complete e praticamente irreperibili nel gazzettino ufficiale sul sito del MIUR. La maggior parte dell’informazione è stata fatta tramite singoli referenti scelti dalle scuole, incaricati della gestione di un evento di tale portata e con tali complicanze.

Un altro aspetto sicuramente da denunciare è il terrorismo messo in atto dai singoli istituti per spingere i propri studenti a completare le INVALSI e a farlo al meglio possibile, nonostante queste verificassero in maniera statistica competenze che, secondo il sistema scolastico italiano, essi non erano tenuti ad avere. È un fatto gravissimo che docenti, o addirittura scuole intere sotto il coordinamento dei presidi, abbiano disinformato i propri alunni con consapevolezza e con dolo, e che li abbiano sottoposti a una pressione immotivata e controproducente.

Forti dei presenti motivi, ci avvaliamo della nostra facoltà di protesta e ci dissociamo fermamente dal sistema delle prove INVALSI.

V A liceo classico A. Volta

Colle Val d’Elsa

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