Trasmettiamo la nota facebook del Comitato Amici e Parenti delle Vittime dei Veleni di Guerra, con data 15 marzo, che prende posizione rispetto alla giornata internazionale del “Climate strike” del 15 marzo, e della “Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili”del 23 marzo a Roma.

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15 e 23 Marzo 2019: siamo ancora in tempo per garantire la salute ai militari e ai civili contaminati dagli inquinanti bellici

COMITATO AMICI E PARENTI DELLE VITTIME DEI VELENI DI GUERRA·VENERDÌ 15 MARZO 2019

Oggi, 15 marzo 2019, è stata chiamata in tutto il mondo la giornata “Climate strike”, ossia “sciopero per il clima” per una politica attiva contro i cambiamenti climatici, che fanno presagire un futuro poco roseo soprattutto per le nuove generazioni. Il 23 marzo a Roma ci sarà la manifestazione dal nome “Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili, siamo ancora in tempo” che non vediamo contrapposta alla giornata di oggi, anzi crediamo che entrambe siano importanti perchè riguardano il futuro e la vita di milioni di persone. Il nostro comitato sostiene le ragioni di questa giornata e del corteo del 23 marzo e afferma che è vero, siamo ancora in tempo per investire i milioni e i miliardi di euro destinati a testare armamenti nocivi e dannosi, destinati a costruire “grandi opere” che non interessano a nessuno se non a chi le costruisce, destinati a mantenere gli interessi di caste e di parassiti ai vertici militari, al fine di:

– bonificare le aree contaminate dagli inquinanti bellici: poligoni militari, navi militari, basi e aree soggette a servitù militari coinvolte dai test e addestramenti militari, dove c’è presenza di amianto e dove si spargono a piene mani nanoparticelle prodotte dalle esplosioni dei missili e dei munizionamenti caricati ad Uranio Impoverito, Torio 232, leghe di Torio-Magnesio e tante altre sostanze che ad alte temperature si trasformano in agenti cancerogeni ad alto rischio per chi ne viene a contatto, facendo una seria opera di prevenzione e tutela dell’ambiente soggetto alle attività del comparto militare da parte del Ministero della Difesa;

– assistere i 7000 malati (che si contano solo nell’ambito militare, a cui si aggiungono i civili che abitano nei pressi dei poligoni) per garantire loro un’adeguata assistenza sanitaria e un congruo risarcimento, per risarcire le famiglie che hanno perso i propri cari usati come vera e propria carne da macello e a cui non è stato riconosciuta nemmeno la verità: diffuso è l’atteggiamento di negare la presenza di metalli e nanoparticelle inquinanti nei poligoni e nei teatri di guerra, diffuse sono l’omertà e le attività di insabbiamento di questi casi, come dimostrano le dichiarazioni del Generale Nicolò Manca che non perde tempo dalla poltrona da cui si gode la pensione a dire che non è vero che sono stati contaminati da inquinanti bellici quei militari che sono morti a causa di malattie tumorali durante le attività addestrative e/o in missione.

Aderiamo quindi alla “marcia per il clima” in virtù di tutti i militari e civili che, ammalatisi per colpa dell’inquinamento ambientale causato da precise scelte politiche ed economiche, non vi potranno più partecipare.

Per la bonifica dei territori inquinati, per la salvaguardia e la tutela della salute della popolazione civile e militare, per la prevenzione della salute e dell’ambiente: cambiare rotta è necessario.

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